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Roberta Ballabio 1,2; Valentina Molteni 1,2; Roberta Vaccaro 3,2,4; Laura Ceppi2; Erika Tropea2, Daniele Zaccaria3; Antonio Guaita3; Barbara Poletti2,5; Mauro Adenzato6; Rita Ardito7; Rita Pezzati 1,2

1SUPSI DEASS, Centro Competenza Anziani, Manno (Svizzera), 2Centro Terapia Cognitiva Como,  3Fondazione Golgi Cenci Abbiategrasso (MI), 4Ist. Geriatrico C. Golgi, Abbiategrasso (MI) 5Dipartimento di Neurologia e Laboratorio di Neuroscienze – IRCCS Istituto Auxologico Italiano (MI), 6Dipartimento di Psicologia, Università degli studi di Torino, 7Dipartimento di Neuroscienze, Università degli studi di Torino,

Nelle demenze la presenza di sintomi non cognitivi è molto frequente e ha un impatto diretto sul benessere dei pazienti e dei curanti. In questo contesto i disturbi del comportamento (Behavoiral and Psychological Symptoms of Dementia, BPSD), fra cui irrequietezza, apatia, comportamenti aggressivi, resistenza alle cure, vagabondaggio, rappresentano una problematica estremamente rilevante in termini di costi umani e finanziari (Kolanowski e Hill, 2013; Soto et al., 2008). L’ampio uso di psicofarmaci per farvi fronte è tuttavia molto discusso (Angelini et al., 2007; Rue-Chuan et al., 2013). Le linee guida dell’IPA (International Psychogeriatric Association) per il trattamento dei disturbi del comportamento in soggetti affetti da demenza raccomandano l’utilizzo di interventi non farmacologici in combinazione a farmaci e che tengano in considerazione la storia della persona, gli interessi e le capacità.

La Terapia della Bambola (Doll Therapy-DT) come intervento di tipo non farmacologico con persone affette da demenza è in linea con tali indicazioni e i benefici riguardano tutte le sfere di vita della persona: comportamento, umore, cognitività, affettività e socialità, aumento del benessere e della socializzazione, dell’interazione con l’équipe curante e i familiari (Mitchell & O’Donnell, 2013; Turner & Sheperd, 2014; Fernandez et al., 2014). Si rileva inoltre che la diminuzione dei comportamenti aggressivi fisici e verbali porta ad avere un ambiente maggiormente sereno, sicuro e confortevole anche per gli altri residenti e di maggior serentià per il personale curante. Alcuni studi leggono gli effetti di questo intervento come risposta al soddisfacimento di alcuni bisogni innati dell’individuo quali le attività dirette a dare senso, all’identità, all’intersoggettività e al bisogno di attaccamento e accudimento. Nel filone di ricerca di un modello esplicativo alcuni autori hanno sviluppato una chiave di lettura che riprende il concetto di attaccamento teorizzato da John Bowlby applicandolo all’oggetto “bambola” (Bisiani e Angus, 2012; Pezzati, Molteni et al., 2014).

La DT è un intervento non farmacologico per persone affette da demenza (PcD) in fase media-avanzata e con disturbi comportamentali (BPSD). Nonostante il riconosciuto beneficio della DT sui BPSD, ad oggi mancano valutazioni dirette dell’effetto della terapia della bambola sul paziente attraverso strumenti validati e/o indici fisiologici, così come la sua efficacia di riduzione dello stress nei curanti, che facciano riferimento ad un intervento chiaramente codificato. La validazione scientifica di questo intervento non farmacologico è stata finora ostacolata dalla diversità degli approcci utilizzati nella somministrazione della bambola terapeutica, con una conseguente non comparabilità e dalla limitata numerosità dei campioni di ricerca. Ciò evidenzia la necessità di ulteriori ricerche empiriche per identificare l’efficacia e la pratica migliore sia per il professionista sanitario che per i famigliari (Mitchell, McCormack & McCance, 2014). Questo auspicio è ulteriormente supportato dalle indicazioni di Perren (2007) che sottolinea l’importanza di avere strumenti di conoscenza dello stile di attaccamento nella reciprocità della relazione fra curante e persona malata, al fine di offrire chiavi di lettura e buone pratiche ai curanti per poter affrontare al meglio le situazioni di disagio (Van Assche et al., 2013). Oltre ai benefici personali per le persone affette da demenza, che con questo approccio vedono riconosciuti l’esistenza di una variabilità di caratteristiche individuali e di esperienze di vita che influenzano la risposta alla malattia e il suo decorso (Kitwood, 1997; Miesen, 2010), la Terapia della Bambola offre significativi vantaggi dal punto di vista dei costi e dei benefici: è un intervento che non richiede necessariamente la presenza di un terapista specializzato come avviene con altre terapie non farmacologiche, ma può essere effettuata da differenti figure professionali (infermieri, Operatori Socio Sanitari, assistenti di cura) adeguatamente formate e supervisionate nel tempo.

La disseminazione della DT Case per Anziani del Canton Ticino (Svizzera) ad opera del Gruppo Doll Therapy Ticino che garantisce la formazione e supervisione degli operatori si accompagna di uno studio di efficacia di questa terapia. I materiali e i metodi utilizzati in questa ricerca di efficacia vedono ad oggi l’implicazione di 13 Case per Anziani, partecipanti volontariamente al progetto, che si sono sottoposte a 2 incontri formazione sulla demenza e la metodologia della somministrazione della DT, e 10 supervisioni sull’arco di 12-18 mesi, in modo da rendere omogeneo e rigoroso sia l’intervento che la rilevazione delle misure di efficacia comportamentale e fisiologica. E’ prevista la partecipazione di 128 soggetti con demenza moderato-severa, randomizzati al gruppo sperimentale (bambola terapeutica) e di controllo attivo, per 30 sedute di intervento. L’obiettivo del presente studio è la diminuzione del distress dei caregiver professionali (scala distress in Neuropsychiatric Inventory-Nursing Home) dal basale al post-intervento, significativamente diversa nei due gruppi.

L’analisi preliminare condotta su 61 soggetti (30 gruppo sperimentale, 31 gruppo controllo) ha evidenziato che il gruppo sperimentale ha riportato il maggior cambiamento netto alla scala distress dal basale al post-intervento, con una differenza significativa (p=0.005) tra i due gruppi [gruppo sperimentale: M=-4.2, SD=4.2; gruppo di controllo: M=-0.6, SD=1.4)]. Dalle prime analisi emergono promettenti risultati preliminari sull’efficacia della DT nel ridurre lo stress dei caregiver professionali di PcD in fase moderato-severa, che dovranno essere confermati al termine dello studio.

Questo argomento sarà affrontato nel workshop di Giovedì 29 novembre, ore 14:30: RIDURRE LO STRESS DEI CURANTI ATTRAVERSO UNA TERAPIA NON FARMACOLOGICA: STUDIO DI EFFICACIA DELLA DOLL THERAPY. Il workshop è accreditato ECM (professioni sanitarie), leggi il programma, clicca qui.

Bibiografia

Angelini A, Bendini C, Neviani F, Neri M. (2007) Behavioral and psychological symptoms of dementia (BPSD) in elderly demented subjects: is the long lasting use of atypical antipsychotic drugs useful and safe? Arch Gerontol Geriatr., 44 Suppl 1:35-43.

Bisiani, L., & Angus, J. (2012). Doll therapy: a therapeutic means to meet past attachment needs and diminish behaviours of concern in a person living with dementia-a case study approach. Dementia (London, England), 12(4), 447–62. http://doi.org/10.1177/1471301211431362.

Fernandez, R., Arthur, B., Fleming, R., & Perrin, C. (2014). Effect of doll therapy in managing challenging behaviors in people with dementia: a systematic review. The JBI Database of Systematic Reviews and Implementation Reports, 12(8), 330-363.

Kitwood, T. (1997). Dementia reconsidered: The person comes first, Open University Press, Buckingham.

Kolanowski,A.M., Hill, N.L. (2013). Community-based non -pharmacological interventions delivered by family caregivers reduce behavioural and psychological symptoms of dementia. Evidence-Based Nursing, 16 (2), 67-68. 10.1136/eb-2012-101113.

Miesen, B., & Jones, G. (2010). Care-giving in dementia: Contours of a curriculum. Dementia, 9(4), 473–489. http://doi.org/10.1177/1471301210381680.

Mitchell, G., & O’Donnell, H. (2013). The therapeutic use of doll therapy in dementia. British Journal of Nursing, 22(6), 329-334.