L'eredità del Forum è ricca e preziosa
Un successo clamoroso. Nei numeri, nei temi, nei dibattiti, nella strada tracciata. Il Forum sulla Non Autosufficienza 2011 lascia agli addetti ai lavori un'eredità pesantissima. Fatta di informazioni sulle quali soffermarsi, riflettere, migliorarsi. Di opinioni illustri e propositive, di soluzioni per far fronte a una crisi che, inevitabilmente, sta coinvolgendo anche il mondo del welfare. Più di mille presenze, una ricca sessione plenaria e ben 40 workshop: a Bologna tutto il 'pianeta-sociale', per due giorni, si è concentrato su dove, come e perché è necessario riformulare le strategie di sostentamento
Ricerche, dati, numeri, grafici. La sessione plenaria è stata aperta, ovviamente, con una minuziosa analisi del momento storico collegato al welfare. La crisi economica, per forza di cose, si fa sentire. C'è una flessione di famiglie aiutate, un aumento delle risorse destinate alla 'funzione di vecchiaia' (51% della spesa totale), forti squilibri a livello territoriale, tanto che su una spesa pubblica complessiva di 6.7 miliardi di euro, 111 come media pro capite. In Calabria, però, la media singola è di 30 euro pro capite contro i 280 di Trento. Soffermandosi sull'assistenza ai disabili, il gap cresce esponenzialmente: la spesa media nel nostro Paese è di 2.500 euro, 5.000 al Nord e 650 al Sud. Ce lo precisa al meglio Gabriella Sebastiani, ricercatore dell’Istat, dando particolare risalto al confronto Europa – Italia. “Rispetto al resto del Continente, qui il reddito disponibile è diminuito senza che ci sia stato un sostegno adeguato da parte del welfare. I sistemi di protezione sociale sono tutti destinati alla funzione della vecchiaia, e le poche risorse residuali vengono indirizzate verso il sostegno alla povertà e situazioni di esclusione sociale. Il sistema ormai è al collasso: c’è una drastica riduzione dei fondi se non un azzeramento di alcuni come quello per la non autosufficienza, e al contempo le risorse delle famiglie calano mettendo in crisi la rete degli aiuti informali”.
Non solo Istat, ma anche Censis, al Forum. La Fondazione di ricerca sociale, che svolge circa 150 ricerche all’anno, si è soffermata sulla metamorfosi in atto, focalizzando l’attenzione su tre potenti fenomeni: invecchiamento, nuovi italiani, megacities. Considerando che dal 2002 al 2010 c’è stato un incremento fortissimo di ultracentenari (+165%), la logica conseguenza è che aumentano i ‘non autosufficienti’ ma anche gli ‘autosufficienti’. La visione, se vogliamo, è paradossale ma lineare: molti anziani possono continuare la propria esistenza con una qualità di vita maggiore. Si passa dall’acuzie alla cronicità. “Il welfare ha visto crescere, soprattutto per quel che riguarda la sanità, la propria spesa negli ultimi anni in maniera abbastanza sostanziosa e ora si trova di fronte a tagli e contenimenti che riguardano sia gli enti locali per il sociale che il servizio sanitario nazionale per le regioni – afferma Carla Collicelli, vicedirettore generale Censis –. La crisi finanziaria si innesta su una crisi di modello: serve un veloce ripensamento del sistema per evitare di avere danni troppo ingenti. Come? La resistenza al cambiamento è forte, bisognerebbe avere un maggiore coordinamento tra le risorse spontanee e istituzionali, pubbliche e private, mettere a frutto il grande potenziale esistente evitando gli sprechi”.
Punta molto sulla reazione che tutti, operatori e stakeholders, devono avere, Marco Trabucchi, dell’Università Tor Vergata Roma e direttore scientifico del Gruppo di Ricerca Geriatrica di Brescia. Ottimismo e rimbocco delle manciche, quindi, come base per risollevarsi. “Proviamo a fare qui e ora qualcosa di significativo – dice –. Nel campo degli anziani possiamo risparmiare e indirizzare i pochi soldi che ci avanzano alle cose veramente utili. Il che ovviamente non significa che dobbiamo accettare una situazione per molti aspetti inaccettabile sul piano umano e civile, però dobbiamo fare. La sofferenza è forte, non possiamo pensare alle nostre crisi ma fare”.
‘Fare’ e operare: è il ‘must’ che anima tantissime comunità italiane, come ad esempio la Comunità Sant’Egidio, rappresentata a Bologna dal portavoce Mario Marazziti. “Noi viviamo con più forza il contatto con chi non ce la fa, quindi registriamo da anni un aumento di persone e famiglie in difficoltà, non solo delle povertà estreme. Quel che vorrei sottolineare però è che, paradossalmente, tutto si scarica sulla tanto bistrattata famiglia italiana che, in questo quadro, emerge come una piccola Pompei. La famiglia regge meglio che nel resto d’Europa e nel Mondo, è una risorsa immensa che rischia però di sfasciarsi e, proprio come Pompei, di non tornare più”. Orgoglio, consapevolezza, dignità: anche nelle parole di Marazziti si sente forte la necessità di un cambiamento di modello. “Serve un welfare che non giochi sul fatto che tanto c’è la famiglia e ci pensa lei, e quindi si può anche non fare nulla, non fare la riforma del sociale e tanto altro. Lo snodo cruciale è qui: se lo capiamo, allora abbiamo una buona occasione per cominciare sin d’ora ad affrontare i problemi del futuro che sono già quelli del presente”.
Il Forum è stato anche l’occasione per presentare il 3° rapporto sulla Non Autosufficienza, l’unica pubblicazione che – con frequenza regolare – discuta l’evoluzione dell’assistenza agli anziani non autosufficienti in Italia. Si propone come strumento di lavoro, puntuale e chiaro, per chiunque sia interessato al tema. Le prime due edizioni hanno, in effetti, raccolto ampio interesse tra gli addetti ai lavori. Ne abbiamo parlato con Cristiano Gori, dell’Università Cattolica di Milano, London School of Economics e direttore di Welfare Oggi, che ci ha fornito alcune riflessioni sui nuovi tagli previsti nell’ultima manovra finanziaria dello scorso luglio.
Matteo Peppucci
Caporedattore Nonautosufficienza.it
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