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Che cos’è l’incontinenza urinaria?

L’incontinenza urinaria e/o fecale è l’incapacità di controllare e trattenere l’urina e/o le feci per alterazioni anatomiche o funzionali degli sfinteri della vescica o del retto. In particolare l’incontinenza urinaria può manifestarsi con gravità variabile da perdite minime (una o poche gocce) fino alla perdita completa del contenuto vescicale. Fughe d’urina, anche piccole, costituiscono un problema igienico e una causa di disagio sociale che può compromettere in misura rilevante la qualità della vita. L’incontinenza urinaria colpisce più frequentemente il sesso femminile (tra il 10 e il 30 %), ma si calcola che una percentuale variabile tra il 2 e il 10% della popolazione maschile presenti delle perdite di urina. Fortunatamente esistono delle soluzioni, che si diversificano in relazione alle cause che sottostanno alla incontinenza stessa.

L’incontinenza, vera e propria sindrome geriatrica, presenta tra i fattori di rischio le modifiche fisiologiche legate all’età, le comorbilità, i farmaci assunti e soprattutto le alterazioni funzionali. In particolare l’incontinenza fecale è causata da importanti problemi in sede rettale, o da patologie del sistema nervoso, come paraplegia o demenza.

I presidi/ausili per l’incontinenza urinaria e/o fecale possono essere utilizzati come unico trattamento in caso di fallimento di altre forme di terapia, farmacologica o chirurgica, del disturbo o come supporto aggiuntivo ad altri interventi di tipo farmacologico.

L’infermiere è in grado di scegliere l’ausilio assorbente appropriato?

Non esistono a oggi studi comparativi tra efficacia di un pannolone rispetto a un altro, tuttavia quando si deve scegliere l’ausilio assorbente è importante che l’infermiere effettui un assessment puntuale e rigoroso considerando:

  • il tipo di incontinenza (da sforzo, urgenza, funzionale, doppia incontinenza, ecc.),
  • la gravità (in base alla quantità)
  • la frequenza (transitoria, stabilizzata),
  • la capacità motoria del soggetto (es. allettamento),
  • l’utilizzo d farmaci diuretici
  • lo stile di vita del soggetto.

I presidi/ausili utilizzati per la gestione dell’incontinenza si possono suddividere in:
– ausili assorbenti monouso
– cateteri esterni

Ausili assorbenti

Gli ausili assorbenti contengono all’interno polimeri in grado, a contatto con l’urina, di trasformarsi in gel. La superficie rimane asciutta, evitando il contatto tra cute e gel e riducendo il rischio di macerazione della cute.

L’assorbenza varia da prodotto a prodotto e si va dai 60 ai 2.000 ml.

Le principali tipologie di presidi assorbenti disponibili sono:

  • Pannolini pull-up: sono ausili assorbenti monouso che si indossano come normali capi di biancheria intima. Rappresentano la soluzione ideale per incontinenza moderata e grave;
  • Pannolini per incontinenza leggera: è la soluzione migliore per contenere le piccole perdite di urina. Assicurano la massima discrezione, comfort e sicurezza e sono disponibili in diversi formati e livelli di assorbenza.
  • Pannolone mutandina: è una soluzione efficace per la gestione della persona con incontinenza moderata e grave ed è particolarmente indicato per persone allettate e per incontinenza doppia.
  • Pannolone Sagomato: rappresenta la soluzione ideale per qualsiasi tipo e livello di incontinenza, da moderata a grave. L’assenza di materiale di rivestimento a copertura dei fianchi rende il pannolone sagomato la soluzione più fresca e igienica per il mantenimento del benessere della persona. La forma anatomica dell’ausilio lo rende confortevole durante l’uso ed estremamente pratico per il cambio e grazie al supporto delle speciali mutandine a rete, il pannolone sagomato è la soluzione più dignitosa e pratica per tutte le persone che soffrono di incontinenza.
  • Pannolone mutandina a cintura: è un ausilio assorbente dotato di una cintura di fissaggio addominale.
  • Pannoloni rettangolari: sono indicati per incontinenza leggera e moderata ed esistono in due versioni con barriera (rivestimento esterno impermeabile) senza barriera (senza rivestimento esterno impermeabile).

L’infermiere dovrà essere in grado di riconoscere:

il livello di assorbenza:

  • PLUS: livello d’incontinenza leggera
  • EXTRA: livello d’incontinenza moderata
  • SUPER: livello d’incontinenza grave ULTRA +: livello d’incontinenza grave/molto grave
  • MAXI: livello d’incontinenza gravissimo

la taglia:

  • S: Piccola/Taglia 38-40
  • M: Media/Taglia 42-46
  • L: Large/Taglia 48-52
  • XL: Extra Large/Taglia 54-5

L’uso di questi ausili non può e non deve prescindere dall’attuazione di interventi di altro tipo per favorire il controllo volontario degli sfinteri. Secondo i dati forniti dalla letteratura più recente, l’uso del pannolone assorbente provoca una sorta di dipendenza e in circa il 70% dei casi causa una riduzione nella motivazione del controllo degli sfinteri con altre tecniche.

E’ importante quindi, accompagnare il soggetto ai servizi a intervalli di tempo regolari, in caso di incontinenza urinaria da sforzo praticare esercizi di rinforzo dei muscoli pelvici

Il pannolone va cambiato non appena ci si accorge o il malato avvisa che è sporco e comunque occorre sostituirlo ogni 3 ore, salvo di notte che per non interrompere il sonno può essere tenuto per un tempo più lungo. I cambi frequenti aiutano a ridurre il rischio di irritazione della cute.

E’ importante ispezionare regolarmente la cute nella zona perineale in tutti i soggetti incontinenti per rilevare segni di dermatite da contatto, infestazioni micotiche conseguente all’incontinenza.

La cute va detersa dopo ogni evacuazione intestinale o minzione per evitare il contatto prolungato con le urine e le feci. Possono essere usati creme che agiscono da barriera per mantenere la pelle asciutta.
Le lesioni già formate vanno protette dalla contaminazione urinaria con medicazioni impermeabili all’acqua.

Urocondom (o cateteri esterni)

Dispositivi di raccolta che costituiscono una valida alternativa al catetere vescicale nel maschio. Si tratta di guaine morbide in lattice o in materiale sintetico che si inseriscono a cappuccio sul pene (tipo profilattico) e che presentano all’estremità un raccordo rigido lungo circa 10 cm al quale viene poi applicato il dispositivo di raccolta (una sacca da fissare con lacci alla gamba nel caso di pazienti che camminano, oppure una sacca più capiente, con lungo tubo di raccolta, da appendere con apposito supporto al letto).

Nell’uomo per favorire l’adesione al pene possono essere fissati con mastice oppure con fascette adesive. Il metodo raccomandato è il mastice. La pelle va preparata al fissaggio con una scrupolosa tricotomia e igiene intima. Si deve evitare l’uso di emollienti oleosi o cremosi che riducono l’adesività dei collanti usati, così come di saponi troppo aggressivi che possono irritare ed essiccare eccessivamente la cute.

In caso di fissaggio troppo stretto si possono provocare ulcerazioni o problemi circolatori. E’ importante, infatti, la verifica frequente della tenuta e della comparsa di eventuali arrossamenti. In quest’ultimo caso si deve rimuovere il dispositivo per non riapplicarlo fino a completa guarigione della parte.

Il condom va sostituito quotidianamente e si deve insegnare al paziente a controllare il pene: sono frequenti infatti i casi di macerazione o irritazione, provocati dallo sfregamento del glande contro l’estremità interna del condom. Non sono rari i casi di infezione delle vie urinarie, anche se l’incidenza è nettamente inferiore rispetto alle infezioni riscontrate con l’uso del catetere transuretrale.
Ci sono dispositivi condom anche per la donna. Si tratta di una sacca di raccolta di urine che si collega direttamente alla vulva con pasta adesiva. Uno studio condotto su oltre 2.000 donne ha riportato un’incidenza di batteriuria pari a 3 episodi su 100 giorni di uso, e l’aderenza del sistema dopo 24 ore nell’80% dei casi.

 

Autori:  Gianluigi Romeo(Responsabile Area Assistenza Studio DMR)