MERCOLEDÌ 24 NOVEMBRE

PLENARIA 1 ORE 9:30 – 11:00
LA CURA DELLE INNOVAZIONI NELLA CURA

Le tecnologie informatiche, domotiche, wearable technology rappresentano indubbiamente un’ottima opportunità di miglioramento della vita della persona, soprattutto di chi vive situazioni di svantaggio, disabilità, malattia e invecchiamento. Ma le tecnologie digitali, affinché costituiscano un’occasione di promozione della capacità di self empowerment e di cura della salute, non possono essere disgiunte da almeno tre valutazioni: il coinvolgimento dell’utente, l’attenzione olistica alla persona e non solo alle sue funzioni e la conseguente percezione degli operatori del “valore” della tecnologia

Le innovazioni tecnologiche costituiscono occasioni preziose di potenziamento e di affrancamento, a condizione però che, accanto a una funzione assistenziale-terapeutica, che è sovente subita dalla persona, esse siano progettate come mediatori per la valorizzazione del soggetto attraverso l’acquisizione delle strategie e degli strumenti funzionali al potenziamento dell’autostima, delle reti di relazione, della sicurezza nelle proprie capacità di esercizio della propria libertà.

Relatori

  • Flaviano Celaschi, coordinatore dell’Unità di ricerca Advanced Design dell’Università di Bologna, Presidente Clust-ER Industrie Culturali e Creative e Università di Bologna
  • Mario Tubertini, Direttore Generale Montecatone Rehabilitation Institute S.p.A.
  • Pietro Ravagli, founder start-up innovativa società benefit Cuorami
  • Giorgio Casoni, CEO & FOUNDER NEOCOGITA SRL
  • Antonio Francesco Maturo, Coordinatore del Corso di Dottorato in Sociologia e ricerca sociale

Modera

  • Renzo Colucci, Direttore Generale Seneca srl Impresa Sociale

WORKSHOP MP02 ORE 11.45 – 13:00
DISABILITÀ E NON AUTOSUFFICIENZA TRA SERVIZI E TERRITORIO

a cura delle Rete di Immaginabili Risorse

 Parte 1^ – SERVIZI DIURNI

  • Cos’è inclusione sociale – il progetto di vita inclusivo

Quando parliamo di inclusione sociale e di progetti di vita che la promuovano, ci riferiamo alla relazione tra la persona con disabilità e il contesto nel quale vive. La disabilità è il frutto della relazione tra persone con menomazioni e il loro contesti di vita (Convenzione ONU). Per lavorare con le persone con disabilità è necessario rivolgersi anche alla comunità nella quale le persone con disabilità vivono. Costruire progetti di vita significa costruire nuclei comunitari con e per la persona con disabilità.

  • L’inclusione sociale e il territorio

Le persone con disabilità forniscono alle comunità l’opportunità di imparare a pensare e agire per convivere nelle differenze, ponendole di fronte ad una diversa concezione della qualità della vita potenzialmente evolutiva per tutti.

In questo senso promuovere il benessere e la qualità della vita delle persone con disabilità rappresenta un’opportunità di crescita per tutti ed è possibile farlo se si creano opportunità di scambio e relazione tra persone con disabilità e territorio, nella logica della reciprocità. E’ necessario che le persone con disabilità abitino i territori come cittadini e non solo come utenti.

  • Inclusione sociale ai tempi del Covid

Cosa è successo quando è arrivata la pandemia?

La pandemia da Covid 19 ha comportato uno stravolgimento ella vita nei servizi diurni e residenziali. D’improvviso è stato necessario riorganizzare le modalità concrete di erogazione del servizio tenendo in considerazione tutti i vincoli legati alla prevenzione del contagio.

Le esperienze nei vari servizi sono diversificate e ricche di intuizioni, coraggio, fantasia.

Questa trasformazione ha permesso di mantenere un legame con le persone con disabilità e le loro famiglie, generando nuovi spazi di ascolto e vicinanza dentro una rinnovata relazione di fiducia ed ha anche generato nuove possibilità di incontro facendo mergere nuove abilità e capacità di resilienza inaspettate.

PROGRAMMA

Quale inclusione sociale ai tempi del Covid – Riccardo Morelli, Assistente Sociale

Nuove rotte per i servizi diurni ai tempi del Covid – Celestina del Carro, Educatore professionale

OBIETTIVI

Il workshop si pone i seguenti obiettivi:

  • Condividere il significato di inclusione sociale maturato nella Rete di Immaginabili Risorse
  • Come questo concetto così costruito è passato attraverso la prova della pandemia
  • Quali sono state le ricadute organizzative della pandemia dentro i servizi e quali sui territori di appartenenza.
  • Creare un’occasione per riflettere sul tema dell’identità professionale e della sua possibile trasformazione dentro questa nuova cornice di riferimento che la pandemia ci ha imposto.

DESTINATARI

Coordinatori dei servizi legati alla disabilità, educatori professionali, assistenti sociali, associazioni culturali, sportive e di volontariato.

RELATORI

Riccardo Morelli, Assistente Sociale

Celestina del Carro, Educatore professionale


WORKSHOP MP03 ORE 11.45 – 13:00
VERSO LA TRASFORMAZIONE DIGITALE DELL’ASSISTENZA

 La conferenza mira a far riflettere l’uditorio attorno alle potenzialità di innovazione presenti nel contesto della longevità da ora ai prossimi anni a venire, e che attualmente sono già in uso nei contesti statunitensi, europei ed asiatici e potrebbero essere adattate e introdotte nel contesto culturale italiano.

Orientando lo sguardo al 2050, e tenendo presente lo scenario attuale di scarsità di professionalità sociosanitarie, nonché di limiti economici a sostegno della popolazione anziana proposti dall’erogatore pubblico, viviamo un momento nel quale è forse necessario rivisitare la filosofia di fondo di approccio all’invecchiamento, andando a superare la concezione per cui – ad un certo punto nella linea del tempo – si diventa vecchi. Si tratta di spostare il focus sul processo, sul divenire, valorizzando le conoscenze scientifiche che possono guidarci alla massimizzazione delle potenzialità di salute presenti in noi. All’interno di tale prospettiva di longevità e di proattività trova posto il connubio tra i bisogni ed i desideri umani con le possibilità offerte dalla tecnologia, sempre più integrata e armonizzata con le scelte personali. Al centro vi sono le scelte e “ciò che conta” per la persona, e in tale scenario l’estensione tecnologica de sé diviene una risorsa e talvolta compensazione della perdita della capacità e della funzione senza però eterodeterminare le opzioni esistenziali individuali.

PROGRAMMA

Gli argomenti della conferenza

  • Longevity come nuova pensabilità, come postura esistenziale basata sullo stile di vita e l’espansione della vita in salute.

L’attuale segmentazione stadiale delle fasi della vita, età correlate, sulle quali si basa l’intero impianto socioeconomico è di fatto mutata verso una comunanza di stili di vita, di consumo e di bisogni trasversali alle generazioni che si proiettano nel tempo: dall’housing, alla salute, alla domanda di autonomia e indipendenza ci si trova a vivere nella dimensione di “perennials” rispetto ai quali i servizi di cura attuali e futuri dovranno misurarsi

  • Un modello di coproduzione della salute concepito come un continuum lungo il quale si collocano i bisogni di protezione sociosanitaria delle persone. Come le persone possono essere ingaggiate nel co-produzione della salute nella dinamica di erogazione-fruizione dei servizi anche mediante il supporto progressivo delle soluzioni digitali.

Lo scenario che si profila prevede quindi una duplice modalità di implementazione tecnologica: l’una reattiva, ovvero in grado di monitorare i comportamenti e l’ambiente cogliendo eventi critici inerenti l’ambiente e la persona rispetto alla sua sicurezza (cadute, comfort ambientale, eventuali rischi di incendio, ecc), e l’altra proattiva cioè capace di prevedere, grazie ai dati attinti dai comportamenti del soggetto, e al loro processamento mediante l’intelligenza artificiale, il declino cognitivo, funzionale e socio-relazionale della persona sapendo proporre interventi personalizzati in grado di modificare positivamente il corso degli eventi. Nell’accezione proattiva dell’impiego digitale si inseriscono gli spazi di manovra offerti dell’assistenza da remoto supportata dalla sensoristica indossabile ed ambientale armonizzati con l’ambiente di vita fisico e sociale.

  • L’housing sociale come progettazione di architetture relazionali, oltre che strutturali, capaci di creare contesti salutogenici nei quali persone, ambienti, comunità rappresentano un unicum a sostegno della quotidianità.

DESTINATARI

L’intervento è rivolto ad un pubblico vasto composto da policy makers, manager del sociale e professionisti operanti nel settore anziani.

RELATORE

Oscar Zanutto, psicologo del lavoro e delle organizzazioni, coordinatore di ISRAA-Fabbrica Europa. Europrogettista, formatore, consulente, autore di volumi, articoli e talk sull’innovazione dei servizi assistenziali a livello internazionale. Chapter Ambassador Aging2.0 Treviso https://www.aging2.com/treviso/

www.oscarzanutto.com


WORKSHOP MP04 ORE 14.30 – 18.00
DISABILITÀ E NON AUTOSUFFICIENZA TRA SERVIZI E TERRITORIO

a cura delle Rete di Immaginabili Risorse

 Parte 2^ – SERVIZI RESIDENZIALI

  • Cos’è inclusione sociale – il progetto di vita inclusivo

Quando parliamo di inclusione sociale e di progetti di vita che la promuovano, ci riferiamo alla relazione tra la persona con disabilità e il contesto nel quale vive. La disabilità è il frutto della relazione tra persone con menomazioni e il loro contesti di vita (Convenzione ONU). Per lavorare con le persone con disabilità è necessario rivolgersi anche alla comunità nella quale le persone con disabilità vivono. Costruire progetti di vita significa costruire nuclei comunitari con e per la persona con disabilità.

  • L’inclusione sociale e il territorio

Le persone con disabilità forniscono alle comunità l’opportunità di imparare a pensare e agire per convivere nelle differenze, ponendole di fronte ad una diversa concezione della qualità della vita potenzialmente evolutiva per tutti.

In questo senso promuovere il benessere e la qualità della vita delle persone con disabilità rappresenta un’opportunità di crescita per tutti ed è possibile farlo se si creano opportunità di scambio e relazione tra persone con disabilità e territorio, nella logica della reciprocità. E’ necessario che le persone con disabilità abitino i territori come cittadini e non solo come utenti.

  • Inclusione sociale ai tempi del Covid

Cosa è successo quando è arrivata la pandemia?

La pandemia da Covid 19 ha comportato uno stravolgimento ella vita nei servizi diurni e residenziali. D’improvviso è stato necessario riorganizzare le modalità concrete di erogazione del servizio tenendo in considerazione tutti i vincoli legati alla prevenzione del contagio.

Le esperienze nei vari servizi sono diversificate e ricche di intuizioni, coraggio, fantasia.

Questa trasformazione ha permesso di mantenere un legame con le persone con disabilità e le loro famiglie, generando nuovi spazi di ascolto e vicinanza dentro una rinnovata relazione di fiducia ed ha anche generato nuove possibilità di incontro facendo mergere nuove abilità e capacità di resilienza inaspettate.

PROGRAMMA

 Progetto Psicotecnologie e preparazione esami ospedalieri – Centro Domus Laetitiae – Biella

Progetto Buoni Amici Social Street – Centro Atlantis – Treviso

Moderatore: Roberto Guzzi – RSD Parolina – Milano

OBIETTIVI

La seconda parte si pone i seguenti obiettivi:

Condividere brevemente lo stato dei servizi per la disabilità complessa in seguito al Covid

Ascoltare alcune esperienze concrete per riflettere sulle possibilità di lavoro con il territorio anche in presenza di disabilità complessa

DESTINATARI

Coordinatori dei servizi legati alla disabilità, educatori professionali, assistenti sociali, associazioni culturali, sportive e di volontariato.

RELATORI

Moderatore: Roberto Guzzi – RSD Parolina – Milano

 


 

GIOVEDI’ 25 NOVEMBRE

PLENARIA 2 ORE 9:30 – 13:00

IL POSTO DEL WELFARE NEL PIANO NAZIONALE DI RIPRESA E RESILIENZA

In collaborazione con il Network Welfare Responsabile

Introduce e coordina

Rita Cutini, Direttrice Welfare Oggi

Interventi di:

Folco Cimagalli, Università LUMSA

Elena Macchioni, Università di Bologna

Michele Marzulli, Università di Venezia

Nicola Pasini, Università di Milano

Riccardo Prandini, Università di Bologna

Nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) – è stato detto – c’è il futuro del paese e non vi è dubbio che nel futuro del nostro paese, ma anche in quello globale, si debba declinare in modo nuovo e ambizioso la parola Welfare.

Ci sono non poche buone notizie nel testo del Piano: la prima riguarda l’ammontare di finanziamenti: per la Missione 5 e 6, Inclusione Sociale, Coesione e Salute le cifre sono rispettivamente di 19,81 e 15,63 miliardi. Senza contare che anche nelle altre Missioni sono rintracciabili importanti interventi di politica sociale: un esempio per tutti è il rilevante investimento di 4,6 miliardi per il “Piano per asili nido e scuole dell’infanzia e servizi di educazione e cura per la prima infanzia”.

Che il tema delle politiche sociali non sia sottovalutato, del resto, è ben esplicitato nel testo del Piano laddove si afferma che Il terzo asse strategico è proprio l’inclusione sociale: “Garantire una piena inclusione sociale è fondamentale per migliorare la coesione territoriale, aiutare la crescita dell’economia e superare diseguaglianze profonde spesso accentuate dalla pandemia. Le tre priorità principali sono la parità di genere, la protezione e la valorizzazione dei giovani e il superamento dei divari territoriali.”

L’accento sul superamento del divario territoriale in tema di welfare è decisamente importante come rilevanti e ben note sono le differenze tra le Regioni: la spesa pro-capite per il sociale dei comuni secondo i dati Istat, è di soli 22 euro in Calabria, di ben 540 euro nella Provincia di Bolzano e si potrebbero elencare altri numeri e indicatori che mostrano la realtà di un’Italia spaccata in due. Il divario territoriale in tema di politiche sociali è uno dei nomi della disuguaglianza e, non lo si dice mai abbastanza, frena lo sviluppo e la crescita economica delle regioni del sud e quindi di tutto il paese.

Tra gli obiettivi che il Piano mette in conto di centrare anche grazie a risorse nuove e consistenti possiamo trovare alcuni temi da lungo tempo evocati ma mai messi in agenda in modo stringente. Per la prima volta, ad esempio, il tema degli anziani, e degli anziani non autosufficienti, entra in modo strategicamente articolato nel Piano così come quello delle pari opportunità per le persone con disabilità. Ma anche il potenziamento dei servizi domiciliari non aveva avuto in passato la stessa determinata individuazione: “l’investimento del piano mira ad aumentare il volume delle prestazioni rese in assistenza domiciliare fino a prendere in carico, entro la metà del 2026, il 10 percento della popolazione di età superiore ai 65 anni (in linea con le migliori prassi europee)”.  La dura lezione della Pandemia proprio sul tema dei servizi domiciliari ha puntato l’indice: troppo poco in passato si è investito su questo. Vale la pena ricordare che il punto n. 18 del Pilastro Europeo dei Diritti Sociali sancisce che “ogni persona ha diritto a servizi di assistenza a lungo termine di qualità e a prezzi accessibili, in particolare ai servizi di assistenza a domicilio e ai servizi locali” [1]

Argomenti della Plenaria:

I temi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza alla prova dei fatti:

  • Niente è più come prima: Quale società dopo la pandemia?
  • La salute prima di tutto: Il sistema sanitario nazionale troppo ospedale- centrico?
  • Se non ora quando? Quali i modelli di intervento per la popolazione anziana
  • Un problema non più rinviabile: colmare il divario territorio
  • Un approccio sistemico: Le riforme proposte dal PNRR

[1] I 20 principi del pilastro europeo dei diritti sociali, Parlamento Europeo e Consiglio dell’Unione Europea 2017. https://ec.europa.eu/info/strategy/priorities-2019-2024/economy-works-people/jobs-growth-and-investment/european-pillar-social-rights/european-pillar-social-rights-20-principles_it


WORKSHOP GM01 ORE 11.45-13.15

LE RSA E LA LEZIONE DELLA PANDEMIA

Il workshop – che prende spunto dalla pubblicazione del volume RSA, OLTRE LA PANDEMIA – intende offrire un contributo quanto più possibile concreto sulla gestione di una fase transitoria sia verso progressivi adattamenti delle RSA esistenti per renderle più vivibili per chi deve trascorrervi gli ultimi anni della propria vita e per chi opera al loro interno, sia nella direzione di un consistente adeguamento del patrimonio edilizio pubblico e privato alle esigenze di sicurezza, confort e funzionalità della popolazione anziana, affinché sia realizzabile per i più trascorrere in un alloggio la propria vecchiaia o comunque prolungarvi il più a lungo possibile la permanenza.

Introduce: Giovanni Gelmuzzi, Fondazione Cenci Gallingani

Chairman: Antonio Guaita, Geriatra, Direttore della Fondazione Golgi Cenci di Abbiategrasso

Relazioni:

Carla Costanzi, Sociologa

La genesi della residenzialità collettiva per gli anziani

Ernesto Palummeri, Geriatra, attualmente consulente per l’Azienda Ligure di Sanità (A.Li.Sa.)

Una epidemia nell’epidemia: il caso delle RSA

Antonio Guaita

Le residenze sanitarie assistenziali: per chi? Per quali bisogni continueranno ad essere la risposta necessaria?

Carla Costanzi

Progressivi adattamenti delle strutture residenziali: come modificare gli ambienti

Roberto Franchini, Docente presso il Dipartimento di Pedagogia dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, responsabile Strategia e Sviluppo dell’Opera don Orione in Italia

Le RSA, non se, ma come … Criteri organizzativi e metodologici per nuove residenze

Benedetto Besio, Architetto

Un caso di studio: il centro Mater Dei di Tortona


WORKSHOP GP01 ORE 14.30-17.00

FRAGILITA’: BENESSERE E QUALITA’ DELLA VITA CON LE TERAPIE NON FARMACOLICHE

L’ESPERIENZA DELLA FONDAZIONE SOLDI DI VESCOVATO

La cura inizia dal saper ascoltare.

Negli ultimi anni stiamo assi­stendo, da parte di chi si occu­pa dei servizi alla persona, a richieste sempre più numerose di interventi che impieghino le terapie espressive e le terapie non farmacologiche (TNF), nelle loro diverse modalità, in progetti preventivi, riabilitativi e tera­peutici.

Le terapie non farmacologiche, come dice la parola stessa, fa­voriscono sensibili diminuzioni del carico farmacologico che viene somministrato al malato e migliorano in modo concreto la qualità di vita dei pazienti.

Inoltre vanno a influire sugli stati depressivi e ansioge­ni, e favoriscono una stimolazione delle residue capacità cognitive dei pazienti come ad esempio i processi della memoria. In altre situazioni incidono sulle problematiche comportamentali dei pazienti affetti ad esempio da demenza senile.

Bisogna tenere sempre presente che le TNF sono utili se tutte le componenti operative (area socio assistenziale, area sanitaria) collaborano in modo sinergico, e agiscono in maniera preventiva (come pure è importante ricordare che il loro utilizzo in situazioni di de­ficit cognitivo e importanti pro­blematiche comportamentali deve essere di supporto e non sostituire le terapie farmacolo­giche).

Nel workshop si descriverà l’esperienza di un approccio che utilizza le TNF presso la Rsa Fondazione Soldi di Vescovato.

PROGRAMMA

Presentazione della Direzione Generale, Presidenza: dott. R. Bonelli – Prof. Palmiro Alquati

La medicina dell’evidenza e le terapie non farmacologiche: Claudio Cartocini, direzione sanitaria Fondazione Soldi

L’importanza di nuovi paradigmi della cura: Le TNF, l’ambiente terapeutico relazionale, la sala multisensoriale, la musica ambientale: Fabrizio Arrigoni, psicologo clinico.

L’aromaterapia nelle Terapie non farmacologiche dell’Anziano: Angelica Ziletti, educatrice professionale

La musicoterapia come cura: individuale e di gruppo: Mirta Savoldi musicoterapeuta

L’arte terapia come cura: liberiamo la comunicazione: Greta Castellani arteterapeuta

DESTINATARI:

infermieri, medici, educatori professionali, animatori

RELATORI:

dott. R. Bonelli 

Prof. Palmiro Alquati

Claudio Cartocini, Direzione Sanitaria Fondazione Soldi

Fabrizio Arrigoni, Psicologo Clinico

Angelica Ziletti, Educatrice Professionale

Mirta Savoldi, Musicoterapeuta

Greta Castellani, Arteterapeuta


WORKSHOP GP02 ORE 14.30-17.00

CONTESTI ABITATIVI ACCOGLIENTI E SICURI

I tragici eventi della primavera 2020, proseguiti per molti mesi successivi, hanno reso palesi le carenze della soluzione RSA per assistere gli anziani fragili: le residenze collettive infatti, luoghi di cura e assistenza professionale, sono state fatte vivere all’opinione pubblica come trappole mortali per molti di loro. Segno tangibile di questa diffusa consapevolezza è stata la consistente diminuzione degli ingressi in RSA nei mesi successivi al lockdown (circa il 20 %), accelerando la contrazione dei ricoveri già in corso da anni.

Di conseguenza si è riacceso il dibattito sulla necessità di ripensare complessivamente l’organizzazione di questa forma di assistenza, nonché la funzione svolta all’interno della rete dei servizi, come pure di riflettere sulle soluzioni alternative destinate a un’utenza meno compromessa. Il protrarsi della pandemia da Covid-19 non ha messo in crisi solo il sistema italiano della residenzialità, ma ha evidenziato anche le disfunzionalità di un’offerta di cura centrata sul sistema ospedaliero e il conseguente ruolo residuale della medicina del territorio.

A proseguire l’indagine svolta nel workshop della mattina LE RSA E LA LEZIONE DELLA PANDEMIA – che prendeva le mosse dalla pubblicazione del volume RSA, oltre la pandemia – verrà discusso e trattato il tema dei contesti abitativi accoglienti e sicuri per la popolazione fragile.

Introduce:  Carla Costanzi

Chairman: Antonella Pezzullo

Relazioni

Assunta D’Innocenzo

La transizione verso soluzioni abitative più appropriate all’invecchiamento attivo e sostenibile: dall’adeguamento dell’alloggio al cohousing

Fabrizio Giunco

Diversificare le soluzioni: il caso della Danimarca

Salvatore Rao

La domiciliarità e i servizi sociali a suo corredo

Alberto Cella

Il sostegno alla domiciliarità da parte dei servizi sanitari


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