21/02/2012 11:21

Teatro musicale con anziani residenti in istituto

È possibile unire la bellezza dell’arte del teatro e della musica con la solidarietà? In questo progetto abbiamo provato a fondere le due cose: con la cooperazione di molte persone siamo riusciti a mettere in scena uno spettacolo di teatro musicale i cui attori sono anziani non autosufficienti che si esibiscono per altri anziani, generando benefici ed emozioni su diversi fronti


Aiutare un gruppo di anziani a diventare protagonisti di piccoli nspettacoli di teatro musicale, creati per altri anziani: questo è l’obiettivo del progetto denominato “Progetto Solidarietà”, attuato presso l’Istituto Assistenza Anziani di Verona con i contributi del Centro Servizi per il Volontariato. La proposta è nata da un’idea del dott. Stefano Modena e dei volontari della Compagnia teatrale Gino Franzi, Associazione Onlus del veronese che da anni propone spettacoli musicali ambientati nei primi anni del ’900: osservando che durante le rappresentazioni nelle case di riposo e nei centri diurni gli ospiti-spettatori manifestano sempre attivo interesse sottoforma di canto, mimica, ballo, ricordi, ci si è chiesti se fosse possibile trasformare alcuni anziani in veri e propri attori e cantanti e quali risultati ne avremmo tratto.


Quadro generale
La condizione dell’anziano sopratutto se istituzionalizzato porta con sé problematiche non solo di tipo medico, ma anche molto spesso una chiusura in se stessi, sentimenti di autosvalutazione, di perdita di speranza o incompletezza, atteggiamenti di apatia o all’opposto di aggressività. A tutto questo si aggiunge il fatto mche il 60-80% degli anziani residenti in struttura soffre di una qualche forma di demenza. Tra i numerosi trattamenti non farmacologici, ci sono quelli più orientati alla stimolazione delle funzioni cognitive, altri alle emozioni e altri al comportamento, che mvanno comunque integrati in un programma di assistenza centrato sulla persona. Per il nostro progetto abbiamo tratto spunto soprattutto dalle tecniche derivanti dalla musicoterapia e dalla teatroterapia. L’anziano, anche quello che non ha ricevuto un’educazione musicale, ha una competenza esperienziale in tutto quello che concerne il campo sonoro-musicale: la conoscenza di canti, le pratiche sociali inerenti la musica come il ballo, le serenate, i cantastorie, ecc., provenienti dal fatto che prima dell’avvento della televisione era uso comune ritrovarsi la sera in un contesto di gruppo per cantare, suonare e ballare. L’anziano si porta dentro questo bagaglio sonoro-musicale che parla della sua storia, del suo vissuto, dei suoi sentimenti, della sua cultura; con questi presupposti, tra le funzioni e gli obiettivi della musicoterapia, troviamo la stimolazione della memoria, dell’apprendimento e del contatto con la realtà, l’aumento della socializzazione e della gratificazione, la sollecitazione al movimento e al rilassamento. Anche la teatroterapia è un ottimo strumento di supporto per mantenere attiva la memoria verbale e motoria nell’anziano, ma anche mper sostenere l’umore e la fiducia in sé attraverso moccasioni che consentono di percepirsi ancora capaci di integrarsi all’interno di un’attività condivisa in gruppo. L’obiettivo della realizzazione dello spettacolo, infine, aumenta la motivazione e l’autostima.


Avvio dell’attività
Quando ci siamo incontrate per la prima volta, molto era l’entusiasmo per l’attività di teatro che avremo svolto, anche se il progetto si presentava complesso e con molti punti interrogativi, ma nonostante si trattasse di una sperimentazione, la sfida è stata subito accolta da tutti, comprese noi (Educatrice dell’Istituto e Psicologa che collabora con l’Associazione) che ne abbiamo seguito e monitorato tutte le fasi. Le nostre conoscenze riguardo al teatro e alla musica erano limitate e non avevamo nessuna esperienza diretta in merito, ma eravamo ben consapevoli del grosso potere della musica, di come possa risvegliare emozioni e unire le persone, di come possa indurre sensazioni di piacere anche corporee (brividi, aumento del ritmo, ecc.) soprattutto se ascoltata dal vivo. Siamo partite quindi a metà settembre 2011 con la selezione del gruppo di ospiti: attraverso i colloqui e alcuni test neuropsicologici abbiamo creato un gruppo di 12 anziani che fosse abbastanza omogeneo in termini di abilità cognitive residue e soprattutto di interesse e attitudine al canto e alla musica. Inoltre, abbiamo inserito alcuni ospiti che presentando alcune problematiche legate alla depressione, pensando che potessero beneficiare dell’attività. Prima di iniziare i laboratori, abbiamo informato con una lettera tutti i familiari o i caregiver degli ospiti scelti, coinvolto tutti i coordinatori di nucleo dei vari reparti per far puntualmente trovare pronti gli ospiti all’orario stabilito, e infine abbiamo chiesto ai medici di reparto di fornirci informazioni utili o eventuali controindicazioni per la partecipazione all’attività. Con la metà di ottobre siamo partiti con gli incontri a cadenza settimanale della durata di un’ora e mezza circa, per arrivare dopo 9 settimane a preparare uno spettacolo in occasione delle feste natalizie. Le fasi di valutazione e monitoraggio ci sono servite per focalizzare le nostre azioni ed avere delle linee guida sul nostro modo di operare. Nel realizzarle abbiamo seguito le indicazioni del sistema di qualità ISO 9001:2000 dell’Istituto, per quel che riguardava la raccolta dati, l’elaborazione delle informazioni, la costruzione di indicatori e la gestione dei dati sensibili. Per ogni incontro abbiamo preparato quindi delle schede di monitoraggio su cui raccogliere dati per poter valutare e validare il progetto e poterlo eventualmente proporre in futuro in altre sedi dell’Istituto: il macro obiettivo dello spettacolo ci ha permesso di individuare 4 sottoobiettivi che interessano la sfera affettiva, comportamentale e cognitiva (socializzazione, stimolazione di memoria e attenzione, contenimento di manifestazioni comportamentali, come apatia, ansia, depressione o aggressività, gradimento dichiarato e dimostrato).


L'articolo di Cristina Baroni e Daniela Sambenati prosegue nel pdf allegato: continua la lettura



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