ULTIMI POSTI DISPONIBILI

GIUDICI, NOTAI, AVVOCATI E ADS CONOSCONO LA COMPLESSITÀ DELLE DEMENZE?

A cura di
S.O.F.I.A. per la famiglia
Relatori

Ferdinando Schiavo, Neurologo
Annapaola Prestia, Psicologa
Liala Soranzio, Avvocato
Silvia Fabris, Educatrice

GM07

GIUDICI, NOTAI, AVVOCATI E ADS CONOSCONO LA COMPLESSITÀ DELLE DEMENZE?

Affrontare adeguatamente i bisogni della persona malata e i conflitti intrafamiliari

 

Il Rapporto Mondiale Alzheimer 2021 ha confermato il complicato e lacunoso viaggio verso la diagnosi di demenza: ”Circa il 75% dei 55 milioni di casi nel mondo non ha una diagnosi ufficiale… anche nei paesi più sviluppati, un medico su tre sostiene che la diagnosi sia inutile perché ad oggi non esiste una cura per la demenza…”.

Stiamo ancora lottando, è evidente, contro dei fantasmi: l’ageismo (“tanto è vecchio, è normale che perda la memoria”), il nichilismo (“non c’è nulla da fare”), la comoda banalizzazione tinta di fatalismo (“si è fatto sempre così, non si può cambiare l’ordine delle cose”).

Nel settembre 2022 la Società Italiana di Neurologia (SIN), dopo un’accurata e comunque tardiva indagine, ha appurato che i cittadini italiani possiedono una conoscenza notevolmente ridotta delle principali patologie neurologiche, tra cui ictus cerebrale, malattia di Parkinson, sclerosi multipla e, appunto, demenze.

A ottobre, la SIMI, la società scientifica italiana degli internisti, ha annunciato che tratterà al prossimo congresso nazionale la DEPRESCRIZIONE FARMACOLOGICA nelle persone, quasi sempre anziane, in politerapia.

In questo contesto di scarsa padronanza conoscitiva in materia di fragilità e di demenze, recenti esperienze professionali e altre riportate sui media hanno condotto a penose riflessioni sull’adeguatezza di “uomini di legge”, tra cui avvocati nel ruolo di ADS, nell’adeguarsi alla complessità legata alle demenze e nella gestione di una persona malata in presenza di conflitti intrafamiliari. I bisogni degli anziani sono, generalmente, poco considerati, così come restano sconosciute le manifestazioni di demenza che devino da quell’ormai patrimonio condiviso di conoscenze, secondo le quali la demenza inizia, per forza, con una perdita di memoria. In pochi si soffermano a valutare ciò che va oltre la facciata: capacità di critica e giudizio, di provvedere in maniera consona ai propri interessi, capacità prassiche e visuospaziali, coscienza di malattia. Ciò porta a diagnosi ritardate e confuse, di fronte alle quali l’unica via percorribile per giudici e ADS, laddove compaiano conflitti tra familiari, per poter tutelare la persona fragile, sembra quella del ricovero definitivo in struttura.

Si tratta, infatti, di casi in cui proprio i familiari mancano della necessaria comprensione e accettazione condivisa degli infiniti e dolorosi aspetti che la malattia del congiunto comporta.

Tra questi aspetti vi sono le decisioni sul “come” prendersi cura, sul “dove” assisterlo e sulle relative spese da sostenere.

Scelte importanti perché incidono sulla vita di persone care, ma che a causa della diversità di vedute da parte dei familiari, degli interessi, spesso economici, in gioco, ma anche più semplicemente, per ragioni di mera opportunità e opportunismo conducono alla desolante, comoda alternativa di affidare ad un ADS, in genere un avvocato nominato da un giudice, dunque “estraneo alla famiglia”, il destino del proprio caro.

Di qui anche le difficoltà di relazionarsi con il soggetto che da quel momento in poi gestirà la “vita”, non solo per gli aspetti economici, ma spesso anche per le scelte mediche e personali del proprio familiare.

“Tutte le famiglie felici si assomigliano fra loro, ogni famiglia infelice è infelice a suo modo”. E’ l’incipit di Anna Karenina di Lev Tolstoj.

Attraverso le diverse esperienze professionali e umane, di Ferdinando Schiavo, neurologo, di Annapaola Prestia, neuropsicologa, di Silvia Fabris, educatrice e di Liala Soranzio, avvocata, si approfondiranno aspetti poco esplorati nel territorio delle demenze.

Data Sala Ora
24 Novembre 2022 PLENARIA 11.30 - 13.00