IX edizione

Forum della non autosufficienza (e dell'autonomia possibile)
Strumenti, idee e soluzioni per l'innovazione sociale e il welfare di cura

Bologna, 22-23 Novembre 2017

Centro Congressi Savoia Hotel

03/05/2016 12:44

Il giorno del convegno

Alzi la mano il presidente di organizzazione che non l’ha mai fatto (o fatto fare)! Parliamo del recall in vista di un evento, in particolare del recall fatto d’urgenza, pochi giorni o poche ore prima dell’inizio, a fronte di alcuni segnali inequivocabili che evidenziano il serio rischio che all’evento in questione i partecipanti siano pochissimi. Forse meno dei relatori dall’altra parte della scrivania.

Facciamo un passo indietro. Gli “eventi” (convegni, seminari, incontri, variamente definiti) sono da anni in crisi. O, per restringere il campo: rispetto agli “eventi” che non abbiano un significato prettamente tecnico (è uscita una nuova norma fiscale, un commercialista la spiega) o identitario (assemblea o altro momento cui si partecipa o meno in ragione del senso di appartenenza all’organizzazione), ma che basino la propria attrattiva sul discutere e approfondire un tema relativo al welfare, si affiancano un numero limitato di eventi di grande richiamo, effettivamente affollati e partecipati, con una miriade di altri dall’esito sinceramente disarmante. (…)

L’evento ha troppo spesso tradito la sua vocazione originaria per diventare un momento di manifestazione della potenza, della salute e della considerazione da parte degli stakeholder dell’organizzazione promotrice. E quindi, come un’edera che avvolge e soffoca il tronco, ecco nascere una serie di ritualità a sovrastare la trasmissione di contenuti. (…)

L’evento si apre con una parata di sindaci, assessori, dirigenti, direttori, presidenti; la maggioranza di queste persone non ha nulla di specifico da dire sul tema in oggetto, ma è importante che ci sia, deve esserci perché la sua presenza accredita il meta-messaggio della rilevanza dell’organizzazione proponente.

Molti di questi illustri partecipanti a propria volta non hanno particolarmente a cuore il tema dell’evento, ci dedicano una frazione di tempo contingentata (fatto il saluto, per mera regola di cortesia assistono ad uno o due interventi, poi sono rapiti da un successivo impegno) ma se la prenderebbero moltissimo se non fossero formalmente invitati (anche per loro non è importante il tema ma l’affermazione di status che l’essere inseriti in programma riconferma). Sono invitati a salire sul palco per un genere letterario di dubbia pertinenza, ma che nella prassi consolidata arriva ad assorbire una parte non irrilevante dell’evento, detto “saluto”: che consiste nel ringraziare per l’invito, affermare l’importanza di discutere del tema in oggetto e giustificare i motivi della successiva dipartita dalla sala. Spesso la parte centrale dell’intervento (quella in cui si argomenta l’importanza del tema) è evidentemente stata scritta da altri (tipicamente, se trattasi di esponenti politici, dal funzionario che si occupa del settore), contiene alcuni dati del tutto noti ai presenti che servono più che altro a rimarcare come l’istituzione rappresentata abbia effettivamente a cuore il problema.

Il rappresentante dell’organizzazione promotrice, che presiede l’incontro, loda tutti per la profondità dei loro interventi e per la squisita gentilezza dell’avere dedicato del tempo all’evento.

È poi il turno dei presidenti di altre organizzazioni  (…) Il convegno, previsto per le 9.30, è nei fatti iniziato alle 10.15. Il genere letterario dei saluti ha accompagnato le lancette dell’orologio per circa un’ora; il presidente dell’ente organizzatore nelle due ore appena trascorse ha alternato sguardi preoccupati all’aula e ai posti vuoti (fino a che, menomale, è arrivato un contingente precettato di 20 volontari del servizio civile – “giornata formativa”) e a intrattenere fuori dalla sala gli ospiti di riguardo (…)

Sono le 11 passate quando iniziano gli interventi di merito. Ci sono alcuni big, quello un po’ diva che ha stressato gli organizzatori con richieste eccentriche ma che dà molto lustro (ci giureresti che alla sera guarda i video dei suoi interventi su youtube, adorandosi); quello che fa un discorso in effetti molto bello ed efficace, che ha come unico difetto quello di essere più o meno il medesimo, con pochi adattamenti, che gli addetti ai lavori hanno già sentito un certo numero di volte negli ultimi tre anni; quello logorroico che sfora i tempi senza ritegno e si sottrae a qualsiasi richiamo; quello più umano e umile che confessa di non essere esperto del tema (e in cuor suo ancora si sta domandando perché lo abbiano invitato e soprattutto perché abbia accettato di partecipare, oltre che per la gratificazione intrinseca all’essere da quella parte della scrivania). (…)

Ci sono poi le “esperienze”, che magnificano come profondamente “innovativo” (oggi bisogna esserlo) un certo intervento dell’organizzazione promotrice, vi è la tavola rotonda (…)

Ci si avvicina al termine, il pubblico è clamorosamente scemato, i ragazzi del buffet fremono fuori dalla sala. Una o due domande (è andata bene. O forse erano programmate), risposte dei relatori contenute nei tre minuti a testa (anche il logorroico, fortunatamente ha fame).

E i partecipanti? Il fatto che la presenza all’evento potesse elevare le loro competenze o la loro consapevolezza non era più di tanto messo in conto. (…) La conseguenza è quella di una proliferazione di eventi di valore sostanziale infimo, con partecipanti pochi, assenti e svogliati; della disaffezione verso l’elaborazione culturale, che finisce per investire anche eventi che al contrario meriterebbero attenzione. (…) La cultura finta, come la cattiva moneta, sradica anche quella vera.

Tutto ciò deve indurre ad una seria riflessione. La cultura, la trasmissione di contenuti e valori, l’occasione di confronto tra operatori, sono vettori importantissimi nel progresso del welfare. Non a caso, nel ricostruire la propria storia personale e di organizzazione, spesso sono eventi, relazioni, idee guida a marcare passaggi ed evoluzioni.

Persone e organizzazioni che smettono di pensare, di fare Ricerca (quella con la R maiuscola, che è cosa diversa dall’essere incaricati di realizzare un lavoro di ricerca), di elaborare nuove idee e di comunicarle, di usare gli strumenti a propria disposizione per affermare la propria visione, sono destinate al ristagno.

Organizzare un evento, scrivere una relazione, chiamare a raccolta le truppe sono cose serie.

Persone interessate al tema che escono dalla sala dicendosi che “non si è sentito nulla di nuovo” sono i partecipanti distratti, demotivati o assenti del futuro. Si è fatto un danno che va ben oltre la riuscita del singolo evento e i destini di una specifica organizzazione. Insomma, facciamo cultura, con impegno e responsabilità.

di Gianfranco Marocchi


Articolo letto 1312 volte

Torna indietro Vai all'archivio

Leggi il programma

Iscriviti alla newsletter

Partecipa al Forum

I Partner di ForumN.A. 2016

Scarica scheda workshop

In collaborazione con le riviste