Non autosufficienza e deprivazione socioeconomica: scelte economiche e gestionali e rapporto di correlazione
Mentre i servizi pubblici a gestione diretta e la social care familiare sembrano rallentare il processo di deprivazione familiare, i servizi privati, in convenzione, muovono in direzione opposta
Disabilità, non autosufficienza e povertà sono i temi centrali nelle politiche di welfare italiano dell’ultimo decennio. Studi nazionali ed internazionali hanno già segnalato l’esistenza di una relazione tra deprivazione socioeconomica e rischio di disabilità/non autosufficienza (Breeze, et al., 2005; Jones, 2007). Nel 2009 chi scrive ha posto l’attenzione sul legame tra diversa strategia di copertura del bisogno di cura e deprivazione socioeconomica familiare, individuando nei servizi di cura, pubblici, privati o familiari, i fattori caratterizzanti: mentre i servizi pubblici a gestione diretta e la social care familiare sembrano rallentare il processo di deprivazione familiare, i servizi privati, in convenzione, muovono in direzione opposta. Partendo dal modello di analisi già elaborato, questo articolo focalizza l’attenzione sulla diversa allocazione delle risorse economiche sanitarie “destinate ai servizi in gestione diretta” o “in convenzione totale”, verificandone la correlazione con la distribuzione dell’indice di povertà. Il quadro nazionale e regionale tracciato offre importanti spunti di riflessione riguardo alle scelte di politica e di allocazione delle risorse.
Apparato concettuale, materiali e metodi
Lo studio pilota del 2009 ha individuato l’esistenza di una correlazione statisticamente significativa tra deprivazione socioeconomica e tasso di disabilità territoriale (inteso come indicatore potenziale di rischio di non autosufficienza). Nella relazione tra ADL disability (disabilità nello svolgere le azioni quotidiane di vita) e incidenza di povertà familiare, l’analisi ha preso in considerazione come fattori interagenti (Grafico 1, vedi pdf):
- elementi di sistema: servizi pubblici (ADI/RSA), misure economiche (pensione di invalidità eindennità di accompagnamento),
presenza di social care privata (assistenti familiari);
- elementi di contesto generale: composizione familiare, livello di istruzione, occupazione e disoccupazione, deprivazione del contesto territoriale.
Il modello elaborato intravede nei servizi territoriali – o meglio nella presenza e nel loro utilizzo – l’elemento principale di contrasto al
processo di deprivazione a cui possono andare incontro le famiglie (cfr. grafico 2, vedi pdf). Anche la social care, intesa come presenza di assistenti familiari, muove nella direzione di contrasto della povertà familiare. Le risposte orientate all’esternalizzazione o all’indennizzo del disagio, invece, mostrano un andamento inverso orientato all’incremento del rischio di incidenza di povertà. La conferma della validità del modello si trova nella risposta ottenuta dai fattori di contesto generale, inlinea con l’andamento dimostrato in letteratura (Brandolini e Saraceno, 2007; Negri e Saraceno, 2003). Il livello di istruzione, la composizione familiare e il tasso di occupazione sono fattori già da tempo indicati come termometri di deprivazione socioeconomica, tanto da essere citati come indicatori nazionali e internazionali dalle principali fonti informative (Istat, Eurostat, OCSE). Il modello di analisi tiene conto anche delle scelte di investimento
economico. Due gli indicatori inseriti:
- la spesa sanitaria pubblica corrente per servizi a gestione diretta;
- la spesa sanitaria pubblica in convenzione totale per prestazioni sociali.
La scelta di tali voci è motivata dalla significatività economica degli investimenti ma anche dal loro richiamo diretto a due specifici modelli di sistema di welfare. Proprio in tal senso risulta particolarmente interessante l’andamento inverso dei due indicatori all’interno della correlazione disabilità - deprivazione socioeconomica: mentre la “spesa sanitaria pubblica corrente per servizi a gestione diretta” sembra contrastare l’incidenza di povertà (-0.53), l’investimento “in convezione totale” muove a favore di essa(+0.54). Tutto ciò ha alimentato l’interesse per un approfondimento centrato sulle due voci di spesa. Quattro gli indicatori presi in esame:
• l’incidenza di povertà delle famiglie (%) è intesa come il rapporto fra il numero di famiglie povere e il totale famiglie per 100. ISTAT definisce come “famiglia povera” la famiglia che non ha reddito sufficiente ad acquistare un paniere di beni predefiniti.
• Il tasso di disabilità % standardizzato (6 e più anni, M+F) è dato dal rapporto fra il numero di persone disabili con 6 anni e più e il numero di persone con 6 anni e oltre. La standardizzazione per età è effettuata utilizzando come popolazione tipo la popolazione media residente in Italia nel 2001 di età 6 anni e oltre.
• La spesa sanitaria pubblica corrente per servizi forniti direttamente (%) è il rapporto fra la spesa sanitaria per servizi forniti direttamente
dal sistema sanitario (regionale o nazionale) e la spesa sanitaria totale, per 100.
• La spesa sanitaria pubblica corrente in convenzione totale per prestazioni sociali (%) è il rapporto fra la spesa sanitaria pubblica corrente
che i sistemi sanitari (regionali e nazionale) erogano alle famiglie per acquisire da privati servizi e prestazioni e la spesa sanitaria totale, per 100.
Tutte le variabili considerate provengono dal database “Health for All Italia” di ISTAT, aggiornato a Gennaio 2009, e sono considerate a livello regionale e a livello Italia. Le interazioni fra le variabili sono state studiate tramite correlazione lineare bivariata di Pearson, con livello
di significatività statistica minore o uguale a 0.05. Le similitudini fra le ripartizioni di spesa delle regioni sono state esaminate, aggregandole tramite analisi dei cluster basata sul modello
k-means. Tre i livelli di analisi della riflessione:
1. analisi della distribuzione territoriale del rapporto disabilità-povertà familiare.
2. Cluster della distribuzione regionale della scelta di strategia di investimento delle risorse: esternalizzazione versus gestione diretta.
3. Analisi di comparazione tra scelte di strategia economica e distribuzione territoriale del rapporto disabilità/povertà.
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