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Come si dovrebbe meglio comunicare tra famiglie di persone con disabilità e operatori al fine di incentivare lo sviluppo di contesti “riduttori di disabilità”, ovvero dove il rapporto con il contesto sociale ed in prima istanza con le famiglie delle persone con disabilità diventa centrale sarà il tema cardine del workshop di giovedì 28 novembre (ore 14.30-18.00) nell’ambito del Forum della Non Autosufficienza organizzato, dal Gruppo Maggioli a Bologna (27/28 novembre 2019). Sarà condotto da Lorenzo Fronte, consulente, formatore e ricercatore a orientamento psicosociologico.

Fronte si rifà a Olivetti Monoukian e all’importanza di coinvolgere in modo attivo sempre di più le famiglie e “di considerarle il tramite per potere incontrare realmente le situazioni di difficoltà e rendere possibili condizioni di vita effettivamente rispettose dei diritti soggettivi”.

Il formatore coinvolgerà i partecipanti in alcune attività tese a favorire la condivisione delle rappresentazioni degli operatori e li accompagnerà in una riflessione dedicata al concetto di “soglia”: luogo di mezzo tra servizi e familiari che può informare le prassi di lavoro quotidiane e che rappresenta il luogo dove costruire progetti che considerino le persone con disabilità, le loro famiglie e le comunità di riferimento.

Frutto di una ricerca “Sulla soglia del centro”, un percorso realizzato dall’esperto nell’ambito di una collaborazione con la Fondazione Renato Piatti (FRP) di Varese, avente lo scopo di indagare il funzionamento delle relazioni e le comunicazioni tra famiglie e servizi di persone con disabilità, per individuare possibili miglioramenti nel funzionamento dei servizi, la soglia rappresenta soprattutto una funzione del servizio. Essa prenderebbe forma a prescindere dal fatto che ci sia un luogo fisico dove poter svolgere alcune attività insieme alle famiglie (fosse anche soltanto l’accoglienza).

Fondamentale è così cogliere i significati, anche ascoltando i desiderata dei familiari oltre che rispettando i background dei pazienti. Fare attenzione alla “soglia” ovvero a quel “luogo” non solo fisico dove avvengono scambi comunicativi, attese, “contaminazioni”: uno spazio che per Fronte è abitabile, in cui succede qualche cosa di differente da ciò che accade ai due lati del confine “fuori e dentro dai centri”.

“Il workshop che condurrò – ci dice Fronte – tratterà il tema del rapporto tra famiglie di persone con disabilità e servizi a partire dagli esiti della ricerca. Due le premesse che hanno informato il lavoro e informeranno il workshop. La prima è incentrata sul fatto che parlare di comunicazione non significa individuare le migliori tecniche con le quali dire qualche cosa o dare informazioni all’interlocutore, ma comprendere ed esplicitare come i soggetti coinvolti nella comunicazione (nel caso famiglie e servizi) si rappresentino i diversi oggetti sui quali si comunica. L’ipotesi è che esplicitando e discutendo queste rappresentazioni si possa migliorare il lavoro dei servizi e aiutare le famiglie. La seconda riconosce l’esistenza di uno spazio, che si può definire, appunto, “soglia”, che difficilmente è codificato nei servizi ma che si sostanzia nelle prassi lavorative in differenti modalità durante i rapporti con le famiglie”.

A partire da queste due premesse, quali risultati dell’indagine citata, si individuano le rappresentazioni possibili di alcuni oggetti della comunicazione e si definisce come si sostanzia la soglia. Tra queste rappresentazioni di oggetti della comunicazione, si possono citare: il servizio come centro sociale, quindi il luogo della socializzazione, dove lavorano degli animatori; il servizio come scuola, quindi il luogo dove si imparano delle cose, dove lavorano insegnanti e formatori. Ancora, il servizio come laboratorio, quindi il luogo dove si sperimenta, dove lavorano dei tutor; il servizio come sollievo, quindi il luogo che può concedere una tregua alla famiglia, dove lavorano, ad esempio, delle badanti; il servizio come supporto, quindi il luogo dove la famiglia viene ascoltata, dove lavorano dei terapeuti e ci sono degli amici.

Questi i principali aspetti, che verranno approfonditi, anche in un’ottica interattiva, dall’esperto durante l’incontro “Sulla soglia del centro. Strumenti per il lavoro tra servizi e famiglie di persone con disabilità”.

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Barbara Riva

Stimolare le potenzialità cognitive residue e relazionali non completamente deteriorate, massimizza la capacità a mantenere un ruolo, un’autonomia e ad agevolare il miglior adattamento della persona affetta da demenza. Per farlo in aiuto vengono attività complementari di tipo non farmacologico di visione olistica, che nel settore, stanno acquisendo sempre più una validazione scientifica. Si tratta di attività che si caratterizzano per il coinvolgimento attivo della persona e si fondano sulla preliminare valutazione delle potenzialità residue su cui impostare l’intervento.

Di questo e molto altro se ne parlerà al workshop “L’Alzheimer che non ti aspetti … come liberare la memoria emozionale. Stato dell’arte delle terapie non farmacologiche e stimolazione sensoriale con gli idrolati”, mercoledì 27 novembre dalle ore 14,30-17,15, nell’ambito dell’undicesima edizione del Forum della Non Autosufficienza, organizzato dal Gruppo Maggioli.

Il workshop è organizzato dalla Fondazione E. Cerino Zegna residenza per anziani in Provincia di Biella riconosciuta nel settore per la sperimentazione di numerose attività di sostegno alla persona affetta da demenza e alla sua famiglia in sinergia con il “Centro Studi e Ricerche Innovative Elder Research Onlus San Paolo D’Argon” (IER) presieduto dal dott. Ivo Cilesi.

Di tipo seminariale e laboratoriale (massimo 30 persone divise in due gruppi), il workshop spazierà dagli approcci innovativi di cura nell’ambito delle terapie non farmacologiche a livello italiano ed europeo alla presentazione di progetti e strumenti di cura, sulla scorta de “Il Naso di Pinocchio”, gli Idrolati, la Doll Terapy.

Sono diversi i “canali” che possono essere utili per la stimolazione della memoria emozionale dei malati di demenza. Tra questi appunto, il canale olfattivo, che se opportunamente stimolato, agisce sul sistema nervoso centrale, entrando in contatto con il sistema limbico: così un odore può riportare ad un ricordo o rievocare relazioni dal particolare spessore o, ancora, creare stati di rilassamento. Da qui nasce l’idea della stimolazione sensoriale tramite utilizzo di acque aromatiche (gli Idrolati), che si ottengono con la distillazione in corrente di vapore. Alla loro sperimentazione ed approfondimento è dedicato un intero laboratorio del workshop.

Per citare altri tra i più interessanti canali per stimolare la memoria emozionale dei “pazienti”, si possono richiamare la Doll Terapy e il Treno Terapeutico. Il primo costituirà l’oggetto di un ulteriore laboratorio del workshop citato. L’attivatore delle potenzialità cognitive residue è in questo caso una bambola, una “Dollcreata ad hoc: ha gli occhi molto grandi, visto che l’individuo con Alzheimer tende a concentrarsi soprattutto su questa parte, ha una specifica posizione di gambe e braccia, è fatta con particolari materiali. La sua funzione è strategica perché riattiva in queste particolari individui il piacere dell’accudimento, della comunicazione, dell’affetto derivato dai rapporti interpersonali.

Il Treno Terapeutico si presenta invece come uno spazio, sempre strutturato ad hoc, un contenitore affettivo ed è strategico, così come lo è il viaggio ed è utile per l’attivazione di dinamiche relazionali e sociali, le quali possono stimolare emozioni, ricordi, contatti.

Ideatore della Terapia del Viaggio e del Treno Terapeutico, dei Protocolli riguardanti la Terapia della Bambola (solo per citarne alcuni) è Ivo Cilesi, docente in numerosi master accademici e presidente del citato Centro di Ricerca IE, tra i massimi esperti di terapie non farmacologiche.

Cilesi sottolinea l’importanza di questi percorsi non farmacologici che ritiene debbano “essere flessibili contenitori affettivi di cura”. Quattro per lui le caratteristiche fondamentali che devono avere questi percorsi creatività, flessibilità, organizzazione, condivisione: “perché, sottolinea lo stesso Cilesi – solo se esiste una stabile organizzazione nei percorsi di cura possono esserci flessibilità e creatività nell’ottica di una condivisione globale dei diversi gruppi di lavoro”.

Oltre ad Ivo Cilesi, anche Responsabile Terapie non Farmacologiche Centro Eccellenza Alzheimer Gazzaniga Fondazione Europea di Ricerca Biomedica FERB e  Supervisione Terapie Non Farmacologiche Gruppo Korian interverranno: Paola Brignoli, Direttore di The Care Group – Certificatore VDT, Sonia Osella, Psicologa Responsabile Settore Alzheimer Fondazione Cerino Zegna Impresa Sociale di Biella, Rosella Rasori, Naturopata, Nicoletta Bocca, Psicomotricista Fondazione Cerino Zegna Impresa Sociale di Biella

Il workshop riconosce 3 crediti ECM.

Per iscrizioni al workshop e visionare l’intero programma del Forum: clicca qui.

Barbara Riva

Al Forum Nazionale della non autosufficienza e dell’autonomia possibile 2019 avremo il piacere di ospitare il noto cantante Memo Remigi, il quale presenterà il suo interessante progetto dedicato agli ospiti di residenze per anziani: “La musica: il linguaggio delle emozioni”.

Un tour nelle case di riposo ed RSA tra emozioni, ricordi e conoscenza diretta di un cantante che ha fatto sognare tante persone.
Per conoscere l’apprezzato progetto e riascoltare dal vivo alcuni brani direttamente dalla voce di Memo Remigi, l’appuntamento è presso lo stand di Aidos HC il 27 e 28 novembre 2019.

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