15/09/2011 11:17

L’esercizio fisico per gli anziani: terapia ma soprattutto prevenzione

L’ attività fisica è fondamentale per la salute e il benessere in età avanzata. Una ricerca della Fondazione Don Gnocchi


Oggi l'aspettativa di vita si è molto allungata nel nostro Paese. Il 20% della popolazione residente in Italia è costituito nda persone di oltre 65 anni di età, percentuale che ha ormai superato quella dei residenti con meno di 25 anni. L’Italia è il Paese al mondo in cui il tasso di invecchiamento della popolazione è in assoluto il più intenso e veloce, come confermato anche dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. Stando all’ultima relazione del ministero della Salute, in Italia, nonostante un italiano su dieci sia costretto a convivere con una malattia cronica, si vive meglio e, soprattutto, più a lungo. I dati demografici confermano il costante incremento della vita media, che ha caratterizzato tutto il secolo scorso e che ha portato nel 2001 la speranza di vita alla nascita a 76,7 anni per gli uomini e a 82,9 anni per le donne. Dopo meno di dieci anni, nel 2010, si è giunti a una aspettativa di vita di 78,4 per gli uomini e 84 anni per le donne. Anche nella letteratura scientifica è ormai ampiamente riconosciuta questa trasformazione demografica: un tempo gli over 60 erano definiti anziani, ora gli anziani sono le persone di età compresa tra 65 e 85 anni. Di qui, una nuova categoria demografica, oggetto di studio: i grandi anziani, gli over 85. L’invecchiamento della popolazione è tipicamente accompagnato da un aumento del carico delle malattie non trasmissibili, soprattutto malattie cardiovascolari, diabete, morbo di Alzheimer e altre patologie neurodegenerative, tumori, malattie polmonari di varia natura e dell’apparato locomotore. Come conseguenza, la pressione economica sul sistema sanitario è in costante aumento. Da tempo ormai, nel nostro Paese lemalattie croniche impongono alla popolazione anziana un carico gravoso in termini di salute e di spesa, a causa sia della lunga durata di queste malattie, sia della diminuzione della qualità della vita e dei costi per le cure. Sebbene sia certo che il rischio di malattia salute cagionevole e molte delle patologie che colpiscono l’anziano non sono affatto una conseguenza inevitabile dell’invecchiamento. Infatti, se per molte di queste patologie non si conoscono misure preventive efficaci, per altre, al contrario, la scienza ha già trovato la risposta. E tra le misure di prevenzione per ridurre i rischi di malattia c’è in primis l’adozione di un sano stile di vita, che includa cioè una regolare attività fisica e una corretta alimentazione, evitando abitudini nocive come il fumo e la sedentarietà. A questo vanno associate le indagini cliniche per la diagnosi precoce, come nel caso degli screening per il tumore del seno, dell’utero e dell’intestino, del diabete con le relative complicazioni e della depressione. In questi ultimi anni si è confermato conprepotenza il ruolo cardine della prevenzione nel contenimento degli effetti avversi dell’invecchiamento, che non riguardano solo l’insorgenza di patologie croniche, ma un più generale decadimento delle funzioni fisiche e mentali. L’obiettivo finale è garantire agli anziani la possibilità di affrontare questo periodo della vita nel miglior modo possibile, magari dovendo convivere con una patologia cronica, ma conservando comunque libertà e autonomia e partecipando attivamente alla vita sociale.


Anziani e movimento: un binomio indispensabile
La promozione della pratica di attività fisica tra gli anziani è di particolare rilevanza specialmente perché essi costituiscono la categoria di popolazione meno attiva fisicamente, rispetto ad ogni gruppo di età. Certo non esiste una specifica attività fisica in grado di arrestare il processo biologico dell’invecchiamento, tuttavia ci sono prove scientifiche che la pratica regolare di esercizio fisico sia in grado di ridurre al minimo gli effetti
fisiologici di uno stile di vita altrimenti sedentario e di aumentare l’aspettativa di vita, limitando lo sviluppo e l’avanzamento di malattie cronico-degenerative e di condizioni di disabilità. Le persone di ogni età, anche superiore ai 65 anni, guadagnano benefici sostanziali dalla pratica regolare di attività fisica e questi benefici continuano a manifestarsi durante tutta la loro vita. Va ricordato inoltre che l’attività fisica è in grado di prevenire e di contenere la depressione, uno dei mali più gravi e diffusi tra gli anziani. Che cosa si intende per “attività fisica” nell’anziano? Sebbene non sia possibile definire uno specifico programma in grado di ottimizzare le funzioni fisiche per tutti gli anziani, oggi sono state individuate alcune linee guida basate su ampie prove scientifiche. In sintesi:
● la combinazione di allenamento di tipo aerobico (esercizio che coinvolge grandi masse muscolari contemporaneamente, di medio-bassa intensità e lunga durata) e di resistenza (esercizio di potenziamento di determinati gruppi muscolari, di medioalta intensità e breve durata) sembra essere la strategia più efficace, rispetto ai due metodi utilizzati singolarmente, nel contrastare gli effetti negativi di uno stile di vita sedentario sulla salute e sulle funzionalità del sistema cardiovascolare e muscolo scheletrico;
l’inizio e l’andamento del declino fisiologico legato all’invecchiamento varia nei diversi organi e sistemi e tra i due sessi e alcune risposte dell’organismo stesso all’allenamento dipendono dall’età e dal sesso. Va tenuto presente che l’invecchiamento è un processo biologico strettamente individuale nelle sue manifestazioni e quindi i programmi di allenamento devono essere individualizzati;
● idealmente la prescrizione d’esercizio nell’anziano dovrebbe includere, come sopra indicato, sia esercizio aerobico, sia di tonificazione muscolare; inoltre andrebbero eseguiti anche esercizi di mobilità articolare e, in particolare nei soggetti più a rischio di cadute o di deficit di deambulazione, andrebbero aggiunti esercizi specifici per l’equilibrio.


L’impegno della Fondazione nell’attività di ricerca
Il Centro di Medicina dello Sport della Fondazione Don Gnocchi ha recentemente svolto un Progetto di Ricerca Finalizzata, finanziato dal ministero della Salute, specifico sulle strategie riabilitative e di allenamento negli anziani, in particolare di genere femminile. Il progetto prevedeva l’applicazione di varie metodologie di riabilitazione “classica”, basata sull’esercizio fisico. Tuttavia, l’attività fisica non è sempre proponibile a tutti per svariatimotivi, quali la scarsa disponibilità del soggetto, l’età avanzata, alcune patologie concomitanti. Pertanto si è ricorso anche alla stimolazione elettrica funzionale del muscolo, che prevede l’utilizzo di impulsi elettrici, indolori e assolutamente ben tollerati, che provoca passivamente una contrazione muscolare simile a quella volontaria. Si tratta di un metodo che, eseguito nel soggetto di qualunque età, potrebbe rappresentare uno strumento adeguato e di relativamente agevole applicazione, alternativo all’esercizio fisico di tipo volontario. Sebbene sia noto come questa metodica di allenamento tramite stimolazione elettrica sviluppi sensibilmente la forza e la massa muscolare negli atleti, la letteratura scientifica sul suo utilizzo nell’anziano è carente, soprattutto se riferita al genere femminile. Il progetto ha valutato gli effetti, in un gruppo di donne di età superiore ai 75 anni, di un periodo di allenamento per gli arti inferiori sul metabolismo, sul sistema respiratorio, sul sistema cardiocircolatorio, sulla funzionalità e sulla massa muscolare, sul recupero e la conservazione della massa ossea. I piani di allenamento adottati prevedevano l’utilizzo della sola elettrostimolazione, della fisiochinesiterapia classica combinata alla elettrostimolazione, oppure della sola fisiochinesiterapia. I risultati dello studio, assai complesso e di recente pubblicato su una rivista internazionale (Maggioni M.A., Cè E., Rampichini S., Ferrario M., Giordano G., Veicsteinas A., Merati G. Electrical stimulation versus kinesitherapy in improving functional fitness in older women: a randomized controlled trial. Arch Gerontol Geriatr. 2010; 50(3):19-25), indicano, in sintesi, che l’elettrostimolazione è indicata maggiormente nei casi di soggetti colpiti da gravi deficit motori. L’utilizzo di programmi riabilitativi tradizionali, da soli o in combinazione con l’elettrostimolazione, è in grado di garantire un effetto conservativo nei casi di osteopenia, oltre a indurre un incremento delle masse muscolari attivate con relativo miglioramento della deambulazione e riduzione della frequenza di cadute, nonché un miglioramento della funzionalità cardiocircolatoria globale, con riduzione del rischio cardiovascolare e aumento del carico di lavoro nella vita di relazione. Da non trascurare è anche un miglioramento del tono dell’umore, particolarmente importante nei soggetti anziani di genere femminile, in cui è frequente lo sviluppo di uno stato depressivo derivante dalla solitudine, dall’istituzionalizzazione o da un lutto recente. Una volta di più si è dimostrato come un programma di attività fisica svolga un ruolo centrale per la salute e il benessere dell’anziano e sia in grado di incidere in modo determinante sullo stile di vita della persona, in una età che spesso può rivelarsi difficile.


La Fondazione Don Gnocchi sarà presente al Forum col workshop "Tecnologie al servizio dell'anziano: vivere assistito dall'ambiente (ambient assisted living): leggi il programma e iscriviti al convegno!



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