25 novembre 2020 ore 9.30 – 11.30 (P01)

LE LEZIONI DELLA PANDEMIA

Non sarà mai possibile dare un senso compiuto alla tragedia che, in seguito al diffondersi del Covid-19, si è abbattuta sulla popolazione anziana, con i costi di vite umane e di dolore che ha portato con sé.
Ma un modo per provare a farlo, almeno in parte, esiste. Ed è far sì che i messaggi che ci ha lasciato su come migliorare il welfare del nostro Paese, non rimangano inascoltati.
L’obiettivo della plenaria consiste nel mettere a fuoco alcuni tra questi messaggi e discuterne le implicazioni per chi, con ruoli e compiti diversi, opera nel settore. Lo si farà affrontandoli prima con riferimento al sistema della non autosufficienza nel suo insieme e poi considerando, rispettivamente, l’area della domiciliarità e quella della residenzialità.

Programma
Le lezioni per il sistema
Le lezioni per gli interventi domiciliari
Le lezioni per la residenzialità

Interverranno:
Cristiano Gori, Franco Pesaresi, Marco Trabucchi ed altri

 26 novembre 2020 ore 9.30 – 11.30  (P02)

IL VALORE DEL WELFARE AL TEMPO DEL COVID
Premio Welfare Oggi

La prima edizione del Premio Welfare Oggi2020 sarà dedicata agli operatori sanitari e sociali che hanno lavorato e lavorano con grande impegno e senza risparmiarsi in questo periodo di emergenza sanitaria
La rivista Welfare Oggi, che sempre più vuole essere uno spazio aperto di confronto e di incontro per il mondo dei servizi sociali e sanitari, da quest’anno ha lanciato il bando per il Premio Welfare Oggi. Valorizzare e fare conoscere le iniziative, le buone prassi, premiando quindi le eccellenze e i protagonisti è l’obiettivo del premio.
L’ambito previsto per la premiazione è quello naturale del Forum della non Autosufficienza di Bologna, che negli anni è divenuto un vero e proprio punto di incontro e di riflessione di alto livello per operatori, amministratori e studiosi. Il numero e la qualità dei partecipanti ne fa, quindi, il luogo ideale per assegnare il riconoscimento e, inoltre, per offrire una occasione di riflessione riguardo i processi di cambiamento operati quotidianamente da chi è impegnato in prima linea nel sistema del welfare.
La prima edizione del premio, quella del 2020, si colloca ancora nel periodo drammatico della pandemia. La rivista Welfare Oggi, quindi, vuole fare proprio il sentimento generale di gratitudine e di genuina ammirazione per i tanti operatori della salute che hanno lavorato senza risparmiarsi nel sistema dei servizi sanitari e sociali del nostro paese.
La prima edizione 2020, quindi, nella cornice del Forum della Non Autosufficienza di Novembre, premierà alcuni appartenenti alle diverse professioni mediche e sociali dedicando il riconoscimento a tutto il mondo degli operatori sociali e sanitari che hanno lavorato e stanno lavorando con grande sacrificio in questo periodo di emergenza.

Programma premiazione
“Il valore del Welfare al tempo del Covid”
Saluti autorità
Relazioni ed Interventi degli organizzatori e dei premiati
Cerimonia di premiazione

WORKSHOP

MM01
FORME DI COLLABORAZIONE TRA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE ED ENTI DEL TERZO SETTORE

Con l’adozione del “Codice del Terzo settore”, il legislatore ha inteso provvedere ad un riordino e ad una revisione organica della disciplina vigente in materia di enti del terzo settore (ETS). In particolare, il Codice ha inteso favorire, per il tramite degli enti del terzo settore, il perseguimento di finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale.
Il Codice ha quindi ampliato rispetto alla normativa previgente le forme di collaborazione tra enti del terzo settore e lo Stato, le Regioni, le province autonome e gli enti locali.
In particolare gli ETS sono coinvolti dalla Pubblica amministrazione attraverso forme di co-programmazione, co-progettazione, accreditamento e convenzionamento.
Il workshop si propone l’obiettivo di fare una breve disamina delle principali caratteristiche dell’ente del terzo settore alla luce della recente riforma per poi analizzare nel dettaglio le forme di collaborazione con la Pubblica Amministrazione

 PROGRAMMA

  • gli enti del terzo settore: definizione e caratteristiche soggettive ed oggettive
  • il volontariato nel codice del terzo settore
  • le forme di collaborazione: co-programmazione, co-progettazione e accreditamento
  • il convenzionamento: requisiti di partecipazione e contenuto della convenzione
  • principio del rimborso delle spese
  • rapporto tra convenzioni con la PA e normativa sugli appalti
  • il punto di vista del Consiglio di Stato
  • il punto di vista dell’Anac
  • l’assicurazione obbligatoria del volontario

RELATORE
Andrea Berto, Avvocato, Studio legale Berto, Vicenza


MM02
GIOCO D’AZZARDO E ALCOL IN ETÀ ANZIANA: PENSIERI ED ESPERIENZE DEGLI ASSISTENTI SOCIALI LOMBARDI.
PRIMI ESITI DI UNA RICERCA PROMOSSA E REALIZZATA DALL’ORDINE ASSISTENTI SOCIALI LOMBARDIA

L’Ordine Assistenti Sociali Lombardia – Gruppo Anziani ha promosso e realizzato una ricerca su opinioni e interventi dei propri iscritti riguardo al consumo di alcol e al gioco d’azzardo nella terza età. Questi temi sono stati scelti perché poco conosciuti, sommersi, sottostimati, quindi ancora poco approfonditi nella formazione e nel lavoro degli assistenti sociali, ma presenti sia nella popolazione anziana in generale, sia fra gli utenti anziani in carico ai servizi. I bevitori tardivi e i giocatori problematici in tarda età sono spesso anziani in condizioni di solitudine, il cui comportamento a rischio o già dannoso non viene sempre rilevato dai soggetti con cui entrano in contatto; gli interventi preventivi e tempestivi sono quindi preziosi.
Obiettivi della ricerca: esplorazione, sensibilizzazione, stimolo alla riflessione e al confronto (fra assistenti sociali, fra assistenti sociali e altri professionisti, fra servizi);
rilevazione di caratteristiche e criticità delle strategie di intervento dei servizi non specialistici e dei percorsi di aiuto proposti dai servizi specialistici ai bevitori tardivi e/o giocatori anziani;
raccolta di esigenze e suggerimenti riguardo alla collaborazione fra operatori e fra servizi, a iniziative di formazione specifica, al lavoro d’indagine realizzato.
La ricerca, svolta tramite un questionario somministrato on line, si è avvalsa del supporto metodologico e informatico del Dipartimento di Sociologia e Ricerca Sociale dell’Università degli Studi di Milano Bicocca. Sono stati raccolti
2.080 questionari, pari a circa il 40% degli iscritti all’Ordine Assistenti Sociali Lombardia.
Scopo del workshop è presentare i primi esiti della ricerca, ritenuti utili e interessanti sia per assistenti sociali che per altre figure professionali che entrano in contatto, più o meno ravvicinato, con persone anziane.

Programma
• Le attività di studio e promozione della professione del CROAS Lombardia e il senso della ricerca.
• Alcuni esiti della ricerca: conferme, scoperte e paradossi
• Dibattito con i partecipanti
• Comunicazione sui materiali derivanti dalla ricerca messi a disposizione dei partecipanti, tramite il sito dell’Ordine Assistenti Sociali Lombardia e tramite il sito del Forum Non Autosufficienza.

Relatori
MIRELLA SILVANI, Presidente Ordine Assistenti Sociali Lombardia
BEATRICE LONGONI, Consigliere Ordine Assistenti  Sociali Lombardia, referente del Gruppo Anziani

Destinatari
– Assistenti sociali.
– Altre figure professionali (medici, psicologi, educatori professionali, infermieri, OSS, ecc.).

MP01 
L’ASSISTENZA TERRITORIALE: NUOVA CENTRALITA’ DEI SISTEMI SANITARI 

Il Workshop è a cura della cattedra di diritto sanitario del Dipartimento di Scienze giuridiche dell’Università di Bologna.

Tutte le debolezze della medicina territoriale italiana, nonché di tutti gli altri sistemi sanitari oggi esistenti, sono state messe in evidenza dall’emergenza sanitaria da Covi-19. Il workshop si prefigge l’obiettivo di stimolare l’attenzione degli operatori sanitari e dei decisori pubblici sui percorsi organizzativi da realizzare per sviluppare in modo adeguato la medicina territoriale in tutte le sue diverse forme e, in particolare, anche attraverso l’utilizzo delle nuove tecnologie. Specifica attenzione sarà riservata alla medicina di continuità a sostegno della popolazione anziana.

DESTINATARI    
Personale che svolge attività assistenziale nelle Aziende sanitarie e socio sanitarie, pubbliche e private. Decisori pubblici, nazionali e regionali. Studiosi, docenti e ricercatori del settore.

PROGRAMMA  (provvisorio)

  • Introduzione al tema: dalla centralità dell’ospedale a quella dell’assistenza territoriale
  • Le diverse modalità di lettura della territorialità del sistema
  • Medicina territoriale tra pubblico e privato: la presenza territorialmente impegnata nella soddisfazione della domanda
  • Vale di più un infermiere ben preparato che dieci terapie intensive
  • La continuità delle cure e la medicina palliativa
  • L’utilizzo delle nuove tecnologie
  • Conclusioni: l’etica delle cure

RELATORI
Dott. Paolo De Angelis, Alma Mater Studiorum – Università di Bologna -ARTEC – Servizio giuridico per la ricerca
Prof. Carlo Bottari, SPISA (Scuola di Specializzazione in Studi sull’Amministrazione Pubblica)
Prof. Guido Biasco, Professore Ordinario di Oncologia Medica, Direttore del Centro Interdipartimentale di Ricerche sul Cancro “G.Prodi” dell’Alma Mater Studiorum Università di Bologna


MP02  
I CONTRATTI PER L’ASSISTENZA RESIDENZIALE ALLE PERSONE NON AUTOSUFFICIENTI

Il workshop, dal carattere spiccatamente operativo, mira ad avviare una riflessione sulla “dimensione contrattuale” del rapporto tra l’ospite e la struttura che lo accoglie. A questo fine, anche mediante costanti riferimenti a casi concreti, vengono analizzate criticamente le  clausole più frequenti dei “contratti di ospitalità” tra l’ospite e l’ente erogatore e i nodi problematici ricorrenti nella gestione delle strutture residenziali, sia per anziani non autosufficienti sia per disabili.

 PROGRAMMA

  • La formazione del contratto, le trattative, i limiti di scelta dell’altro contraente, i limiti di diritto pubblico nella definizione del regolamento contrattuale
  • La distinzione tra ospite auto e non autosufficiente
  • La conclusione del contratto
  • L’intervento di un soggetto diverso nella stipulazione dal beneficiario della prestazione
  • L’impegno di pagamento
  • La conclusione da parte del legale rappresentante, la conclusione da parte del familiare non rappresentante legale, il Consenso informato dell’anziano all’ingresso
  • L’oggetto del contratto, il contenuto della prestazione di ospitalità, il corrispettivo, le clausole vessatorie, il deposito cauzionale.
  • Le vicende del rapporto contrattuale, il mutamento delle condizioni dell’ospite, morosità, i danni a persone e cose per responsabilità dell’ente
  • L’interruzione del rapporto: il recesso e le dimissioni.
  • La compartecipazione dell’utenza al costo dei servizi socio assistenziali e sociosanitari, composizione dell’indicatore della situazione economica equivalente.
  • La disciplina alimentare rilevante, nucleo familiare di riferimento; il limite soggettivo: persone con handicap grave e anziani non autosufficienti.
  • Atti di disposizione patrimoniale dell’utenza e limiti dell’attività di recupero dell’Amministrazione.

DESTINATARI

  • Direttore e gestori RSA e altre strutture residenziali e semi-reisdenziali
  • Uffici legali RSA e altre strutture, nonché funzionari e dirigenti Enti Locali
  • Avvocati

RELATORE
Stefania Cerasoli, Avvocato, con un’ampia esperienza di formazione nel settore socio-sanitaria, Studio legale Cerasoli, Vicenza


MP03
LA TERAPIA DELLA BAMBOLA EMPATICA: STRUMENTO DI CONOSCENZA, FACILITATORE DI INCONTRO RELAZIONALE E DI RICONOSCIMENTO IDENTITARIO

 A cura di Valentina Molteni e Rita Pezzati

I benefici rilevati dall’utilizzo della terapia della bambola empatica (TBE) sono riconducibili a uno degli aspetti centrali preconizzati in tutte le Terapie non farmacologiche (TNF), il riconoscimento e la valorizzazione dell’esistenza di una variabilità di caratteristiche individuali e di esperienze di vita che influenzano la risposta alla malattia e il suo decorso (come dice Kitwood). Questo riconoscimento dell’unicità identitaria di ogni persona permette di costruire un incontro intersoggettivo nell’hic et nunc della relazione che necessita di due co-costruttori, e, nel caso della Malattia di Alzheimer o altre forme di demenza, con una grande attenzione da parte di chi cura al cogliere la “presenza presente” della persona affetta da demenza (Pad). Presenza che spesso dura il breve tempo di un momento, ma che dona spazi di comprensione e benessere emotivo importante per tutti e due gli attori in campo. Essa favorisce il mantenimento della personalità, poiché chi si avvale della TBE è portato a considerare, supportare, riconoscere gli aspetti identitari di ogni individuo, migliorando così le capacità relazionali ed empatiche e favorendo così un approccio olistico, personalizzato e che tiene conto dell’esperienza della persona affetta da demenza.
A partire da una ricerca sul campo in 26 RSA sull’efficacia della TBE, con oltre 600 operatori coinvolti, si mostreranno i passi necessari per coinvolgere tutta l’équipe e mantenere nel tempo l’attenzione centrata sull’evoluzione della persona affetta da demenza nel suo contesto ambientale ed affettivo. Verranno indicati tempi e modalità di lavoro per mostrare, oltre ai risultati di diminuzione dei BPSD e del distress del personale, come questo strumento di lavoro diventi modalità di conoscenza e condivisione degli operatori con le persone residenti affette da demenza avanzata, degli operatori tra di loro e con i famigliari, favorendo così uno spostamento da una focalizzazione sul concetto di autonomia a quello del senso della vita, affinché la persona possa diventare sempre più se stessa nell’essenzialità e rendere così incontrabile la sua identità, come una filigrana che si coglie nelle attività relazionali.

 RELATORI
Rita Pezzati, Professore SUPSI (Scuola Universitaria Professionale della Svizzera Italiana), membro fondatore della Scuola di Terapia Cognitiva di Como, direttore scientifico di Ginco Cooperativa Sociale ONLUS di Como.
Valentina Molteni, Centro Terapia Cognitivo di Como. Consulente presso Istituti Riuniti Airoldi e Muzzi onlus di Lecco. Collaboratrice indipendente SUPSI (Scuola Universitaria Professionale della Svizzera Italiana). Fondatrice gruppo Doll Therapy Ticino e di Ginco Cooperativa Sociale ONLUS di Como.

DESTINATARI
Tutti gli operatori sociali e sanitari che lavorano con persone affette da demenza
Direttori di struttura
Familiari di persone affette da demenza


MP04
PERSONE NON AUTOSUFFICIENTI IN SITUAZIONI DI URGENZA: IL RUOLO DEL SERVIZIO SOCIALE

In tempi di coronavirus appare ancora più necessario, impellente, doversi confrontare con il tema delle emergenze. E anche nel servizio sociale si avverte sempre più forte la necessità di avviare riflessioni e di mettersi in discussione su questo tema. Si sta assistendo, infatti, in maniera sempre più visibile, all’emergere di un grande e grave quadro di emergenza sociale: di fronte alla scena pubblica, si manifestano situazioni personali e familiari di fragilità e di marginalità sociale che coinvolgono’pezzi’ della società e strati sociali del tutto nuovi e si manifestano, quindi, altrettanto nuovi bisogni a cui anche i servizi pubblici devono provare a dare nuove risposte.
Ma la pandemia ha fatto e fa anche esplodere, improvvisamente, vere e proprie crisi e situazioni di bisogno acuto di assistenza, quelle ‘emergenze personali e familiari’ (art. 22 della L. 328 del 2000), situazioni gravemente conflittuali in nuclei familiari fragili, situazioni di violenza e maltrattamento a carico di donne, esplosioni di grave malessere a carico di ragazzi e adolescenti.
Ma molte di queste sono proprio situazioni di persone non autosufficienti o gravemente disabili, che magari rimangono sole perché il care-giver si ammala e viene ricoverato in ospedale oppure si rende indisponibile. Situazioni urgenti perché caratterizzate dal fatto di essere gravi, improcrastinabili, non (sempre) previste, che comunque richiedono o, meglio, richiederebbero, un intervento qualificato e dedicato, tempestivo o comunque immediato, dei servizi sociali.
E su questo, per il servizio sociale, si apre tutta una serie di questioni da affrontare. La prima è il grosso ritardo di elaborazione culturale, dal punto di vista dello studio e della riflessione metodologica e professionale approfondita, sul tema del ruolo, delle funzioni e dell’organizzazione del servizio sociale nelle situazioni di emergenza sociale in generale.
La seconda è che il servizio sociale, di fronte alle sempre più frequenti e importanti situazioni di crisi e di richiesta di intervento urgente in quelle che sono le ‘emergenze personali e familiari’, non si può più permettere, per garantire qualità e appropriatezza degli interventi, di gestire, secondo modalità indifferenziate e non specificatamente organizzate, le attività programmate e ‘ordinarie’ e quelle di urgenza.
E (infine), terza questione, è quella della definizione di un modello organizzativo e operativo di pronto intervento sociale.
Rimangono aperte quindi alcune domande:
Perché, dopo venti anni dalla L. 328/2000, il servizio sociale non è riuscito a costruire un modello di intervento in urgenza per le ‘emergenze personali e familiari’?
Perché, dopo venti anni dalla L. 328/2000, il servizio sociale non è riuscito a costruire un modello organizzativo di pronto intervento sociale che abbia le caratteristiche di un vero e proprio servizio? E quindi, cosa fa e come può agire l’assistente sociale quando la persona, in particolare una persona anziana non autosufficiente, totalmente dipendente dall’aiuto altrui, si trova improvvisamente in una situazione di abbandono o di acuta difficoltà sociale (e non sanitaria)?

PROGRAMMA
Parte 1: Il servizio sociale d’urgenza
Presentazione di un caso di studio:

    • la situazione di urgenza di persona non autosufficiente
    • la modalità di intervento in regime ordinario

Riconoscimento della situazione di urgenza
Caratteristiche metodologiche del servizio sociale d’urgenza
Implicazioni deontologiche
Parte 2: il pronto intervento sociale (PIS)
Il PIS: cosa è. Un modello organizzativo possibile
Un nuovo profilo professionale di assistente sociale
Presentazione di un caso di studio: il gestione del processo di soccorso per persona non autosufficiente

OBIETTIVI
Partendo dalla presentazione di alcuni casi-studio, si intende offrire ai discenti:
– la capacità di discernere, con particolare riferimento alle problematiche relative alla popolazione non autosuffciente, una situazione di urgenza sociale da una di lavoro ordinario;
– la capacità di individuare alcune coordinate metodologiche essenziali per agire in urgenza;
– l’individuazione di alcuni tratti organizzativi principali e prassi professionali per un modello di pronto intervento sociale.

RELATORI
Andrea Mirri, Docente a contratto Università degli studi di Firenze. Coordinatore tecnicoscientifico del Servizio Emergenza Urgenza Sociale (SEUS), Azienda USL Toscana Centro.
Marica Ghiri, Assistente sociale, Azienda USL Toscana nord ovest, settore non autosufficienza e disabilità, referente territoriale Home Care Premium (HCP); socia Associazione Assistenti Sociali per la Protezione Civile (ASPROC) della Toscana. Già referente emergenza sociale SEUS Società della Salute Val di Nievole (PT).

DESTINATARI
Assistenti sociali
Funzionari Enti Locali


MP05
COVID E RSA: VADEMECUM GIURIDICO-LEGALE PER DIRETTORI (E) RESPONSABILI

Chairman
LUCA DEGANI

Programma:
PARTE 1
Le responsabilità giuridiche degli enti socio-sanitari nell’emergenza Covid 19. Normativa e casistica
MARCO UBEZIO, Avvocato. Esperto in materia civilistica ed amministrativa, con particolare riguardo alla tutela degli Enti afferenti al settore sociosanitario
SIMONA BOSISIO, Avvocato. Esperta in ambito giuslavoristico e sindacale
PARTE 2
Gestione del rischio clinico correlato alla pandemia di Covid-19 all’interno delle strutture residenziali sociosanitarie
ANDREA LOPEZ, avvocato, esperto in legislazione sanitaria e sociosanitaria
PARTE 3
ENTI SOCIOSANITARI E COVID: FOCUS IN TEMA DI COPERTURE ASSICURATIVE (30.6.2020)
LUCA DE CENSI,Avvocato Cassazionista; esperto in ambito assicurativo, civile e amministrativo.
MARCO UBEZIO, Avvocato presso lo Studio Degani; esperto in materia civilistica ed amministrativa con particolare riguardo alla tutela degli Enti afferenti al settore sociosanitario.

Destinatari
– Gestori e responsabili di strutture sanitarie residenziali pubbliche e private
– Gestori e responsabili di servizi residenziali, semiresidenziali e domiciliari extra-ospedalieri (RSA, CDI, APA, Case Albergo, RSD, CDD, CSS, Hospice, cure intermedie e post acuti, Assistenza Domiciliare Integrata e CP)

GM01 
IL RISCHIO LEGALE NELLA GESTIONE DEGLI ASPETTI SANITARI NELLE STRUTTURE PER PERSONE NON AUTOSUFFICIENTI

Il workshop si propone di informare sulle importanti responsabilità professionali facenti capo alle varie figure che operano nell’ambito sociosanitario.

Programma

  • Definizioni e distinzioni (responsabilità civile, penale, amministrativa, disciplinare, contrattuale ed extracontrattuale)
  • Il fatto, il danno e il nesso di causalità
  • Elemento soggettivo (dolo e colpa)
  • Figure sanitarie e sociosanitarie che operano nelle R.S.A
  • L’evoluzione della figura dell’Infermiere: dalla mansione alla professione
  • La responsabilità giuridica dell’infermiere
  • La responsabilità penale; principali reati prossimi alla professione sanitaria intellettuale di infermiere
  • L’OSS; L’Educatore, l’Animatore e lo Psicologo
  • Casistica: Ordine di servizio
  • La responsabilità dell’infermiere per danni cagionati al paziente da personale di supporto
  • La somministrazione dei farmaci
  • Trattamento dei dati personali e sensibili
  • La contenzione fisica
  • Normativa e direttive COVID

DESTINATARI
Direttori e dirigenti di strutture residenziali per anziani, ASP, IPAB, Fondazioni, Aziende, Privato profit
Coordinatori di nucleo, infermieri, fisioterapisti, medici, OSS
Uffici legali strutture residenziali e semi residenziali
Avvocati

RELATORI
Stefania Cerasoli, Avvocato, Studio legale Cerasoli, Vicenza
Paolo Giovanni Berto, Avvocato, Studio legale Berto, Vicenza


GM02 
SITUAZIONE E PROSPETTIVE ATTIVITÀ E SERVIZI ALLA PERSONA DOPO IL COVID. ESPERIENZE REGIONALI A CONFRONTO

 A cura di ANSDIPP (Associazione dei Manager del Sociale e del Sociosanitario)

L’epidemia causata dal Covid 19 ha interessato, anche drammaticamente, i Servizi alla Persona, in particolare gli anziani nelle RSA e i Disabili gravi adulti.  Errori, impreparazioni e qualche responsabilità hanno portato una ferita importante nei Servizi Socio Sanitari, non solo nella fase acuta dell’epidemia, ma anche in seguito.  Vi sono situazioni in diverse regioni che destano preoccupazione per l’isolamento e la difficoltà di ripresa della vita “normale” dentro e fuori le Strutture.  Ansdipp, attraverso l’esperienza sul campo e le azioni di sensibilizzazione svolte, vuole fare un’analisi di come sono evolute le dinamiche in alcune regioni italiane, con uno sguardo al presente ma soprattutto al futuro possibile dei Servizi alla Persona, sicuramente non più gli stessi con necessità di nuove visioni di valore e di cura.

PROGRAMMA
Lombardia: Antonella De Micheli – Esecutivo nazionale Ansdipp e Direttrice
Toscana: Mariella Bulleri – Esecutivo nazionale Ansdipp e Direttrice
Emilia Romagna: Irene Bruno – Direttivo nazionale Ansdipp e Direttrice
Sardegna: Maria Assunta Pintus – Direttivo nazionale Ansdipp e Imprenditrice/Direttrice
Moderatore e Introduzione: Marco Maffeis – Direttore e Vice Presidente nazionale Ansdipp

DESTINATARI
Direttori Generali e Sanitari, Dirigenti, Coordinatori Socio Assistenziali, Coordinatori Infermieristici, Responsabili Socio Sanitari di nucleo


GM03
MONTESSORI ABBRACCIA LE DEMENZE: UN SUPPORTO CONCRETO PER PROFESSIONISTI ED OPERATORI NELL’ERA DELL’EMERGENZA SANITARIA

Il 2020 verrà ricordato come l’anno in cui tutto il mondo visse la medesima realtà di emergenza sanitaria. Nella drammaticità dell’evento, tutti si sono ritrovati più “vicini” emotivamente, perché hanno sperimentato questa necessità di preservare i veri bisogni di ognuno di noi. Una rivoluzione di cui avremmo fatto decisamente a meno, con questa dirompenza e modalità, ma è successo e indietro non è possibile tornare. Questo evento ha portato a tante riflessioni, a toccare ancora una volta con mano come gli anziani, le persone con demenza, avessero bisogno di altro. Il MMD, Modello Montessori per le demenze, aveva anticipato gli eventi stessi, perché come non mai è emerso quanto il lavorare per specificità non avesse solo un’esigenza fisiologica e educativa, ma in questo caso, anche sanitaria. La specificità è stata la chiave di volta per poter affrontare questo difficile momento. È emerso infatti ancora una volta come modelli di intervento basati su grandi gruppi, omologando le persone a interventi passe-partout non potevano rappresentare nel passato la soluzione più adeguata ma alla luce, di queste nuove esperienze neppure oggi. Questa grave emergenza sanitaria che ha colpito tutto il nostro paese, come del resto ogni essere umano del mondo, ha reso necessario ma allo stesso tempo, evidente come i modelli di intervento precedentemente attuati nell’ambito del supporto alle attività di animazione, educative, di sostegno e mantenimento delle abilità cognitive necessitavano di un profondo cambiamento.
È come se, quello che era stato fin a prima sostenuto, avesse preso forma e fosse divenuto drammaticamente visibile a tutti.
A quel punto si è posta un’ulteriore domanda. Quali strategie usare? Che cosa attuare in un momento in cui l’isolamento e la perdita delle relazioni con le figure di riferimento era diventata la prassi?
Quali protocolli attuare? Perché se è vero che il contenimento della diffusione della malattia, dal punto di vista igienico sanitario, ha avuto la giusta priorità, dall’altra parte non vi è stata una sempre adeguata strategia condivisa di intervento. Si è guardato al corpo, ma al chi era quella persona è stato sempre tenuto in considerazione?
Di fronte a queste previsioni, la domanda che nasce è: “Il modello Montessori per la demenza, quale applicazione può trovare in questo panorama?”.
La possibilità dell’applicazione del metodo Montessori alle persone affette da demenza ha fatto emergere ancora una volta quanto questo approccio potesse essere un chiaro supporto all’interno delle organizzazioni socio sanitarie. E’ un argomento di grande attualità ed ancora poco diffuso e conosciuto nel panorama delle strutture socio sanitarie ed in generale nella diffusione delle terapie non farmacologiche. Come ripensare agli spazi, alle attività, ma soprattutto ad un’organizzazione che rimodula strategie d’intervento concrete per rispondere ad esigenze di salute ma anche di sostegno alla persona?

RELATORI
Anita Avoncelli, Esperta nella pedagogia della terza età, da più di 20 anni lavora all’interno di realtà per anziani. Promotrice del Modello Montessori per la Demenzache coniuga sia la pedagogia montessoriana che il concetto di retrogenesi di Reisberg, attraverso una visione sistemica. Si occupa di fare conoscere questo approccio nel vasto panorama delle realtà socio sanitarie e formative, al fine di modificare il processo di cura dei professionisti attuali e futuri.


GM04
LE CONFERENZE DI WELFAREOGGI
NON PIÙ COME PRIMA: RE-IMMAGINARE STRUTTURE E FUNZIONAMENTO DELLE RSA
A cura di Franca Olivetti Manoukian, Studio APS

Le RSA sono organizzazioni finalizzate a produrre servizi per anziani.
Chi sono gli anziani, le persone vecchie, i vecchi?
Per produrre servizi che servano a loro sarebbe opportuno e necessario conoscerli, capire che cosa può essere soddisfacente, gradito, utile, positivo per loro e per il contesto microsociale in cui vivono
In generale si pensa che questo sia ben chiaro e acquisito, perché individuato e prefissato da alcune evidenze rappresentate dall’età e dalle limitazioni ad essa connesse rispetto ad alcune funzionalità organiche e allo svolgimento di alcune attività.
In realtà nella società multiforme e contraddittoria, accelerata e frammentata in cui ci troviamo a convivere, considerare grandi gruppi sociali come categorie, rischia di indurre rappresentazioni parziali e distorte. Quanto più si dilata il numero delle persone che raggiungono età ragguardevoli, tanto più appare –  probabilmente – inevitabile incasellarle entro “evidenti” caratteristiche caratterizzanti, qualificarle nelle condizioni di salute, classificarle per abilità/disabilità, attribuire a priori  desideri e esigenze. E in particolare sulla base di tali rappresentazioni, si definiscono condizioni e procedure di intervento. E’ sulla base di elementi di questo genere che si stabilisce quali servizi servano, dove e come vadano realizzati, da chi, con quali costi , con quali esiti e quali valutazioni degli esiti stessi. E ancora è da questi riferimenti  che viene profuso ogni genere di risorse per fornire il massimo di ospitalità garantita dal punto di vista sanitario, igienico, dietetico,  e “alberghiero”.
Quanto tutte queste strutture e procedure consentono ai vecchi di continuare a vivere fino al momento di morire?
La vecchiaia costituisce un’età della vita a cui si arriva per passaggi successivi rispetto ai quali non si è o si è ben poco preparati.
Sembra che sia un’evoluzione naturale a cui ciascuno è naturalmente predisposto.
Va tenuta sotto controllo sostanzialmente soltanto dal punto di vista sanitario, attraverso vari tipi di screening e checkup
La vita che ognun riesce a vivere da vecchio e da vecchia è lasciata ai sentimenti, alle iniziative, alle condizioni economiche e familiari,  agli attivismi e alle pigrizie di ciascuno…. E poi si commenta che le donne se la cavano meglio degli uomini perché in casa trovano sempre qualche cosa da fare, che chi ha una preparazione intellettuale o chi ha possibilità di occuparsi di coltivare (agricoltura o giardinaggio)  è più attrezzato, chi ha possibilità finanziarie, ha maggiori opportunità di scelta…. Sostanzialmente ognuno si arrangi in mezzo a tanti consigli profusi in quotidiani e libri sull’alimentazione, gli esercizi fisici (camminare), il mantenere curiosità (Massimo Ammanniti).
Si sottovaluta che, come per altre fasi della vita, anche rispetto alla vecchiaia si tratta di apprendere. Ogni cambiamento intrinsecamente implica degli apprendimenti e questi avvengono nelle relazioni con se stessi, con la propria soggettività, con altre soggettività, con i diversi contesti che esistono e si mobilitano intorno a noi.
E sarebbe democratico – sarebbe cioè una scelta di contenimento delle diseguaglianze – se si allestissero possibilità di apprendere dall’esperienza dell’invecchiare.
Questo potrebbe portare i vecchi a affrontare il morire mantenendosi in vita e al tempo stesso  potrebbe costituire una sorta di socializzazione per tutti di fronte all’accumularsi degli anni, più attrezzati e preparati nelle famiglie, nel contesto sociale e  anche entro se stessi.
Che cosa implicano queste considerazioni rispetto alle RSA, alle modalità con cui sono costruite, con cui organizzano le attività, con cui funzionano, con cui producono servizi ?
E’ convinzione diffusa in tutti i servizi cosiddetti alle persone che a fronte di diverse fragilità e vulnerabilità i servizi stessi siano chiamati a fornire risposte, a considerare i “bisogni” da colmare, le carenze a cui supplire, le incapacità a cui sostituirsi e quindi a dare e fare tutto il possibile. Disagi, sofferenze di varia natura in realtà possono essere affrontati se le persone stesse che le vivono riescono a riconoscerle e a vedersi non azzerati, atterrati e atterriti, ancora portatori di qualche sprazzo di energia, di desiderio, di comprensione, di interesse. Si tratta di portare attenzione a quello che esiste, che c’è e che è vitale, più che rilevare e accentuare quello che manca.  Nei confronti dei vecchi si tende per lo più a preoccuparsi che non facciano fatica (dal non portare pesi, girare accompagnati, posti riservati sui mezzi pubblici all’evitare che prendano decisioni….): se da un lato si esprime così rispetto e riguardo, dall’altro si sottolinea una forte disimmetria che è collegata a giudizi sommari e distanti che in realtà mortificano le soggettività.
Per realizzare servizi  di cui gli anziani possano avvalersi è interessante che nelle RSA si strutturino modalità di accoglienza e interazione che sono attente alle soggettività, particolarmente centrate sull’ascolto e sulla rilevazione di capacità da mantenere e persino da sviluppare, sulle doti e abilità che a volte sono anche da scoprire perché è dato per scontato che sono andate perdute. Le tecnologie digitali possono offrire in questa prospettiva delle opportunità straordinarie.
Da qui anche l’ipotesi di orientare le RSA come servizi più aperti e interativi con le famiglie e in genere con i territori: per coloro che risiedono nelle RSA  è possibile arrivare a concordare con i familiari come gestire alcune patologie, alcune criticità di comportamento, attivando delle acculturazioni importanti rispetto a pregiudizi e credenze anche a volte  alimentati da dissidi interni alle famiglie sedimentati nel tempo. Si può ipotizzare l’organizzazione di alternanze tra abitazione e RSA in cui si mantengono e si affinano fiduciosamente i rapporti con gli operatori e con i familiari
Possono essere offerte consulenze su modificazioni degli spazi o del loro uso all’interno delle abitazioni, sull’utilizzo di apparecchiature informatiche per collegarsi anche per incontri, per comunicare con operatori sanitari, per interagire con parenti e amici, per eventi vari.
Un’impostazione aperta richiede  – e questa è la parte più difficile probabilmente – di investire nei rapporti con il personale di base, con  gli operatori socio-sanitari (OSS e ASA) che è importante siano portati a condividere l’impostazione del funzionamento della RSA, che siano considerati nelle  loro difficoltà, che siano coinvolti e accompagnati in percorsi formativi ad hoc.

RELATORE
Franca Olivetti Manoukian, Studio APS

GP01  
DAL DIRITTO ALL’AUTONOMIA AL DOVERE DI CUSTODIA

Le normative nazionali e sovranazionali fino a oggi erano tutte tese a promuovere ed incentivare la piena inclusione delle persone con svantaggi affinché potessero diventare protagoniste della loro vita e della comunità in cui vivono. Inclusione sociale significa sostanzialmente cambiare le regole del gioco dello sviluppo e del funzionamento delle comunità, per garantire la centralità e la partecipazione delle persone non autosufficienti.
L’ente che eroga servizi a persone con disabilità doveva, quindi, prestare estrema attenzione alla compita tutela dei diritti, bisogni e aspirazioni del proprio ospite, dando conto dell’effettivo coinvolgimento della persona nel
progetto di vita che le viene offerto. E ora? Nel nuovo scenario disegnato dalle direttive sempre mutevoli dettate dagli umori della politica e dalle  e e le ‘intenzioni’ capacità di un virus?
Il workshop si propone l’obiettivo di esaminare come tali principi siano conciliabili con le inevitabili responsabilità che necessariamente incombono sui soggetti che erogano servizi alle persone con disabilità, anche in una situazione così inedita come quella attuale.

 PROGRAMMA

  • La nozione di sorvegliante e il dovere di custodia
  • La sorveglianza degli “infermi di mente”
  • La prova liberatoria
  • La responsabilità sussidiaria dell’incapace
  • Autolesionismo e danno subito dall’incapace
  • Giurisprudenza
  • Casistica: il rischio aggressioni; il problema dei trasporti; le uscite in autonomia; le attività lavorative
  • Dall’immobilismo difensivo a progetti individualizzati “illuminati”
  • Normativa e direttive COVID-19

RELATORI
Stefania Cerasoli, Avvocato, Studio legale Cerasoli, Vicenza
Paolo Giovanni Berto, Avvocato, Studio legale Berto, Vicenza


GP02
PRENDERSI CURA L’UNO DELL’ALTRO: IL CONTAGIO BUONO AI TEMPI DEL CORONAVIRUS
A cura di Anziani a casa propria

Il workshop curato da Anziani a casa propria quest’anno vuole sviluppare il concetto della horizontalidad, termine che nacque in Argentina negli anni duemila, ai tempi della grande crisi, con migliaia di gruppi di mutuo aiuto. Sono oggi cooperative, scuole e università popolari, orti, serre, gruppi dedicati alla famiglia e agli anziani soli non autosufficienti.
Crediamo che il termine autosufficienza debba includere non solo l’essere aiutati come individui nei propri bisogni personali, ma vada esteso alla capacità di gruppi sociali e comunità di risollevarsi dalle difficoltà, dall’esclusione spaziale nel contesto urbano, dalla marginalità economica e culturale.
Il termine horizontalidad, che da gennaio ad oggi ha già ispirato quattro prestigiosi saggi, implica una totale disintermediazione dalle gerarchie e i ruoli sono unicamente funzionali a un obiettivo.
La cosa sarebbe rimasta in Argentina e in Sud-America se una pandemia globale non ci avesse costretti a stare uniti e ad aiutarci. Si calcola che nel mondo siano ormai quattrocentomila i gruppi di mutuo aiuto.
La parola stessa, horizontalidad, delinea le caratteristiche degli interventi: un rapporto simmetrico tra le persone, la convinzione che la persona in situazioni di disagio non è né incompetente né passiva, ma anzi deve decidere del proprio futuro, una relazione non di antagonismo ma di autonomia, che può comunque divenire collaborazione su singoli progetti, con i partiti e il governo.
Le morti in degradante solitudine, in tutto il mondo, di anziani istituzionalizzati in case di riposo interpella ciascuno di noi sulle modalità di aiuto alle persone adulte e fragili. Essa dovrebbe convertirsi in auto, mutuo aiuto, superando il modello ormai datato delle residenze o case di riposo, ma lasciando l’anziano nel suo ambiente. Creare allora comunità orizzontali che mettano al centro i bisogni dell’anziano non autosufficiente è una delle importanti declinazioni di questo nuovo approccio sociale.
Vorremmo sviluppare quest’anno il concetto di horizontalidad con esempi concreti ai tempi del coronavirus e prima: le cucine popolari per far fronte al tragico dislocamento sociale provocato dalla pandemia, con milioni di persone che in vari Paesi hanno perso il lavoro e talvolta la casa, la rete di alloggi temporanei nel Nord-Europa, dove milioni di famiglie hanno esposto alle loro porte e alle finestre la scritta, in più lingue, “qui c’è qualcuno che ti ascolta e, se vuoi, può aiutarti”, le cliniche di strada predisposte negli Stati Uniti, dove il modello sanitario non è universale, ma basato sul sistema assicurativo da cui sono escluse le minoranze povere.
Parleremo, come caso di scuola, di ciò che accadde a New Orleans dopo l’uragano Katrina, come esempio della necessità che ogni gruppo sociale, in armonia con gli altri, scelga e costruisca il proprio destino.
Ciò è tanto più urgente nel settore degli anziani fragili, a rischio o non autosufficienti e degli adulti in difficoltà, un gruppo sociale da sempre non collocabile da nessuna parte: non più in famiglia, non in istituti che si sono rivelati inadeguati e a volte hanno violato la legge con l’abbandono e la violazione di ogni protocollo prima e in particolare durante il COVID-19.
Anziani a casa propria è l’organizzazione di volontariato che, prima in Italia, ha proposto ed elaborato, grazie al magistrato Graziana Campanato Rossi la legge dell’affido dell’anziano e dell’adulto in difficoltà.
È già una normativa della Regione Veneto, finanziata con due anni di sperimentazione. Gli affidi, piccolo affido, affido di supporto, affido in convivenza e affido in convivenza temporanea di sollievo alla famiglia di origine. Sono ormai seicento in tutto il Veneto e un centinaio in altre regioni italiane dove vari enti e associazioni ci hanno chiesto di aiutarli ed oltre 151mila hanno in pochissimi anni scandagliato il nostro Sito Web e chiesto documentazione, convegni ed altro.
Varie le gradazioni di aiuto, da poche ore settimanali fino alla convivenza, che la legge prevede. In questo modo si dà all’anziano e all’adulto in difficoltà la possibilità di restare a casa propria e all’affidatario, sia egli/ella un giovane formato dalla scuola e dai nostri corsi, una famiglia, una persona disoccupata che ha scelto di riqualificarsi in campo sociale.
Gli affidatari e gli affidati, con la supervisione di un’équipe multi-istituzionale e multiprofessionale firmano un contratto e un patto che sarà costantemente accompagnato e verificato per evitare disagi, malintesi o abusi. Ogni affido può essere riformulato e, se le accoppiate non funzionano, certamente vi è una revisione degli abbinamenti.

RELATORI
Manuela Lanzarin, Assessore alla sanità, alla programmazione socio-sanitaria, ai servizi sociali, all’attuazione del programma ed ai rapporti con il Consiglio presso la Regione Veneto.
Stefano Valdegamberi, Consigliere ed ex assessore ai servizi sociali presso la Regione Veneto.

INTERVENTI
Serena Rossi, esperta in Diritto di Famiglia e nel Terzo settore. Coordina l’équipe giuridica del Comitato Scientifico Nazionale di ACPUR
“Nuovi strumenti di tutela dell’anziano e dell’adulto in difficoltà. Il panorama italiano a livello regionale e locale”
Simonetta Milan, svolge la professione di psicologa psicoterapeuta, è componente del Comitato Scientifico Nazionale (équipe della comunicazione di ACPUR)
Giusy Di Gioia, assistente sociale, è presidente nazionale di Anziani a casa propria, Padova.
COORDINA
Francesca Tibaldi


GP03
LE TERAPIE NON FARMACOLOGICHE: LA METODOLOGIA E L’ORGANIZZAZIONE AL SERVIZIO DELL’EFFICACIA NEL PRENDERSI CURA DELLE PERSONE AFFETTE DA DEMENZA (PAD)

Terapie non farmacologiche (TNF): cosa le caratterizza? Cosa le contraddistingue da un intervento? A cosa serve un approccio rigoroso nei suoi aspetti metodologici e di metodo?
Quali caratteristiche organizzative sono indispensabili affinché un intervento possa poggiare su basi che ne garantiscano la continuità e la coerenza (aspetti imprescindibili nel prendersi cura delle persone affette da demenza (Pad))? In particolare, gli aspetti qualitativi di una terapia non farmacologica implicano un coinvolgimento, attivo e replicabile, della Pad, personalizzato in ragione delle sue capacità e costruito all’interno di una radice teorica. La condivisione delle biografie personali e la conoscenza degli stili di attaccamento costituiscono delle basi di sapere condiviso di chi si prende cura. Sostenuti da una metodologia e da metodi che supportano le scelte di attivazione, contatto e relazione, queste basi aprono all’incontro reale, “alla pari”, durante la condivisione di un momento di vita quotidiano, pensato proprio per quella persona, pianificato secondo le sue caratteristiche specifiche e i suoi gusti che evolvono e cambiano, e che si dipana sempre nuovo e diverso (nella rigorosa continuità di senso e scopo) in funzione dei diversi operatori o famigliari che lo vivono con lei. Verranno quindi date indicazioni concrete e mappe per orientarsi nel costruire interventi di TNF.

RELATORI
Laura Ceppi, psicologa clinica e di area neuropsicologica. Lavora presso Polo Saron­nese di Psicologia, Casa di Risposo Gallazzi-Vismara di Arese, R.S.A. San Remigio di Busto Garolfo. Membro gruppo Doll Therapy Ticino e fondatrice Ginco Cooperativa Sociale ONLUS di Como.
Luisa Lomazzi, professoressa SUPSI (Scuola Universitaria Professionale della Svizzera Italiana) in Management e valutazione della qualità nei servizi socio-sanitari, sociologa delle organizzazioni.

DESTINATARI
Tutti gli operatori sociali e sanitari che lavorano con persone affette da demenza.
Direttori di struttura
Familiari di persone affette da demenza


GP04
LAVORARE CON LE FAMIGLIE PER SERVIZI PIÙ EFFICACI NELLE RSA

Con la pandemia da COVID 19 le RSA sono state investite da pesanti fenomeni gestiti con grandi difficoltà. Dinamiche intensissime hanno toccato direttamente e nel profondo tutti i soggetti implicati: dalle persone anziane ospiti, alle loro famiglie, agli operatori e dirigenti. Sono state disorientanti e fonti di sofferenza e di conflitti, interni alle stesse persone, tra operatori, con familiari, nelle interazioni con i contesti istituzionali e sociali.
I processi di cura, le procedure, le diverse operazioni, le forme di interazione hanno subito cambiamenti anche drastici. Tutto questo non è riducibile solo a “dimensioni operative” che si sono modificate o si intendono modificare, non sono riducibili soltanto ai loro contenuti strettamente funzionali, ma assumono senso e significato all’interno di ipotesi, consapevolezze, sensibilità, sia da parte di chi cura che di chi viene curato: qui sta la grande peculiarità e delicatezza di ciò che ci si scambia reciprocamente nei servizi di assistenza e cura. Anche nella relazione con i familiari.
Si sono aperte riflessioni su che cosa è salute, senso del vivere ma anche del voler vivere, del benessere possibile anche convivendo con malattia e cronicità, e delle loro irriducibili connessioni con le soggettività, con le dimensioni relazionali, affettive, spirituali, di senso. Gli orientamenti e le modalità di relazione che si possono sviluppare con i familiari sono collegate a questo, e dunque sono una questione centrale nella realizzazione del servizio e della cura. Obiettivo del workshop è di approfondire queste direzioni di lavoro.

PROGRAMMA
Le forme della vicinanza, della partecipazione, della corresponsabilità richiedono pensiero, ricerca, sperimentazione, fiducia.

  • Le RSA possono essere servizi più aperti e interativi con le famiglie?
  • Dissimmetrie, fiducia, corresponsabilità possono riconoscere di più le soggettività familiari?
  • E’ possibile arrivare a concordare con i familiari come gestire alcune patologie, alcune criticità di comportamento, attivando delle acculturazioni importanti rispetto a pregiudizi e credenze anche a volte alimentati da dissidi interni alle famiglie sedimentati nel tempo?
  • Si può ipotizzare l’organizzazione di alternanze tra abitazione e RSA in cui si mantengono e si affinano fiduciosamente i rapporti con gli operatori e con i familiari?
  • Possono essere offerte consulenze su modificazioni degli spazi o del loro uso all’interno delle abitazioni, sull’utilizzo di apparecchiature informatiche per collegarsi anche per incontri, per comunicare con operatori sanitari, per interagire con parenti e amici, per eventi vari?

RELATORI:
Luz CardenasPsicologa, formatrice e consulente ambito socio-sanitario.
Silvano CorliDirettore Azienda Speciale Comune di Concesio (BS), Università Cattolica del Sacro Cuore di Brescia.
Giovanna FerrettiInfermiera, responsabile progetti qualità e integrazione tra setting di cura, ASST Spedali Civili di Brescia, collabora con Studio APS Milano.
Franca Olivetti ManoukianStudio APS Milano.
Valter Tarchinicollabora con Studio APS Milano.


GP05
NONNI IN SERVIZIO: ELISIR DI AUTOSUFFICIENZA
a cura di Gianni Garena e Luciano Tosco

Il “mestiere” di nonno/a non è solo utile ad altri (nipoti e loro genitori), ma anche a se stessi come fattore di resilienza all’invecchiamento.
L’età anziana è caratterizzata da una condizione bio-psico-sociale di fragilità in persone ancora pienamente in grado di svolgere varie attività, anche se in modo più moderato e “lento”.
Numerosi sono gli acciacchi, non le malattie, controllabili e con possibilità di essere compensati, non tali in genere quindi da creare una situazione di non autosufficienza parziale o totale. Si tratta, come documentano le discipline geriatriche e la letteratura scientifica, di rischi psicologici connessi alla perdita di ruolo e di senso quali tristezza, malinconia, ansia, spesso anticamera della depressione, patologia diffusa a tutte le età, ma in particolare negli anziani, che condiziona la qualità della vita coinvolgendo anche la salute del corpo, la capacità di iniziativa e le motivazioni. Si assiste poi a un declino delle funzioni cognitive ed intellettive, a difficoltà della memoria, parziali afasie. Possono pure insorgere tanti fastidi fisici: capogiri, mancanza di fiato, fatica a camminare soprattutto in salita o a fare le scale, la pressione si imbizzarrisce, diminuisce l’appetito… Si tratta di fenomeni di rallentamento fisiologici normali, ma che si accentuano contestualmente a una diminuzione dell’esercizio e della motivazione per attività che stimolano e permettono accettabili performance di tali funzioni e allontanano il rischio, sempre in agguato, dell’insorgenza, aggravamento e “cronicizzazione” di una o più patologie fino alla parziale o totale non autosufficienza.
La condizione di vecchio rispetto a quella di anziano non è determinata da medie statistiche sul numero degli anni di vita che ne costituiscono un parametro puramente orientativo. Il livello di salute quale condizione che coinvolge olisticamente la dimensione bio-psico-sociale di ciascuno di noi, molto dipende da fattori di resilienza connessi a cura di sé, stili di vita, partecipazione e ruolo sociale attivo. Non a caso l’OMS nel 2002 ha introdotto l’espressione “invecchiamento attivo” per indicare l’attenzione alla salute non solo in termini di visite e controlli come prevenzione secondaria, ma anche come uno stile di vita sano, dove ci si cura sia dell’alimentazione  che attraverso una adeguata attività fisica. Ma si fa anche riferimento alla partecipazione sociale attraverso attività e comportamenti che offrano alla vita motivazione e dimensioni di senso.
Dopo una introduzione sui temi anzianità e vecchiaia, autonomie e non autosufficienza ai diversi livelli, fattori di rischio per la  salute degli anziani ancora autonomi di cui sopra fatto cenno, seguirà la trattazione circa il ruolo dei nonni in “servizio attivo” nella cura dei nipoti evidenziando come molte attività degli stessi risultino esercizi pratici e motivati, carichi di senso per la promozione della salute e la resilienza ai rischi di non autosufficienza.
Infatti la loro attività “nonnistica” (se moderata e parametrata al livello delle loro risorse) risulta – con il “sale” della motivazione del ruolo e dell’utilità per gli altri (nipoti e genitori) che rischia di non esserci in fredde attività di laboratori ed esercitazioni fine a se stesse – implica l’esercizio di molte delle azioni di resilienza ai rischi sopra accennati. Si pensi alla valorizzazione del ruolo come resilienza al rischio di tristezza, malinconia, depressione;  all’esercizio fisico attraverso giochi e passeggiate con i nipoti, al mantenimento della memoria nell’aiutare nei compiti, leggere storie, raccontare ricordi della propria vita; motricità fine nel costruire giocattoli, cucinare…

Relatori:
Gianni Garena
Luciano Tosco


GP06
LA GESTIONE DEL RISCHIO CLINICO IN AMBITO SOCIO SANITARIO: STRUTTURA E MODALITÀ DI APPROCCIO E GESTIONE
A cura dell’Azienda Servizi alla Persona “Golgi Redaelli” di Milano

La promozione della conoscenza e l’adozione di modelli di gestione del rischio clinico in ambito socio sanitario si fondano sull’identificazione e analisi di una serie di rischi correlati al settore. Le basi e prospettive pertanto sono in parte diverse da quelle tipiche per l’ambiente ospedaliero, in cui l’aspetto prettamente sanitario ha giustamente il massimo valore. Nelle strutture socio sanitarie le variabili fondamentali rispettano o dovrebbero rispettare la definizione di salute dell’OMS: benessere bio psico sociale, nonostante la presenza di malattia, e la definizione di qualità della vita. Si lavora sulla cronicità, la dipendenza, la fragilità… Ed è decisiva la variabile tempo, altra grossa differenza con la struttura ospedaliera; infatti la permanenza media è in RSA di 2,5 anni, nelle Cure Intermedie, ex Riabilitazione Extra ospedaliera, 50-60 giorni. Attraverso la nostra osservazione, condivisa con molti di quelli che lavorano in ambiente socio sanitario, abbiamo individuato altri eventi sentinella diversi da quelli definiti dal Ministero della salute e su questi stiamo cercando di applicare la metodologia specifica del risk management, cercando di introdurre uno strumento di segnalazione coerente al contesto. Gli abusi e le malpratiche assistenziali sui soggetti anziani sono ormai un fenomeno, apparentemente insopprimibile, di entità e gravità abnorme, sia per i danni fisici e psicologici per le persone ricoverate, sia per le implicazioni sociali, le cui ricadute possono avere un valore da non sottovalutare mai, soprattutto in caso di fallimento delle azioni che un’organizzazione socio sanitaria può mettere in campo. Il contatto continuo tra le figure professionali e le persone anziane ricoverate rappresenta un indicatore importante in termini di segnalazioni e prevenzione del fenomeno; anche il Ministero della Salute, nell’ambito delle indicazioni sul tema, ha sposato una serie di definizioni che rimarcano pesantemente il fenomeno degli abusi – in linea con le indicazioni che la sicurezza del paziente esige – quale entità da monitorare nell’ambito della gestione del rischio.

PROGRAMMA
L’ Incident Reporting come indagine quantitativa in ambito socio sanitario
Rischi correlati al settore
Report Incident Reporting
Abusi e maltrattamenti agli anziani: aspetti concettuali
Un’indagine rivolta agli ospiti RSA

RELATORI
Emilia GUGLIELMUCCI, Assistente Sociale Azienda Servizi alla Persona “Golgi Redaelli” di Milano
Lidia CANCELLIERE, Logopedista Azienda Servizi alla Persona “Golgi Redaelli” di Milano
Pasquale COCCARO, Infermiere Coordinatore Area Socio-Sanitaria – Azienda Servizi alla Persona “Golgi Redaelli” di Milano
Antonio GRILLO, Direttore Medico Area Socio-Sanitaria – Azienda Servizi alla Persona “Golgi Redaelli” di Milano

DESTINATARI
La tematica è rivolta soprattutto a coloro che operano nei contesti socio sanitari oppure, in un quadro più ampio, a quelle figure professionali la cui prospettiva lavorativa abbraccia elementi quali fragilità, disabilità, cronicità e turbe della sfera cognitiva.

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