Idee dopo il Forum: Costi & Qualità
Costi, qualità, economie, quantità, migliorie, risparmi, necessità, obblighi, possibilità. Il rapporto qualità-prezzo e qualità-costi è difficilissimo da misurare, nel campo del welfare, ma altrettanto necessario per le progettazioni future. Il Forum ha trattato l'argomento da cima a fondo, cercando di dare una risposta a tutti i perché che ci assillano in un momento di crisi. Una crisi che può essere battuta solo cooperando e ricercando l'efficienza pubblica attraverso l'eliminazione di barriere col privato
Il Talk Show "Costi&Qualità" si è svolto con la collaborazione di:
Compatibilità, gestione dei servizi, strade da intraprendere. Ma forse, prima di progettare, c'è bisogno di comprendere. "Chi lavora nei servizi sociali deve capire che sta osservando una funzione pubblica - l'interessante incipit di Alfonso Galbusera, direttore generale ASP Giovanni XXIII -. Il privato deve comprendere bene questa particolarità perchè si tratta di acquisire una responsabilità sociale pubblica e il pubblico deve acquisire una capacità di efficienza perchè deve sempre pensare che i soldi che spende sono i propri". Responsabilità di impresa totale, quindi, anzi anche di più. Una simbiosi economica vera e propria tra soggetto e struttura. "Io ho sempre pensato che i soldi che metto a disposizione per l'ASP sono soldi miei, perchè di fatto lo sono - continua Galbusera -. Pertanto ogni volta che c'è un'inefficienza e pago un servizio o un prodotto più di quel che dovrei, è come se avessi sprecato soldi miei personali. Questo è il ragionamento che secondo me dovrebbero fare tutti i dipendenti pubblici e soprattutto tutti i dirigenti pubblici. La crisi? E' tanta, e noi come azienda di servizi alla persona possiamo esistere se portiamo un valore aggiunto rispetto all'innovazione. In tempi di risorse minori dovremmo cercare di costruire percorsi nuovi di servizi che possano aiutare i cittadini e sostenere noi il tutto considerando l'importanza della contaminazione, del prendere le cose buone che ci sono in giro. E ce ne sono".
Un tema, quello della contaminazione, che è già seguito e perseguito da diverse associazioni. Prima tra tutte ANASTE, Associazione Nazionale Strutture Terza Età, che da anni cerca di fornire servizi a valore aggiunto e rappresenta un'eccellenza assoluta nel panorama del welfare italiano. "Noi tentiamo continuamente di contaminare il pubblico - afferma il presidente nazionale di ANASTE Alberto De Santis - e siamo per l'abbattimento totale delle barriere ideologiche, per l'assoluta parità tra pubblico e privato. L'esperienze che il privato porta sul mercato dei servizi alla persona non sono secondi a nessuno, anzi. Noi ci sentiamo portatori della socio-assistenza e socio-sanità. Il voucher è una cosa che pubblichiamo anche noi perché da li inizia la sana competizione: in alcune regioni, e non faccio nomi, stranamente l'indirizzo delle persone che devono essere ospitate passa attraverso uno o due assistenti sociali che, ideologicamente schierati in un certo senso, non mandano le persone da una parte ma dall'altra". Eccoci, quindi, allo scoglio dell'inefficienza evitabile. Aldilà di pubblico o privato, serve buonsenso e, probabilmente, lungimiranza per capire a cosa aspirare. "I privati spesso riescono a non togliere qualità ai servizi, ed è un aspetto fondamentale. Bisogna quindi capire bene dove si può risparmiare. Questo è il momento nel quale fare un progetto forte, il termine welfare oggi è obsoleto e va rifondate: ANASTE ha preso la palla al balzo e propone la riforma del welfare".
E' quindi chiaro che la diatriba pubblico - privato deve finire. Separazioni e 'lotte' sono assolutamente insensate, bisogna fare sistema e proporre soluzioni efficienti per progredire nonostante la crisi che attanaglia il Paese. "Oggi mi tocca fare l'idealista ancor più di quanto lo sono - dice Carlo Gobbi, coordinatore responsabile ASP Azalea -: quando parliamo di costi e qualità facciamo riferimento ai costi per la non-autosufficienza e per i disabili. Mediamente, un costo per un anziano in residenza varia tra i 100 e i 120 euro al giorno e quindi noi ragioniamo nei termini della retta affermando che mancano i soldi. Ma chi ha detto che una residenza debba costare alla collettività 90, 100 o 120 euro al giorno? Faccio un esempio: se in un ospedale per malati acuti domani una persona viene dimessa, allora possiamo affermare di aver sostenuto un giusto costo per tutelare la vita. La Costituzione non parla di persone anziane, parla di persone e basta". Diritti inalienabili, quindi. Di fronte ai quali non si possono fare passi indietro ma semmai avanti. "I soldi vanno trovati: non possiamo accettare che vengano calpestati i diritti alla cura, alla salute e quindi all'accesso nei locali di cura: le istituzioni pubbliche non possono trincerarsi dietro al fatto che non ci sono soldi, questi in un modo o nell'altro vanno trovati".
Ok, ma come trovarli? O meglio: come far 'fruttare' le poche risorse che ci sono? "Come direttore generale della cooperativa sociale Coopselios - comincia subito forte Raul Cavalli - e imprenditore sociale, sono specializzato in 'nozze coi fichi secchi' e di conseguenza votato all'attualità. Io non metterei mai più insieme le due parole costi e qualità, ma parlerei piuttosto di costi della non qualità. La qualità è una visione strategica, l'approccio e la propensione possono essere diversi. Esempio: negli appalti, oggi, è difficile ottenere qualità negli appalti in un contesto di crisi simili. Coopselios cerca quindi sempre di più di giocare un ruolo proattivo nel mercato dei servizi sociali, cercando spazi che si stanno creando nonostante le difficoltà che incontrano le famiglie e il sistema".
"Una sola è la speranza del vinto: non avere nulla su cui sperare. Sono profondamente convinto che sia la nostra situazione - comincia con una similitudine direttamente da Star Trek Luca Degani, Fondazione Sacra Famiglia Onlus -. Secondo me la pubblica amministrazione come soggetto pagatore non esisterà più o comunque esisterà sempre di meno. Inoltre, se io non comincio a ragionare 'ieri' sul ruolo dei fondi integrativi sanitari, io gestore di 1.000 posti letto con 2.000 dipendenti non riuscirò a garantire la cessione della mia produzione perchè tutti abbiamo produzione in eccesso rispetto a quello che il pubblico può comprare sul territorio". Si arriva, quindi, alla negazione del diritto alla salute semplicemente per il fatto che non essendoci risorse, non può esserci salute per tutti. "Il diritto alla salute nel nostro ordinamento costituzionale è selettivo in base alle risorse a disposizione: o decidiamo che non si muore al volo, oppure decidiamo che si muore un po' di più e si vive in non-autosufficienza un po' meglio. La costruzione del fondo obbligatorio sociale è necessario ma abbiamo il terrore a quello che succederà nel sistema bancario".
Ma allora, in definitiva, c'è qualche via d'uscita dal labirinto? "La qualità ha un costo ed è noto a tutti: la difficoltà sarà coniugare in qualche modo le risorse in costante diminuzione con i servizi - è la ricetta di Guido Gaggioli, presidente ANASTE Emilia Romagna - Quindi rivedere l'organizzazione di tutta la struttura e riprogettare alcuni servizi, ricostruire tutta la filiera produttiva per evitare sprechi e aumentare l'efficienza. Noi ci avvaliamo soprattutto di risorse umane che non possono essere sostituiti da computer o macchine: l'unica speranza è un nuovo modo di reperimento delle risorse, soprattutto quelle pubbliche". Importantissima, quindi, anche la ripartizione delle risorse e dei costi a disposizione: in Emilia Romagna i paradossi in questo senso non mancano. "Fortunatamente nella nostra regione si è arrivati alla costituzione di un fondo per la non-autosufficienza, un qualcosa di vitale perchè aldilà dei tagli sta continuando a garantire 915 servizi per 40 mila persone che possono accedervi - argomenta Alberto Alberani, responsabile LegaCoop Sociale Emilia Romagna - E' chiaro che questo e altri fondi sono assolutamente insufficienti per poter rispondere ai bisogni che aumentano perchè per fortuna aumenta l'aspettativa di vita. Da un lato c'è la strada dell'ottimizzazione e miglioramento della gestione del SSN, anche fatta da cooperative sociali. Dall'altro abbiamo una responsabilità importante, ovvero trovare nuove soluzioni per riattivare il sistema mutualistico con anche la partecipazione del pubblico andando verso un sistema simil-francese dove c'è un sostegno al reddito dei cittadini. La fiducia c'è, ora però servono i fatti".
Matteo Peppucci
Capo redattore Nonautosufficienza.it
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