V edizione

Strumenti, idee e soluzioni
per l'innovazione sociale e il welfare di cura

Bologna, 20-21 novembre 2013

Centro Congressi Savoia Hotel

31/07/2012 11:52

Il piano nazionale per la famiglia promuove i voucher sociali

Politiche familiari, centralità, cittadinanza sociale: per la prima volta in Italia si adotta una strategia omogenea. Il parere di Giovanni Scansani ed Emanuele Cipriani, Amministratore Delegato e Direttore Operativo di Welfare Company

Il Consiglio dei Ministri ha approvato il 7 giugno 2012 il Piano Nazionale per la Famiglia. È la prima volta che in Italia viene adottato uno strumento contenente linee d’indirizzo omogenee in materia di politiche familiari, garantendo centralità e cittadinanza sociale alla Famiglia attraverso una strategia di medio termine che supera la logica degli interventi disorganici e frammentari pianificati sino ad oggi. Il “Piano” intende
proporre “una politica familiare all’avanguardia nel panorama europeo” per la cui realizzazione si punta alla diffusa adozione dei Voucher
che, in molteplici situazioni d’intervento, sono stati ritenuti lo strumento idoneo alla migliore finalizzazione del finanziamento dei sottostanti servizi. Abbiamo chiesto a Giovanni Scansani e ad Emanuele Cipriani, rispettivamente Amministratore Delegato e Direttore Operativo di Welfare Company (primo Operatore Gestionale italiano specializzato nell’emissione di Voucher Sociali e nella creazione di Reti per il Welfare) di illustrarci le principali novità contenute nel “Piano” considerate in un’ottica di voucherizzazione dei servizi dedicati alla Famiglia.
Cipriani: il Piano intende potenziare l’autonomia delle Famiglie in una logica di empowerment dei suoi componenti perseguendo, si dice testualmente, “politiche di capacitazione anziché di mero assistenzialismo” e il Voucher è certamente uno degli strumenti più all’avanguardia per il conseguimento di tale obiettivo essendo collegato ad interventi che presuppongono un grado di libertà di scelta ed un’assunzione di responsabilità da parte dei Beneficiari che vanno nella direzione di un Welfare abilitante, nel quale le risorse economiche sono trasferite dall’offerta (finanziamento ai soggetti erogatori dei servizi) alla domanda (in questo caso le Famiglie).  

 

Come si spiega questa forte spinta all’utilizzo dei Voucher quali strumenti operativi per le politiche in favore delle Famiglie?
Cipriani: in tempi di crisi e di spending review si scopre che i Voucher sono strumenti idonei al contenimento della spesa pubblica perché, al contrario della dazione di somme di denaro da parte delle Amministrazioni, sono in grado di assicurare efficienza ed efficacia agli interventi economici assicurando il massimo grado di finalizzazione e di tracciabilità (che li caratterizza per definizione, poiché emessi e rimborsati solo a fronte di regolari documenti fiscali). I Voucher, inoltre, sono idonei strumenti anche per l’eliminazione di economia sommersa (si pensi, ad esempio, al settore dell’impiego delle Assistenti Familiari private, le c.d. “badanti”). Infine, impedendo utilizzazioni improprie dei fondi stanziati, i Voucher incrementano la domanda finale di beni e servizi contribuendo a fare del Welfare, al contrario di ciò che si pensa comunemente, un fattore produttivo. 


Quali sono i modelli cui ha fatto riferimento il “Piano” pensando alla voucherizzazione di una parte degli interventi previsti in favore delle Famiglie?
Cipriani: alcune delle novità introdotte dal Piano s’ispirano a consolidate esperienze maturate in altri Paesi UE (Francia, Inghilterra, Belgio) nei quali i programmi di voucherizzazione sono assai diffusi, ma un ruolo devono averlo avuto anche le case-history rappresentate dalle soluzioni adottate da qualche tempo da un buon numero di Amministrazioni in diverse aree del nostro Paese. Sono, infatti, diverse centinaia gli Enti Locali (Comuni, Piani di Zona e Regioni) che hanno esternalizzato i propri programmi di voucherizzazione affidando all’outsourcer specializzato anche l’allestimento dei PSA (ossia le Reti dei Punti di Servizio Affiliati, N.d.R.) presso i quali le Famiglie beneficiarie dei Voucher possono recarsi per acquistare i prodotti o i servizi necessari (negozi, strutture assistenziali, cargiver). L’outsourcing delle fasi di allestimento del servizio e di rendicontazione dell’andamento dei consumi costituisce un’altra area di contenimento della spesa pubblica che può essere facilmente ottimizzata basandosi sulle indicazioni che l’Autorità di Vigilanza sui Contratti Pubblici (AVCP) ha fornito con la Determinazione 9/2010 che, in maniera lungimirante, ha definito il modello basato sull’impiego di Voucher come “un modello generale di riforma del welfare”.

 

Il “Piano” dedica ampio spazio anche al “Welfare aziendale familiare”, prevedendo incentivi fiscali e normativi per le aziende che intendono promuovere iniziative per i dipendenti per conciliare i tempi di lavoro con i tempi della famiglia.
Scansani: questa è sicuramente una delle innovazioni contenute nel Piano che si traduce nell’auspicio di una più larga adozione dei Voucher
come titoli di servizio dei quali possano beneficiare i Lavoratori (ed in particolare le donne) per avere accesso ad una pluralità di servizi dedicati
alle Famiglie al fine di dare impulso all’introduzione di “buone prassi” anche nelle policy di Welfare Aziendale, ormai sempre più diffuse in Italia. Il Piano prevede l’introduzione del “Voucher Familiare” inteso come un modello unico di Voucher che consente di rispondere ad un complesso di esigenze di cura espresse dalla Famiglia. Questa funzione riconosciuta al Voucher consentirà l’accesso a servizi di cura per l’infanzia e per i membri della Famiglia in stato di non autosufficienza (anche temporanea) oltre che per l’acquisto di prestazioni utili per fronteggiare la vita di tutti i giorni(ad esempio: pasti a domicilio, servizi di lavanderia, servizi di accompagnamento).


L'INTERVISTA, A CURA DI ANTONINO ARCARIA, PROSEGUE NEL PDF ALLEGATO: COMPLETA LA LETTURA!


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