0541/628200 fax 0541/628768
convegni@maggioli.it

News

Secondo il sondaggio Censis-A.I.M.A. pubblicato lo scorso anno, la maggior parte degli italiani che convivono con una demenza in famiglia affronta la malattia in solitudine, con pochissime informazioni e risorse e una grande disperazione nel cuore.

Di fronte a un vuoto istituzionale e civico che fa fatica a colmarsi, molte persone ricorrono alle risorse disponibili in internet per conoscere la malattia e scambiare esperienze con altri che vivono le stesse difficoltà quotidiane.

Un segnale di questa nuova realtà emergente sono le numerose comunità che proliferano su facebook e altri forum virtuali dedicati a chi vive la malattia in prima persona.

In ambito internazionale, l’esempio più eclatante dei nuovi mondi “social” nelle demenze è rappresentato da Dementia Alliance International (DAI) che ad oggi conta oltre 3.000 membri con demenza in 38 Paesi al mondo.

DAI organizza tutte le sue attività online allo scopo di informare e formare i suoi membri, facilitare lo scambio di solidarietà ed esperienze personali con la malattia e organizzare momenti di ricreazione e socialità sullo stile di alzheimer caffè.

Ispirati dal successo riscosso da DAI, l’Associazione Novilunio Onlus ha deciso di adottarne le buone pratiche e lanciare i primi gruppi di auto mutuo aiuto in videoconferenza per familiari e per persone con demenza provenienti da ogni parte d’Italia. I nuovi gruppi “novilunici” rappresentano la prima di una serie di attività online in programma finalizzate a educare,  formare, dare supporto e assistere tutti coloro che, per i motivi più disparati, non riescono ad accedere ai servizi offerti nelle loro comunità.

Il workshop si propone il duplice obiettivo di presentare le nuove realtà online emergenti nel mondo delle demenze internazionali e di descrivere l’auto mutuo aiuto in videoconferenza come possibile risposta low-cost al bisogno di un sostegno post-diagnostico continuativo e accessibile per chi convive con questa malattia.

Durante il workshop sono previsti momenti di confronto e discussione con i partecipanti per esplorare le potenzialità applicative nelle loro realtà professionali e le eventuali opportunità di collaborazione con UVA, RSA e le reti di servizi territoriali.

Il workshop si rivolge ad assistenti sociali, educatori, psicologi e professionisti che lavorano con le persone con demenza e con le loro famiglie. In particolare, gli assistenti sociali possono essere interessati all’auto mutuo aiuto online come possibile risposta alle tante persone che incontrano nel loro lavoro che si ritrovano ad affrontare da sole tutti gli oneri emotivi della malattia. Per le altre figure professionali, il workshop potrebbe rappresentare un possibile strumento di supporto post-diagnostico per facilitare l’elaborazione della diagnosi e la messa in atto di nuove energie e risorse personali nelle diverse fasi della malattia.

 

La Cura, mentre stava attraversando un fiume, scorse del fango cretoso; pensierosa, ne raccolse un po’ e cominciò a dargli forma. Mentre era intenta a stabilire che cosa avesse fatto, intervenne Giove. La Cura lo pregò di infondere spirito a ciò che essa aveva fatto. Giove acconsentì volentieri. Ma quando la Cura pretese di imporre il suo nome a ciò che aveva fatto, Giove glielo proibì e volle che fosse imposto il proprio. Mentre Giove e la Cura disputavano sul nome, intervenne anche la Terra, reclamando che a ciò che era stato fatto fosse imposto il proprio nome, in fondo aveva dato ad esso una parte del proprio corpo. I disputanti elessero Saturno a giudice. Egli comunicò ai contendenti la seguente giusta decisione:

«Tu, Giove, che hai dato lo spirito, al momento della morte riceverai lo spirito. Tu, Terra, che hai dato il corpo, riceverai il corpo. Ma poiché fu la Cura che per prima diede forma a questo essere, finché esso vivrà lo possieda la Cura. Per quanto concerne la controversia sul nome, si chiami homo, perché è fatto di humus (Terra)»

Originariamente riportato in Igino, Fabulae, CXX, citato in M. Heidegger, Essere e tempo, Longanesi, 1976 (p. 246-247)

 

L’essere umano ha bisogno di cure. Dal momento della nascita a quello della morte il confronto e il supporto dell’altro sono essenziali. Nasciamo incompleti, esseri in divenire, totalmente dipendenti: senza le cure di qualcuno non potremmo sopravvivere e per farlo abbiamo bisogno – unici tra i primati – sia della famiglia che della società allargata. Se abbiamo l’onore e l’onere di giungere a tarda età, siamo chiamati a sperimentare una nuova dimensione di fragilità e dipendenza, più complessa ed articolata rispetto a quella che ci ha accompagnati all’ingresso nella vita, tanto da richiedere – talvolta – il ricorso a persone, strutture e cure esterne alla famiglia.

L’intento di questa pagine (tratte dal volume in uscita a settembre per Maggioli Editore a cura di Matteo Tessarollo) è proporre una riflessione sugli aspetti della cura che vengono vissuti o forniti nella residenzialità per anziani non autosufficienti (le RSA), in considerazione di una caratteristica specifica di queste realtà: la rilevante, maggioritaria presenza di donne sia sul fronte dei curanti (caregiver formali e informali, cioè rispettivamente personale medico-sanitario, sociale ed assistenziale da una parte, familiari ed amici dall’altra), che dei curati (tre ospiti su quattro delle residenze sono donne).

L’ottica di genere non è usuale nei contesti geriatrici e l’obiettivo con cui viene adottata non è la sottolineatura fine a se stante di disparità o la rivendicazione di uguaglianze. Come risulta evidente nella quotidianità, l’appartenenza al genere maschile o a quello femminile è uno dei fattori più determinanti e predittivi dell’identità e del comportamento umani. “Per afferrare il concetto, è sufficiente chiedersi quale sia l’unico tratto di una persona che non dimentichiamo mai di registrare e ricordare, anche dopo l’incontro più effimero. La risposta è: il sesso. Lo ricordiamo perché, ci piaccia o no, il sesso è importante ed è questa rilevanza che indichiamo con il termine genere”.

 

Sesso e genere definiscono chi siamo non solo agli occhi dell’altro, ma – tramite un’interazione continua tra fattori biologici e socioculturali – anche ai nostri.

 

 

 

Eppure, nonostante questa salienza, nella letteratura scientifica e nella pratica clinica ha prevalso – e talora tuttora prevale – la tendenza a pensare alla società in base ai parametri di una cultura asessuata, dove la normalità (statistica e talvolta persino psichiatrica) è tracciata intorno alle caratteristiche di individui di genere neutro che sono però altamente connotati dal punto di vista maschile. Ciò avviene anche negli studi sull’invecchiamento: pur essendo questo fenomeno nettamente a favore (o a carico) del genere femminile, tanto che si parla di femminilizzazione della vecchiaia, gli studi raramente si occupano delle diversità tra le modalità della donna e dell’uomo di invecchiare e di vivere l’invecchiamento.

 

(tratto dal libro a cura di Matteo Tessarollo in uscita a settembre per Maggioli Editore)

mano anziano

Qual è la situazione complessiva dell’assistenza agli anziani non autosufficienti in Italia oggi? Quali prospettive si presentano per domani? La plenaria intende proporre alcune risposte a questi interrogativi, attraverso un esame critico delle conoscenze disponibili.

1 16 17 18 19