M01 Ore 11,45 – 13,00

COMUNICARE IL SOCIALE, FRA STEREOTIPI E COMPLESSITÀ

Il workshop ha l’obiettivo di condividere coi partecipanti una visione strategica della comunicazione sociale, in particolare relativa ai temi del welfare sociale e della non autosufficienza. I contenuti che verranno proposti saranno mutuati dal volume che reca lo stesso titolo del workshop in uscita per Maggioli e curato dai relatori stessi del workshop che contiene analisi, visioni e approfondimenti, ma anche strumenti concreti di lavoro.

La comunicazione sociale è intesa come comunicazione prodotta da una pluralità di soggetti – Enti di Terzo Settore, Pubblica Amministrazione, Imprese – con l’obiettivo di modificare identità (individuali e organizzate), idee e comportamenti (individuali e collettivi), ma anche come insieme di attività volte a rendere visibili e trasparenti gli obiettivi, i processi, le attività e i risultati – culturali, sociali ed economici – degli enti che la producono.

Il suo interesse per il pubblico del Forum è legato all’importanza delle rappresentazioni mediatiche della non autosufficienza e all’individuazione di codici e strategie narrative per una corretta percezione del fenomeno e della sua complessità.

Saranno inoltre proposti percorsi per lo sviluppo sociale delle comunità territoriali nella direzione di una maggiore accoglienza per la non autosufficienza anche grazie alla comunicazione sociale

Destinatari

Il workshop è rivolto a tutti coloro che operano nel sociale – comunicatori, volontari, dirigenti e dipendenti di enti locali, operatori di imprese o enti del terzo settore – e ha l’obiettivo di far crescere competenze e consapevolezza, capacità di programmazione e di organizzazione dei processi comunicativi, pensiero e pratiche della comunicazione orientata al cambiamento e alla crescita culturale.

Programma

La comunicazione sociale come processo di crescita culturale e di sviluppo di comunità. A cura di Andrea Volterrani (Università di Roma Tor Vergata)

Strumenti e strategie narrative per una corretta rappresentazione del welfare sociale. A cura di Giulio Sensi (Giornalista e comunicatore)

Primo giro di dialogo coi partecipanti: come il contesto narrativo influisce sulla qualità del lavoro?

Secondo giro di dialogo coi partecipanti: quali azioni migliorative partendo dalla propria realtà specifica?

Conclusioni a cura dei relatori

Relatori

Andrea Volterrani, Università di Roma Tor Vergata

Giulio Sensi, Giornalista e comunicatore

M02 Ore 11,45 – 13,00

IN MANICOMIO NON C’È PIÙ NESSUNO
Come comincia il cambiamento nella salute mentale: riflessioni e proposte

Presentazione
Sono passati più di 40 anni dalla legge Basaglia ed è necessario orientare il discorso pubblico verso una attenzione rinnovata verso il tema della salute mentale, nel dibattito generale e non solo in quello dei servizi dedicati. I dati e la realtà della salute mentale in Italia, il tema della formazione degli operatori, le proposte innovative di intervento, sono gli argomenti da affrontare per proporre una “cultura” della salute mentale che parte dal rispetto delle persone con disturbi mentali.

Introduce e coordina

Rita Cutini Università per stranieri “Dante Alighieri” di Reggio Calabria

Relatori

Peppe Dell’Acqua Psichiatra già direttore del DSM ASL Trieste

Massimo Magnano Dirigente Medico, Dipartimento di Prevenzione ASL Roma 4

Marina Marconi Assistente sociale, DSM ASL Roma3

M03 Ore 11,45 – 13,00

DISABILITÀ E SESSUALITÀ: LA SESSUALITÀ DESIDERATA, AGITA, SUBITA

Presentazione e programma

La sessualità nelle sue diverse dimensioni è elemento di complessità e fragilità.

Il tema verrà affrontato secondo un’ottica trifocale seguendo gli sguardi delle persone disabili, delle loro famiglie, degli operatori e della società.

RELATORI

Elisa Comandini, assistente sociale, che svilupperà il tema della sessualità all’interno dei progetti individualizzati, della formazione degli operatori, delle resistenze e criticità che tale aspetto comporta nella costruzione dei piani assistenziali.

Barbara Zallio, avvocato, affronterà il tema proponendo una riflessività sugli aspetti normativi e sulla complessità del fenomeno in termini giuridici.

Cristina Galavotti, criminologa forense, proporrà una traccia vittimologica e riflessioni sulla vittimizzazione primaria e secondaria dell’abuso sulle persone disabili.

Maximiliano Ulivieri, fondatore del comitato “Love Giver” , racconterà la sua storia e il disegno di legge presentato in parlamento sulla figura dell’operatore all’emotività, affettività e sessualità (OEAS) .

M04E Ore 11,45 – 13,00 – Workshop con 1 credito ECM

LO STATO DELL’ARTE DELLA STIMOLAZIONE COGNITIVA NEI PAZIENTI AFFETTI DA DISTURBI COGNITIVI
A cura di Cristina Gueli, UO Geriatria Ospedale Maggiore AUSL Bologna

Relazioni

Elisa Ferriani, neurospicologa

Sabrina Stanziani, neuropsicologa

Luciano Romano, neurospicologo

Cristina Gueli, geriatra

M05 Ore 11,45 – 13,00

ALZHEIMER E MONTESSORI: DUE MONDI SOLO APPARENTEMENTE LONTANI
A cura di Anita Avoncelli

La MMD (metodologia Montessori per la demenza), basandosi sui principi della pedagogia montessoriana ma anche aspetti legati alla retrogenesi e alla visione sistemica della persona, ha lo scopo di fornire informazioni specifiche e modalità di intervento pratiche, all’interno di realtà socio sanitarie, al fine di promuovere modalità di intervento, cura e benessere nelle persone affette da demenza  che spesso vengono confuse con disturbi del comportamento o stati di agitazione, così da limitare le contenzione e acquisire degli strumenti operativi di osservazione specifici e di intervento al fine di migliorare la vita delle persone affette da demenza, l’organizzazione e l’ambiente. La pedagogia montessoriana viene rispecchiata nel suo pensiero più profondo, fatta di autonomia e libertà di scelta di ciò che ci fa stare bene e che per tanto attiva la nostra concentrazione.

Programma

Aspetti teorici dell’approccio Montessori

Retrogenesi e MMD

Una visione sistemica della persona con demenza

La quotidianità come buona pratica di cura nelle organizzazioni

Relatore

Anita Avoncelli, promotrice del Modello Montessori per la Demenza, si occupa di fare conoscere questo approccio nel vasto panorama delle realtà e nuclei socio sanitari che si occupano di persone con demenza sotto il profilo formativo, organizzativo, di supervisione e di consulenza.

Obiettivi:

Fornire una visione diversa della persona affetta da demenza

Conoscere un modello d’intervento innovativo all’interno del vasto panorama delle tnf

Acquisire competenze specifiche nell’approccio montessoriano

Aumentare la pro attività nei luoghi di cura da parte dello staff

Agevolare un pensiero critico di buone prassi all’interno delle organizzazioni

Destinatari

Associazioni educative e strutture sanitarie che si occupano di demenza, ma anche  realtà del settore informatico e startup, aziende che si occupano di architettura e cura, aziende di arredamento specifico socio sanitario.

M06  Ore 11,45 – 13,15

LA VALUTAZIONE DELL’IMPATTO SOCIALE

Relatore

Prof. Gian Piero Turchi, dipartimento FISPPA dell’Università di Pavia

M07  Ore 11,45 – 13,00

IL BENESSERE ORGANIZZATIVO. IL BUON CLIMA NEL MONDO SOCIOSANITARIO

Noi, che operiamo nelle Strutture sociosanitarie, ospitiamo e accudiamo le persone più fragili della nostra società. Esseri che, senza la cultura solidale, la struttura giuridica vigente che mitiga gli impulsi naturali, e si è costruita nei secoli e senza un regime sociale di protezione, sarebbero oggetto di limitata attenzione. Ma la persona rimane persona, sempre!

Il lavoro ripetitivo, uguale a se stesso, talvolta monotono porta a un appiattimento dello spirito dell’operatore. Quando l’ambiente non è riconoscente, quando non si vede l’evoluzione verso la guarigione e la ricompensa dei propri sforzi, esiste il rischio della spersonalizzazione dell’essere umano. In tale fase si situano il sentimento di sconforto e l’esasperazione, che possono portare a un senso di inutilità, in un mondo che richiede la perfezione.

Verranno presentati i contributi di professionisti che, basando il loro agire sulle specifiche competenze, ci consegneranno testimonianze di ottimizzazione di tecniche attuabili nel mondo sociosanitario, consolidate, innovative, sperimentate direttamente oppure che sono oggetto di docenza a futuri professionisti del settore.

RELATORI

Alessandro Battistella, Ricercatore Senior IRS Andrea De Vitis, Direttore Dipartimento Programmazione per l’Integrazione delle Prestazioni Sociosanitari con quelle Sociali dell’Agenzia di Tutela della Salute della Brianza

Antonio Sebastiano, Direttore Osservatorio Settoriale sulle RSA e Direttore Scientifico del Master in Management delle RSA, LIUC – Università Cattaneo

Luca Degani, Avvocato Costituzionalista, Milano

Cristina Galavotti, PhD, Assistente Sociale, Criminologa Forense specializzata in Vittimologia

Irene Bruno, Direttore Generale ad interim ASP Città di Bologna

Licia Boccaletti, Coordinatore della Fondazione Anziani e non solo

DESTINATARI

Il workshop è rivolto in particolare e dirigenti e coordinatori di RSA, responsabili di Nucleo e amministratori.

G05 Ore 11,45 – 13,00

UN PAESE  ACCESSIBILE: UN NUOVO MODELLO DI SVILUPPO SOCIALE

PRESENTAZIONE

Il Comune di Monteverde, in collaborazione con  le associazioni del territorio, dal 2006  organizza un  progetto dal titolo “ Un Paese Accessibile – meeting  delle diverse abilità”, giunto alla XIII  edizione.

Il progetto, anche per aprirsi alla cultura delle diverse abilità, fu intitolato “Un Paese Accessibile”. L’accessibilità era intesa come elemento di confronto culturale, di apertura alle differenze, pur sapendo di affrontare dinamiche strutturali e anche relazionali più grandi della nostra comunità.

La crescita di qualsiasi popolo ha dei percorsi obbligati da seguire. I processi pedagogici ci insegnano che nessuna evoluzione avviene per caso e, se mai avvenisse, sarebbe impossibile farla ripetere. Basandosi su questa semplice considerazione, si partì per organizzare il primo meeting delle diverse abilità. Però le ragioni, rispetto ad allora, sono mutate, i bisogni di accessibilità, nel senso più ampio del termine, richiedono nuove sfide e nuove prospettive. Allora, si è avvertita la necessità di costruire nuove competizioni che potessero catalogarsi nei nuovi scenari internazionali.

Per questa semplice ragione, e per tante altre, si è sentito il bisogno di congegnare il mondo delle Diverse abilità basandosi non più sui principi della valorizzazione delle singole capacità, ma su una società moderna e tecnologicamente avanzata che deve dare per scontato che ogni essere umano , a prescindere dalle abilità o dalle disabilità, debba essere valorizzato.

Pertanto, si  è pensato  di strutturare una progettazione che mettesse a sistema le bellezze del posto  e le rendesse fruibili alle diverse abilità (TURISMO ACCESSIBILE). In altri termini,  trasformare un evento interessantissimo in una progettazione che potesse rilanciare, ai fini turistici, il comune di Monteverde, eletto il 2° Borgo più bello d’Italia nell’anno 2015 dalla trasmissione televisiva “Alle Falde del  Kilimangiaro”, in onda su Rai Tre.

Il progetto è stato candidato nei finanziamenti Europei della Regione Campania, da qualche anno  sono  partiti i lavori, dovrebbero terminare nella prossima primavera.

La progettazione, così come è strutturata, dovrebbe rappresentare un modello di sviluppo sociale unico in Italia, sicuramente tra i primissimi in Europa. Il progetto prevede percorsi tattili per non vedenti con mappe tattili e audio guida per garantire l’autonomia e la fruizione delle bellezze del posto; percorsi per non vedenti e percorsi per difficoltà motorie (abbattimento delle barriere architettoniche lungo i 5 Km di percorsi). Il tutto è nato dal piacevole sforzo compiuto dalla comunità di Monteverde nel corso degli anni e, soprattutto, dalla cultura dell’accessibilità maturata nel corso degli eventi organizzati.  Infatti le prime analisi progettuali sono nate nelle assemblee pubbliche per condividere i concetti  e le modalità progettuali.

Si è stati attenti al sistema di accoglienza con un villaggio  – 34 camere accessibili, sala pranzo e spazi per attività ludico/ricreative. Si è stati attenti all’organizzazione e alla gestione degli ospiti, attraverso applicazioni innovative, tali da consentire ai fruitori al massimo del comfort.

Tale indirizzo programmatico, oltre che perseguire un’azione innovativa volta al confezionamento di un’offerta turistica, sottende un obiettivo di implementazione di sviluppo socio-economico in parallelo con la capacità di organizzare per garantire servizi alla persona sempre più concreti ed innovativi.

 

Moderatore

Flavio Pagano, giornalista e scrittore

RELATORI

Francesco Ricciardi, Sindaco di Monteverde

Relazione

Analisi territoriale e motivazione della scelta

Tonino Vella, Vice Sindaco

Relazione

Le risorse dell’accessibilità per un nuovo modello di sviluppo sociale

DESTINATARI

Il workshop / conferenza è rivolto a:

operatori sanitari per l’inclusione sociale e lavorativa;

operatori sanitari per la riabilitazione;

operatori culturali per la valorizzazione delle risorse umane;

agenzie formative per avviamento al lavoro;

agenzie di viaggio per lo sviluppo di reti sul turismo accessibile;

persone con difficoltà motorie, uditive e visive.

Pensiamo che possa suscitare l’interessare del pubblico per le seguenti ragioni:

l’ipotesi progettuale compendia un insieme sistematico di interventi volti a consegnare un “paese” che, partendo dallo specifico valore del proprio patrimonio storico-culturale-naturalistico, possa essere offerto in un’ottica di fruizione turistica a tutte le tipologie di utenti ed in particolar modo alle persone con difficoltà motorie, uditive e visive.

Poiché l’accessibilità riguarda non solo aspetti strutturali e infrastrutturali, ma anche i servizi offerti ai turisti, occorre promuovere la qualità dell’accoglienza per tutti, ovvero incentivare un cambiamento culturale che generi profondi mutamenti dei modelli organizzativi e gestionali, ancora prima che strutturali.

E’ necessario incentivare la formazione delle competenze e delle professionalità, basata sui principi dell’accessibilità universale, una formazione che coinvolga tutta la filiera delle figure professionali: sanitarie, turistiche e tecniche: manager, impiegati, aziende, imprese pubbliche e private.

 

M08  Ore 11,45 – 13,15

UN NUOVO PUNTO DI VISTA E DI AZIONE VERSO I PROCESSI DI IGIENE AL LETTO: DIGNITAS PERSONAE

A cura di ANOSS (Associazione Nazionale Operatori Sociali) e CBC Europe

 

Presentazione

Undicesima edizione del Forum della NA, CBC Europe ed ANOSS iniziano una collaborazione sinergica per proporvi non un tuffo nel passato, ma nel futuro dei processi assistenziali di base: l’igiene personale al letto.

Argomento ormai logoro? Ne siete davvero sicuri?

Certo, il termine igiene ha origini antiche, deriva dalla Grecia, dove veniva venerata la Dea Hygieia e proviene dalla parola sano, che significa dottrina della salute e, in senso moderno ed ampliato, medicina profilattica o preventiva.  Igiene è profilassi e si riferisce all’uomo e all’ambiente in cui vive. Non esiste igiene del corpo che non si rifletta anche sulla psiche e sull’ambiente. Un’interazione onnipresente in cui quotidianamente Infermieri e OSS agiscono a garanzia di una dignitosa igiene personale spesso verso persone allettate, persone che però poi diventano pazienti, a volte spogliati della propria identità; allontanati dalle loro abitudini, dalle relazioni, inseriti in un contesto dove le necessità si confrontano con i bisogni degli altri utenti e con le esigenze lavorative.

In questa particolare situazione di dipendenza e fragilità, la dignità della persona rischia di essere minacciata per varie ragioni: la mancanza di sensibilità, il dover rispettare una certa tempistica sulle attività da compiere, la ripetitività di manovre consuete, le scarsità di risorse umane e materiali, il dover dare priorità a certe attività piuttosto che ad altre. Nelle strutture per anziani l’igiene personale, soprattutto verso persone allettate, è il processo assistenziale più delicato nella relazione, intimo, che richiede maggior tempo, maggiori forze e risorse umane.

Ma siamo certi di agire al meglio? Vi ricordate come vi è stata insegnata l’igiene della persona allettata? Come la fate oggi rispetto al passato? Ma soprattutto come potreste farla domani?

ANOSS e CBC Europe vi aspettano numerosi per presentarvi uno studio elaborato presso l’Istituto Emilio Biazzi di Castelvetro P.no, una nuova metodica, un nuovo strumento per coniare efficacia di intervento verso il soddisfacimento di un importante bisogno di base come quello dell’igiene personale a promozione della dignità di cui ogni persona ha diritto!

Modera:

NICOLA PISARONI, Coordinatore Responsabile Istituto Emilio Biazzi di Castelvetro P.no

Relatori

BENIAMINO BONEZZI, CBC Europe

ILIA CASALI, Responsabile Attività Assistenziali Istituto Emilio Biazzi di Castelvetro P.no

DONATELLA GARBI, Responsabile Attività Sanitarie Istituto Emilio Biazzi di Castelvetro P.no

MARIA NEGRI, Responsabile Attività Assistenziali Istituto Emilio Biazzi di Castelvetro P.no

VLACHOS SPIRYDON, OSS Istituto Emilio Biazzi di Castelvetro P.no

NICOLA PISARONI, Coordinatore Responsabile Istituto Emilio Biazzi di Castelvetro P.no

Conclusioni

GIANLUIGI ROSSETTI, OSS, consigliere ANOSS

 

M09 Ore 11,30 – 13,00

COME OTTIMIZZARE ALCUNI PROCESSI DI LAVORO

A cura di Sys-Dat Sanità

RELATORE

Simona Erika Bassi

 


 

ESPERIENZA NEL MONDO SNOEZELEN

Nella stanza Snoezelen allestita sarà possibile svolgere un workshop esperienziale condotto da un docente certificato, per sperimentare in prima persona gli effetti dell’approccio multisensoriale, comprendere quali sensazioni il nostro corpo percepisce in un ambiente Snoezelen strutturato, e come i nostri sensi rispondo alle diverse stimolazioni.
Il workshop ha una durata di circa 25 minuti, e si svolge con piccoli gruppi (3/4 persone al massimo).

La prenotazione può essere registrata allo stand Focos Argento – Mondo Snoezelen dalla mattina del primo giorno di manifestazione (mercoledì 27 novembre ore 10:00)

Data e orario
Mercoledì 27 novembre dalle ore 11.45 alle 18:00
giovedì 28 novembre, dalle ore 10:00 alle 13:30

M21 Ore 14,30 – 18,00

SOCIALIZZARE, PREVENIRE, CURARE LE DEMENZE: INIZIATIVE ESEMPLARI ATTUATE IN MONZA E IN BRIANZA

Presentazione

Le demenze sono epidemiologicamente e socialmente rilevanti tanto da costituire un’emergenza e, secondo il Rapporto OMS e ADI (Alzheimer’s Disease International) del 2016, “una priorità mondiale di salute pubblica”.

Monza è la prima grande città a diventare Dementia Friendly Community, mentre la Brianza ha diverse iniziative e servizi, uno tra tutti il Villaggio Alzheimer, che costituiscono argomenti di grande interesse per i programmatori regionali e comunali oltre che per i professionisti e gli operatori attivi in ambito sociale e sociosanitario.

Monza e la Brianza nel suo insieme hanno visto una popolazione in costante crescita, al di sopra della media dell’intera Lombardia. Vi risiedono poco meno del 9% dei lombardi, a fronte di un territorio che non arriva al 2% della superficie complessiva della Regione, per una densità abitativa di 2.136 abitanti per chilometro quadrato, maggiore anche della città metropolitana di Milano che arriva a 2.036 (Fonte: 2017 Elaborazione Ufficio Studi della Camera di commercio di Monza e Brianza su dati Istat).

Sono, peraltro, realtà caratterizzate da grande dinamismo imprenditoriale nei più diversi settori delle attività economiche, da quelle tradizionali alle più recenti dei servizi, e sanno cogliere le novità dei tempi con piena consapevolezza e risposta prontamente efficace.

In questo propizio contesto si colloca l’impegno a:

  • consolidare la conoscenza delle demenze e delle forme di tempestiva prevenzione o di rallentamento evolutivo;
  • ridurre lo stigma sociale verso le persone ammalate e i loro famigliari;
  • sviluppare indicazioni di semplice comprensione e dare facile accesso alle informazioni e ai servizi di supporto;
  • studiare e avviare appropriate attività ricreative, culturali e sociali che evitino l’isolamento e sviluppino inclusione;
  • favorire un ambiente urbano accogliente e capace d’intervenire in appoggio alla vita quotidiana dei malati e dei loro parenti.

COORDINATORE

Antonio Monteleone, Relazioni Scientifiche Kos Care Anni Azzurri

RELATORI

Désirée Chiara Merlini, Assessore del Comune di Monza alla Famiglia, Politiche sociali, Piani di Zona ATS Brianza

Lorenzo Brugola, Direttore Sociosanitario ATS Brianza

Gianluca Peschi, Direttore Sociosanitario ASST S. Gerardo di Monza.

Lucia Li Bergolis, Direttrice Rsa Villa Reale Anni Azzurri di Monza

M22E Orario  14,30 – 17,15 – Workshop con 3 crediti ECM

L’ALZHEIMER CHE NON TI ASPETTI … COME LIBERARE LA MEMORIA EMOZIONALE.

STATO  DELL’ARTE DELLE TERAPIE NON FARMACOLOGICHE E STIMOLAZIONE SENSORIALE CON GLI IDROLATI

 A cura di: Fondazione A. E. Cerino Zegna – Biella

Presentazione

Negli ultimi anni l’approccio alla malattia di Alzheimer ha lasciato spazio alle cosiddette attività complementari non farmacologiche, abbracciando una visione olistica del percorso di cura e accompagnamento della persona demente.

L’obiettivo consiste nel sostenere e attivare quelle funzioni cognitive e relazionali non completamente deteriorate, intervenendo sulle potenzialità residue, senza dimenticare che stiamo parlando di malattia progressiva e degenerativa.

Queste attività si caratterizzano per il coinvolgimento attivo della persona e si fondano sulla preliminare valutazione delle potenzialità residue su cui fondare l’intervento così da massimizzare la capacità a mantenere ruolo e autonomia e agevolare il miglior adattamento.

E da qualche anno richiedono sempre più una validazione scientifica.

Il Cerino Zegna da anni sperimenta attività di sostegno alla persona affetta da demenza, quali l’ortoterapia, la pet-therapy, la musicoterapia, i laboratori occupazionali personalizzati, l’ambiente protesico, la doll-therapy e la stimolazione sensoriale all’interno della stanza bianca o Snoezelen.

Dal 2004, il Settore Alzheimer ha attivato una Stanza di Stimolazione Multisensoriale (Stanza Bianca) finalizzata alla ricerca di nuove strategie relazionali con la persona affetta da demenza e, in modo particolare, alla comprensione e gestione dei disturbi del comportamento.

A questo proposito si è voluto approfondire l’utilizzo del canale olfattivo, per ampliare la relazione sperimentando gli idrolati.

Gli stimoli olfattivi, agendo sul sistema nervoso centrale, entrano in contatto con la parte più antica del cervello, il sistema limbico, sede delle emozioni e dell’inconscio, e possono generare memorie associative che durano a lungo nel tempo, per questo sono così potenti ed evocativi: la percezione di un odore contiene in sé tutta l’energia di una realtà esistenziale in quanto i ricordi che può far emergere o le reazioni che può suscitare hanno uno spessore e un’intensità tali da rendere vivide anche esperienze molto lontane, risvegliando energie creative profonde o interessanti stati di rilassamento.

Sono alcuni mesi che Cerino Zegna ha attivato una sinergia con Ivo Cilesi, e soprattutto con il suo Gruppo di Ricerca e Valutazione “Centro Studi e Ricerche Innovative Elder Research Onlus”, che ci hanno portato al workshop di oggi.

OBIETTIVO

Fornire informazione su una metodologia sperimentata per promuovere il benessere delle persone affette da malattia di Alzheimer.

DESTINATARI

Il workshop si rivolge a tutte le figure professionali che lavorano nell’ambito socio-sanitario e della relazione d’aiuto, Operatori OSS, Fisioterapisti, Infermieri, Animatori ed Educatori,  ed a tutti coloro che a diversi livelli sono coinvolti dalla tematica.

METODOLOGIA

Il workshop è di tipo seminariale e laboratoriale, con il coinvolgimento  dei partecipanti

PROGRAMMA

Presentazione del workshop

Conoscenza del gruppo e dei partecipanti

Alzheimer: Terapie Non Farmacologiche, approcci innovativi di cura. Lo stato dell’Arte in Italia e in Europa  a cura di Ivo Cilesi

Mettersi nei panni di…Virtual Dementia Tour a cura di Paola Brignoli

Il percorso del Cerino Zegna nel Settore Alzheimer a cura di Sonia Osella

Gli idrolati: la nuova aromaterapia energetica a cura di Rosella Rasori

Il Naso di Pinocchio: presentazione di un progetto sperimentale a cura di Nicoletta Bocca

Laboratorio esperienziale con gli idrolati  a numero chiuso (max 30 persone divise in due gruppi)

Laboratorio esperienziale di approfondimento Doll Therapy a cura di Ivo Cilesi

RELATORI

Ivo Cilesi, Presidente del Centro di Ricerca IER – Centro Studi e Ricerche Innovative Elder Research Onlus, Responsabile Terapie non Farmacologiche Centro Eccellenza Alzheimer Gazzaniga Fondazione Europea di Ricerca Biomedica FERB;  Supervisione Terapie Non Farmacologiche Gruppo Korian

Paola Brignoli, Direttore di The Care Group – Certificatore VDT

Sonia Osella, Psicologa Responsabile Settore Alzheimer Fondazione Cerino Zegna Impresa Sociale di Biella

Rosella Rasori, Naturopata

Nicoletta Bocca, Psicomotricista Fondazione Cerino Zegna Impresa Sociale di Biella 

M23 Ore 14,30 – 18,00

SPAZIO ANSDIPP (Associazione dei Manager del Sociale e del Sociosanitario)

INNOVAZIONE, BUONE PRASSI E WELFARE AZIENDALE

RELATORI:

Marco Petrillo– Dottore Commercialista – revisore Legale dei Conti

Vincenza Frisardi -Geriatra Gerontologa ASST Carlo Poma Mantova

Anita Avoncelli -Dott.ssa Consulenza Formazione Care Project

Antonella De Micheli – Direttrice Fondazione La Residenza – Esecutivo Ansdipp

Mariella Bulleri -Direttore Fondazione Centro Residenziale Vincenzo Chiarugi- Esecutivo Ansdipp

Introduce e Coordina

Sergio Sgubin -Presidente ANSDIPP

 

COMUNICARE E VALORIZZARE I SERVIZI DI CURA IN RSA

RELATORI:

Riccardo Compagnoni – Fondatore STRATOS, consulenti di direzione

Paola Casalino – Co-founder VILLAGE CARE

Introduce e Coordina

Maria Assunta Pintus -Gruppo MAP , Presidente ANSDIPP Sardegna

Abbiamo pensato di fermarci a riflettere su esperienze, innovazioni e su pratiche di qualità, unitamente all’analisi di chi le realizza, le coordina, le declina e le vive con i beneficiari delle stesse. Le risorse umane, ad ogni livello, interessate a questi processi spesso lavorano in silenzio, senza “rumore”, con fatiche importanti, con dedizione e con capacità straordinarie.

I due segmenti sono intrecciati: buone prassi e risorse umane. E naturalmente un buon clima, una buona organizzazione, uno “stare bene” del personale rappresenta un elemento indispensabile per tutti i servizi e le azioni di vera qualità.

Il programma si muove in questa direzione, attraverso testimonianze, esperienze, concetti e deduzioni. In ambiti dove, in particolare noi di Ansdipp, cerchiamo di “fare la differenza”, nella promozione, comunque sia il contesto dove operiamo, di cultura dei servizi e di etica manageriale e professionale, irradiata a tutte le équipe di lavoro che rappresentano quotidianamente il ben fare in ambienti dedicati alla cura (al prendersi cura) di soggetti fragili.

Dobbiamo diffondere sempre più la cultura della capacità , della innovazione, della sperimentazione, del coraggio e della perseveranza: perché il “nostro” tipo di lavoro è speciale, un po’ come sono tutte le persone che da noi “vivono” e non sostano.

Dedicato a:

Direttori, Dirigenti, Coordinatori Socio Assistenziali, Coordinatori Infermieristici, altro personale come Responsabili di nucleo, OSS, Infermieri, Educatori/Animatori, Amministrativi e altro personale del welfare

 

M24 Ore 14,30 – 18.00

E SE ANDASSIMO A VIVERE TUTTI INSIEME? ESPERIENZE DI CO-HOUSING A CONFRONTO

 L’individuazione di soluzioni innovative, alternative all’istituzionalizzazione, rappresenta una sfida di grande portata per i nostri giorni e più ancora, in prospettiva, per gli anni che verranno. Il co-housing rappresenta una di queste soluzioni. Molte sono le esperienze positive e apprezzabili che in ambito nazionale e internazionale si sono andate sviluppando. È giunto il momento di metterle a sistema e di renderle una soluzione possibile nel ventaglio dell’offerta dei servizi.

Introduce e coordina

Rita Cutini Università per stranieri “Dante Alighieri” di Reggio Calabria

RELATORI

Giuseppe Liotta Università Roma Tor Vergata

Olga Madaro Comunità di Sant’Egidio

Sandro Polci Partner Cresme Consulting

M25 Ore 14,30 – 18.00

IL GALATEO IN RSA: LA RIVOLUZIONE SILENZIOSA

Presentazione

Durante il workshop si andranno ad analizzare le strategie per un buon galateo nelle RSA e per valorizzare buone relazioni:

I temi del workshop:

Gli antefatti del galateo

I nessi storici della gentilezza nei percorsi della cura

I requisiti dell’operatore gentile nell’ambito della salute

Galateo e comunicazione gentile: la rivoluzione silenziosa

Personalizzazione delle cure: il coraggio di essere gentile

Gentilezza e galateo: solo buone maniere? L’esperienza dei neuroni a specchio

Gentilezza e galateo nelle comunità di cura

Quale galateo con gli anziani e i loro familiari? Il decalogo “gentile” dell’operatore della salute: le parole da dire e quelle da non dire, un nuovo glossario per le Organizzazioni di cura

RELATORI E RELAZIONI

Il galateo in RSA: il coraggio di curare

Prof. Carlo Cristini, Università di Brescia

Il galateo in RSA: solo buone maniere?

Prof. Fabrizio Arrigoni, Istituto Vismara de Petri di San Bassano (Cremona)

Il galateo in RSA: il contatto corporeo con gli anziani

Prof.ssa Elisabetta Orlandini, Fisioterapista, psicomotricista, Professore a contratto in metodologia della riabilitazione, deontologia professionale, didattiche delle attività motorie presso diversi corsi di laurea delle professioni sanitarie dell’Università degli Studi di Brescia, e presso il Corso di specializzazione per infermieri di famiglia e comunità della Scuola Provinciale Superiore di Sanità Claudiana di Bolzano.

M26 Ore 14,30 – 18,00

APPROCCI NON FARMACOLOGICI ALLE DEMENZE E AL MILD COGNITIVE IMPAIRMENT IN RSA: STRATEGIE DI ARRUOLAMENTO, RIABILITAZIONE COGNITIVA PRECOCE E UTILIZZO DI TERAPIE NON FARMACOLOGICHE.

A CURA DI GRUPPO GHERON E ADVENIAS 

INTRODUZIONE
A oggi non esiste una cura efficace per la demenza, che modifichi la malattia e ne inverta il decorso, sebbene le attuali terapie farmacologiche siano efficaci nel rallentare la progressione di malattia. Negli ultimi anni numerosi studi hanno evidenziato l’importanza delle terapie non farmacologiche nelle demenze, che comprendono approcci cognitivi e comportamentali. All’interno di questa cornice si inserisce il progetto “Fragilità cognitive e demenza” del Gruppo Gheron, in cui si sviluppano percorsi di stimolazione cognitiva ed interventi non farmacologici quali: terapia della bambola e baule dei ricordi. È stato arruolato circa il 10% degli Ospiti di dieci RSA di Gheron, oltre ad alcuni Utenti di due CDI e due unità di Assistenza Domiciliare rivolta alle demenze (RSA aperta domiciliare).

OBIETTIVO
Il progetto si propone di uniformare, entro le strutture del gruppo Gheron, le procedure diagnostiche e riabilitative dello staff, nei confronti degli ospiti con decadimento cognitivo lieve, moderato e grave e di pianificare, attuare e valutare interventi di riabilitazione o di mantenimento cognitivo/gestione comportamentale per accrescere i punti di forza, prevenire l’ingravescenza dei punti di debolezza e promuovere le autonomie del singolo utente.

STRUMENTI
Ciascuna struttura ha provveduto ad una valutazione dei pazienti coinvolti nel progetto, i cui dati sono stati raccolti mediante l’implementazione del Dossier sociosanitario informatizzato in uso (ePersonam di Advenias), all’interno del quale sono state incorporate tutte le scale di valutazione necessarie e le query per l’analisi delle basi di dati relativi a ciascun partecipante. È stata condotta una valutazione di primo livello, mediante la somministrazione del test MMSE e CDR, per selezionare il campione di soggetti che accederà alla valutazione di secondo livello e ai training cognitivi e terapie non farmacologiche. In questo modo, sono stati creati due gruppi sperimentali: un gruppo caratterizzato dalla presenza di decadimento cognitivo lieve/moderato (MMSE 24-16 e CDR 0.5-1) a cui è stato proposto un training cognitivo mediante l’utilizzo del Software Brainer (del Politecnico di Torino); un secondo gruppo caratterizzato da decadimento cognitivo di grado avanzato con MMSE (15-10 e CDR 2-3) a cui è stato proposto un intervento con terapie non farmacologiche in modo diversificato a seconda del livello di compromissione cognitiva e con un apposta scheda di valutazione osservazionale del livello partecipativo. Le attività sono note come: il Baule dei ricordi quali Doll Therapy (realizzata con le originali Empathy Dolls (Joik). È stata altresì condotta una valutazione dal punto di vista comportamentale e dell’umore, mediante la somministrazione dei test: UCLA-NPI, per determinare la prevalenza della componente comportamentale in un contesto di declino cognitivo, e CSDD per individuare la presenza di una sindrome depressiva ed escludere dal campione di soggetti che accedono ad una valutazione di secondo livello e al training cognitivo. Una valutazione di secondo livello è stata condotta mediante il test ACE-R per avere una descrizione più dettagliata dei punti di forza e debolezza dei diversi domini cognitivi degli individui che compongono il campione di riferimento.

RISULTATI ATTESI
I dati preliminari indicano: un miglioramento del funzionamento cognitivo globale per il gruppo sottoposto a stimolazione cognitiva; il gruppo a cui è stato proposto un intervento non farmacologico per il trattamento dei disturbi comportamentali, ha mostrato un miglioramento del tono dell’umore ed una riduzione dei sintomi comportamentali, spostando così il focus sulla persona. Si rende così evidente come sia necessario approcciarsi alla persona con demenza considerandola una persona con delle risorse importanti, con una vita emotiva che deve essere riconosciuta e supportata.

RELATORI
Francesca Agnolin, Psicologa e psicoterapeuta Gruppo Gheron (RSA Chiabrera34, Torino)
Roberto Rovati, Direzione Generale Gruppo Gheron
Umberto Brighetti, CEO Advenias

M27 Ore 14,30 – 18,00

POLITICHE, ATTORI E STRUMENTI PER LA NON AUTOSUFFICIENZA: UNO SGUARDO D’INSIEME

La non autosufficienza rappresenta negli ultimi anni argomento di dibattito in ambiti variegati, che si distinguono per le politiche cui ascrivono, gli attori interessati, i ruoli e le funzioni assolte da soggetti pubblici e privati (profit e non profit) e dai nuclei familiari (caregiver).

Nel contempo, alcuni segmenti del welfare integrativo stanno intervenendo – con misure e strumenti diversi – nell’ambito della non autosufficienza. Si pensi ad alcune forme pensionistiche integrative, al ruolo delle forme di assistenza sanitaria integrativa e, più di recente, alle potenzialità del welfare aziendale. A ciò si devono aggiungere le esperienze delle forme di welfare territoriali, di comunità e più in generale di prossimità che si vanno diffondendo.

Ciò determina una molteplicità di misure e strumenti dedicati o dedicabili (anche in via potenziale e da sfruttare) al tema della non autosufficienza, che tuttavia mancano di un disegno complessivo, sistemico che consenta di ottimizzare l’insieme delle risorse a ciò destinate e garantire una pianificazione degli interventi coordinata, anche se multilevel.

L’obiettivo  del workshop è delineare questo insieme di risorse che l’ordinamento, i sistemi di welfare nazionale, regionali, integrativi e contrattuali pongono sul tema della non autosufficienza, con la finalità di individuare strumenti e misure dedicate, eventuali sinergie realizzabili e modelli di intervento strutturabili nei diversi ambiti (welfare pubblico, welfare di prossimità, welfare integrativo).

In altri termini, cercare di disegnare una politica per la non autosufficienza massimizzando l’esistente e individuando i percorsi di efficientamento degli strumenti a disposizione.

Moderatore e relatore: Stefano Castrignanò, Italian Welfare (Partner)

Giro di tavolo con i partecipanti

Stefano Castrignanò, Italian Welfare

Isabella Mastrobuono, Azienda Sanitaria Provincia Bolzano ed Esperta Agenas

Michele Buonerba, CISL Bolzano e Consigliere di Amministrazione di Fondo Pensione e Sanitario territoriale

Dibattito

DESTINATARI

  • Rappresentanti del mondo del welfare integrativo (parti sociali, organizzazioni sindacali, amministratori di forme pensionistiche complementari e forme di assistenza sanitaria integrativa)
  • Rappresentanti del mondo delle aziende
  • Rappresentanti istituzionali
  • Rappresentanti del mondo non profit e della cooperazione

M28 Ore 14,30 – 18,00

REDDITO DI CITTADINANZA E PERSONE CON DISABILITÀ. 

QUALI SONO I RISVOLTI TECNICO-OPERATIVI PER GLI OPERATORI SOCIALI E SANITARI COINVOLTI DALLA MISURA

A CURA DI GIOVANNI VIGANÒ, EMILIO GREGORI, SYNERGIA SRL

L’introduzione del Reddito di Cittadinanza (RDC) ha dato corpo e struttura alla svolta intrapresa dal nostro Paese nelle politiche di contrasto alla povertà avvenuta con l’avvio del Reddito di Inclusione.

Dal punto di vista dei servizi tale misura rappresenta di sicuro una importante sfida per quanto riguarda le ricadute operative e organizzative, in particolar modo in riferimento alla capacità dei servizi territoriali di lavorare in rete. Se è pur vero che il RDC per molti aspetti si inserisce sul percorso di lavoro già segnato in questi ultimi anni dal REI e dal DL 147/2017, gli aspetti di innovazione introdotti non sono marginali ed in particolar modo per quanto riguarda il tema della non autosufficienza, nell’ambito del dispositivo normativo del RDC, si segnalano diversi elementi di novità ed attenzione su cui i servizi sociali e sanitari territoriali in particolar modo hanno necessità di aggiornamento e lavoro.

Pensiamo per esempio al tema del collocamento mirato delle persone con disabilità, oppure all’esonero dalla Dichiarazione di Immediata Disponibilità al lavoro (DID) per i caregiver primari di membri della famiglia non autosufficienti, alla facoltà riconosciuta alle persone con disabilità di prendere parte a lavori di pubblica utilità, fino al tema di assoluta centralità del coinvolgimento dei servizi sanitari nell’ambito delle equipe di valutazione multidimensionale volte alla finalizzazione dei Patti per l’Inclusione Sociale.

Il workshop vuole, oltre che fornire una breve panoramica sull’architettura fondamentale della misura RDC, affrontare gli aspetti qui richiamati approfondendo quindi il tema della non autosufficienza all’interno della misura del Reddito di Cittadinanza. Esso si rivolge quindi a tutti gli operatori, funzionari e personale con funzioni dirigenziali dei servizi sociali e sanitari in particolar modo, che sono e saranno interessati dall’attuazione a livello territoriale della misura, perché coinvolti sia negli aspetti tecnico-amministrativi dell’erogazione materiale delle prestazioni, sia perché partecipanti alle equipe di valutazione multidimensionale, sia perché investiti del ruolo di casemanager o di coordinatore di Ambito.

Programma provvisorio 

  • Breve introduzione dell’architettura fondamentale della misura RDC
  • RDC e persone con disabilità
  • Il collocamento mirato delle persone con disabilità
  • Caregiver ed esonero dalla Dichiarazione di Immediata Disponibilità al lavoro (DID)
  • La facoltà di prendere parte a lavori di pubblica utilità per le persone con disabilità
  • Le equipe di valutazione multidimensionale e i Patti per l’Inclusione Sociale
  • Discussione e dibattito con  i partecipanti

M29E Ore 14,30 – 18.00 – Workshop con 3 crediti ECM

LE DIMISSIONI OSPEDALIERE PROTETTE

A cura della SPISA – Scuola di Specializzazione in Studi nella Amministrazione Pubblica – Università di Bologna

Le dimissioni ospedaliere hanno assunto un ruolo strategico nei sistemi sanitari negli ultimi decenni, a causa di una pluralità di fattori: l’invecchiamento della popolazione e il connesso ricovero ospedaliero derivante da situazioni cronicizzate; la riduzione dei giorni di degenza ospedaliera derivante dalle politiche sanitarie volte alla contrazione dei costi; la presenza di contesti familiari sempre meno in grado di accogliere le persone anziane e fragili.

I contesti socio-culturali sopra riportati hanno comportato che la dimissione ospedaliera di soggetti fragili, inizialmente affidata alle possibilità del nucleo familiare di riferimento, ha iniziato a costituire un fenomeno di rilievo tale da dover essere affrontato dal sistema sanitario.

Fu, per primo, il Piano Sanitario Nazionale 2011-2013 che individuò i pazienti che necessitano maggiormente di continuità assistenziale: i pazienti cronici, e i pazienti post-acuti dimessi dall’ospedale che corrono rischi elevati, ove non adeguatamente assistiti, di ritorno improprio all’ospedale. Per tali categorie si previde all’epoca la necessità di individuare competenze cliniche e infermieristiche, con l’affidamento a un case manager, in una struttura dedicata o a domicilio.

Da allora i percorsi di dimissione sono stati maggiormente strutturati e, oggi, si assiste a una pluralità di opzioni, differenti anche su base regionale.

RELATORI

Prof. Carlo Bottari, SPISA

Dott. Foglietta

Professor Biasco

Dott. De Angelis

Affronteranno la tematica da diversi punti di vista (rispettivamente: organizzativo, medico, giuridico).

M30 Ore 14,30 – 18.00

DALLA PRESA IN CARICO…AL PRENDERSI CURA: L’APPROCCIO HUMANITUDE.

UNA RELAZIONE NUOVA TRA CURANTE E CURATO

PRESENTAZIONE

La filosofia di cura Humanitude® si basa sulle relazioni che uniscono gli uomini tra loro nel rispetto dell’autonomia e dei diritti individuali, mirando a ravvicinare il curante e il curato in una nuova relazione di Umanità.

Humanitude è centrata sulla relazione tra curante e curato e pone attenzione alla persona nella sua sfera personale, cognitiva, emotiva, relazionale e affettiva. La Metodologia spinge a dare il giusto valore alla riflessione e al pensiero, necessari alla pianificazione e alla realizzazione delle azioni di cura/assistenza, riducendo così i rischi generati dalla “fretta del fare” e del “finire in tempo”. È focalizzata sulla specifica attività dell’igiene alla persona, un momento carico di significati molto spesso banalizzato e svuotato di senso, che risulta difficile, problematico, per curati e curanti. Humanitude fornisce un approccio metodologico utile e applicabile a tutte le situazioni di vita quotidiana in cui “s’incontra”, si guarda, si parla, si tocca non un corpo, ma una persona.

DESTINATARI

Il contributo proposto si rivolge a tutte le figure professionali che, a qualunque livello, operano nel campo della fragilità, della disabilità, della perdita di autonomia, in particolare di tipo cognitivo, sia in strutture residenziali che in servizi domiciliari (ASA/OSS, Medici, Infermieri, Fisiokinesiterapisti, Psicologi, Animatori, Educatori, Direttori, Responsabili e Coordinatori di Servizi/Strutture Residenziali e Domiciliari così come di AF-Assistenti Familiari / Badanti e Volontari inseriti in OdV operanti nel settore)

PROGRAMMA IN FASE DI DEFINIZIONE

M31 Ore 14,30 – 18.00

SERVIZI ALLA PERSONA 4.0:
CARTELLA SOCIO SANITARIA ELETTRONICA e STRUMENTI DIGITALI PER I SERVIZI RESIDENZIALI E TERRITORIALI (ADI – SAD)

a cura di Softwareuno 

Semplificare i workflow operativi, diminuire gli sprechi di tempo, aumentare l’efficienza organizzativa per garantire elevati standard qualitativi e gestionali: sono obbiettivi che diventano più vicini con l’aiuto delle tecnologie digitali.

Softwareuno presenta il nuovo strumento per la gestione integrata del percorso di cura: Cartella Utente 4.0, la soluzione unica per gestire presa in carico, contratto e profilazione utente, completamente integrata con il dossier socio-sanitario elettronico. Una soluzione scalabile e modulabile per gestire una molteplicità di servizi e di strutture. Il primo passo nel tuo percorso verso i servizi alla persona 4.0.

PROGRAMMA

  • Servizi alla persona 4.0 – verso l’E-health Paolo Galfione, Direttore Generale Softwareuno INS
  • Cartella Utente 4.0: la piattaforma digitale per la gestione del percorso di cura dell’utente fin dalla presa in carico, Sandro Farina, Consulente area socio sanitaria
  • Servizi Territoriali ADI/SAD: strumenti digitali per la gestione del personale e dei processi Alessandro Rosace Resp. Commerciale

M32 Ore 14,30 – 18.00

ATTORI DELLA CURA EROI DELLA CURA

Alessandro Cecchi Paone

presenta

Alberto Peretti

E’ possibile essere felici in RSA?

 

Marco Trabucchi

La solitudine degli operatori

 

Flavio Pagano

Operatori di felicità

G01 Ore 11,45 – 13,00

DISABILITÀ E PARTECIPAZIONE: PERCORSI DI CURA CON GLI ANIMALI

I percorsi di cura mediati dagli animali (Interventi Assistiti con gli Animali) sono processi relazionali ufficialmente riconosciuti come strumento terapeutico e di supporto in una pluralità di patologie attraverso un approccio multidisciplinare che vede collaborare professionalità diverse.

La base del successo di questo intervento è l’attivazione emozionale comunicativa espressa dal rapporto uomo/animale.

Al fine di praticare tali percorsi di cura con gli animali è tuttavia necessario attuare un iter formativo, autorizzativo e di verifica che prenda in considerazione l’idoneità degli operatori coinvolti, degli animali impiegati e delle strutture in cui questi si realizzano.

Il workshop vuole presentare e condividere l’attuale quadro normativo in materia di Interventi Assistiti con gli Animali, nonché il ruolo dei membri dell’equipe (coadiutore, veterinario, medico, psicologo e fisioterapista) e illustrare i principi della Riabilitazione Equestre nell’ambito clinico della  Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza (organizzazione, modalità operative e casistica).

Nell’ambito delle presentazioni sarà documentata, con l’ausilio di contenuti multimediali, la valorizzazione del  ruolo dell’equipe multidisciplinare per la definizione dei bisogni del singolo paziente e la co-costruzione di percorsi articolati, non solo terapeutici, con gli animali, nel rispetto di cura della persona che sia insieme ecologica e partecipativa.

DESTINATARI

Il workshop è rivolto a tutte le figure professionali e agli operatori (anche volontari) di Aziende Socio Sanitarie, Residenze Sanitarie Disabili e Anziani interessate a conoscere e condividere gli aspetti motivazionali e clinici degli Interventi Mediati dagli Animali, attraverso un confronto diretto con erogatori ed Autorità di Controllo.

PROGRAMMA

IAA: contesto normativo nazionale a cura di Francesco Brescianini

Il ruolo del Veterinario a cura di Roberta Vitali, medico veterinario responsabile della U.O.S.D Igiene Urbana Tutela Animali d’affezione e Pet Therapy ATS Brescia

Il ruolo del Medico  a cura di Michela Marzorati, Medico Specialista in Neuropsichiatria Infantile – A.S.S.T. Grande Ospedale Metropolitano Niguarda

Il ruolo dello Psicologo a cura di Michela Riceputi, Psicologo Psicoterapeuta, Clinica dello Sviluppo e Neuropsicologia – A.S.S.T. Grande Ospedale Metropolitano Niguarda

Il ruolo del Fisioterapista a cura di dott.ssa Aurora Sotgiu, Dottore in Tecnica della Riabilitazione Psichiatrica- A.S.S.T. Grande Ospedale Metropolitano Niguarda

MODERATORE

Francesco Brescianini Medico veterinario Direttore UOC Servizio Igiene Allevamenti e Produzioni Zootecniche ATS Brescia

RELATORI

Roberta Vitali, Medico veterinario responsabile della U.O.S.D Igiene Urbana Tutela Animali d’affezione e Pet Therapy ATS Brescia

Michela Marzorati, Medico Specialista in Neuropsichiatra Infantile – A.S.S.T. Grande Ospedale Metropolitano Niguarda

Michela Riceputi, Psicologo Psicoterapeuta, Clinica dello Sviluppo e Neuropsicologia – A.S.S.T. Grande Ospedale Metropolitano Niguarda

Aurora Sotgiu, Dottore in Tecnica della Riabilitazione Psichiatrica- A.S.S.T. Grande Ospedale Metropolitano Niguarda

G02 Ore 11,45 – 13,00

LA QUALITA’ DELLA VITA NELLE RSA: L’UTILIZZO DELLA SCALA S. OMOBONO COME STRUMENTO DI RILEVAZIONE

In letteratura sono presenti molte definizioni della qualità della vita. Ad esempio, il gruppo di lavoro sulla QdV dell’OMS l’ha definita nel 1995 come: «La percezione dell’individuo della propria posizione nella vita nel contesto dei sistemi culturali e dei valori di riferimento nei quali è inserito e in relazione ai propri obiettivi, aspettative, standard e interessi» (WHOQOL, The World healt organization quality of life assessment, 1995).

Rispetto ai domini di Qualità di Vita è importante ricordare il meta-modello proposto da Schalock e Verdugo Alonso (2002), con tutte le successive elaborazioni e integrazioni, grazie ai contributi di Claes, Van Loon, Vandevelde, il gruppo dell’Università di Ghent e Clement Ginè e Maria Carbò a Barcellona.
In tale modello, la prospettiva della qualità della vita viene rappresentata dall’articolazione di 8 domini:

  1. Benessere Fisico;
  2. Benessere Materiale;
  3. Benessere Emozionale;
  4. Autodeterminazione;
  5. Sviluppo Personale;
  6. Relazioni Interpersonali;
  7. Inclusione Sociale;
  8. Diritti ed Empowerment.

Come è possibile misurare la qualità della vita all’interno delle strutture? La fondazione Vismara insieme all’Università di Trento ha prodotto in un progetto quadriennale una scala, la scala S. Omobono forma long e short, che misura la qualità della vita percepita dagli anziani nelle RSA, il workshop spiegherà e analizzerà il contesto della qualità della vita e presenterà l’utilizzo dello strumento collegato al Progetto di Assistenza Individualizzato

PROGRAMMA

Origini e caratteristiche del percorso

La qualità della vita e gli strumenti di rilevazione

La valutazione della qualità organizzativa

L’uso dello strumento S. Omobono nella rilevazione della qualità della vita

I processi ed i dati rilevati

L’utilizzo della scala S. Omobono nella cartella informatizzata

RELATORI

G. Perati, Dirigente medico responsabile Area Anziani Fondazione Vismara

M.G. Ventura, Direttrice generale Fondazione Vismara

Maria Teresa Maffini, Responsabile Formazione Fondazione Vismara

Fabrizio Arrigoni, Psicologo Fondazione Vismara

Irene Perati, laureanda presso il Politecnico in Ingegneria gestionale

G03 Ore 11,45 – 13,00

NONNI IN SERVIZIO, NONNI SULLE BARRICATE, QUALI I NONNI DEL TERZO MILLENNIO?  

Vogliamo dare dignità e rappresentazione al “servizio” di welfare silente e sommerso che le nonne ed i nonni offrono ogni giorno.

Considerando i 10 milioni di nonni che oggi, in Italia, seguono assiduamente i loro nipoti  dagli 0 ai 14 anni (valore economico virtualmente calcolato in circa 24 miliardi di euro annui), in questo workshop,  si propone un confronto

  • su una ricognizione generale delle funzioni, attività offerte oggi dai nonni (chi sono? che cosa fanno? che cosa ricevono ? come si muovono quando si crea conflitto tra gli adulti ?),
  • su condizioni specifiche (quando i diritti dei nipoti minori sono menomati o violati),
  • sull’esigenza di promuovere identità e lo sviluppo di una cultura della nonnità considerando i saperi messi in campo che vanno ben oltre le mere cure materiali. Cultura espressa da nonni consapevoli del loro ruolo negli ambiti dell’educazione, del sostegno relazionale, in alcuni casi addirittura di supplenza alle responsabilità genitoriali.

PROGRAMMA
Nonni in servizio, nonni sulle barricate, quali i nonni del terzo millennio? Nonni oggi.

  • Elementi di contesto
  • Nonni fornitori di servizi e beni materiali visibili
  • Nonni  fornitori di beni immateriali  invisibili, relazionali e educativi
  • Nonni che faticano specie quando i diritti dei nipoti sono menomati o violati

Nonni di “qualità” protagonisti di un futuro possibile

  • serve lo sviluppo di una cultura della nonnità per costruire e legittimare una identità (es. nonni e gioco, nonni e memoria, nonni e sviluppo della fantasia, nonni e domande difficili, nonni e valori,……)
  • come valutare la qualità del nonno?

RELATORI

Giovanni Garena (nonno, sociologo, formatore, ex dirigente servizi sociali, ex magistrato onorario minorile)

Luciano Tosco (nonno, filosofo, formatore, ex dirigente servizi sociali, narratore) che stanno preparando per Maggioli Editore un testo su questo argomento

DESTINATARI

Il workshop si rivolge a un vasto target costituito da

  •  dirigenti, quadri, operatori dei Servizi e Strutture sociali, sanitari, educativi, scolastici del pubblico e del privato sociale
  • magistrati con particolare riguardo alle Autorità Giudiziarie Minorili
  • avvocati con particolare riguardo a quelli associati alle Camere minorili e di famiglia
  • amministratori impegnati nelle politiche sociali ed educative
  • docenti universitari
  • studenti dei corsi laurea dei dipartimenti delle scienze mediche e delle scienze umane
  • università della terza età e università popolari
  • OO.SS
  • associazioni di promozione e tutela delle fasce deboli
  • organizzazioni del volontariato sociale e sanitario
  • nonni, genitori, nipoti

G04 Ore 11,45 – 13,00

I NUOVI OBBLIGHI IMPOSTI DAL CODICE DELLA CRISI DI IMPRESA – DECRETO LEGGE 14/2019 (IN VIGORE DAL 14/2/2019)

A CURA DI ADVENIAS

Il nuovo Codice della Crisi di Impresa ha modificato radicalmente gli obblighi per coloro che gestiscono imprese e società, prevedendo nuovi obblighi specifici in materia di governance: istituzione e cura di assetti amministrativi adeguati, adozione di strumenti di rilevazione anticipata dello stato di crisi. Il seminario è rivolto alle figure preposte alla gestione, amministrazione e controllo delle strutture sanitarie organizzate in forma di impresa. Si propone di illustrare le novità in materia di gestione d’impresa recentemente introdotte dalla riforma del Diritto Fallimentare, evidenziando soprattutto il cambiamento di approccio e mentalità che tali novità richiedono ai titolari della governance aziendale (approccio look forward e cash flow oriented, strumenti di prevenzione delle crisi d’impresa).

RELATORE
Giorgio Montanari, Dottore Commercialista e Revisore Contabile, è socio e fondatore dello Studio Montanari & Galletti Commercialisti Associati (www.montanarigalletti.it), e all’interno di esso si occupa principalmente di consulenza societaria e fiscale, con una particolare attenzione alle operazioni straordinarie e alle problematiche e opportunità dei progetti di innovazione di impresa.
È fondatore e Presidente del Consiglio di Amministrazione di BOOSTART S.R.L., (www.boostart.it), società che riunisce un team di oltre 50 consulenti e professionisti per offrire consulenza integrata a progetti di innovazione e sviluppo aziendali. Dal 2019 è Consigliere di Amministrazione di V-SHAPES S.R.L. (www.v-shapes.com), start-up innovativa a forte vocazione internazionale che progetta e realizza soluzioni innovative nel settore del packaging.

G06 Ore 11,45 – 13,00

LA PRATICA DELLA MINDFULNESS PER LA GESTIONE DELLO STRESS

Come è possibile sviluppare la capacità di risposta allo stress nella vita quotidiana professionale o privata? Coltivando la consapevolezza nella pratica della meditazione: momento per momento, radicandosi nel corpo e nel respiro. Il termine Mindfulness, traduzione inglese della parola “sati”, in lingua Pali (la lingua liturgica indiana) significa appunto consapevolezza. Sviluppare questa attitudine in modo aperto e non giudicante significa scoprire spazi interiori di calma mentale e liberi da pensieri condizionanti e automatici che portano sofferenza, ansia e stress disfunzionale. Partendo dalla comprensione dei meccanismi che stanno alla base dello stress e sperimentando semplici pratiche,  la proposta ha l’obiettivo di stimolare il partecipante a percorre strade alternative per identificare risposte più funzionali alle situazioni di disagio interrompendo soffocanti circoli viziosi e il rimuginare mentale che spesso tendono ad aumentare lo stress. Stare in osservazione di ciò che accade dentro e fuori di noi, per lo spazio di un respiro, potrà permetterci di vedere pensieri ed emozioni dissolversi o scegliere cosa fare con maggiore libertà e risolutezza.

METODOLOGIE DIDATTICHE

Lezione con discussione, pratiche di mindfulness

DESTINATARI

Professionisti sanitari, assistenti sociali, operatori di supporto, personale amministrativo

RELATORE

Chiara Marnoni, dottore magistrale in scienze infermieristiche e ostetriche, responsabile formazione Studio DMR; formatore e facilitatore di gruppi mindfulness, socia Centro Mindfulness Milano

G07 Ore 11,45 – 13,00

QUALITÀ E ACCREDITAMENTO DEI SERVIZI ALLA PERSONA: L’APPORTO DELLE NORME UNI 10881:2013 E UNI 11010:2016

A cura della Società Italiana Sociologia della Salute

Introduzione

Secondo la UNI EN ISO 900:2015 (Sistemi di gestione per la qualità – Fondamenti e vocabolario, punto 2.2.1 Qualità) “un’organizzazione focalizzata sulla qualità promuove una cultura che ha per risultato comportamenti, attitudini, attività e processi tali da apportare valore attraverso il soddisfacimento delle esigenze e delle aspettative dei clienti e delle altre parti interessate rilevanti”.

Nel campo dei servizi, e in particolare dei servizi alla persona, quali ad esempio servizi erogati nel contesto di strutture residenziali per persone anziane non autosufficienti o servizi erogati nell’ambito di servizi diurni o di tipo residenziale per persone con disabilità, la qualità del servizio è determinata non solo dalla capacità di soddisfare i clienti (da intendersi qui non solo come utenti beneficiari del servizio, ma anche come committenti o clienti in senso stretto del termine), ma anche dall’impatto previsto e non previsto sulle parti interessate rilevanti (stakeholder interni ed esterni l’organizzazione).

Inoltre sappiamo bene come in questi ambiti operativi vale, ancor più che in altri comparti, il fatto che la qualità non sia riferibile unicamente al funzionamento del servizio e alla qualità intrinseca delle prestazioni erogate, ma anche al valore percepito e il beneficio per il cliente, specie e in primo luogo laddove per l’utente diretto.

Così, un sistema di gestione per la qualità comprende tutte quelle attività attraverso le quali l’organizzazione:

  1. identifica i propri obiettivi
  2. definisce i processi che consentono di conseguire i risultati attesi
  3. determina le risorse che sono necessarie per la gestione di tali processi

Nella nuova configurazione della norma UNI EN ISO 9001:2015 Sistemi di gestione per la qualità – Requisiti, all’approccio per processi e al Ciclo di Deming (Plan – Do – Check – Act), si integra l’approccio alla gestione del rischio (risk based thinking) che offre una nuova prospettiva grazie alla quale le organizzazioni sono chiamate a pianificare e realizzare azioni atte ad affrontare adeguatamente rischi ed opportunità.

L’adozione di un sistema di gestione per la qualità ha carattere volontario, ma strategico. Esso infatti, come si legge al punto 0.1 della UNI EN ISO 9001:2015 (Generalità) “può aiutare a migliorare la sua prestazione complessiva e costituire una solida base per iniziative di sviluppo sostenibile”.

E ancora: “I benefici potenziali per un’organizzazione, derivanti dall’attuazione di un sistema di gestione per la qualità basato sulla […] norma internazionale, sono:

  1. la capacità di fornire con regolarità prodotti e servizi che soddisfino i requisiti del cliente e quelli cogenti applicabili
  2. facilitare le opportunità per accrescere la soddisfazione del cliente;
  3. affrontare rischi e opportunità associati al suo contesto e ai suoi obiettivi;
  4. la capacità di dimostrare la conformità ai requisiti specificati del sistema di gestione per la qualità”.

La UNI 10881:2013 Servizi – Assistenza residenziale agli anziani – Requisiti del servizio e la UNI 11010:2016 Servizi socio-sanitari e sociali – Servizi per l’abitare e servizi per l’inclusione sociale delle persone con disabilità (PcD) – Requisiti del servizio sono due norme di servizio, integrabili nello schema della UNI EN ISO 9001:2015 inerente i sistemi di gestione per la qualità, che costituiscono uno schema di riferimento per tutte le organizzazioni operanti specificamente nel primo caso nella gestione dei servizi residenziali di assistenza agli anziani e in servizi residenziali e semiresidenziali per persone con disabilità, ad esclusione di quelli domiciliari e di quelli orientati all’inserimento al lavoro. Si tratta di strumenti che vengono sempre più richiesti nell’ambito delle gare per l’affidamento in appalto o concessione di tali tipologie di servizi alla persona e che costituiscono uno schema interessante di applicazione di un sistema di gestione maggiormente calato sulle realtà operative dei servizi agli anziani e alle persone con disabilità.

OBIETTIVO

Il seminario intende focalizzare l’attenzione su questi due strumenti di lavoro che, al di là della certificazione, possono costituire un valido supporto per le Organizzazioni pubbliche, private e del Terzo Settore che intendono acquisire modalità di progettazione ed erogazione dei servizi sempre più adeguate.

Il seminario si pone pertanto l’obiettivo di affrontare, nel più ampio contesto tematico della qualità e dell’accreditamento dei servizi alla persona, l’apporto che all’interno delle organizzazioni queste due norme UNI possono offrire per orientare questi servizi ad un miglioramento continuo focalizzato più precisamente sugli aspetti di progettazione ed erogazione delle prestazioni che investono la capacità stessa dei soggetti erogatori di soddisfare non solo esigenze ed aspettative, ma diritti di rilevanza costituzionale in capo a persone non autosufficienti o con disabilità.

Si tratta pertanto di un approfondimento, per certi aspetti anche tecnico, ma che intende offrire ai partecipanti uno scenario concreto di sviluppo dei servizi, anche attraverso il confronto con esempi e applicazioni operative.

DESTINATARI

Tutti coloro interessati alla materia; in particolare:

  • Amministratori e dirigenti della Pubblica Amministrazione;
  • Rappresentanti e responsabili di servizi e strutture per anziani e per persone con disabilità;
  • Responsabili sistemi di gestione per la qualità nell’ambito di tali servizi;
  • Responsabili sistemi di accreditamento istituzionale nell’ambito di tali servizi;
  • Auditor sistemi di gestione per la qualità e sistemi di accreditamento nell’ambito di tali servizi;
  • Progettisti sociali;
  • Responsabili organizzazioni di rappresentanza e advocacy per persone anziane e per persone con disabilità;
  • Tutori e Amministratori di sostegno.
  • Sociologi della salute;
  • Assistenti sociali;
  • Educatori professionali.

PROGRAMMA

Introduce e modera: Sandra Gallerini, membro del CD SISS

  • Qualità e accreditamento nell’ambito dei servizi alla persona: istanze, nodi problematici e prospettive, Andrea Salvini, professore ordinario di Sociologia, Università degli Studi di Pisa
  • La UNI 11010:2016: la genesi delle norme, i vantaggi nella loro applicazione, il processo di certificazione, Mauro Leoni, psicologo presso la Fondazione Il Sorriso, che ha contribuito alla stesura della norma UNI
  • La UNI 10881:2013 e UNI 11010:2016: requisiti e pratiche applicative, Emanuele Gambini, esperto e consulente sui sistemi di gestione in strutture socio-sanitarie non profit e membro del direttivo del settore sanità e del settore welfare di AICQ

Dibattito con il pubblico

G08E Ore 11,45 – 13,00 – Workshop 2 crediti ECM

LA SFIDA DELLA PALLIAZIONE NELLE RESIDENZE SOCIO SANITARIE: SCENARI ATTUALI E PROSPETTIVE FUTURE

a cura di Dott.ssa Annalisa Pennini, PhD in Scienze Infermieristiche e Sanità Pubblica, Formatore e Consulente

Intervengono il Dott. Marchetto Roberto – Medico – Responsabile UOS Cure Palliative e Hospice – ULSS 6 Euganea e Sara Pomaro – Infermiera Fondazione Santa Tecla – Este (PD).

G09 Ore 11,45 – 13,00

L’APPROCCIO HUMANITUDE. COME E PERCHÉ INTRODURLO IN UNA RSA

PRESENTAZIONE

Il workshop/conferenza desidera presentare gli elementi di base per impostare una corretta presa in cura del paziente e permettere al caregiver di acquisire una nuova consapevolezza del proprio ruolo, ormai persa nella routine dell’operatività quotidiana.

Humanitude, utilizzabile da tutto il personale di struttura/servizio adeguatamente formato, interviene infatti come risposta efficace, permettendo di ottenere risultati immediati e quantificabili, in tutte quelle situazioni in cui l’età anziana, la fragilità, la disabilità e la perdita di autonomia, in particolare di tipo cognitivo, rendono difficile e faticosa la relazione tra curante e curato e di conseguenza l’accudimento quotidiano, sia in struttura di ricovero che al domicilio.

Vengono presentati i 5 principi di Humanitude, come sono stati definiti e i passaggi per raggiungerli.

1.zero cura di forza, senza rinunciare;

2.rispetto dell’individualità e dell’intimità;

3.vivere e morire in piedi®;

4.apertura verso l’esterno;

5.trasformare un luogo di cura in un luogo di vita e di voglia di vivere.  Humanitude è applicata in ogni azione e pratica quotidiana, da parte di tutto il personale formato, che ritrova nuova consapevolezza e nuovo significato del proprio ruolo professionale. Si integra in sinergia con altre metodologie e buone prassi già applicate. Humanitude è stare bene insieme e ottenere questi risultati:

-83% dei disturbi del comportamento; -80% dello stato di stress del caregiver; +82,5 di accettazione di cure/interventi assistenziali/altre azioni; -88% di riduzione dei farmaci neurolettici. RIDUZIONE significativa di denutrizione/disidratazione, piaghe da decubito, contenzioni, allettamento, ospedalizzazione e affaticamento del caregiver; AUMENTO della voglia di vivere (di alzarsi, lavarsi, vestirsi, mangiare, partecipare alle attività proposte ecc…). Acquisire gli strumenti della Metodologia per Individuare le “Trappole” della Geriatria, Utilizzare la Memoria Emozionale come Chiave D’accesso, Sapere Cosa Fare, Come Fare, Quando Fare; Ottenere il Consenso e la Collaborazione del Paziente, Essere li CON Lui e non PER Lui.

DESTINATARI

Il workshop si rivolge a tutte le figure professionali che, a qualunque livello, operano nel campo della fragilità, della disabilità, della perdita di autonomia, in particolare di tipo cognitivo, sia in strutture residenziali che in servizi domiciliari (ASA/OSS, Medici, Infermieri, Fisiokinesiterapisti, Psicologi, Animatori, Educatori, Direttori, Responsabili e Coordinatori di Servizi/Strutture Residenziali e Domiciliari così come di AF-Assistenti Familiari / Badanti e Volontari inseriti in OdV operanti nel settore)

PROGRAMMA IN FASE DI DEFINIZIONE

 

G10 Ore 11,45 – 13,00

FARE LA SCELTA DEI “GIOCATORI MIGLIORI”

A cura dell’Associazione Oss 2.0

 


ESPERIENZA NEL MONDO SNOEZELEN

Nella stanza Snoezelen allestita sarà possibile svolgere un workshop esperienziale condotto da un docente certificato, per sperimentare in prima persona gli effetti dell’approccio multisensoriale, comprendere quali sensazioni il nostro corpo percepisce in un ambiente Snoezelen strutturato, e come i nostri sensi rispondo alle diverse stimolazioni.
Il workshop ha una durata di circa 25 minuti, e si svolge con piccoli gruppi (3/4 persone al massimo).

La prenotazione può essere registrata allo stand Focos Argento – Mondo Snoezelen dalla mattina del primo giorno di manifestazione (mercoledì 27 novembre ore 10:00)

Data e orario
giovedì 28 novembre, dalle ore 10:00 alle 13:30

G21E Ore 14,30 – 17,30 – Workshop 3 crediti ECM

LA RIABILITAZIONE NELLA CRONICITA’: QUALE VALORE AGGIUNTO PER LA NON AUTOSUFFICIENZA?

A cura di SIMFER – Società Italiana di Medicina Fisica e Riabilitativa

PRESENTAZIONE

Negli ultimi decenni i progressi delle procedure e delle cure mediche nel mondo occidentale hanno ridotto di molto la mortalità di molte malattie gravi ma hanno anche progressivamente aumentato il numero delle persone che vivono in condizioni di non autosufficienza. La non autosufficienza è spesso legata strettamente  alla cronicità e alla disabilità che l’accompagna, soprattutto negli anziani. La materia rappresenta una sfida per il Servizio Sanitario Nazionale sia per le modalità nuove con cui il malato cronico non autosufficiente chiede di essere approcciato che per le scelte organizzative ed economiche che questo comporta. Il Piano Nazionale della Cronicità (PNC) del 2016 ha affrontato la tematica della cronicità stabilendo alcuni principi di base: la persona al centro, le cure domiciliari, la riorganizzazione dei servizi, l’”information and communication technology”, i percorsi diagnostico-terapeutici assistenziali. In questo contesto la riabilitazione, proprio quale medicina della disabilità, riveste un ruolo di crescente importanza e deve raccogliere la sfida della non autosufficienza.

OBIETTIVO

Questo workshop vuole fare conoscere a tutto il mondo che ruota intorno alla condizione di non autosufficienza di estrazione sanitaria, sociale, economica, politica e ai cittadini stessi, che cos’è la moderna riabilitazione, qual è la sua mission, la sua metodologia di lavoro e qual può essere il valore aggiunto che offre alle persone non autosufficienti e alle loro famiglie. Vengono affrontati i temi della cronicità, del progetto riabilitativo individuale e della scelta e condivisione degli obiettivi tra team e persone, delle diverse modalità di approccio multiprofessionale nel team e delle scelte organizzative che comporta una moderna riabilitazione. Non da ultimo la voce, spesso critica, degli utenti che vivono sulla loro pelle quotidianamente la non autosufficienza. Il tutto in modalità aperta in un dibattito tra pubblico ed esperti.

PROGRAMMA

Disabilità e non autosufficienza: cosa ci dice il Piano Nazionale Cronicità. A cura di Bruna Lombardi, Direttore SOC Medicina Fisica e Riabilitativa II° Direttore ff. SOC Medicina Fisica e Riabilitativa I°, Direttore SOS Medicina Fisica e Riabilitativa – Prato.
La riabilitazione in cronicità è attenzione alla persona ed al suo ambiente. A cura di Maurizio Massucci, Direttore SC Riabilitazione Intensiva Ospedaliera, Ospedali Passignano e Pantalla (Pg) – USL Umbria 1

Il progetto riabilitativo individuale, l’organizzazione conta. A cura di Paolo Boldrini, Past President Società Italiana Medicina Fisica e Riabilitazione (SIMFER)
Quale specificità per la fisioterapia in cronicità. A cura di Matteo Paci, SOC Attività di Riabilitazione Funzionale Az. Usl Toscana Centro
I modelli di Terapia occupazionale che affrontano la cronicità. A cura di Barbara Volta, Direttrice Didattica CdS Terapia Occupazionale Unimore e Referente Aito Emilia Romagna

Vivere la grave non autosufficienza giorno per giorno. A cura di Ivana Cannoni, Presidente Associazione Traumi Cranici Toscani (ATRACTO)

Discussione e conclusioni, conduce Piero Fiore, Professore Ordinario di Medicina Fisica e Riabilitazione dell’Università “Aldo Moro” di Bari, Presidente SIMFER – Società Italiana Medicina Fisica e Riabilitazione

MODERATORE

Giovanni Checchia, Direttore UOC Medicina Fisica e Riabilitativa Ospedali Riuniti Padova Sud ULSS 6 Euganea

RELATORI

Bruna Lombardi, Direttore SOC Medicina Fisica e Riabilitativa II° Direttore ff. SOC Medicina Fisica e Riabilitativa I°, Direttore SOS Medicina Fisica e Riabilitativa – Prato.

Maurizio Massucci, Direttore SC Riabilitazione Intensiva Ospedaliera, Ospedali Passignano e Pantalla (Pg) – USL Umbria 1

Paolo Boldrini, Past President Società Italiana Medicina Fisica e Riabilitazione (SIMFER)

Matteo Paci, SOC Attività di Riabilitazione Funzionale Az. Usl Toscana Centro

Barbara Volta, Direttrice Didattica CdS Terapia Occupazionale Unimore e Referente Aito Emilia Romagna

Ivana Cannoni, Presidente Associazione Traumi Cranici Toscani (ATRACTO)

Piero Fiore, Professore Ordinario di Medicina Fisica e Riabilitazione dell’Università “Aldo Moro” di Bari, Presidente SIMFER – Società Italiana Medicina Fisica e Riabilitazione

G22 Ore  14,30 – 18,00

IL SOCIALE NELLA SALUTE: ESPERIENZE A CONFRONTO

A cura di Ordine Assistenti Sociali Lombardia, Ordine Assistenti Sociali Marche, Università Politecnica delle Marche, Federazione Medici Medicina Generale delle Marche

PRESENTAZIONE

Il mandato del Servizio Pubblico in ambito sanitario e sociosanitario, negli anni, sta subendo cambiamenti consistenti che, pur nella differenziazione tra i diversi assetti regionali, orienta la risposta al cittadino in direzioni diverse.

Sia in ambito sanitario che in ambito psico-socio-educativo risulta sempre più parcellizzata la risposta ai bisogni delle persone fragili. La tendenza è quella di rispondere ponendo al centro la malattia e non la persona nella sua complessità.

Anche l’Assistente Sociale, professionista presente all’interno dei Servizi Socio Sanitari, s’interroga sul suo ruolo, sui princìpi che indirizzano la programmazione, sulle politiche regionali, sullo sviluppo di posizioni gestionali e di governo dei processi e delle progettazioni zonali e aziendali.

Cosa s’intende per “salute” oggi e come si risponde alle vulnerabilità che interrogano il Servizio Sociosanitario?

Si propone uno spazio di confronto tra Assistenti Sociali e professionisti che, all’interno del Sistema SocioSanitario, lavorano sui temi della qualità, della valutazione sociale e della programmazione.

OBIETTIVO

Il workshop si propone di stimolare una riflessione a “due voci” tra sanitario e sociale, su alcune aree programmatorie, gestionali ed organizzative che possono qualificare meglio l’integrazione socio-sanitaria:

  1. Le politiche di sviluppo della Qualità e il tema della valutazione dei Servizi. Accountability dell’agire professionale come elemento di innovazione e di qualità
  2. L’approccio integrato: quali paradigmi? Cura o promozione della salute?
  3. La costruzione di strumenti di valutazione, nell’ambito della fragilità/cronicità, che diano voce ai determinanti sociali della salute

DESTINATARI

Il workshop vuole essere uno spazio di confronto e di dibattito tra professionisti che lavorano in Sanità all’interno di strutture socio-sanitarie pubbliche e private accreditate, con particolare riferimento alla professione dell’Assistente Sociale.

PROGRAMMA

Discussant: Renata Ghisalberti, Assistente Sociale

Il Servizio Sociale in Sanità: un errore o uno spazio riconosciuto?

Dialogano:

– Paola Ferraguti, Assistente Sociale Senior – Dipartimento Interaziendale Prestazioni erogate nell’area delle Dipendenze – Azienda Socio Sanitaria Territoriale Santi Paolo e Carlo di Milano

– Merj Cai, Dirigente Struttura Organizzativa Semplice Qualità Professionale- Dipartimento Servizi Sociali – Azienda USL Toscana Centro

Fragilità e non autosufficienza: determinanti sociali della salute, approcci integrati alla valutazione e complessità organizzative.

Dialogano:

– Mirella Silvani (in attesa di conferma), Ordine Assistenti Sociali Regione Lombardia

– Carla Moretti, Centro di Ricerca e Servizio sull’integrazione Sociosanitaria-Univ. Politecnica delle Marche

– Raffaella Fusaro, Ordine Assistenti Sociali Regione Marche

Servizio Socio Sanitario e cronicità: quale tutela al diritto alla salute?

Dialogano:

– Vittorio Agnoletto, medico del lavoro, docente dell’Università degli Studi di Milano

– Massimo Magi, Medico di Medicina Generale – Segretario FIMMG Regione Marche

RELATORI

Renata Ghisalberti, Assistente Sociale

Paola Ferraguti, Assistente Sociale Senior – Dipartimento Interaziendale Prestazioni erogate nell’area delle Dipendenze – Azienda Socio Sanitaria Territoriale Santi Paolo e Carlo di Milano

Merj Cai, Dirigente Struttura Organizzativa Semplice Qualità Professionale- Dipartimento Servizi Sociali – Azienda USL Toscana Centro

Mirella Silvani (in attesa di conferma), Ordine Assistenti Sociali Regione Lombardia

Carla Moretti, Centro di Ricerca e Servizio sull’integrazione Sociosanitaria-Univ. Politecnica delle Marche

Raffaella Fusaro, Ordine Assistenti Sociali Regione Marche

Vittorio Agnoletto, medico del lavoro, docente dell’Università degli Studi di Milano

Massimo Magi, Medico di Medicina Generale – Segretario FIMMG Regione Marche

G23 Ore 14.30-18.00

SULLA SOGLIA DEL CENTRO. STRUMENTI PER IL LAVORO TRA SERVIZI E FAMIGLIE DI PERSONE CON DISABILITÀ

PRESENTAZIONE

Il workshop tratta il tema del rapporto tra famiglie di persone con disabilità e servizi. A partire dagli esiti di una ricerca, realizzata in diversi servizi, si coinvolgeranno i partecipanti in alcune attività che vogliono favorire la condivisione delle rappresentazioni degli operatori di cosa sia disabilità, di come si comunichi tra famiglie e servizi, su come si debba intendere un servizio…

Si promuoverà un dibattito su quanto sia utile riconsiderare questa relazione e inserirla nelle pratiche di lavoro quotidiane, come condizione necessaria per la costruzione di percorsi di miglioramento della qualità della vita delle persone accolte, e su come sia importante individuare delle linee guida per la riorganizzazione dei servizi che comprendano luoghi, strumenti e professionalità attenti alla relazione famiglia-servizio.

OBIETTIVO:

  • promuovere una riflessione sul rapporto tra servizi e famiglie di persone con disabilità;
  • favorire l’attenzione sull’opportunità di individuare specifici programmi nell’ambito dei servizi che si occupino di questa relazione;
  • presentare gli esiti di una ricerca e alcuni strumenti utili per lavorare tra famiglie e servizi.

Il workshop proporrà sia momenti di coinvolgimento dei partecipanti in attività strutturate, sia situazioni nelle quali verrà chiesto di condividere le proprie modalità di intervento, sia comunicazioni da parte del conduttore.

DESTINATARI

Il workshop è rivolto a responsabili e operatori di ogni professionalità di servizi per persone con disabilità, interessati a ragionare sul tema del rapporto tra famiglie e servizi.

RELATORE

Lorenzo Fronte, consulente, formatore e ricercatore a orientamento psicosociologico.

G24 Ore  14,30 – 18,00 

IL DIRETTORE DI RSA: MEGLIO UN BUON MANAGER O UN BUON LEADER?

Il Direttore Generale di servizi per anziani fragili riveste un ruolo gestionale che non si limita ad adempimenti di tipo organizzativo e amministrativo, ma – vista la numerosità dell’utenza anziana e la pluralità dei bisogni di assistenza e cura – deve anche saper dimostrare di essere in possesso di competenze specifiche per essere definito un vero e proprio “manager del sociale”.

L’obiettivo del workshop intende far comprendere la differenza che passa tra le competenze manageriali rispetto a quelle di un vero e proprio leader che dirige organismi volti a fornire servizi per anziani: il manager è sicuramente colui che trova soluzioni ai problemi, lavora all’interno di paradigmi definiti e accettati, opera per cambiamenti incrementali, adotta metodi e tecniche per porre cose e persone al posto giusto e al momento giusto, usa la persona come risorsa per conseguire degli obiettivi, la sua autorità deriva dalla posizione gerarchica e dalla competenza specialistica, ha metabolizzato l’atteggiamento del fare e pensa in funzione dell’agire ed è orientato all’identificazione. Mentre il leader è colui che scopre nuove opportunità e gli strumenti per attuarle o farle attuare, crea quindi nuovi paradigmi, considera normale lavorare per innovare, è orientata alla creatività, è in grado di cambiare radicalmente il sistema aziendale ha grande rispetto per le persone, è in grado di motivare i collaboratori in modo da porli nelle condizioni di fornire prestazioni di spicco, la sua autorevolezza deriva dalla condivisione della vision, della mission, delle strategie e degli atteggiamenti da parte dei collaboratori, ha metabolizzato l’atteggiamento del servire, pensa in modo pro-attivo e sfugge all’identificazione mediante l’auto-osservazione cercando di vedere dall’esterno il suo comportamento adeguandosi alle necessità poste dagli eventi esterni.

Gli interventi che si articoleranno durante il workshop verteranno sulla presentazione di esperienze concrete, non nascondendo la difficoltà emergente di reperire sul mercato del lavoro delle figure dirigenziali in possesso di competenze manageriali, con uno stile di leadership specifico per le Residenze Sanitarie Assistite.

Antonio Sebastiano Direttore Osservatorio RSA, LIUC Università Cattaneo, Castellanza – VA

Il ruolo del Direttore di RSA: di quali competenze abbiamo veramente bisogno?

Giorgio Pavan Direttore Generale IPAB ISRAA di Treviso

Il manager che sa innovare: l’esperienza di ISRAA Treviso

Adelaide Biondaro Direttore Generale IPAB Istituto Assistenza Anziani di Verona

Come districarsi tra grandi e piccoli problemi in RSA

Manuela Lanzarin Assessore alla Sanità e ai Servizi Sociali Regione Veneto

La relazione tra il Consiglio di Amministrazione e il Direttore

G25 Ore 14,30 – 18.00

L’ANZIANO, LA MEMORIA, I RICORDI: LAVORARE CON IL METODO AUTOBIOGRAFICO NELLE STRUTTURE RESIDENZIALI

PRESENTAZIONE 

Nella memoria l’anziano trova il completamento del suo presente, il conforto, le ragioni, gli stimoli a vivere anche in condizioni di malattia cronica.

Il metodo autobiografico si configura come percorso indicato per ritrovare nella propria memoria tempi, spazi, eventi, ritmi connotati da un forte significato esistenziale.

Lavorare con la storia di vita della persona fa coincidere il racconto di sé con un “tempo per sé”, ovvero un momento in cui l’anziano dedica tempo a se stesso con l’obiettivo di acquisire maggiore consapevolezza sulla propria condizione, attivare strategie di adattamento e cercare possibili cambiamenti. All’interno di un laboratorio di gruppo, lo scambio tra più soggetti di ricordi, sensazioni, emozioni, consente a ogni partecipante, ben differenziato dagli altri, di capire che può esistere qualcosa che unisce e che può offrire una realtà di speranza a supporto della fragilità individuale.

PROGRAMMA, OBIETTIVI E DESTINATARI

 Il presente workshop è rivolto a tutte le figure professionali che lavorano all’interno di strutture residenziali e ha come obiettivi:

  • riconoscere il valore e l’efficacia dell’autobiografia nella vita dell’anziano istituzionalizzato
  • individuare modi e occasioni di utilizzo delle metodologie autobiografiche nel proprio contesto lavorativo
  • scegliere ambiti tematici idonei a percorsi di significato per stimolare la ricerca interiore

RELATORE

Luciana Quaia da oltre 20 anni svolge attività di consulenza, sostegno e formazione a tutti coloro che si prendono cura di persone anziane.
Autrice di L’autobiografia nei servizi residenziali. Condurre i laboratori di gruppo (2019) e Alzheimer e riabilitazione cognitiva 2006).

G26E Ore 14.30-18.00 – Workshop con 3 crediti ECM

OGNUNO, QUALCUNO, CIASCUNO E NESSUNO:  PROCESSI E RESPONSABILITA’ NELLA RICONCILIAZIONE TERAPEUTICA

Le terapie farmacologiche prescritte nelle transizioni di cura (definizione con cui si intende il passaggio dei pazienti tra luoghi di cura diversi o setting assistenziali diversi nella stessa struttura) presentano spesso tra di loro differenze non imputabili ad una mutata condizione clinica del paziente; tali differenze, dette discrepanze non intenzionali, possono determinare errori di terapia e talora gravi danni. La Riconciliazione della terapia farmacologica è un processo strutturato e formalmente implementato che consente di rilevare e conoscere la terapia farmacologica del paziente e permette al medico prescrittore di valutare con attenzione se confermarla, variarla o interromperla in toto o in parte. Si ritiene, alla luce della letteratura scientifica disponibile. che più del 40% degli errori da farmaco derivino da un sistema di riconciliazione inadeguato al momento dell’ingresso, del trasferimento e della dimissione del paziente. Più del 67% dei pazienti ricoverati in Ospedale presentano una discrepanza farmacologica non intenzionale (che permane alla dimissione); di questi il danno potenziale al paziente è compreso in un range fra l’11% e il  59%.

Il corso si propone di fornire contenuti, tecnici e metodologici, e strumenti che possano essere utilizzati dagli operatori per migliorare il loro approccio alla tematica nella più ampia cornice della gestione della terapia farmacologica, con ricadute positive per la sicurezza dei pazienti.

OBIETTIVI DI APPRENDIMENTO

1) conoscere la definizione di riconciliazione terapeutica e la sua rilevanza per la sicurezza del paziente

2) conoscere l’attribuzione di ruoli e responsabilità nei processi di gestione della riconciliazione terapeutica

3) conoscere strumenti per gestire la riconciliazione terapeutica

OBIETTIVO SISTEMA ECM

La sicurezza del paziente

MODALITA’ DI VALUTAZIONE

Test di apprendimento, questionario di gradimento

METODOLOGIE DIDATTICHE

Lezione con discussione

DESTINATARI

Medici, infermieri, farmacisti

RELATORE

Filippo Di Carlo, dottore magistrale in scienze infermieristiche e ostetriche, Legale Rappresentante Studio DMR, si occupa di Qualità e Sicurezza dei Sistemi Sanitari, con forte expertise sulla sicurezza del paziente. Collabora in numerosi progetti di Qualità e Sicurezza dei Pazienti in varie Regioni come consulente Progea e Joint Commission International.

G27 Ore 14.30-18.00

LA PRESA IN CARICO E LA GESTIONE DEI BISOGNI SOCIALI NELLA CRONICITÀ E NEL FINE VITA

Il workshop intende affrontare il tema della presa in carico dei bisogni sociali delle persone affette da malattie croniche, con particolare attenzione al peso che essi assumono nel quadro complessivo della malattia e del percorso di cura.

L’obiettivo è quello di sottolineare la necessità di utilizzare un approccio globale in grado di ricomporre le diverse dimensioni della malattia, di riconoscere il ruolo degli operatori sociali anche nei contesti sanitari, oltre che l’opportunità di lavorare in stretta collaborazione con tutti i professionisti che intervengono nella relazione di cura.

La presenza di assistenti sociali operanti in diversi contesti di cura e in differenti realtà territoriali dovrebbe consentire un confronto che, oltre a fare chiarezza sul tema, potrebbe indicare soluzioni operative utili ad una reale presa in carico integrata.

DESTINATARI

assistenti sociali, psicologi, sociologi, operatori socio-sanitari, educatori professionali, fisioterapisti,  medici, infermieri, altri professionisti interessati al tema

FORMAT

Tavola rotonda interattiva con discussione finale

PROGRAMMA

Introduce e modera:

Annamaria Perino, sociologa, Dipartimento di Sociologia e Ricerca Sociale – Università degli Studi di Trento

Relatori:

  • Anna Maria Russo, Assistente SocialeASST Lecco, Referente rete nazionale assistenti sociali in Cure Palliative
  • Chiara Pilotti, Assistente SocialeReferente Servizio di Accoglienza Centro di Cure Palliative Antea, Roma
  • Emanuela Di Fatta, Assistente SocialeSamot onlus, Palermo 
  • Claudia Antoni, Assistente Sociale, ASST Lariana Servizio Sociale aziendale, Como
  • Ilaria Rovigati, Assistente Sociale, Casa di Cura “Ancelle Francescane del Buon Pastore”, Roma

DIBATTITO

G28  Ore 14.30 – 17.00

LA CARTELLA SOCIO-SANITARIA CBA NELLE SUE VARIE DECLINAZIONI: RSA, RSD, CENTRI DIURNI, CENTRI DI RIABILITAZIONE, HOSPICE E STRUTTURE MULTISERVIZIO

a cura di N. ROSIGNOLI – PRODUCT OWNER AREA CARTELLA SOCIO-SANITARIA CBA GROUP

G29  Ore 14.30 – 17.00

MENTE E CINEMA IL RACCONTO NARRATO DELLA MALATTIA MENTALE COME ELEMENTO DI RICONOSCIMENTO DEI SINTOMI E DI FORMAZIONE E CONSAPEVOLEZZA

RELATORI

Giovanni Brighenti Psicologo, psicoterapeuta della famiglia, docente della scuola italiana Consuelig Motivazionale di Ferrara

Simonetta Botti Respabile area minori, disabili e adulti di Consozio Blu, Presidente Comitato Scientifico di Oasi Formazione

G30 Ore 14.30-18.00

LA VALUTAZIONE MULTIDIMENSIONALE AL CENTRO.

GESTIRE IL RACCORDO FRA MISURE E INTERVENTI PER LA PERSONA NON AUTOSUFFICIENTE PER UNA PRESA IN CARICO GLOBALE

A cura di Synergia srl – SVAM-Network

Avere a disposizione modelli di valutazione integrata socio-sanitaria delle persone non autosufficienti è ormai una necessità consolidata per le Regioni italiane e la definizione di un efficace progetto di presa in carico si accompagna obbligatoriamente all’adozione di strumenti che consentono modalità uniformi di valutazione su tutto il territorio regionale. Tra gli strumenti in uso da parte delle Regioni italiane, si ha la prevalenza di due strumenti introdotti ormai da tempo e diffusi dalla Regione Veneto, ovvero la Scheda di valutazione multidimensionale dell’anziano (SVaMA) e la Scheda di valutazione multidimensionale del disabile (SVaMDi). In ogni caso, ad oggi, è impossibile prescindere dall’adozione di strumenti ICF-based per la valutazione multidimensionale di anziani e disabili non autosufficienti e sempre più, ormai, il legislatore cerca di orientare le Regioni in questa direzione: basti pensare alle misure relative a disabili gravissimi e a disabili gravi di cui al fondo per le non autosufficienze, le misure attuative della L.112/2016 sul Dopo di Noi, ecc. che richiedono l’attivazione di processi di valutazione multidimensionale del bisogno con strumenti ispirati all’ICF. Ma una eccessiva frammentazione di misure e iniziative e la proliferazione delle richieste di valutazione multidimensionale e di progetti individuali di assistenza, può però portare al rischio di sovraccarico delle equipe socio-sanitarie. Diventa pertanto strategico a livello locale, con l’auspicabile supporto del livello regionale, riuscire a organizzare e razionalizzare tali processi.

Così come nelle precedenti edizioni, il presente Workshop vuole contribuire a fare il punto della situazione sullo stato di diffusione degli strumenti SVaMA, SVaMDi e ICF nelle Regioni e nei territori italiani, e di creare le condizioni per una più ampia e sistematica condivisione fra le stesse delle esperienze, buone pratiche e innovazioni sviluppate, con la prospettiva di medio e lungo termine di dare sempre più struttura e continuità a occasioni di confronto e dialogo.

In particolare, l’edizione 2019 del Workshop intende affrontare alcuni temi cruciali a livello locale in relazione alle forte pressioni sopra menzionate, rispetto a tre aspetti fondamentali: processi, strumenti e formazione.

Il presente Workshop ha pertanto l’intento di analizzare i possibili scenari organizzativi rispetto alla valutazione e alla progettazione multidimensionale. Il fine ultimo rimane la condivisione di esperienze, buone pratiche e innovazioni sviluppate negli ultimi anni, con la prospettiva di creare sempre più occasioni di confronto e di dialogo fra Regioni e territori interessati sugli strumenti per la valutazione multidimensionale.

DESTINATARI

Il workshop è rivolto ai referenti regionali per la programmazione dei servizi socio-sanitari, agli operatori del comparto socio-sanitario distrettuale e degli Enti Locali (Ambiti sociali e Comuni) impegnati nei processi di valutazione multidimensionale: Operatori coinvolti nelle Unità di Valutazione Multidimensionale, Responsabili di Distretto, Medici di Medicina Generale, Assistenti Sociali.

PROGRAMMA PROVVISORIO

PREMESSA: La crescente spinta alla valutazione e progettazione multidimensionale dei bisogni e degli interventi: i riflessi a livello regionale e locale. Presentazione del tema e dibattito.

PROCESSI: Razionalizzare le valutazioni multidimensionali, come garantire la globalità della presa in carico riordinando le misure e gli interventi rivolti alle famiglie con un familiare non autosufficiente. Dialogo e collaborazione tra servizi sociali, di contrasto alla povertà, sanitari, del lavoro. Presentazione del tema e dibattito.

STRUMENTI: Valutazione multidimensionale e proliferazione degli strumenti e sistemi (informatizzati)  di raccolta informativa. Ottimizzare il raccordo fra gli strumenti. Presentazione del tema e dibattito.

FORMAZIONE: La valutazione multidimensionale come competenza di base trasversale per il personale sociale e sanitario. Fabbisogni minimi formativi e strumenti a supporto. Presentazione del tema e dibattito.

G31 Ore 14,30 – 18,00

Focus RSA

Parte 1

Promuovere benessere nei servizi residenziali per anziani

 A cura di: Studio APS di Milano

Presentazione

La nostra società è fortemente marcata da trasformazioni demografiche epocali, che portano un progressivo ampliarsi di fasce di popolazione di età superiore ai 50/60 anni. Questo fenomeno ha ricadute consistenti sugli assetti economici, sulle condizioni sociali, sui rapporti intergenerazionali, sulle scelte istituzionali. Nella vita quotidiana di singoli e famiglie si incontrano molti e diversi problemi, che spesso affaticano e affannano e che si cerca di affrontare attraverso arrangiamenti individuali, decisioni amministrative e governative e anche attraverso investimenti in costruzioni di organizzazioni di servizi che si vanno moltiplicando. Si mobilitano ingenti risorse finanziarie, si richiedono nuove competenze specialistiche, si istituiscono opportunità di lavoro, si definiscono disegni organizzativi per realizzare nuovi servizi più adeguati alle esigenze e alle attese.

La prima parte del workshop intende affrontare la questione delle disfunzioni, sofferenze e rischio di maltrattamenti a partire dalle esperienze di formazione, consulenza organizzativa e ricerca a cui abbiamo partecipato negli ultimi anni nelle strutture residenziali per anziani. Ci sembra che sia possibile affrontare le problematiche connesse al vivere invecchiando nelle case di riposo, assumendosi degli obiettivi di gestirle in modo più soddisfacente, prendendo in considerazione alcune ipotesi di lettura dei processi di invecchiamento, di funzionamento dei servizi ad essi dedicati, di elaborazione di dispositivi organizzativi e percorsi di formazione degli operatori impegnati in questo ambito di lavoro.

OBIETTIVO

Condividere esperienze, indicazioni metodologiche, riflessioni sul gestire i processi di invecchiamento in diverse condizioni di vita nelle strutture residenziali per anziani.

Proporre orientamenti e impostazioni innovative per la formazione del personale e la consulenza organizzativa.

PROGRAMMA

  • Invecchiare: anziani e società
  • La ricerca azione come risorsa per sostenere processi di cambiamento organizzativo: un’esperienza in servizi residenziali rivolti a persone con malattia di Alzheimer
  • La formazione come ricerca e accompagnamento delle organizzazioni e dei singoli: esperienza sull’approccio al tema della prevenzione del maltrattamento e al benessere in servizi residenziali per anziani
  • La consulenza come supporto all’introduzione di innovazioni

 RELATORI

Franca Olivetti Manoukian, Studio APS di Milano

Giovanna Ferretti, Spedali Civili di Brescia

Luz Cardenas, Formatrice e consulente ambito socio-sanitario

Silvano Corli, Direttore Azienda Speciale Comune di Concesio (Brescia)

Valter Tarchini, Studio APS di Milano

PARTE 2, ore 16.00

LA GESTIONE DEL RISCHIO CLINICO IN AMBITO SOCIO SANITARIO: STRUTTURA E MODALITA’ DI APPROCCIO E GESTIONE

RELATORI

Lidia CANCELLIERE, Logopedista Azienda Servizi alla Persona “Golgi Redaelli” di Milano

Emilia GUGLIELMUCCI, Assistente Sociale Azienda Servizi alla Persona “Golgi Redaelli” di Milano

Pasquale COCCARO, Infermiere Coordinatore Area Socio-Sanitaria – Azienda Servizi alla Persona “Golgi Redaelli” di Milano

Antonio GRILLO, Direttore Medico Area Socio-Sanitaria – Azienda Servizi alla Persona “Golgi Redaelli” di Milano

 G32 Ore 14,30 – 18,00

ALL WORK AND NO PLAY MAKES JACK A DULL BOY

PARTE 1

GAMLEC – Gaming for Mutual Learning in Care

L’apprendimento del caregiver della persona non autosufficiente tramite il gioco 

Gli Stati membri dell’UE devono far fronte a una crescente domanda di assistenza a lungo termine al domicilio per disabili e anziani non autosufficienti. Di conseguenza la domanda di assistenti professionali e di volontari qualificati è in continuo aumento. L’istruzione e la formazione continua sono necessarie per tenere il passo con lo sviluppo continuo delle esigenze volte a garantire la qualità della vita delle persone assistite, tenendo conto anche delle esigenze delle famiglie e dei caregiver. Questi ultimi spesso non conoscono le modalità di erogazione dei servizi per rispondere alle particolari esigenze delle persone non autosufficienti.

L’obiettivo del progetto GAMLEC è pertanto quello di fornire uno strumento di formazione accessibile a tutti, che promuove elevati standard qualitativi nell’assistenza alle persone non autosufficienti, la comprensione reciproca, il lavoro di gruppo, la condivisione delle conoscenze tra collaboratori, volontari e famiglie,  rendendo l’apprendimento semplice e divertente. “Imparare giocando” è il cuore del progetto GAMLEC, scoprendo al contempo che gli standard di qualità per le persone non autosufficienti sono standard di qualità di vita di cui le persone godono tutti i giorni senza rendersene conto.

RELATORI 

Irene Bruno, Direttore Generale ad interim ASP Città di Bologna

Sylvie Schoch, IP International Gmbh Creative Corporate Training

Karin Stiehr, Sozialforschung, Medico Geriatra

Il workshop si terrà in lingua italiana

Parte 2

Vengo a giocare da te

A cura di Ol’Boys

Cosa accade quando siamo noi professionisti ad entrare in casa (e nel mondo) del paziente anziano e della sua famiglia? come avviene questo incontro? quali elementi osservare nel tempo e nello spazio della domiciliarità, affinché tutto possa scorrere senza difficoltà? come adoperare le proprie conoscenze tecniche e professionali in modo efficace fuori dal contesto del nostro studio, ambulatorio o centro di servizio?

I modelli teorici di riferimento per la demenza (P.C.C, VALIDATION, GENTLECARE) rimangono solidi anche nel contesto della domiciliarità e ci aiutano a dare un senso alle attività che si propongono di volta in volta a casa della persona con demenza. Tutti questi contenuti verranno rappresentati attraverso il racconto del progetto “Andiamo a casa” che dal 2018 viene proposto e realizzato nel territorio di Treviso.

Il gioco permette un’ottima presa di coscienza dei bisogni e dei desideri della persona. Per troppo tempo associato all’infanzia ed al tempo libero, il gioco trova ancora molte difficoltà a entrare nelle residenze per anziani ed è praticamente assente tra le attività domiciliari dedicate alle demenze. Invece, il gioco possiede il potere di riabilitare la persona anziana nelle sue interazioni sociali, restituendogli spesso una posizione ed un ruolo. Se ben scelto, il gioco si presenta come uno specchio delle competenze individuali. Può essere utile a rinforzare l’autostima dell’anziano, dandogli la possibilità di riconoscersi come persona abile e competente.

RELATORI

Francesca Poser, Psicologa area anziani presso IPAB Guizzo-Marseille di Selva del Montello (TV)

Samuela Maniscalco, psicologa e psicoterapeuta

Claudio Favaretto, Ol’Boys

Ol’Boys è la prima azienda in Italia a produrre giochi per gli anziani con uno sguardo particolare ad anziani in condizione di fragilità. Nasce nel 2013 con l’intento di progettare, produrre e ricercare sul mercato internazionale giochi, attività e strumenti terapeutici che possano fornire sostegno al personale di animazione e di cura ed un aiuto concreto ai caregiver familiari di anziani affetti da decadimento cognitivo. La ricerca ed il recupero di giochi antichi, adattandoli all’uso di persone anziane, unitamente alla progettazione e sperimentazione di nuovi strumenti terapeutici, costituisce la sua attività primaria.

Negli ultimi 3 anni, Claudio Favaretto, CEO della Ol’Boys, ha visitato e si è intrattenuto a ‘giocare’ per alcune ore in oltre duecento strutture per anziani in tutta Italia, da Bolzano a Matera.

 

G33 Ore 14,30 – 18,00

LA PALESTRA DI VITA E IL SOSTEGNO ALLA DOMICILIARITÀ: PER NON DEPORRE NEL CASSETTO LA VOGLIA DI VIVERE

A cura di La Bottega del Possibile

 

Lo scopo di questo workshop è promuovere sia la conoscenza di una metodologia di intervento (La Palestra di Vita), metodo ideato nel 1995 dal Dott. Pietro Piumetti, psicologo, docente presso l’Università IUSTO di Torino e gestito dal Consorzio Socio Assistenziale del Cuneese, sia la cultura della domiciliarità che mette al centro di ogni azione ed intervento la persona assunta nella sua globalità, affinché possa continuare a vivere e ad abitare in relazione con il suo “Intorno”. Attualmente sono una cinquantina le Palestra di Vita e ottanta i conduttori formati presso l’Istituto Universitario Salesiano di Torino con il Corso universitario di perfezionamento in psicologia dell’invecchiamento con il metodo palestra di vita.

Un metodo che viene utilizzato sia all’interno delle strutture residenziali, sia sul territorio, rivolto in particolare alle persone anziane, ma non solo.

Relatori e Relazioni

ore 14,30 Accoglienza

ore 14,45 Il sostegno alla domiciliarità e La Palestra di Vita: Una cultura e un metodo che mettono al centro la persona con il suo vivere e abitare

Salvatore Rao, Presidente de La Bottega del Possibile

Ore 15,00 La Palestra di Vita per pensare positivo

Pietro Piumetti, psicologo, Consorzio Socio Assistenziale del Cuneese, docente Università IUSTO di Torino

ore 15,20 Spazio alle domande

Ore 15,30 La Palestra di Vita risveglia il desiderio

Giuseppe Andreis, docente in Psicologia Clinica – Università di Torino

Ore 15,50 L’esperienza di una conduttrice formata

Patrizia Bernardi, Oss, RSA Casa di Riposo Don Dalmasso – Bernezzo (CN)

Ore 16,15 Dibattito

Ore 17,00 Conclusioni e Chiusura del workshop

Destinatari

Il workshop si rivolge agli operatori della cura in generale, in particolare ad Educatori, Oss, Psicologi.

 

G34 Ore 14,30 – 18,00

PERSON CENTRED CARE NELLA PRATICA

Condivisione delle migliori pratiche nella cura della persona con demenza in Rsa e Ospedale attraverso l’implementazione del programma formativo Best Practice in Dementia Care del DSDC, Università di Stirling

 

Premessa

Il Best Practice in Dementia Care© è un percorso formativo sviluppato dal Dementia Service Development Centre (DSDC) dell’Università di Stirling, un centro di ricerca e sviluppo di servizi per la demenza, e diffuso in Italia da Focos Argento.

Il Best Practice Dementia Care è finalizzato all’applicazione nella pratica quotidiana dell’approccio Person Centred Care e l’acquisizione da parte del personale di cura, che opera nelle strutture per anziani e in ospedale, di competenze e conoscenze specialistiche certificate per la cura e assistenza delle persone con demenza, e a rafforzare i livelli di autoefficacia e di fiducia del personale all’interno del proprio servizio. Il programma ha ottenuto molteplici accreditamenti e certificazioni che evidenziano la sua efficacia nell’implementare pratiche di cura evidence-based per la persona con demenza.

Programma

L’obiettivo del workshop formativo è presentare, a partire dalle esperienze dei Facilitatori che hanno formato il personale della propria struttura attraverso il corso Best Practice Dementia Care©, come le migliori pratiche basate sulle evidenze possono essere tradotte all’interno di diversi setting di cura (Rsa, Centro Diurno, reparto ospedaliero).

  • garantire modelli di cura e di intervento evidence based nella cura dell’anziano con demenza all’interno dei servizi: il ruolo della formazione e delle competenze specialistiche delle figure professionali sanitario e socio assistenziali – Andrea Fabbo, medico geriatra, Direttore Struttura complessa di Geriatria – Disturbi Cognitivi e Demenze AUSL Modena e Marta Zerbinati, psicologa, socio fondatore di Hr Care Focos Argento
  • la gestione del wandering in un nucleo di Rsa non specialistico: superare la concezione di Bpsd e lavorare per interpretare i bisogni della persona – Stefania Biondo, medico geriatra Rsa Olinto Fedi, Firenze
  • sessualità e reazioni aggressive nelle attività di cura personale: superare le convinzioni e stereotipi per cogliere la prospettiva della persona con demenza – Katia Pinto, Vicepresidente di Alzheimer Bari e un professionista Centro Diurno Regina Mundi, Bari
  • il lavoro sulla storia e abitudini di vita con i pazienti con demenza in un reparto ospedaliero: il coinvolgimento del caregiver e la creazione di un progetto di cura condiviso tra tutte le figure sanitarie e assistenziali – Francesca Neviani, medico geriatra, Ospedale di Baggiovara, Modena
  • superare una visione custodialistica dell’assistenza in un nucleo di Rsa: riconoscere e supportare la personhood (Essere Persona) della persona con demenza – Daniela Saviori, assistente sociale Casa di Riposo Faccanoni, Sarnico

 

 

Docenti

Marta Zerbinati, psicologa, socio fondatore di Hr Care Focos Argento

Andrea Fabbo, medico geriatra, Direttore Struttura complessa di Geriatria – Disturbi Cognitivi e Demenze AUSL Modena

Katia Pinto, Vicepresidente di Alzheimer Bari

Stefania Biondo, medico geriatra Rsa Olinto Fedi, Firenze

Francesca Neviani, medico geriatra, Ospedale di Baggiovara, Modena

Daniela Saviori, assistente sociale Casa di Riposo Faccanoni, Sarnico