04/10/2011 11:22

Programmare per le persone in difficoltà

Esperienze di vita vissuta: come aiutare il prossimo e sostenere l'assistenzialità


Personaggi e interpreti
1. Abdoul: lavoratore extracomunitario, 25 anni, senegalese
2. Ada: dirigente comunale, 60 anni
3. Carlo: assessore comunale, 50 anni
4. Claudio: giornalista, 38 anni
5. Giorgio: socio di cooperativa, 40 anni
6. Giovanni: disoccupato, 50 anni
7. Ingrid: sociologa, 35 anni
8. Ivan: informatico, 40 anni, sloveno
9. Livia: assessore comunale, 40 anni
10. Mario: pensionato, 70 anni
11. Michele: volontario, studente di Scienze dell’educazione, 25 anni
12. Rita: impiegata, 35 anni
13. Roberto: dirigente di ambito territoriale, 35 anni
14. Rosa: assistente sociale di ruolo, 57 anni
15. Sandro: assistente sociale a tempo determinato, 34 anni
16. Thea: volontaria, associazione auto-aiuto, 55 anni

 

Ingrid
“Vi scrivo per informarvi che il servizio sociale del Comune ha preso in carico la signora che abita vicino a casa nostra, il cui marito ha avuto l’incidente mortale, predisponendo un piano assistenziale, rivolto sia alla famiglia nel suo complesso, che alla donna e a ciascuno dei figli. Da parte mia e di mio marito continua l’azione di supporto umano. I bambini vengono spesso a giocare da noi e hanno stabilito buoni rapporti con i nostri figli. Ormai il «sociale» è entrato a far parte della mia vita. In particolare, mi interessa molto il confronto fra culture diverse, come è emerso negli interventi che mi hanno preceduto. Oggi ho saputo che il Comune, dopo avere approvato una variante al piano regolatore, ha individuato un’area dove ha in programma la costruzione di un residence per lavoratori e un’équipe di ingegneri e architetti ha avuto l’incarico di stendere il progetto. È stata chiesta la mia consulenza come sociologa e per la mia conoscenza delle lingue, in quanto nel residence andranno ad abitare sia lavoratori italiani provenienti da altre Regioni, sia stranieri extracomunitari di diverse razze ed etnie. Sono molto contenta, perché è da un anno che attendo un lavoro. Ho inviato il mio curriculum a un centinaio di enti pubblici, aziende private e cooperative, senza successo. La maggior parte non mi ha neanche risposto”.


Rosa
“Fin dai primi giorni di frequenza ai corsi di servizio sociale mi hanno insegnato che la programmazione è fondamentale nel lavoro dell’assistente sociale e che deve essere una forma mentis, cioè un atteggiamento costante. Il piano di zona, il programma dell’area dei servizi sociali, il peg, il programma annua2. piani, programmi e progetti 33 le dell’unità operativa di cui faccio parte sono in un certo senso il mio orizzonte di lavoro; mi indicano il campo entro il quale svolgere la mia attività; ma la parte ncentrale del mio lavoro è la programmazione. Ne sono esempi concreti la partecipazione alla stesura mensile del programma dell’unità operativa di cui faccio parte, la presenza attiva ai tavoli di lavoro del piano di zona per la ideazione di progetti innovativi, la definizione di piani assistenziali individualizzati nella gestione dei casi, la negoziazione con l’Università del piano di tirocinio per studenti di cui sono supervisore”.


Michele
“La mia presenza nell’organizzazione di volontariato in cui opero è saltuaria e, quindi, non posso fare programmi a lungo termine, perché ho altri impegni. nSono i responsabili della comunità che pensano a programmi e progetti per le persone accolte, io do solo un apporto limitato, circoscritto. La mia impressione comunque è che nelle organizzazioni di volontariato la programmazione non sia così importante come negli enti pubblici”.


Thea
“Negli organismi del «terzo settore» – come vengono ormai chiamati gli enti privati come le organizzazioni di volontariato, le associazioni di auto aiuto e le cooperative sociali – più che piani e programmi a lungo e medio termine si fanno progetti con scadenze ravvicinate. In questo periodo, ad esempio, collaboro attivamente alla stesura di un progetto da proporre nei tavoli di lavoro che sono stati costituiti per aggiornare il piano di zona dei servizi sociali. L’idea è quella di creare un percorso guidato per le persone in difficoltà che si rivolgono alla nostra associazione, mettendo in sinergia il lavoro dei volontari con quello dei servizi sociali e socio-sanitari pubblici”.


Giorgio
“I soci della cooperativa sociale di cui sono presidente si riuniscono mensilmente mper la programmazione delle attività del mese successivo, che variano in relazione al numero di ospiti presenti, al loro grado di autosufficienza e alle condizioni climatiche”.

 



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