Quando una rondine fa primavera
I tempi sono cambiati. Bisogna prenderne atto, guardare al passato pensando al futuro
Tornando indietro negli anni si ricorda che, quasi sempre o per lo più, davanti ai problemi di vario genere delle persone che le rendevano “diverse”, l’unica soluzione per minori, disabili, anziani era l’allontanamento in un “ospizio di carità”, in una grande struttura o nei lager costituiti dagli Ospedali Psichiatrici; le persone diventavano dei numeri più o meno tutti uguali, capelli corti e camicia a righe, senza spazi personali e progetti per il futuro, se non quello, soprattutto per i vecchi, di andare in fretta in Paradiso!Certamente si può ammettere che effettivamente il Paradiso era il luogo meritato date le sofferenze, le angustie, l’annullamento che le persone subivano.Ora questi orrori non esistono più perché alcune persone di buona volontà, a servizio degli “ultimi della fila”, sono state coraggiose aprendo porte e abbattendo steccati. Certo non tutto quanto previsto è stato realizzato ma… comunque si è ridata dignità a molti, anche se ancora con molte carenze.
Oggi però dobbiamo anche vigilare perché il cammino di socializzazione, nella dignità e nel recupero della storia di ogni persona, continui.Dobbiamo stare molto attenti, in questi momenti di crisi e “voglia di economie” perché non si torni indietro, sulle spalle di chi soffre, di chi portato contro la sua volontà (soprattutto una volta ma ancora oggi) in una struttura residenziale “altra” dalla sua casa, non debba urlare tutto il dì “mi hanno tolto la casa, mi hanno tolto la vita”.
La vita sociale si può togliere nel non-rispetto della persona, con un ricovero di fatto coatto, ma si può anche ridare, riportando a casa.Il “Progetto Rondine” realizzato dalla nostra Associazione anni fa ormai or sono ha determinato circa 80 ritorni a casa. Ma oggi vogliamo di più. Non vogliamo “riportare” a casa, ma vogliamo finchè è possibile, il massimo possibile, “lasciare” a casa, dove esiste la domiciliarità della persona che di tale diritto chiede il rispetto. E far stare a casa tra le proprie cose, le memorie, gli affetti presenti e passati si può in molte più situazioni di quanto si creda! È fattibile, si può fare, anche ciò che appariva impossibile. Si fanno miracoli di rispetto e di sostegno alla domiciliarità della persona, lasciandola nel suo INTERO e nel suo INTORNO; ciò se le scelte di politica sociale agli alti livelli (tecnici e politici) tengono conto dei diritti previsti dalla Costituzione Repubblicana, della volontà, del rispetto dell’autodeterminazione della persona.A casa si sta meglio, la casa cura, dà voglia di futuro.
Venite dunque al nostro workshop del 9 novembre pomeriggio del Forum sulla non autosufficienza a Bologna, per ascoltare, per parlare, per discutere, per pensare e riflettere insieme, INSIEME perché… INSIEME È MEGLIO.Certo… ci vuole un nuovo welfare plurale, integrato, rigenerativo.Vi aspettiamo in molti!
Mariena Scassellati Sforzolini Galetti
Presidente Bottega del Possibile
Leggi il programma del workshop de "La Bottega del Possibile"
Perchè Rosetta sta meglio?
La struttura residenziale nel sistema domiciliarità per sostenere a casa
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