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C’era una volta… così iniziavano sempre le favole che nonna Ada raccontava ai suoi nipoti, che come sempre rimanevano incantati dai suoi racconti, a volte inventati a volte tratti da storie di vita vissuta. Oggi una storia ve la racconterò io che sono sua figlia, ma temo che il lieto fine non ci sarà….!

Era una giornata qualunque, ma che non potrò più dimenticare, una di quelle giornate in cui ogni gesto si ripete, come anche la consueta telefonata dal mio ufficio fatta alle 13.10 in punto, per sapere se i bambini fossero rientrati da scuola, quello che non era mai accaduto era che mia madre mi rispondesse: “quali bambini? …non lo so?”.

 Quella risposta mi avrebbe cambiato la vita per sempre, a me e a lei ovviamente. Mia madre era confusa, pensai fosse stanchezza, ma era troppo strano. La stessa scena si ripetè svariate volte nei giorni seguenti, con episodi di dimenticanze varie, tipo uscire di casa con le pantofole ai piedi, o dimenticare la pentola sul fuoco, o anche dimenticare di  preparare da mangiare per i bambini,  per lei e mio padre. Così decidemmo per una visita neurologica, il cui esito fu diagnosi precoce di Alzheimer, e da lì nulla fu più lo stesso, da lì una nuova storia stava per cominciare”.

La storia di nonna Ada è solo uno dei 47 milioni di casi di malattia di Alzheimer presenti nel mondo, destinato secondo gli studiosi a triplicarsi entro il 2050. “Il rapporto Mondiale Alzheimer 2016”  indica che la maggior parte delle persone con demenza deve ancora ricevere una diagnosi, oltre a un’assistenza sanitaria completa e continua.

La disponibilità di nuovi trattamenti è cruciale per garantire equità e giustizia sociale ai due terzi delle persone con demenza.  Chiari “percorsi di cura” dovrebbero definire ruoli e responsabilità in seno al sistema assistenziale e stabilire standard da monitorare e rispettare.

La presa in carico e gestione del caso prevede coordinamento e integrazione dell’assistenza e può contribuire a far sì che i servizi siano efficienti e focalizzati sulla singola persona.

Il morbo di Alzheimer di solito insorge dopo i 65 anni, ma ci sono casi come quello di nonna Ada e tanti altri in cui la malattia ha un esordio precoce. Scoprire e accudire una persona con malattia di Alzheimer, non è affatto semplice, perché questo brutto male non colpisce solo la persona, ma tutta la sua famiglia, costringendola a riadattare la propria vita, le proprie abitudini in relazione alle esigenze del malato che cambiano costantemente a seconda dello stadio della malattia.

Nei casi di esordio precoce però qualcosa si può e si deve fare per rallentarne la progressione e la perdita delle funzioni cognitive: fondamentale è seguire uno stile di vita attivo con almeno 30 minuti di attività  giornaliera di qualsiasi tipo, dal camminare, fare della ginnastica dolce, ma anche eseguire cruciverba, scrivere e leggere. Di fondamentale importanza è seguire una dieta adeguata, da anni i ricercatori di tutto il mondo sostengono che fattori di rischio e complicanze della malattia sono l’infiammazione cronica e la sindrome metabolica favorite da dieta ricca di grassi e alimenti raffinati, povera di antiossidanti e micronutrienti. In particolare sarebbe utile seguire  le linee guida della Dieta mediterranea, secondo cui  bisogna dare precedenza a carboidrati  e vitamine, in particolare, vitamine gruppo B e vitamina E che favorisce la trasmissione degli impulsi nervosi e attiva la formazione di mielina, isolante delle cellule nervose, presente in particolare in frutta secca e oleosa.

Ad una persona affetta da demenza o da una forma di decadimento cognitivo, è consigliabile un alimentazione mista, mescolando cucina mediterranea e cucina frugale autentica, basata su alimenti stagionali e di qualità, con una riduzione del consumo di grassi di origine animale. Gli alimenti sicuramente da preferire sono cereali integrali in chicco, legumi, pesce di prima qualità, olio EVO, e verdura e frutta stagionale.

L’alimentazione è  una parte importante della vita di una persona che soffre di malattia di Alzheimer, con l’evolversi della patologia questo aspetto necessita di cura, pazienza e l’assistenza, anche in tal senso un supporto specialistico può  orientare verso la scelta più adeguata pazienti e famiglie, nel rispetto delle preferenze e dei gusti personali ma con un tocco di consapevolezza in più.

Stefania Giammarino
Biologo specialista in Scienza dell’Alimentazione
Centro “Gocce di Memoria” Anthropos – Soc. Coop. Soc.