PROGRAMMA 2018 – in fase di aggiornamento
(ultimo aggiornamento: 13/9/2018)

Mercoledì 28 novembre

SESSIONE PLENARIA ore 9.30-11.30

PLENARIA P.01
THAT’S AMORE, MR. ALZHEIMER!

09.30
Paola Garbella, Direttore Generale Fondazione Cerino Zegna Impresa Sociale di Biella
Apertura dei lavori e introduzione

09.40-10.30
Flavio Pagano, Scrittore e giornalista
“That’s amore, Mr. Alzheimer!”

10.30-10.45
Marco Trabucchi, Grg Brescia
“2009-2018: 10 anni di Forum Non Autosufficienza: cos’è cambiato?”

SESSIONE MATTUTINA ORE 11.30 – 13

WORKSHOP_08_ M.02: ore 11,45

CRITICITA’ NELLA SOMMINISTRAZIONE DEI FARMACI IN RSA: LA TRITURAZIONE E IL CAMUFFAMENTO

Le RSA offrono a persone per lo più non autosufficienti, in particolare anziani, un’assistenza tutelare e alberghiera insieme a un’assistenza più specificamente sanitaria ed assistenziale. Quest’ultima – con l’invecchiamento della popolazione e il progredire delle malattie croniche – è diventata sempre più rilevante ed ha accresciuto la complessità globale dell’assistenza di cui gli ospiti in queste strutture necessitano.

Con il crescere del numero di assistiti affetti da polipatologie, la gestione della terapia è diventata un’attività cruciale. In queste realtà il processo di gestione del farmaco, già di per sé complesso poiché caratterizzato da differenti fasi, attività e professionalità coinvolte, se non adeguatamente controllato, diventa una possibile causa d’inefficienza e inefficacia, fino alla possibilità di eventi avversi.

L’errore di terapia può essere dovuto a errori nella prescrizione, trasmissione della prescrizione, etichettatura, confezionamento o denominazione, allestimento, dispensazione, distribuzione, somministrazione, educazione, monitoraggio e uso dei farmaci.

Tra le fasi di questo processo che necessitano di un’attenta valutazione e gestione c’è sicuramente la preparazione del farmaco qualora la somministrazione ai pazienti anziani fragili, per facilitare l’assunzione (per via orale o enterale), comporti la necessità di “alterarne” la struttura: la pratica di aprire o tritare le compresse e/o camuffarle nel cibo sembra essere infatti abbastanza comune nelle RSA in particolare con pazienti affetti da disfagia e/o con ridotta compliance conseguente a disturbi comportamentali e cognitivi.

Tale pratica però non è scevra da rischi sia in termini di efficacia terapeutica sia di sicurezza per il paziente e anche per gli operatori che la praticano.

Programma:

> “Analisi del processo di preparazione e somministrazione dei farmaci nella mia realtà”

> Il fenomeno dell’alterazione del farmaco nelle strutture assistenziali

> L’alterazione del farmaco nell’ottica della sicurezza dell’assistito e dell’operatore

> Le buone pratiche alternative e di gestione del farmaco alterato

> Condivisione feedback, somministrazione questionari di apprendimento e gradimento ECM

Destinatari:

tutte le professioni sanitarie, direttori RSA.

Il seminario è in via di accreditamento ECM per tutte le professioni sanitarie

Obiettivo sistema ECM: La sicurezza del paziente

Modalità di valutazione: Test di apprendimento, questionario di gradimento

Docente:

Dott. ssa Chiara Marnoni, dottore magistrale in scienze infermieristiche e ostetriche, Responsabile Struttura Formativa Studio DMR; formatore e consulente esperto in ambito sanitario

WORKSHOP 30 M 04E: ore 11,45

GLI INTERVENTI NON FARMACOLOGICI TRA DISABILITÀ E TERZA ETÀ: IL METODO MONTESSORI

Il Metodo Montessori viene presentato come nuova frontiera nelle strategie di sostegno alle persone con deterioramento cognitivo. Il focus del workshop è il Metodo Montessori come approccio socioeducativo e di terapia non farmacologica per affrontare disturbi cognitivi, affettivi e psico-comportamentali. Il workshop intende illustrare i presupposti teorici e raccontare la concreta esperienza attuale sul metodo montessoriano, già collaudato negli Stati Uniti nel deterioramento cognitivo dell’anziano da Cameron Camp.  Esso utilizza i principi della riabilitazione (ripetizione guidata, scomposizione dei compiti, progressione da semplice a complesso…) e la metodologia di intervento sui pazienti con demenza (ricorso a segnali di rinforzo esterni, affidamento alla memoria implicita…).

La metodologia montessoriana, in questi contesti, conserva i fondamenti pedagogici originali di Maria Montessori che sono costituiti dalla concentrazione sulle abilità dell’individuo e non sui suoi deficit, dall’impegnare la persona in attività significative, dal consentire la massima performance, dal fornire ruoli sociali definiti, dal sostenere l’autostima, tutti elementi opportunamente concatenati in un circolo virtuoso.

Nell’ambito della disabilità questo approccio può rappresentare anche un elemento di continuità nel passaggio tra  la struttura per disabili con finalità prevalentemente educativa e quella per anziani con finalità più sul piano assistenziale. Il metodo Montessori può quindi creare percorsi condivisi di continuità con la realtà precedente per i disabili adulti che invecchiano e gli anziani con deterioramento cognitivo per i quali gli interventi non farmacologici diventano una proposta indispensabile.

Obiettivi:

  • Riattivazione della competenza sociale
  • Creare il piacere di appartenere a una comunità di persone
  • Partecipazione alle attività della vita quotidiana
  • Riappropriazione e ri-umanizzazione dell’ambiente
  • Promuovere un altro approccio alla demenza
  • Aumentare la personalizzazione
  • Incoraggiare l’adesione e promuovere l’autonomia quotidiana

Durata, scaletta e programma del workshop/conferenza

Modera e introduce

Elena Luppi, Università di Bologna. Docente del Dipartimento di Scienze dell’educazione dell’Università di Bologna, esperta in Pedagogia della terza età

Montessori incontra Alzheimer. Due mondi apparentemente distanti si confrontano sul terreno della demenza
Ruggero Poi, Pedagogista, Formatore Montessoriano, Biella

Il metodo Montessori come intervento non farmacologico a sostegno della persona con demenza
Federica Taddia, Educatore, Formatore, Counselor sistemico relazionale. Villa Ranuzzi e Villa Serena – Bologna

La formazione per creare competenze condivise
Renzo Colucci, Direttore dell’Ente di formazione Seneca di Bologna

Dibattito e confronto con il pubblico

Accredito ECM per tutte le professioni sanitarie

WORKSHOP 31 M 01: ore 11,45

DA SÉ? AUTONOMIA, UGUAGLIANZA E DIFFERENZA NELLA CONDIZIONE UMANA 

Una conferenza di Alessio Musio, Dipartimento di filosofia, Università Cattolica del Sacro Cuore, Milano

Nella lingua tedesca uno dei modi, filosoficamente fondamentale, per designare il concetto di autonomia, appare molto simile al concetto di autosufficienza, ma secondo una declinazione particolare. Il sostantivo Selbständigkeit evoca, infatti, sul piano letterale la capacità di stare in piedi da sé. In questo senso, sarebbe pienamente autonomo solo colui che è in grado di reggersi e camminare senza aiuti di sorta, in fondo solo l’essere umano adulto e sano. Come sempre il rischio è quello di mettere tra parentesi il bambino e di dimenticarsi della disabilità come espressione della condizione umana, e non come categoria sociale minoritaria.

Deriva da qui il suggerimento a separare il concetto di autosufficienza da quello di autonomia: perché l’autonomia ha sempre bisogno di dipendenza, in ogni fase e condizione umana. Nessuno è infatti mai completamente da sé e, in quanto “figli”, gli esseri umani non lo sono in un senso molto più forte di quello che vale genericamente per tutte le altre sostanze.

Anche il motto fondamentale della disabilità “nulla su di noi senza di noi” – essenziale nell’aver favorito il passaggio da una dinamica di mera tutela sanitaria a una logica attiva di rivendicazione politica – merita da questo punto di vista di essere ripensato. Il tema è quello dell’uguaglianza, nella diversità, fra gli uomini e della capacità di dare il giusto peso alle differenze, secondo la logica dell’accomodamento ragionevole. Una logica che verrebbe tradita se fosse pensata a partire dall’equazione tra autonomia e autosufficienza.

 

WORKSHOP 35 M 03: ore 11,45

LAVORO SOCIALE, RELAZIONE E CAMBIAMENTO

Gianfranco Marocchi, Direttore di Welfare Oggi, intervista Georges Tabacchi.

In collaborazione con la rivista WelfareOggi

Georges Tabacchi, educatore professionale, lavora nel sociale dal 1979. Inizia al Gruppo Abele in una comunità residenziale per minori tossicodipendenti e in uscita dal carcere, poi lavora allo sportello di accoglienza e quindi ha la responsabilità del primo centro semiresidenziale per tossicodipendenti della Regione Piemonte. Successivamente è tra i promotori del consorzio sociale Abele Lavoro, che opera per l’inserimento lavorativo di persone svantaggiate. Svolge attività di supervisione educativa ai progetti e all’organizzazione. E’ co-direttore della Biennale della Prossimità.

SESSIONE POMERIDIANA ore 14.30-18.30ù

WORKSHOP 02 M_13 ore: 14,30

PERCORSI DI ACCOMPAGNAMENTO ALLA CULTURA DELLA BIENTRAITANCE E ALLA PREVENZIONE DEI MALTRATTAMENTI NELLE CASE PER ANZIANI

Presentazione:

Nell’ambito del workshop verranno presentati il modello della bientraitance e i risultati di un progetto di ricerca-azione, sviluppato in alcune case per anziani ticinesi, finalizzato alla prevenzione dei maltrattamenti e alla promozione di una cultura fondata sull’autodeterminazione delle persone residenti e sull’empowerment di operatori, anziani e famiglie.

A partire dai risultati aggiornati della ricerca (che ha coinvolto al momento 25 case per anziani) si ragionerà sul modello, sulle condizioni individuate per la sua attivazione, sui fattori di rischio di maltrattamento individuati e sugli sviluppi del progetto.

Nell’ambito del workshop sono previsti momenti di lavoro in piccoli gruppi e  scambi di vissuti ed esperienze.

Relatori:

Luisa Lomazzi, Professore SUPSI in Management e valutazione della qualità nei servizi sociosanitari, Sociologa delle organizzazioni

Carla Sargenti, Docente-ricercatrice SUPSI, Infermiera specialista clinico in gerontologia e geriatria

Elisabetta Cortesia, Docente SUPSI, Infermiera specialista clinico in gerontologia e geriatria

Partecipanti:

Il workshop è rivolto a più figure professionali (medici, psicologi, assistenti sociali, educatori infermieri, ASA e OSS, fisioterapisti, direttori di RSA).

WORKSHOP 6 M_14E  ore: 14,30

VIETATO CADERE: NUOVE RACCOMANDAZIONI PER RIDURRE IL DANNO DERIVANTE DALLA CADUTA DEI PAZIENTI

Secondo la letteratura internazionale ed in particolare quella proveniente dagli Stati Uniti, i danni conseguenti a caduta rappresentano la causa più comune di morte accidentale negli ultra sessantacinquenni istituzionalizzati.

Dato che il tasso di caduta dei pazienti degenti è riconosciuto universalmente come un indicatore di qualità dell’assistenza erogata (nursing sensitive outcome, NSO), risulta importante ricordare che la sottostima nella registrazione delle cadute avvenute è evento possibile e frequente. Per questo motivo gli studi più recenti suggeriscono come indicatore di qualità maggiormente attendibile il dato di reporting riferito alle lesioni conseguenti alle cadute; tale tipo di registrazione, comunque, non è esente da criticità e difficoltà operative nella raccolta dei dati.

Alla luce di quanto sopra, risulta evidente come la prevenzione delle cadute e dei danni derivanti dalle cadute stesse continui ad essere una sfida importante all’interno dei contesti di cura e di assistenza. La sensibilità che da tempo gli operatori hanno sul tema deve essere rinforzata attraverso la conoscenza della normativa nazionale e regionale di riferimento e deve essere supportata dalla più recente Evidence Based Practice e da standard internazionali di qualità.

Gli sforzi delle organizzazioni e degli operatori dovranno essere tesi a sistematizzare, convalidare e adottare un approccio sistematico di gestione del rischio caduta con particolare attenzione alla scelta degli strumenti di valutazione del rischio, all’implementazione di misure preventive rivolte sia alla prevenzione della caduta stessa che alla riduzione dei danni conseguenti alle cadute e al monitoraggio dell’evento, comprese quelle conseguenze inattese che talvolta l’applicazione di misure preventive provoca nella persona assistita.

Tra queste misure, pur se non incoraggiata da alcuna evidenza scientifica, è da sottolineare l’uso e spesso l’abuso della contenzione che pone gli operatori di fronte a problematiche di carattere assistenziale, etico e legale che è necessario sappiano riconoscere e risolvere.

Inoltre va fatta una riflessione critica sull’uso ormai diffuso delle scale di screening e di valutazione in relazione alla riconosciuta scarsa sensibilità e specificità delle stesse ed alle dinamiche inattese che la loro introduzione ha determinato nella prassi.

OBIETTIVI DI APPRENDIMENTO

  • conoscere il fenomeno della caduta dei pazienti dal punto di vista epidemiologico
  • conoscere i riferimenti di letteratura a supporto delle pratiche basate sulle evidenze
  • saper gestire il rischio di cadere come fenomeno inerente la sicurezza del paziente ed esito sensibile alla cure infermieristiche
  • acquisire conoscenza del ruolo e delle responsabilità nella gestione del rischio di caduta del paziente
  • conoscere i principali indicatori di monitoraggio per poter misurare il cambiamento

Obiettivo sistema ECM

La sicurezza del paziente

Destinatari:

E’ destinato in modo particolare alle figure di infermiere, medico, fisioterapista; il workshop è aperto a operatori di supporto e studenti del corso di laurea in infermieristica.

Docenti

Dott. Filippo Di Carlo, dottore magistrale in scienze infermieristiche e ostetriche, Legale Rappresentante Studio DMR, si occupa di Qualità e Sicurezza dei Sistemi Sanitari, con forte expertise sulla sicurezza del

paziente. Collabora in numerosi progetti di Qualità e Sicurezza dei Pazienti in varie Regioni come consulente Progea e Joint Commission International

Dott. ssa Chiara Marnoni, Responsabile Scientifico dell’evento dottore magistrale in scienze infermieristiche e ostetriche, Responsabile Struttura Formativa Studio DMR; formatore e consulente esperto in ambito sanitario.

Programma

Il fenomeno caduta: terminologia, dati di letteratura e responsabilità professionale “Eppur si cade. Punti di forza e criticità dell’attuale gestione del rischio caduta” (Tavoli di lavoro)

Pausa

Valutazione multifattoriale e piano di assistenza multifattoriale Evidence Based

Come guidiamo il miglioramento. Scelta di indicatori di struttura, processo, esito (Tavoli di lavoro)

Condivisione e feedback

WORKSHOP 09 M_12 ore: 14,30

RISTORAZIONE PER LE PERSONE NELLE RESIDENZE PROTETTE: SOLO QUALE ASPETTO NUTRIZIONALE O ANCHE GRATIFICAZIONE, IDENTIFICAZIONE, RICORDO?

Workshop promosso da Casa Albergo per Anziani – Lendinara

Premessa:

Alimentarsi è un bisogno primario, ma le esigenze dei consumatori, in particolare dei soggetti fragili, richiede una attenzione ancora maggiore, che contempla molteplici figure/azioni, che tra loro devono essere coordinate e debbono coordinarsi in continuo.

Negli ultimi anni la Sanità Pubblica si è posta l’obiettivo, anche attraverso l’emanazione di specifiche “Linee d’indirizzo per la qualità della ristorazione nelle strutture extra ospedaliere”, di lottare contro i fenomeni di malnutrizione di qualsiasi tipo.

Si affrontano le problematiche sia in termini di quantità che di qualità. Tale obiettivo non può che essere perfettamente condivisibile.

Si osserva tuttavia che l’eccessiva “medicalizzazione” della situazione porta facilmente a considerare ogni persona “residente” nei Centri di Servizio come un paziente, col rischio concreto di ridurre la ristorazione a una mera erogazione di piatti standardizzati, banali, giustamente insipidi, incapaci di stimolare ricordi o suscitare emozioni.

Il rischio di definire un menu soltanto in funzione del bilanciamento nutritivo è reale (senza contare le esigenze di far quadrare il bilancio).

Quale deve essere allora il corretto approccio per offrire piatti che possano consentire la massima gratificazione da parte dell’utente? È corretto coinvolgere gli ospiti e i loro familiari nella definizione dei menu? Fino a che punto? Quale è il giusto compromesso?

E, di più: come ricreare le condizioni, anche attraverso questo servizio, per riproporre aspetti assai delicati, ma significativi, come l’identificazione ed il ricordo?

Obiettivi:

Favorire la riflessione per chi opera nel settore, sia con funzioni di responsabilità  che come operatore a diretto contatto con il destinatario, per garantire un servizio sempre più rispondente, sia in termini tecnici ed economici, sia come garanzia di risultato e soddisfazione.

Destinatari:

Responsabili servizi alla persona, operatori del settore, amministratori, logopedisti, operatori addetti all’assistenza, medici, infermieri, dietisti.

PROGRAMMA

Introduce e coordina:

Delio Fiordispina, Direttore RSA Villa Serena – Montaione

Relatori:

Luigi Tonellato, Esperto settore

Cristina Quaglio, Logopedista Casa Albergo Anziani – Lendinara

Annalisa Sivilia, Dietista CAMST

Elisa Perrone, Dir.RSA Giovanni XXIII Chieri – Coop. Anim. Valdocco Torino

Conclusioni:

Damiano Mantovani, Direttore Casa Albergo Anziani – Lendinara

 

WORKSHOP 25 M_11 ore: 14,30

UN UNIVERSO DA (RI)CONOSCERE. RICERCHE E PROPOSTE PER L’INNOVAZIONE DEI SERVIZI SOCIO-SANITARI PER LA POPOLAZIONE ANZIANA

Presentazione

L’individuazione di soluzioni innovative per gli anziani, alternative all’istituzionalizzazione, rappresenta una sfida di grande portata per i nostri giorni e più ancora, in prospettiva, per gli anni che verranno. Le attuali tendenze demografiche pongono il tema dell’invecchiamento della popolazione ai vertici dell’agenda pubblica; molteplici esperienze internazionali indicano come i modelli residenziali di tipo tradizionale non si qualifichino per efficienza, efficacia e qualità. È dunque evidente il bisogno di individuare soluzioni nuove, flessibili e in grado di rispondere con incisività alle esigenze di una parte importante della popolazione. Sui temi delle politiche per gli anziani si tratta di lanciare una “nuova cultura” che promuova l’invecchiamento attivo inteso come un percorso di inserimento positivo, pieno e partecipe delle persone anziane nella realtà sociale.

Relatori

Rita Cutini, Università per stranieri “Dante Alighieri” di Reggio Calabria

Giuseppe Liotta, Università Roma Tor Vergata

Maria Chiara Inzerilli, Comunità di Sant’Egidio

Olga Madaro, Regione Lazio

Giovedì 29 novembre

SESSIONE PLENARIA ore 9.00-11.00

PLENARIA P.02

ABITARE IL PRENDERSI CURA

Prendersi cura della persona fragile, dei suoi bisogni, desideri e spiritualità. Per aver cura della sua domiciliarità. A cura di La bottega del possibile

INTERVENGONO:

  • Don Luigi Ciotti, Presidente di LIBERA – Associazioni, nomi e numeri contro le mafie
  • Prof. Silvano Petrosino, Docente di Antropologia Filosofica – Università Cattolica Milano
  • Salvatore Rao, Presidente de “La Bottega del Possibile”

La centralità della persona nei percorsi così come nei servizi di cura è sempre evocata, ma spesso, troppo spesso, questa centralità è in capo all’organizzazione. Altresì, se c’è una cosa che bisognerebbe evitare di fare è parlare di persona in termini esclusivamente astratti, concettuali.

Perché “persona” non è solo una parola: è chi incontriamo, chi abbiamo incontrato. Ciascuna con un suo volto, un suo sguardo, un suo nome. Ciascuna con un’identità che non è solo quella desumibile dai documenti, dalle cartelle cliniche ma, prima di tutto, quella scaturita da una storia, da un “essere al mondo” animato da passioni, bisogni, speranze, desideri. Ecco quindi che il prendersi cura non può limitarsi alla cura del corpo e del vivere biologico, o limitarsi al custodire trascurando il coltivare e l’abitare sociale della persona. Anche per questo la cura deve estendersi al prendersi cura dell’Intero, dell’Interno e dell’Intorno della persona assunta nella sua globalità e domiciliarità.

La sessione plenaria sarà quindi centrato sulla necessità di rimettere al centro – in ogni luogo, percorso, intervento di cura – la persona con il suo abitare sociale e con la sua domiciliarità, per prendersi cura non solo dei suoi bisogni, ma anche dei suoi desideri e della sua spiritualità; sarà, altresì, un’occasione per riscoprire l’azione di cura come arte e non solo come prassi o scienza, in quanto in questa espressione troviamo tutta la creatività, l’amore e la bellezza dell’operatore nel realizzare quell’opera-azione del prendersi cura dell’Altro.

PROGRAMMA:

ABITARE IL PRENDERSI CURA

Prendersi cura della persona fragile, dei suoi bisogni, desideri e spiritualità. Per aver cura della sua domiciliarità.

WORKSHOP_10  G_01E ore: 11,30 Previsti crediti ECM

IL MODELLO DI SOSTEGNO SPECIFICO NELL’AGONIA: “PROTOCOLLOUMANO”

Workshop promosso da Casa Albergo per Anziani – Lendinara

Modera e introduce:

Damiano Mantovani, Direttore Casa Albergo Anziani – Lendinara

Relatori: 

Laura Padmah Galantin, Psicoterapeuta – Consulente – Formatore

Lucia Natati, Tirocinante di Psicologia

Ilaria Lupi, Operatore “Casa Vento Rosa” (hospice extraospedaliero) Lendinara

Genni Malanchin, Inf. Prof. “Casa Vento Rosa” Lendinara

Premessa:

Le evidenze scientifiche, frutto della prima ricerca sull’agonia, su scala mondiale, descrivono la basilarità e l’efficacia del modello definito e utilizzato presso l’hospice extraospedaliero “Casa del Vento Rosa”, gestito dalla Casa Albergo per Anziani di Lendinara (Rovigo) per conto dell’Az. Ulss 5 Polesana di Rovigo. Gli elementi essenziali del modello, infatti, sono stati sottoposti ad analisi IPA e rispondono al criterio di significatività.
Il modello si compone di alcuni apporti fondamentali, che vanno dalla fisica e cosmologia alla Psicoterapia della Gestalt, dagli studi sulle NDE (esperienze di premorte) alle tecniche del racconto di vita.
La ricerca molto si è soffermata sulle caratteristiche fondamentali del tempo dell’agonia, sulle esperienze dei familiari come dei loro cari, e sul modello di intervento conseguente. La medesima permette, inoltre, la possibilità di aprire le porte ad altre esperienze di accompagnamento e condivisione per i familiari che stanno affrontando il difficile compito umano del superamento della perdita e del dolore.

Obiettivi:

Interrogarsi sul “tempo dell’agonia” risponde, si crede, a una imprescindibile esigenza, in funzione dell’accompagnamento delle persone e della condivisione con chi sta al loro fianco: quella di “esserci”, nel vero senso e pienezza della parola, di fronte al difficile contesto del lasciare, del dover superare la perdita, della elaborazione del lutto.

Destinatari:

I destinatari non sono solo coloro che operano nell’ambito dei servizi alla persona, siano essi amministratori o dipendenti o soggetti con altri ruoli, ma anche i familiari interessati, nonché quanti sentono l’importanza di momenti di ricerca e speranza, di percorsi di vita autentica e condivisa.

 

WORKSHOP_38  G_02 ore: 11,45

“MENTE LOCALE”: UNA SFIDA POSSIBILE

A cura di: AIMA BIELLA e Opera Pia A.E. Cerino Zegna – BIELLA – in collaborazione con Fondazione Cassa di Risparmio di Biella

“Ci sarà un momento in cui avrò bisogno di maggior assistenza ma fino a che non arriverà quel giorno, lasciatemi fare tutto quello che riesco”. Harry Urban 

Il progetto prende spunto da un più vasto progetto europeo denominato “MEETINGDEM” (Adaptive Implementation and Vailidation of the positively evaluated Meeting Centers Support Programme for people with dementia and their carers in Europe), coordinato dalla Prof.dr. Rose-Marie Droes dell’Università di Amsterdam e al quale partecipano l’Università di Bologna, il Comune di Milano tramite la Fondazione Don Gnocchi, l’università di Wroclaw in Polonia e l’Università di Worchester per il Regno Unito.

Obiettivo del progetto è di intervenire in maniera precoce sulla malattia di Alzheimer e sui disturbi neurocognitivi in fase iniziale in modo da ritardarne l’esordio e rallentarne il declino. In questo modo è possibile garantire alle persone e alle loro famiglie una qualità di vita soddisfacente.

Occorre cambiare il tipo di approccio, pensando che la persona non è la sua malattia e che non bisogna essere malati per provare a capire come ci si senta. E’ difficile infatti vivere una “normalità” all’interno della patologia, non essere considerato malato già all’insorgere dei primi sintomi, ma siamo convinti che, con una corretta e adeguata informazione e sensibilizzazione, sia una sfida possibile.

Presentazione:

Mente Locale nasce dalle recenti osservazioni scientifiche secondo le quali le funzioni cognitive possono essere preservate, potenziate e mantenute attraverso una alimentazione equilibrata, l’esercizio fisico, la stimolazione cognitiva e una vita sociale attiva. L’intervento precoce aiuta a favorire un “invecchiamento di successo”.

Il Centro si pone come luogo in cui è possibile intervenire prima della manifestazione conclamata di malattia e che copre un vuoto dell’assistenza socio-sanitaria.  In un certo senso è una “zona franca” dove i partecipanti possono essere se stessi.

Mente Locale offre alle persone che iniziano ad avere le prime difficoltà a livello cognitivo e a chi sta loro vicino (partner, familiari, amici), un luogo dove sentirsi a proprio agio. E’ aperto a tutte le persone over 65 che vogliono condividere il proprio tempo e mantenersi “attivi”.

Le attività proposte spaziano dall’area cognitiva/motoria a quella artistica, ai laboratori occupazionali, a momenti ludici, culturali e di aggregazione. E’ compito del personale promuovere e incentivare la partecipazione ad eventi formativi/informativi, stimolare l’autodeterminazione valorizzando le competenze e le abilità di ognuno. L’équipe si propone l’obiettivo di accogliere, ascoltare, analizzare le necessità, individuare i bisogni del singolo o della famiglia e di proporre ed eventualmente indirizzare un intervento congruo alle esigenze e  si occupa inoltre di creare una rete di collegamento con il territorio, diventando in questo modo una risorsa per l’individuo.

Il Centro Mente Locale non è legato a una struttura socio-sanitaria come i centri diurni o i centri di cura e assistenza. Mente Locale pone al centro la qualità della vita, non la malattia: lavora nell’ottica di dare significato alla persona tenendo conto di ciascuna specifica situazione.

Obiettivi del workshop:

  • Riflettere sull’evoluzione del concetto di malattia: la persona non è la sua malattia
  • Promuovere il tema della prevenzione nell’ottica di un invecchiamento attivo in cui la persona è ancora protagonista della propria vita
  • Sensibilizzare le figure professionali e le istituzioni ad approcciarsi in maniera differente alla parola Alzheimer/demenza

Destinatari:

Il workshop si rivolge a tutte le figure professionali che lavorano sia nell’ambito socio sanitario e della relazione di aiuto (Direttori Responsabili di struttura, Direttori Comunità socio sanitarie, Direttori Sanitari, Assistenti Sociali, Medici e Psicologi, Presidenti di Cooperative), sia quadri dirigenziali della Pubblica Amministrazione (Sindaci, Assessori, Dirigenti di enti locali).

SESSIONE POMERIDIANA ore 14.30-18.30

WORKSHOP_03  G_12E ore: 14,30 Previsti crediti ECM

RIDURRE LO STRESS DEI CURANTI ATTRAVERSO UNA TERAPIA NON FARMACOLOGICA: STUDIO DI EFFICACIA DELLA DOLL THERAPY

Presentazione:

Nell’ambito del seminario verrà presentato uno studio innovativo che intende valutare l’efficacia di un intervento non farmacologico di Doll Therapy in persone affette da demenza di grado medio–avanzato che presentano disturbi del comportamento (aggressività, ansia…), residenti presso diverse Case per Anziani del Canton Ticino.

Lo studio ha il merito di indagare per la prima volta quali caratteristiche soggettive concernenti lo stile di attaccamento delle persone coinvolte favoriscono un’ottimale adesione a questa terapia non farmacologica, al fine di ottimizzarne l’applicazione.

Verrà approfondito il ruolo che l’intervento di Doll Therapy ha rispetto alla riduzione dello stress percepito dai curanti in relazione ai problemi comportamentali nella demenza misurato con una scala validata a livello internazionale (NPI-NH).

Verranno presentati i primi dati della ricerca e discusso il coinvolgimento dell’équipe di cura nella terapia non farmacologica a partire dalla formazione preliminare, dall’acquisizione di una metodologia specifica e di competenze di valutazione, dalle supervisioni nel corso del tempo. Verranno inoltre presentati aspetti qualitativi dei focus group conclusivi al periodo di studio.

Programma:

Intervengono

Luisa Lomazzi, Professore SUPSI in Management e valutazione della qualità nei servizi sociosanitari, Sociologa delle organizzazioni

Rita Pezzati, Professore SUPSI, psicologa /psicoterapeuta

Valentina Molteni, Ricercatore SUSPI, psicologa /psicoterapeuta

Partecipanti:

Il workshop è rivolto a più figure professionali (medici, psicologi, assistenti sociali, educatori, infermieri, ASA e OSS, fisioterapisti, direttori di RSA), associazioni e ricercatori.

Il workshop sarà accreditato ECM (professioni sanitarie)

Il Programma offre un ricco numero di convegni e workshop con argomenti dedicati ai vari ambiti operativi, con materie interessanti, concrete e attuali che certamente forniscono contributi, approfondimenti e soluzioni di immediata utilità nell’operare quotidiano.

La sessione convegnistica è strutturata in sessioni plenarie e workshop.

Le sessioni plenarie trattano gli argomenti emergenti e le novità sui temi legati alla “non autosufficienza e all’integrazione socio-sanitaria, dando voce ai massimi esperti a livello nazionale.

I Workshop di approfondimento permettono ad ogni partecipante, in base alla professione svolta, di spaziare tra argomenti molto diversi tra loro scegliendo di approfondire un’unica tematica vista da più prospettive.

Archivio

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Percorsi tematici

Prossimamente, i nuovi percorsi tematici 2018

Workshop ECM

Date

Mercoledì 28 novembre 2018, mattina

Mercoledì 28 novembre 2018, pomeriggio

Giovedì 29 novembre 2018, mattina

Giovedì 29 novembre 2018, pomeriggio