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Nel mondo della non autosufficienza vengono travolte non solo le persone che delle diverse forme di non autosufficienza rimangono vittime, ma anche tutti coloro che per amore, per scelta od anche “per forza” si trovano improvvisamente “attori della cura, eroi della cura”.

Flavio Pagano, noto giornalista, autore di numerosi libri e vincitore di numerosi premi letterari, definisce queste persone, in modo geniale: “curacari”. I “curacari” sono i familiari coinvolti nella malattia, sono coloro che esprimono con la loro vita l’amore dando vita ad un’“espressione assoluta del mistero dell’esistenza”. Per dirla con le parole dello stesso Pagano sono degli “operatori di felicità” o almeno sperano di esserlo per coloro i quali si prendono cura. Del resto i “curacari” spesso rappresentando per la persona non più autosufficiente l’unico sostegno e l’unico residuo legame con la realtà circostante.

Sarà lo stesso Pagano a parlarci di questo durante il workshop “Attori della cura, eroi della cura” di mercoledì 27 novembre (14,30-18,00) in occasione dell’11° Forum della Non Autosufficienza e dell’autonomia possibile organizzato dal Gruppo Maggioli.

Racconterò il quotidiano della cura, la lunga, impervia salita che si deve affrontare al fianco della persona colpita – anticipa Flavio Pagano – spesso rappresentando l’unico sostegno e l’unico residuo legame con la realtà circostante. La racconterò attraverso episodi semplici, nei quali tutti possano rispecchiarsi e ritrovarsi, ma cercando sempre l’angolazione più sfuggente e talvolta più ardua. Lo farò tramite la ricerca del doppio registro della tragicommedia. L’alzheimer non è la negazione della vita, né tanto meno ne è l’antitesi, è invece la sua estremizzazione, in velocità. La realtà dell’esistenza, quella di tutti noi, sia dei cosiddetti sani che dei cosiddetti matti/malati.
Conosciamo verità legate a quello che Cioran chiamava ‘l’inconveniente di nascere’, attraverso la malattia, in una maniera talvolta brutale. E l’angoscia è un nemico altrettanto pericoloso e infido della malattia stessa”.
Ci sono degli approcci più efficaci di altri perché un “curacari” riesca a trasmettere felicità o positività?

Sono mille le strategie utili per oliare il dolore e scivolare nel tempo in maniera più dignitosa -afferma Pagano -. E io racconterò quelle. A questo proposito mi soffermerò su una antichissima e al tempo stesso nuova disciplina: la cosiddetta medicina narrativa. ‘La parola cura’ diceva già Menandro: ed è una grande verità. Raccontare, raccontarci, raccontarsi ci aiuta non a guarire, ma a vivere, ed è quello, in fondo, il risultato più importante. Ma la cosa più importante è la fiducia nella vita: la vita siamo noi, e l’amore di chi cura un proprio caro, un amico, una persona vicina, o un perfetto sconosciuto, è l’unica espressione assoluta del mistero dell’esistenza. L’unico gesto, il curare – nel senso più quotidiano e semplice della parola – capace di dare davvero un senso alla vita, e dunque a noi stessi”.

Quindi, per rubarle un inciso del suo ultimo libro, fresco di stampa, “Oltre l’Alzheimer”, curando gli altri esploriamo e curiamo prima di tutto noi stessi e percorriamo un sentiero in cerca della felicità?

Sì, vuol dire cercare la felicità. Una ricerca legittima anche nelle situazioni più estreme, perchè soltanto una definizione della parola vita è capace di esprimere realmente il significato sull’esistenza: vita è tutto ciò di cui noi ci prendiamo cura. Che si tratti della nostra professione o di una scelta familiare, il fine di chi cura è sempre uno: coltivare la vita”.

Coordinati da Alessandro Cecchi Paone, giornalista e conduttore televisivo, che ha curato anche la prefazione dell’ultimo libro di Pagano, sottolineando l’importanza di non gettare la spugna e agire con amore e dolcezza di fronte al non saper “che fare, che dire e addirittura che emozioni provare di fronte al mistero di una mente che perde se stessa”, saranno attori di questo workshop altri nomi noti nel settore: Marco Trabucchi con una relazione dedicata a “La solitudine degli operatori” e Alberto Peretti con “E’ possibile essere felici in RSA?

 

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Barbara Riva