La spesa sociale comunale
I tagli alla finanza pubblica si sono concentrati sui Comuni. Se ne parlerà con approfondimenti e discussioni anche al Forum Sulla Non Autosufficienza di Bari (18-19 aprile): iscriviti subito!
0,4: tenete a mente questa cifra. È il valore della spesa sociale dei Comuni calcolata come percentuale del Pil, che equivale a 6 miliardi me 662 milioni di euro (dato al 2008, ultimo anno disponibile). La spesa sociale comunale è finanziata da diverse fonti. La principale è costituita dalle risorse indistinte del Comune, che finanzia il 62,5% della spesa sociale. Seguono, per importanza, il Fondo nazionale per le politiche sociali con il 15,0%, i finanziamenti regionali con il 14,9% ed altre fonti mminori (cfr. tabella 1, vedi pdf). Questi dati sono riferiti al 2008 ma con il 2011 cambiano molte cose.
Le risorse statali finalizzate
Le risorse statali per il welfare locale sono in costante riduzione da diversi anni ma in questo 2011 il taglio si radicalizza. Dal 2010 al 2011 il settore sociale perde i due terzi circa delle sue risorse passando da 1.472 milioni di euro di mtrasferimenti finalizzati a 538. Se si guarda più indietro le differenze msono ancora più profonde: dal 2008 al 2011 i finanziamenti statali per il sociale hanno perso l’80% degli stanziamenti. Il taglio più radicale è costituito dal Fondo per la non autosufficienza che scompare e perde i 400 milioni che gestiva nel 2009 e 2010. Il Fondo nazionale per le politiche sociali prosegue nel suo costante trend di riduzione e perde 161 milioni e si avvia a scomparire entro il 2013, anno in cui raggiungerà la cifra (nulla più che simbolica) di 44,6 milioni di euro per tutta l’Italia. Nel complesso se teniamo conto dei 4 principali fondi che sono gestiti quasi totalmente dai Comuni – e cioè del FNPS, dal Fondo per la non autosufficienza, dal Fondo per le locazioni e dal Fondo per le politiche familiari – il taglio dal 2010 al 2011 è di 805 milioni di euro.
I trasferimenti erariali
La legge di stabilità prevede un taglio lineare ai trasferimenti statali nei confronti dei Comuni per 1,5 miliardi nel 2011 e per 2,5 miliardi
per ciascuno degli anni 2012 e 2013. La stessa legge di stabilità ha stanziato per il 2011 una somma di 480 milioni che dovrebbe essere redistribuita ai Comuni (Ifel, 2011) ma di cui ancora non si ha certezza. Per cui, per il 2011 se verrà approvato il decreto di redistribuzione,
il taglio dovrebbe essere di 1 miliardo di euro. Negli ultimi anni, la spesa comunale complessiva (cfr. tabella 2, vedi pdf) di parte corrente e di circa 104 milioni in conto capitale. Gori – nell’articolo iniziale – stima che l’impatto delle scelte del Governo sulla spesa sociale dei Comuni porterà ad una riduzione almeno del 20% della spesa sociale nel 2013 rispetto al 2008 (evidentemente si stima qui l’effetto netto delle scelte governative, senza considerare le possibili compensazioni da parte di Regioni o Comuni stessi).
Le risposte comunali
Una ricerca di Legautonomie – dell’ottobre del 2010 – sugli effetti della manovra correttiva per le politiche sociali comunali (Montemurro, 2010) ha evidenziato una generalizzata preoccupazione dei Comuni sulle prospettive del 2011. Tutti i Comuni si aspettano una riduzione dei finanziamenti per il msociale, che pensano di affrontare soprattutto con la razionalizzazione delle spese di amministrazione ma anche con una riduzione della spesa per il welfare, la cultura e il tempo libero. Alcuni Comuni pensano ad un aumento delle tariffe dei servizi sociali e della tassa sui rifiuti solidi urbani. Sul fronte degli aumenti tariffari già nel 2010 – a fronte del blocco dei tributi locali e della riduzione dei trasferimenti erariali – i Comuni avevano cominciato a premere sull’acceleratore. I primi dati del 2010 ci dicono che le entrate comunali per i servizi sono aumentate, in un solo anno del 13% (Trovati, 2011). Gli aumenti più elevati hanno riguardato i servizi non legati al settore dell’assistenza come la Tassa sui rifiuti (+15,8%), gli impianti sportivi (+ 26,6%), e i parcheggi (+10,6%). Ma anche i servizi legati al welfare hanno visto crescere le loro entrate in misura sempre superiore all’inflazione: le entrate degli asili nido sono cresciute del 6,6% (soprattutto nel centro Italia + 13,2%), quelle delle mense del 4,6%, del trasporto scolastico del 2,8% e altri servizi legati all’assistenza degli anziani e dei disabili hanno subito aumenti che in media sono stati del 10,8% (quasi esclusivamente nel nord ovest-d’Italia). È probabile che anche nel 2011 i Comuni interverranno significativamente sulle rette per gli asili nido sia perché è il servizio del welfare più costoso sia perché nel 2010 le realtà del sud non hanno ancora utilizzato questa possibilità. Nell’insieme, la tendenza all’aumento di tutte le tariffe, visto che le condizioni che l’hanno prodotta nel 2010 si sono addirittura aggravate, proseguirà dunque anche nel 2011.
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