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La Cura, mentre stava attraversando un fiume, scorse del fango cretoso; pensierosa, ne raccolse un po’ e cominciò a dargli forma. Mentre era intenta a stabilire che cosa avesse fatto, intervenne Giove. La Cura lo pregò di infondere spirito a ciò che essa aveva fatto. Giove acconsentì volentieri. Ma quando la Cura pretese di imporre il suo nome a ciò che aveva fatto, Giove glielo proibì e volle che fosse imposto il proprio. Mentre Giove e la Cura disputavano sul nome, intervenne anche la Terra, reclamando che a ciò che era stato fatto fosse imposto il proprio nome, in fondo aveva dato ad esso una parte del proprio corpo. I disputanti elessero Saturno a giudice. Egli comunicò ai contendenti la seguente giusta decisione:

«Tu, Giove, che hai dato lo spirito, al momento della morte riceverai lo spirito. Tu, Terra, che hai dato il corpo, riceverai il corpo. Ma poiché fu la Cura che per prima diede forma a questo essere, finché esso vivrà lo possieda la Cura. Per quanto concerne la controversia sul nome, si chiami homo, perché è fatto di humus (Terra)»

Originariamente riportato in Igino, Fabulae, CXX, citato in M. Heidegger, Essere e tempo, Longanesi, 1976 (p. 246-247)

 

L’essere umano ha bisogno di cure. Dal momento della nascita a quello della morte il confronto e il supporto dell’altro sono essenziali. Nasciamo incompleti, esseri in divenire, totalmente dipendenti: senza le cure di qualcuno non potremmo sopravvivere e per farlo abbiamo bisogno – unici tra i primati – sia della famiglia che della società allargata. Se abbiamo l’onore e l’onere di giungere a tarda età, siamo chiamati a sperimentare una nuova dimensione di fragilità e dipendenza, più complessa ed articolata rispetto a quella che ci ha accompagnati all’ingresso nella vita, tanto da richiedere – talvolta – il ricorso a persone, strutture e cure esterne alla famiglia.

L’intento di questa pagine (tratte dal volume in uscita a settembre per Maggioli Editore a cura di Matteo Tessarollo) è proporre una riflessione sugli aspetti della cura che vengono vissuti o forniti nella residenzialità per anziani non autosufficienti (le RSA), in considerazione di una caratteristica specifica di queste realtà: la rilevante, maggioritaria presenza di donne sia sul fronte dei curanti (caregiver formali e informali, cioè rispettivamente personale medico-sanitario, sociale ed assistenziale da una parte, familiari ed amici dall’altra), che dei curati (tre ospiti su quattro delle residenze sono donne).

L’ottica di genere non è usuale nei contesti geriatrici e l’obiettivo con cui viene adottata non è la sottolineatura fine a se stante di disparità o la rivendicazione di uguaglianze. Come risulta evidente nella quotidianità, l’appartenenza al genere maschile o a quello femminile è uno dei fattori più determinanti e predittivi dell’identità e del comportamento umani. “Per afferrare il concetto, è sufficiente chiedersi quale sia l’unico tratto di una persona che non dimentichiamo mai di registrare e ricordare, anche dopo l’incontro più effimero. La risposta è: il sesso. Lo ricordiamo perché, ci piaccia o no, il sesso è importante ed è questa rilevanza che indichiamo con il termine genere”.

 

Sesso e genere definiscono chi siamo non solo agli occhi dell’altro, ma – tramite un’interazione continua tra fattori biologici e socioculturali – anche ai nostri.

 

 

 

Eppure, nonostante questa salienza, nella letteratura scientifica e nella pratica clinica ha prevalso – e talora tuttora prevale – la tendenza a pensare alla società in base ai parametri di una cultura asessuata, dove la normalità (statistica e talvolta persino psichiatrica) è tracciata intorno alle caratteristiche di individui di genere neutro che sono però altamente connotati dal punto di vista maschile. Ciò avviene anche negli studi sull’invecchiamento: pur essendo questo fenomeno nettamente a favore (o a carico) del genere femminile, tanto che si parla di femminilizzazione della vecchiaia, gli studi raramente si occupano delle diversità tra le modalità della donna e dell’uomo di invecchiare e di vivere l’invecchiamento.

 

(tratto dal libro a cura di Matteo Tessarollo in uscita a settembre per Maggioli Editore)