Stato di salute negli anziani: le reti sociali sono efficaci?
Con “rete sociale” si indica, pertanto, in ambito sociosanitario un insieme di situazioni tra le quali si intravedono delle relazioni di tipo affettivo, amicale, lavorativo, economico o sociale con impatto sulla qualità della vita o della salute dei suoi partecipanti
Ogni persona, per nascita, scelte o per gli eventi della vita, è in contatto con un numero di altre persone, alcune delle quali sono, a loro volta, in contatto l’una con l’altra. Il singolo individuo nel corso della propria vita si “costruisce” numerose reti, che possono esistere contemporaneamente e si incrociano tra loro e l’insieme delle relazioni facenti parte della vita di un individuo è dinamico ed in continua evoluzione e varia nei differenti periodi a seconda dell’importanza o meno che gli viene attribuita in relazione ai bisogni ed alle esigenze del soggetto. Inoltre l’individuo si trova in una rete di rapporti sociali multidimensionale ed interagisce con il mondo che lo circonda influenzandolo e/o restandone influenzato. Anche se oggi, con l’imperante epoca “web 2.0”, ne viene richiamato subito alla mente l’uso telematico di Twitter piuttosto che di Facebook, l’immagine della social network, la rete sociale è quella di un insieme di punti alcuni dei quali sono collegati da linee. I punti rappresentano gli individui, o talvolta i gruppi, e le linee indicano quali persone interagiscono fra loro (Barnes, 1994). C.J. Mitchell, definisce la rete sociale “come un insieme specifico di legami tra un insieme definito di persone, con la proprietà aggiuntiva nche le caratteristiche di questi legami possono essere usate per interpretare il comportamento sociale delle persone coinvolte dai legami”. Con “rete sociale” si indica, pertanto, in ambito sociosanitario un insieme di situazioni tra le quali si intravedono delle relazioni di tipo affettivo, amicale, lavorativo, economico o sociale con impatto sulla qualità della vita o della salute dei nsuoi partecipanti. Tali relazioni possono essere unidirezionali o bi-direzionali1. Già dai primi anni del secondo dopoguerra, si cominciano a studiare la natura, l’evoluzione e/o la trasformazione dei social network al fine di definire metodologie di analisi utili per lo studio di realtà instabili (Piselli, 1995). I filoni di ricerca si sono sviluppati in parallelo nell’ambito sia della ricerca filosofica ed economica, sia di quella sanitaria ed investono in maniera particolare nel nostro Paese gli anziani, e l’impatto che tali interventi potrebbero avere per la prevenzione/cura della loro povertà sociale e relazionale. Povertà di reti sociali nella popolazione anziana: una spiegazione economica La teoria economica ha cominciato ad interessarsi nuovamente della dimensione relazionale della vita economica quando ha iniziato a rivedere il modello dominante di homo oeconomicus, arricchendolo di interazioni sociali non strumentali alla massimizzazione dell’utilità (allo scambio di beni) e distinguendo tra utilità e felicità: “Il tradimento dell’individualismo sta tutto qui: nel far credere che per essere felici basti aumentare l’utilità e dunque il consumo di beni. Eppure, mentre si può essere dei massimizzatori di utilità in solitudine, per essere felici bisogna essere almeno in due” (Zamagni, 2009). Per arricchire il paradigma economico e trattare in esso anche le componenti relazionali di reciprocità e gratuità, si è teorizzato.
Povertà di reti sociali nella popolazione anziana: una spiegazione economica
La teoria economica ha cominciato ad interessarsi nuovamente della dimensione relazionale della vita economica quando ha iniziato
a rivedere il modello dominante di homo oeconomicus, arricchendolo di interazioni sociali non strumentali alla massimizzazione dell’utilità (allo scambio di beni) e distinguendo tra utilità e felicità: “Il tradimento dell’individualismo sta tutto qui: nel far credere che per essere felici basti aumentare l’utilità e dunque il consumo di beni. Eppure, mentre si può essere dei massimizzatori di utilità in solitudine, per essere felici bisogna essere almeno in due” (Zamagni, 2009). Per arricchire il paradigma economico e trattare in esso anche le componenti relazionali di reciprocità e gratuità, si è teorizzatoche anche i rapporti interpersonali siano soddisfatti da beni di un particolare tipo: i beni relazionali. Essi hanno un valore, perché soddisfano un bisogno, ma non hanno un mercato e quindi non hanno un prezzo (Bruni, 2006). La relazione stessa è il bene e richiede reciprocità per essere fruito, perché non è un incontro di interessi ma di gratuità: “I beni relazionali nascono e muoiono con la relazione stessa. Inoltre, i beni relazionali sono particolarmente fragili: queste componenti della vita buona sono destinate a non essere per nulla autosufficienti. Esse saranno invece vulnerabili in maniera particolarmente profonda e pericolosa” (Nussbaum, 1996). Inoltre, i beni relazioni non sono cumulabili, la loro produzione richiede tempo, dipendono dai compor tamenti assunti in passato e dalle qualità umane dei soggetti coinvolti. Infine, il benessere ottenibile non è dato a priori, essendo i rapporti umani originali e imprevedibili (Gui, 2002; Bruni, 2006). L’introduzione dei beni relazionali ha accompagnato la ricerca di spiegazioni del cosiddetto “paradosso dell’infelicità e della crescita”, per cui ad un certo momento nelle società industriali, l’aumento del reddito pro-capite e dei consumi di beni tradizionali diminuisce il benessere soggettivo, generando moltitudini di insoddisfatti (Pugno, 2004). In queste analisi non si tiene esplicitamente conto degli individui più anziani, perché l’attenzione è sulle scelte dei soggetti in età lavorativa. Tuttavia, non è difficile ricomprendere al loro interno anche le problematiche ed i problemi relazionali degli individui che non partecipano al mercato del lavoro, gli anziani appunto, oltre che i bambini ed i giovani. In alcune analisi, il depauperamento dei beni relazionali viene spiegato dal fatto che la crescita economica si alimenta di effetti indesiderati, ndetti esternalità negative, sia di tipo nposizionale sia legate al deterioramento dei beni liberi (ambiente, reti sociali, rapporti, fiducia). Nel primo caso, la crescita economica dipende dal fatto che gli individui sono spinti a lavorare di più dalla concorrenza posizionale, ossia dal desiderio di acquistare o consumare beni posizionali (beni di lusso, beni status symbol, ma anche potere, prestigio), e quindi trascurano l’acquisto di beni di relazione. Nel secondo caso, la crescita si spiega con le esternalità negative connesse alla riduzione dei beni liberi, forniti dall’ambiente e dalla società senza corrispettivo di prezzo (aria pulita, acqua pulita, silenzio, relazioni di fiducia…).
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