II edizione

Strumenti, idee e soluzioni
per l'innovazione sociale e il welfare di cura

Bari, 5-6 Giugno 2013

Hotel Parco dei Principi

02/11/2011 11:59

Sanità integrativa, ecco la sfida del III millennio: vivere a lungo ma con più qualità

La Fondazione Don Gnocchi, attore in prima linea del welfare nazionale, stipula da alcuni anni convenzioni con numerose assicurazioni ed intende sviluppare e consolidare accordi con fondi e società di mutuo soccorso per la gestione di innovativi pacchetti di prestazioni in ordine al problema della non autosufficienza, della domiciliarità e della bassa e media intensità di cura, oltre alle tradizionali prestazioni ambulatoriali, diagnostiche ed alle degenze riabilitative

I dati parlano chiaro. In Italia, al pari dei altri paesi industrializzati, la spesa sanitaria e socio sanitaria è destinata ad aumentare, quale risultante di interrelazioni tra fattori demografici, economici, tecnologici, socioculturali. L’ultimo rapporto OCSE ci mette in guardia rispetto ai rischi di sostenibilità per le finanze pubbliche nel quadro di un rallentamento della crescita dell’economia rispetto ai costi crescenti e al risanamento dei conti pubblici a prescindere dal sistema di protezione della salute adottato.


Come reagiscono i vari sistemi sanitari europei alla crisi?

1. L’indagine europea Employee Health & Benefit 2010 evidenzia che il costo dei piani di assistenza sanitaria e dei benefit legati alla salute offerti ai dipendenti è aumentato in Europa in media del 3,3%, un aumento più marcato in molti paesi rispetto a quanto si è visto per gli stipendi e  più in generale per l’inflazione. Si passa dal 4,9% in U.K. al 2,7 % della Francia al 2,3 % dell’Italia all’ 1,7 % della Germania.
2. In Italia nell’ambito della maggior parte dei rinnovi contrattuali di categoria conseguiti tra il 2009 e il 2011 sono stati stipulati accordi di sanità integrativa volti a coprire tickets, visite specialistiche, cure dentali e riabilitazione a domicilio post ospedaliera.
3. La Germania e la Francia per reagire alla crisi hanno aumentato  il copayment e il prelievo per le assicurazioni sociali obbligatorie e complementari del contributo dei datori di lavoro e dei lavoratori.


Ci pensa Don Gnocchi
Questa situazione evidenzia la necessità che il secondo pilastro del welfare vada inteso come una risorsa che possa supportare il Servizio Sanitario Nazionale attraverso un riorientamento ed una gestione più appropriate e strutturate delle risorse private aggiungendo una strada innovativa per un efficace mix tra pubblico e privato. Questo è stato il principio ispiratore dei decreti Turco del marzo 2008 e del decreto Sacconi dell’ottobre 2009 che hanno vincolato il 20% delle prestazioni erogate dai fondi sanitari, dalle casse e dalle società di mutuo soccorso, in particolare per la copertura di:
• prestazioni socio-sanitarie rivolte a persone non autosufficienti (assistenza e aiuto domestico o presso strutture residenziali o semiresidenziali)
• prestazioni orientate al recupero della salute di soggetti temporaneamente resi inabili per malattia o infortunio (ad esempio, dispositivi per disabilità temporanea e percorsi di riabilitazione)
• prestazioni odontoiatriche

La missione dell’assistenza sanitaria integrativa è di recuperare l’ingente ammontare di spesa sanitaria privata, out of pocket, cioè ad esclusivo carico delle famiglie, completando il percorso di sviluppo dei fondi integrativi e della mutualità di territorio, prevista dal nostro ordinamento.
Tuttavia questo percorso deve riguardare anche aspetti culturali volti a favorire la responsabilizzazione dei cittadini per superare la bassa propensione al risparmio sui rischi da eventi per cure di lunga durata o inabilità, affermando anche per questa via un loro reale empowerment. Le prospettive e i vantaggi di questo nuovo sistema sono non solo per le casse dello Stato, ma per il benessere e il livello di soddisfazione dei cittadini, riducendo gli attuali costi per le famiglie e convogliando l’enorme massa di spesa privata verso forme solidaristiche di ripartizione dei rischi, soprattutto per le cure a lungo termine. Il tutto, in integrazione con il Servizio Sanitario Nazionale che sempre più dovrà connotarsi per la qualità delle sue cure primarie, per l’eccellenza delle cure ospedaliere, per ricerca ed innovazione. La Fondazione Don Gnocchi, attore in prima linea del welfare nazionale, stipula da alcuni anni convenzioni con numerose assicurazioni ed intende sviluppare e consolidare accordi con fondi e società di mutuo soccorso per la gestione di innovativi pacchetti di prestazioni in ordine al problema della non autosufficienza, della domiciliarità e della bassa e media intensità di cura, oltre alle tradizionali prestazioni ambulatoriali, diagnostiche ed alle degenze riabilitative. Tale ambizioso obiettivo comporta investimenti rilevanti sia da un punto di vista strutturale che organizzativo, ma necessari per porre la Fondazione in una posizione di forza sul mercato sanitario e socio-sanitario del futuro: incerto sui finanziamenti pubblici, agguerrito nella concorrenza privata.


CONVEZIONI ATTIVE IN FONDAZIONE DON GNOCCHI
I centri della Fondazione don Gnocchi sono convenzionati per i ricoveri e per le prestazioni ambulatoriali con importanti Enti che gestiscono polizze salute e le Casse Mutua di categoria, tra cui:
- Assirete S.r.l.
- Banca Popolare di Milano (Associazione Volontariato Serenità)
- C.A.S.P.I.E.
- Consorzio MUSA (Insieme Salute, Cesare Pozzo, Campa, SMA Società Mutua Assistenza, Società Mutua Pinerolese, MOA Mutua Ospedaliera Artigiani Varese)
- Fasdac
- Casagit
- Aldai_Federmanager
- Mapfre Warranty
- Newmed Spa
- Previmedical
- Confartigianato
- OAF (Opera Aiuto Fraterno)
- FAS (Fondo assistenza sanitaria dipendenti degli enti gestiti dalla Sede Apostolica)
- Inpdap Basilicata


ANAGRAFE DEI FONDI SANITARI INTEGRATIVI

Al 31/12/2010 risultano iscritti all’Anagrafe del Ministero della Salute 279 fondi e casse sanitarie, di cui 224 negoziali e 55 società di mutuo soccorso: 100 in Lombardia, 29 in Piemonte, 7 in Friuli Venezia Giulia, 14 in Veneto, 6 a Trento, 4 a Bolzano, 9 in Liguria, 18 in Emilia Romagna, 14 in toscana, 69 in Lazio, 1 in Umbria, 3 nelle Marche, 1 in Sicilia. I Fondi sanitari non sono tutti uguali: i menù offerti variano a seconda delle categorie, dei contributi versati, e del numero degli aderenti. Mediamente tutti prevedono indennità e rimborsi economici per diagnostica visite e prestazioni specialistiche, interventi chirurgici, prevenzione e terapie riabilitative. Due fondi sanitari prevedono la copertura per Long Term Care per i propri dipendenti: dipendenti bancari ed assicurativi.


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