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“Io e Luisa siamo amiche da ben 54 anni, praticamente da quando eravamo bambine. La fortuna ha voluto incrociare i nostri destini, e scuola dopo scuola ci siamo trovate ad affrontare insieme le tappe più importanti della nostra vita. Ricordo ancora le tante estati, passate all’interno della villa di campagna della sua dolcissima nonna. Abbiamo sempre avuto tante cose in comune, prima fra tutte la grande passione per la matematica, anche se poi da “grandi” abbiamo scelto strade professionali diverse. Io contabile in un’azienda e lei professoressa di matematica. Siamo sempre state molto unite e, nonostante i plausibili impegni familiari e lavorativi quotidiani, non passa giorno senza che ci vediamo o almeno sentiamo telefonicamente.

Nell’ultimo periodo, a dir la verità, sono più io che la contatto, Luisa non è più la stessa e spesso non mi telefona perché mi riferisce di confondere i numeri e gli orari. Consapevole delle sue difficoltà, mi ha anche chiesto di darle una mano con la contabilità di casa. Il neurologo sostiene che è affetta da una forma di Alzheimer lieve e che da un esame obiettivo le sue difficoltà sono legate soprattutto all’area della memoria a breve termine. Non è stato semplice accettare questa diagnosi, inizialmente abbiamo anche cercato pareri da più medici nella speranza potesse esserci un errore. Purtroppo però non è stato così. “E ora? Che facciamo?” ricordo di averle detto impaurita. Luisa è una donna caparbia e combattiva e non conosce proprio il significato del verbo arrendersi, e la sua risposta ne è l’ennesima dimostrazione: “Ora l’affrontiamo INSIEME!”.

Luisa così come sempre più persone nel mondo è affetta da un disturbo cognitivo lieve dovuto a malattia di Alzheimer. Con quest’espressione si fa riferimento ad una condizione clinica caratterizzata da una sfumata difficoltà in uno o più domini neurocognitivi (come la memoria, il linguaggio o l’attenzione).

Tale compromissione non si presenta dalla nascita o in fasi precoci della vita, ma costituisce un declino rispetto ad una precedente livello di funzionamento. Essa è considerata affidabile solo se documentata da un’accurata valutazione neuropsicologica e da una preoccupazione espressa da parte della persona stessa, di un informatore attendibile (come un familiare) o di un clinico.

Le persone con decadimento cognitivo lieve solitamente incontrano delle difficoltà ad ultimare compiti complessi, prima eseguiti senza alcun problema. Nel caso sopra descritto, si nota come la signora Luisa, da sempre abilissima in matematica, abbia improvvisamente cominciato a presentare difficoltà sempre più evidenti in quest’area. Si evidenzia, infatti, che pur con uno sforzo cognitivo maggiore da parte della persona, i deficit “rallentano” lo svolgimento delle normali attività quotidiane, senza, tuttavia, interferire con il livello di indipendenza e autonomia. Si sottolinea, inoltre, come il termine “Disturbo Neurocognitivo” sia ampiamente utilizzato e spesso preferito per quelle condizioni che colpiscono gli individui più giovani.

Altre manifestazioni spesso associate a questa malattia posso essere i disturbi dell’umore, come depressione, ansia ed euforia, frequenti soprattutto nelle prime fasi della malattia. Tra gli altri sintomi comportamentali frequenti, degna di nota è l’apatia, la quale si caratterizza per una mancanza di motivazione a svolgere qualsiasi attività quotidiana e per una diminuita reattività emotiva.

Per tale motivo è opportuno, in sede diagnostica, come riportato nel DSM-V (Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali – V° edizione), segnalare la presenza o assenza di alterazioni comportamentali, in quanto anche questo aspetto ha una rilevanza clinica e necessita di essere trattato. È importante sottolineare come solitamente le prime avvisaglie di malattia si riscontrano nella sfera della memoria e dell’apprendimento, ma purtroppo tendono ad essere sottovalutate dai familiari poiché attribuite ad altre cause come lo stress.

Si pone in luce come gli individui con Disturbo Neurocognitivo lieve dovuto a Malattia di Alzheimer, possono presentare una vasta gamma di sintomi che determinano la tipologia di trattamento. Nel panorama attuale, si conoscono terapie non farmacologiche per il trattamento delle persone colpite da forme conclamate di demenza, tuttavia, esistono pochissimi interventi applicabili in condizioni lievi di malattia. Obiettivo dei ricercatori, dunque, consiste nel trovare innovativi strumenti in grado di intervenire precocemente e poter migliorare la qualità della vita dei malati e delle loro famiglie, mantenendo nel più lungo tempo possibile le abilità possedute.

È evidente, infatti, come nelle primissime fasi di malattia, seppure presenti delle difficoltà, queste hanno carattere transitorio e se ben compensate possono permettere alla persona di continuare a vivere secondo le massime potenzialità possedute. Una efficace metodologia di trattamento è rappresentata dal Servizio Multispecialistico precoce. Tale intervento se fosse attuato con la signora Luisa, potrebbe consentirle ad esempio di ricevere una personalizzata stimolazione da uno specializzato team di professionisti, e al contempo il mantenimento delle principali attività in cui è quotidianamente impegnata, come quella lavorativa.

Floriana De Vanna
Psicologa, Psicoterapeuta
Centro “Gocce di Memoria” Anthropos – Soc. Coop. Soc.