II edizione
Strumenti, idee e soluzioni
per l'innovazione sociale e il welfare di cura
Hotel Parco dei Principi
L'articolo fornisce un quadro sintetico della dimensione e delle tendenze dell’assistenza residenziale per anziani, considerando tutte le strutture residenziali per anziani: le residenze assistenziali (o case di riposo), le residenze protette (o case protette) e le residenze sanitarie assistenziali (RSA)
La posizione delle Regioni...
Dopo un decennio di sostanziale immobilità, l’ultima rilevazione dell’Istat relativa al 2009 segnala un improvviso aumento dei posti letto che – dal 2006 al 2009 – passano dal 2,2% al 2,6% del totale degli anziani (cfr. tabella 1, vedi pdf allegato). La crescita coincide con l’avvio di un nuovo sistema di rilevazione dell’Istat per cui bisognerà attendere almeno il nuovo anno per sapere se questo dato è davvero figlio di una nuova tendenza dei gestori del settore. Le differenze fra le varie aree del Paese sono rilevanti. Il Nord trascinato dal Trentino-Alto Adige, dalla Lombardia, dal Veneto e dal Friuli-Venezia Giulia garantisce 3,8 posti letto residenziali ogni cento anziani. Il Centro Italia si colloca sotto la media nazionale con l’1,8% di posti letto; spicca fra queste Regioni l’Umbria con una dotazione dell’1,2% e al picco superiore le Marche con il 2,4% che si avvicina alla media nazionale. Ad un livello che è la metà della media nazionale si colloca infine il Sud con 1,2 posti letto ogni 100 anziani. Tra le Regioni meridionali, fanno eccezione solo Abruzzo e Molise, che mantengono una dotazione di letti in linea con la media nazionale. Per contro Campania e Basilicata non riescono a raggiungere un posto letto per ogni 100 anziani (cfr. tabella 2, vedi pdf allegato). La dotazione di posti letto della Provincia autonoma di Trento è esattamente di 13 volte superiore a quella della Regione Campania; un quadro che oggettivamente non appare giustificato dalle differenze sociali ed economiche dei territori.
… e altri aspetti di rilievo
• La trasformazione dell’offerta residenziale
Il settore vive una fase di trasformazione dell’offerta residenziale. Per far fronte alla crescente domanda di anziani non autosufficienti con elevati bisogni assistenziali le strutture si stanno riconvertendo, trasformando le vecchie case di riposo in residenze protette e – soprattutto – in RSA. In sostanza, aumenta costantemente il carico assistenziale delle strutture per far fronte ad un mix di ospiti sempre più gravemente non autosufficienti (cfr. tabella 3, vedi pdf allegato).
• L’autorizzazione e l’accreditamento
Nel tempo, è straordinariamente aumentata l’attenzione degli ospiti delle strutture e delle loro famiglie verso la qualità strutturale ed organizzativa delle residenze. Le Regioni italiane, cogliendo questa aspettativa, hanno caratterizzato la loro attività con iniziative volte a migliorare la qualità dell’assistenza attraverso il processo dell’autorizzazione e dell’accreditamento delle strutture residenziali, sociali e sanitarie. Ciò ha portato all’esigenza di trasformazione, adeguamento e messa a norma di vecchie strutture, per lo più di proprietà di Ipab o di enti religiosi, con necessità di ingenti investimenti e comunque di una progettualità più avanzata.
• La proprietà delle strutture residenziali
Le norme sulla trasformazione delle Ipab, la necessità di assistere anziani non autosufficienti sempre più impegnativi dal punto di vista assistenziale, l’esigenza di adeguarsi ai requisiti strutturali sull’accreditamento con investimenti rilevanti sta portando ad una significativa trasformazione degli assetti proprietari delle strutture residenziali. Si riducono significativamente, infatti, le strutture di proprietà delle Ipab mentre crescono enormemente le strutture di proprietà di imprese non profit (soprattutto) e for profit. Nelle case di riposo prevalgono gli istituti religiosi, nelle residenze protette le Ipab e nelle RSA le imprese non profit (cfr. tabella 4, vedi pdf allegato).
• Tariffe e rette
Si osservano tariffe complessive di degenza per tutte le strutture che variano da 50 a 150 euro, con una quota di partecipazione richiesta all’ospite che varia dai 30 ai 70 euro. Gli ospiti si fanno carico mediamente di quasi metà del costo (47%) delle spese, mentre il Servizio sanitario fornisce un contributo ancora insufficiente anche laddove la legge richiederebbe un impegno finanziario maggiore. Si tratta, come noto, di una situazione economicamente difficile per molti assistiti.
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