14/02/2012 10:46

Quali prospettive per i servizi sociosanitari?

Quale sviluppo hanno conosciuto negli ultimi anni e parallelamente alle vicende della sanità nazionale e regionale? Le recenti manovre hanno toccato, oltre che i comuni, anche le regioni: quali saranno le implicazioni per i servizi socio sanitari e quali potrebbero essere le prospettive nel futuro immediato per questo tipo di assistenza?


Il numero 5 di Welfare Oggi, distribuito in occasione del Forum sulla Non Autosufficienza di Bari, ospiterà lo speciale "2012 - L'anno della Verità" che ha l'obiettivo di fare un bilancio sulla situazione dei servizi sociali e sociosanitari dopo le ultime manovre finanziarie. Di seguito, un'anteprima degli argomenti trattati, che ovviamente saranno approfonditi - con previsioni e tendenze future - durante il workshop "Dove va la residenzialità in Italia"



Il bilancio di un decennio
I servizi sociosanitari rispondono principalmente ad esigenze di assistenza continuativa di varie tipologie di utenza (anziani, disabili ma
anche alla salute mentale, dipendenze, malati terminali). Di conseguenza si creano forti connessioni con l’assistenza prestata dai comuni alle stesse tipologie di bisogno. Il mondo del sociosanitario fa riferimento alle regole organizzative e finanziarie del SSN e, proprio la forte regionalizzazione della sanità fa sì che siano le politiche regionali a governare questo comparto. Per analizzare lo sviluppo dei servizi sociosanitari dobbiamo considerare la crescita della sanità dell’ultimo decennio. Il fatto che il budget del SSN abbia conosciuto una discreta espansione ha senza dubbio rappresentato un’utile premessa allo sviluppo dell’assistenza sociosanitaria. Nel nuovo secolo la spesa sanitaria ha guadagnato importanza in termini di assorbimento di risorse nazionali, passando dal 5,6% al 7,32% del Pil; ciò nonostante le dimensioni della sanità italiana si rivelano ancora contenute nel confronto internazionale (per un’analisi specifica si rimanda a Mapelli, 2011).


Sono aumentate le risorse destinate
ai servizi sociosanitari?
Malgrado le difficoltà di quantificazione delle risorse dedicate all’assistenza sociosanitaria vera e propria, le stime sulla spesa del SSN per Long term care (Ltc) – che costituiscono una buona approssimazione della spesa sociosanitaria – descrivono un ritmo di evoluzione di questo settore abbastanza sostenuto. Dal 2000 l’incremento medio annuo si aggira sul 7,73% e il sociosanitario ha aumentato la propria importanza sul Pil (dallo 0,63% allo 0,86%). La crescita dei bisogni collegata ai processi di invecchiamento giustifica questi trend. L’espansione della spesa ha permesso di compiere alcuni passi avanti in termini di assistenza erogata: si pensi ad esempio al tasso di anziani (ogni cento) serviti dall’assistenza domiciliare, passato da 2,37 a 3,64 nell’arco 2003-2009 (fonte Dps).

È cambiata l’importanza del sociosanitario nell’ambito della sanità?
Negli ultimi quindici anni la programmazione sanitaria ha esortato il rafforzamento dei servizi territoriali, invocando a lungo lo spostamento di risorse dall’ospedale al territorio. Da questo cambiamento ci si aspettavano miglioramenti in termini di appropriatezza (ad esempio una migliore capacità di risposta ai bisogni degli anziani) e di efficienza (visti i minori costi dei regimi diurni e domiciliari rispetto a servizi tradizionali come l’assistenza ospedaliera).


È realmente avvenuto quanto auspicato?
Per rispondere a questa domanda dobbiamo considerare oltre che la componente Ltc, la restante assistenza sanitaria, quella rivolta agli acuti (l’Acute care, quella per la cura e la prevenzione delle acuzie) e confrontare queste due poste. Oggi il sociosanitario pesa sulla sanità di più rispetto a dieci anni fa (11,7% contro 11,2%), vale a dire che in questi anni la crescita del Ltc ha superato quella dell’Acute care. Tuttavia, guardando alle proporzioni tra le due componenti, notiamo che in 10 anni la fisionomia dell’assistenza non è molto cambiata, poiché c’è stato un passaggio dall’Acute al Ltc di solo lo 0,5% del budget; in altre parole, a livello nazionale, l’atteso spostamento massiccio di risorse dall’ospedale al territorio si è rivelato un fenomeno di modesta entità. Va comunque preso atto che la crescita della sanità ha permesso una seppur contenuta redistribuzione a favore dei servizi sociosanitari. Come vedremo questo fenomeno ha conosciuto dimensioni diverse tra le varie realtà territoriali.


Quale ruolo hanno avuto le regioni?
Sono le regioni che governando il proprio sistema determinano quale spazio dare all’assistenza continuativa. Alcune di esse, nel corso dell’ultima
legislatura hanno mostrato una speciale preferenza per questi servizi. Una tendenza diffusa soprattutto in quei contesti dove l’assistenza ai non autosufficienti è diventata una priorità dell’ultima legislatura, anche attraverso la costituzione dei Fondi regionali all’uopo dedicati. Queste esperienze spontanee hanno permesso una riprogettazione delle azioni e delle risorse a favore degli anziani, cercando di riconoscere maggiore legittimità a que-sto tipo di bisogni. Le regioni hanno reperito maggiori risorse per l’assistenza continuativa destinandovi quote maggiori del fondo sanitario e, in alcuni casi con trasferimenti da altri capitoli del bilancio regionale. L’aspetto interessante di alcune di queste riforme è lo sforzo compiuto per rispondere globalmente al bisogno della non autosufficienza, riconosciuta come un’esigenza autonoma, superando gli storici schemi di divisione delle competenze tra sanità e sociale. In altre realtà non si è assistito allo stesso fervore. Soprattutto dove tutti gli sforzi della sanità regionale si sono concentrati sugli obiettivi dei Piani di rientro. In queste regioni (approssimativamente il Mezzogiorno) ci sarebbero stati importanti spazi per convertire i piccoli presidi ospedalieri territoriali in strutture territoriali. Tuttavia nella valutazione dei risultati raggiunti
dalle regioni sotto osservazione l’adeguatezza dell’offerta sociosanitaria ha avuto scarso peso, mentre tutta l’attenzione si è concentrata sul pareggio di bilancio.


Laura Pelliccia



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