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Da qualche decennio, è in atto una profonda trasformazione nell’ambito della medicina. Da una parte, la cosiddetta Evidence-Based Medicine ha consolidato il paradigma di una medicina basata sulle prove di evidenza, tesa a fornire un forte rigore metodologico alla pratica clinica e dunque a dare alla medicina lo statuto epistemologico di scienza esatta.

Dall’altra parte, è in atto un processo per cui l’azione terapeutica è sempre più concepita come “atto integrato”, sia nel senso che in esso intervengono diverse componenti del mondo sanitario, sia perché costituisce il punto di convergenza e il campo di applicazione di cognizioni non solo strettamente mediche, ma anche di carattere psicologico, filosofico, etico. Ciò ha reso necessaria una reimpostazione della formazione medica, che tenesse conto di queste nuove esigenze.

Tanto per quanto riguarda la medicina considerata nel suo costrutto scientifico, quanto nella sua valenza più squisitamente umanitaria, si è rivelato di estrema importanza il possesso da parte del personale sanitario di conoscenze in ambito umanistico oltre che scientifico. L’inserimento delle Humanities nei curricula delle Facoltà di Medicina, realizzato innanzitutto negli Stati Uniti, poi seguiti da altri Paesi anche europei, è dunque considerata la grande innovazione nella formazione medica di questi ultimi anni

Il seminario tratterà il tema della relazione medico-paziente e della relazioni di aiuto individuando tutti gli strumenti utili  per migliorare il rapporto  tra personale sanitario e paziente e anche per migliorare la diagnosi e valorizzare le emozioni che gli staff e i malati vivono approfondendo la cultura delle medical humanities.

 

“Ti solleverò dai dolori e dai tuoi sbalzi d’umore,
dalle ossessioni delle tue manie.
Supererò le correnti gravitazionali,
lo spazio e la luce per non farti invecchiare.
E guarirai da tutte le malattie,
perché sei un essere speciale,
ed io, avrò cura di te”.

Sin dalla notte dei tempi la donna ricopre un ruolo fondamentale nella cura e assistenza dei più fragili, in particolare bambini e anziani. I versi del brano di Battiato, liberamente interpretati, vorrebbero sottolineare come la donna in qualità di madre, moglie, figlia e amica si prodiga da sempre e naturalmente nella cura e assistenza delle persone che le stanno vicino e che ama.

In ogni epoca storica il femminile ha declinato lo sviluppo “dell’ecosistema” sanitario e socio-sanitario attraverso la cura e l’assistenza dei meno fortunati e attraverso un lavoro costante di crescita delle proprie competenze professionali e delle proprie capacità relazionali ed empatiche.

Questo workshop ha l’obiettivo di indagare e osservare il fenomeno della femminilizzazione del settore socio-sanitario focalizzandosi sul ruolo dei caregiver formali e informali di genere femminile.

Attraverso dati, indicazioni e provocazioni si desidera comprendere quanto questo ruolo sia stato voluto o imposto. Spunti che raccontano un’assistenza al femminile che oggi più che mai rappresenta parte integrante del nostro welfare e garantisce un equilibrio fondamentale e complicato delle risorse sociali, economiche e relazionali delle famiglie che costituiscono le nostre società civili moderne.

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Segnaliamo anche

IL SOCIO SANITARIO È DONNA

A cura di Matteo Tessarollo, 2017, Maggioli Editore
“Ti solleverò dai dolori e dai tuoi sbalzi d’umore, dalle ossessioni delle tue manie.Supererò le correnti gravitazionali, lo spazio e la luce per non farti invecchiare.E guarirai da tutte le malattie, perché sei un essere speciale, ed io,...

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Secondo il sondaggio Censis-A.I.M.A. pubblicato lo scorso anno, la maggior parte degli italiani che convivono con una demenza in famiglia affronta la malattia in solitudine, con pochissime informazioni e risorse e una grande disperazione nel cuore.

Di fronte a un vuoto istituzionale e civico che fa fatica a colmarsi, molte persone ricorrono alle risorse disponibili in internet per conoscere la malattia e scambiare esperienze con altri che vivono le stesse difficoltà quotidiane.

Un segnale di questa nuova realtà emergente sono le numerose comunità che proliferano su facebook e altri forum virtuali dedicati a chi vive la malattia in prima persona.

In ambito internazionale, l’esempio più eclatante dei nuovi mondi “social” nelle demenze è rappresentato da Dementia Alliance International (DAI) che ad oggi conta oltre 3.000 membri con demenza in 38 Paesi al mondo.

DAI organizza tutte le sue attività online allo scopo di informare e formare i suoi membri, facilitare lo scambio di solidarietà ed esperienze personali con la malattia e organizzare momenti di ricreazione e socialità sullo stile di alzheimer caffè.

Ispirati dal successo riscosso da DAI, l’Associazione Novilunio Onlus ha deciso di adottarne le buone pratiche e lanciare i primi gruppi di auto mutuo aiuto in videoconferenza per familiari e per persone con demenza provenienti da ogni parte d’Italia. I nuovi gruppi “novilunici” rappresentano la prima di una serie di attività online in programma finalizzate a educare,  formare, dare supporto e assistere tutti coloro che, per i motivi più disparati, non riescono ad accedere ai servizi offerti nelle loro comunità.

Il workshop si propone il duplice obiettivo di presentare le nuove realtà online emergenti nel mondo delle demenze internazionali e di descrivere l’auto mutuo aiuto in videoconferenza come possibile risposta low-cost al bisogno di un sostegno post-diagnostico continuativo e accessibile per chi convive con questa malattia.

Durante il workshop sono previsti momenti di confronto e discussione con i partecipanti per esplorare le potenzialità applicative nelle loro realtà professionali e le eventuali opportunità di collaborazione con UVA, RSA e le reti di servizi territoriali.

Il workshop si rivolge ad assistenti sociali, educatori, psicologi e professionisti che lavorano con le persone con demenza e con le loro famiglie. In particolare, gli assistenti sociali possono essere interessati all’auto mutuo aiuto online come possibile risposta alle tante persone che incontrano nel loro lavoro che si ritrovano ad affrontare da sole tutti gli oneri emotivi della malattia. Per le altre figure professionali, il workshop potrebbe rappresentare un possibile strumento di supporto post-diagnostico per facilitare l’elaborazione della diagnosi e la messa in atto di nuove energie e risorse personali nelle diverse fasi della malattia.

 

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