PROGRAMMA 2018 – in fase di aggiornamento
(ultimo aggiornamento: 03/10/2018)

Mercoledì 28 novembre

SESSIONE PLENARIA ore 9.30-11.30

PLENARIA P.01
THAT’S AMORE, MR. ALZHEIMER!

09.30
Paola Garbella, Direttore Generale Fondazione Cerino Zegna Impresa Sociale di Biella
Apertura dei lavori e introduzione

09.40-10.30
Flavio Pagano, Scrittore e giornalista
“That’s amore, Mr. Alzheimer!”

10.30-10.45
Marco Trabucchi, Grg Brescia
“2009-2018: 10 anni di Forum Non Autosufficienza: cos’è cambiato?”

SESSIONE MATTUTINA ORE 11.30 – 13

WORKSHOP

M 01: ore 11,45

DA SÉ? AUTONOMIA, UGUAGLIANZA E DIFFERENZA NELLA CONDIZIONE UMANA 

Una conferenza di Alessio Musio, Dipartimento di filosofia, Università Cattolica del Sacro Cuore, Milano

Nella lingua tedesca uno dei modi, filosoficamente fondamentale, per designare il concetto di autonomia, appare molto simile al concetto di autosufficienza, ma secondo una declinazione particolare. Il sostantivo Selbständigkeit evoca, infatti, sul piano letterale la capacità di stare in piedi da sé. In questo senso, sarebbe pienamente autonomo solo colui che è in grado di reggersi e camminare senza aiuti di sorta, in fondo solo l’essere umano adulto e sano. Come sempre il rischio è quello di mettere tra parentesi il bambino e di dimenticarsi della disabilità come espressione della condizione umana, e non come categoria sociale minoritaria.

Deriva da qui il suggerimento a separare il concetto di autosufficienza da quello di autonomia: perché l’autonomia ha sempre bisogno di dipendenza, in ogni fase e condizione umana. Nessuno è infatti mai completamente da sé e, in quanto “figli”, gli esseri umani non lo sono in un senso molto più forte di quello che vale genericamente per tutte le altre sostanze.

Anche il motto fondamentale della disabilità “nulla su di noi senza di noi” – essenziale nell’aver favorito il passaggio da una dinamica di mera tutela sanitaria a una logica attiva di rivendicazione politica – merita da questo punto di vista di essere ripensato. Il tema è quello dell’uguaglianza, nella diversità, fra gli uomini e della capacità di dare il giusto peso alle differenze, secondo la logica dell’accomodamento ragionevole. Una logica che verrebbe tradita se fosse pensata a partire dall’equazione tra autonomia e autosufficienza.

M 02E: ore 11,45

CRITICITA’ NELLA SOMMINISTRAZIONE DEI FARMACI IN RSA: LA TRITURAZIONE E IL CAMUFFAMENTO

Le RSA offrono a persone per lo più non autosufficienti, in particolare anziani, un’assistenza tutelare e alberghiera insieme a un’assistenza più specificamente sanitaria ed assistenziale. Quest’ultima – con l’invecchiamento della popolazione e il progredire delle malattie croniche – è diventata sempre più rilevante ed ha accresciuto la complessità globale dell’assistenza di cui gli ospiti in queste strutture necessitano.

Con il crescere del numero di assistiti affetti da polipatologie, la gestione della terapia è diventata un’attività cruciale. In queste realtà il processo di gestione del farmaco, già di per sé complesso poiché caratterizzato da differenti fasi, attività e professionalità coinvolte, se non adeguatamente controllato, diventa una possibile causa d’inefficienza e inefficacia, fino alla possibilità di eventi avversi.

L’errore di terapia può essere dovuto a errori nella prescrizione, trasmissione della prescrizione, etichettatura, confezionamento o denominazione, allestimento, dispensazione, distribuzione, somministrazione, educazione, monitoraggio e uso dei farmaci.

Tra le fasi di questo processo che necessitano di un’attenta valutazione e gestione c’è sicuramente la preparazione del farmaco qualora la somministrazione ai pazienti anziani fragili, per facilitare l’assunzione (per via orale o enterale), comporti la necessità di “alterarne” la struttura: la pratica di aprire o tritare le compresse e/o camuffarle nel cibo sembra essere infatti abbastanza comune nelle RSA in particolare con pazienti affetti da disfagia e/o con ridotta compliance conseguente a disturbi comportamentali e cognitivi.

Tale pratica però non è scevra da rischi sia in termini di efficacia terapeutica sia di sicurezza per il paziente e anche per gli operatori che la praticano.

Programma:

> “Analisi del processo di preparazione e somministrazione dei farmaci nella mia realtà”

> Il fenomeno dell’alterazione del farmaco nelle strutture assistenziali

> L’alterazione del farmaco nell’ottica della sicurezza dell’assistito e dell’operatore

> Le buone pratiche alternative e di gestione del farmaco alterato

> Condivisione feedback, somministrazione questionari di apprendimento e gradimento ECM

Destinatari:

tutte le professioni sanitarie, direttori RSA.

Il workshop è in via di accreditamento ECM per tutte le professioni sanitarie

Obiettivo sistema ECM: La sicurezza del paziente

Modalità di valutazione: Test di apprendimento, questionario di gradimento

Docente:

Dott. ssa Chiara Marnoni, dottore magistrale in scienze infermieristiche e ostetriche, Responsabile Struttura Formativa Studio DMR; formatore e consulente esperto in ambito sanitario

M 03: ore 11,45

LAVORO SOCIALE, RELAZIONE E CAMBIAMENTO

Gianfranco Marocchi, Direttore di Welfare Oggi, intervista Georges Tabacchi.

In collaborazione con la rivista WelfareOggi

Georges Tabacchi, educatore professionale, lavora nel sociale dal 1979. Inizia al Gruppo Abele in una comunità residenziale per minori tossicodipendenti e in uscita dal carcere, poi lavora allo sportello di accoglienza e quindi ha la responsabilità del primo centro semiresidenziale per tossicodipendenti della Regione Piemonte. Successivamente è tra i promotori del consorzio sociale Abele Lavoro, che opera per l’inserimento lavorativo di persone svantaggiate. Svolge attività di supervisione educativa ai progetti e all’organizzazione. E’ co-direttore della Biennale della Prossimità.

M 04E: ore 11,45

GLI INTERVENTI NON FARMACOLOGICI TRA DISABILITÀ E TERZA ETÀ: IL METODO MONTESSORI

Il Metodo Montessori viene presentato come nuova frontiera nelle strategie di sostegno alle persone con deterioramento cognitivo. Il focus del workshop è il Metodo Montessori come approccio socioeducativo e di terapia non farmacologica per affrontare disturbi cognitivi, affettivi e psico-comportamentali. Il workshop intende illustrare i presupposti teorici e raccontare la concreta esperienza attuale sul metodo montessoriano, già collaudato negli Stati Uniti nel deterioramento cognitivo dell’anziano da Cameron Camp.  Esso utilizza i principi della riabilitazione (ripetizione guidata, scomposizione dei compiti, progressione da semplice a complesso…) e la metodologia di intervento sui pazienti con demenza (ricorso a segnali di rinforzo esterni, affidamento alla memoria implicita…).

La metodologia montessoriana, in questi contesti, conserva i fondamenti pedagogici originali di Maria Montessori che sono costituiti dalla concentrazione sulle abilità dell’individuo e non sui suoi deficit, dall’impegnare la persona in attività significative, dal consentire la massima performance, dal fornire ruoli sociali definiti, dal sostenere l’autostima, tutti elementi opportunamente concatenati in un circolo virtuoso.

Nell’ambito della disabilità questo approccio può rappresentare anche un elemento di continuità nel passaggio tra  la struttura per disabili con finalità prevalentemente educativa e quella per anziani con finalità più sul piano assistenziale. Il metodo Montessori può quindi creare percorsi condivisi di continuità con la realtà precedente per i disabili adulti che invecchiano e gli anziani con deterioramento cognitivo per i quali gli interventi non farmacologici diventano una proposta indispensabile.

Obiettivi:

  • Riattivazione della competenza sociale
  • Creare il piacere di appartenere a una comunità di persone
  • Partecipazione alle attività della vita quotidiana
  • Riappropriazione e ri-umanizzazione dell’ambiente
  • Promuovere un altro approccio alla demenza
  • Aumentare la personalizzazione
  • Incoraggiare l’adesione e promuovere l’autonomia quotidiana

Durata, scaletta e programma del workshop/conferenza

Modera e introduce

Elena Luppi, Università di Bologna. Docente del Dipartimento di Scienze dell’educazione dell’Università di Bologna, esperta in Pedagogia della terza età

Montessori incontra Alzheimer. Due mondi apparentemente distanti si confrontano sul terreno della demenza
Ruggero Poi, Pedagogista, Formatore Montessoriano, Biella

Il metodo Montessori come intervento non farmacologico a sostegno della persona con demenza
Federica Taddia, Educatore, Formatore, Counselor sistemico relazionale. Villa Ranuzzi e Villa Serena – Bologna

La formazione per creare competenze condivise
Renzo Colucci, Direttore dell’Ente di formazione Seneca di Bologna

Dibattito e confronto con il pubblico

Il workshop è in via di accreditamento ECM per tutte le professioni sanitarie

M 05: ore 11,45

INDICATORI E STRUMENTI DI VERIFICA DELLA QUALITÀ DELLE PRESTAZIONI EROGATE NELLE STRUTTURE RESIDENZIALI PER ANZIANI

In collaborazione con 

Breve presentazione del workshop e dei suoi obiettivi:

Da tempo, e per svariate ragioni, il settore delle strutture residenziali per anziani non autosufficienti (RSA, Residenze Protette) pubbliche è oggetto di un importante processo di esternalizzazione della gestione di servizi e di strutture attraverso appalti e concessioni pluriennali a soggetti privati e/o del terzo settore. Ne consegue che l’Ente pubblico, che a vario titolo rimane comunque titolare della funzione, non solo ha il compito di verificare e monitorare costantemente il pieno e corretto rispetto delle clausole contrattuali in essere prima di corrispondere la quota economica stabilita, ma ha anche il dovere di valutare il grado di qualità delle prestazioni erogate in favore degli utenti fruitori. Da sempre però questa funzione di verifica e controllo da parte dell’Ente pubblico sui servizi esternalizzati trova difficoltà ad essere svolta con efficacia e costanza, anche perché spesso priva di strumenti di valutazione appropriati, completi ma al tempo stesso poco soggettivi e di semplice utilizzo. Questo workshop presenta un innovativo ed esaustivo strumento di valutazione costituito da oggettivi indicatori e strumenti di verifica della qualità delle prestazioni erogate ed illustra l’esperienza dell’ASP Ambito 9 di Jesi nell’utilizzo operativo di tale strumento nelle quattro strutture residenziali per anziani di cui è titolare per un totale di n.205 posti letto.

Lo strumento operativo di verifica ideato, analizza tutti i servizi che compongono l’operatività complessiva di una struttura residenziale per anziani (servizi assistenziali, servizi albeghieri ed attività accessorie) attraverso l’utilizzo di oggettivi indicatori di qualità (criteri) specifici costituiti ciascuno da tre oggettivi subindicatori di qualità (subcriteri). Ciascuno dei tre verificatori assegna un punteggio, e corrispondente giudizio, a ciascun subindicatore (subcriterio) utilizzando una apposita tabella; la media dei punteggi assegnati a ciascun subcriterio in ogni visita effettuata nel mese di riferimento costituisce il punteggio, e corrispondente giudizio, dell’indicatore esaminato. L’attuazione operativa del sistema prevede due visite mensili in ogni struttura ed un punteggio, e relativo giudizio, mensile per ciascun indicatore (criterio). Il risultato atteso dalla applicazione operativa dello strumento di verifica sopra riassunto consente di monitorare e verificare costantemente e nella maniera meno soggettiva possibile, la corretta attuazione di quanto previsito nei progetti/capitolati di gara ed il livello qualitativo delle prestazioni erogate, sia come valore medio complessivo sia come valore dettagliato oltre ad evidenziare eventuali criticità su cui lavorare.

Scaletta del workshop:

  1. ”Presentazione del seminario” – Dott. Franco Pesaresi – Direttore ASP Ambito 9 di Jesi
  2. “L’importanza della qualità delle prestazioni nelle strutture residenziali per anziani” – Dott. Marco Trabucchi
  3. ” Verifica della qualità delle prestazioni erogate nelle strutture residenziali per anziani gestite dall’ASP Ambito 9 di Jesi attraverso l’utilizzo di un nuovo strumento operativo” – Dott. Massimo Manenti – Responsabile Unità Operativa Strutture Residenziali per anziani – ASP Ambito 9

Prima dell’inizio del workshop verrà distribuita ai partecipanti una cartellina contenente copia cartacea dello strumento operativo di verifica

Partecipanti:

Il workshop è destinato alle figure professionali pubbliche, aziendali o del terzo settore che si occupano di gestire strutture per anziani (Dirigenti, Direttori, Coordinatori, Referenti di Nucelo, RAA, referenti attività Infermieristica) che trovano una occasione di confronto e dibattito in merito alla fondamentale attività di verifica delle prestazioni erogate e del loro livello qualitativo.

M 06: ore 11,45

LA TECNOLOGIA AL SERVIZIO DEL WELFARE E DEI SOGGETTI FRAGILI

Il filo conduttore è l’innovazione, attraverso la tecnologia, al servizio delle fragilità, siano esse relative a soggetti fragili a domicilio, sia alla comunità intera, con strumenti di Welfare.

Verranno presentati due progetti veramente innovativi in questo senso, sia per i contenuti, sia per le modalità con le quali sono stati organizzati.

WE MI

Il progetto innovativo di welfare vuole offrire a tutti la possibilità di accedere in maniera semplice all’offerta del nuovo sistema dei servizi domiciliari della Città di Milano.

Nuovi strumenti per orientare i cittadini verso servizi di qualità garantiti dal Comune di Milano, in partnership con nuovi interlocutori come Punto Service, come ad esempio: educatori per aiutare i ragazzi e le ragazze nella loro crescita e supportare i genitori, assistenti familiari certificati per la cura di chi non è autosufficiente, baby-sitter, servizi per la cura e la manutenzione della casa e tutto ciò che può servire per conciliare al meglio le esigenze di cura e di lavoro o, semplicemente, per rendere più facile la gestione dei tanti impegni quotidiani. Con la tranquillità di affidarsi a personale formato e di qualità.

E’ stato creato un portale dedicato e spazi appositi, tra cui quello messo a disposizione della Cooperativa

dove, grazie a operatori specializzati, vengono fatti conoscere i nuovi servizi, orientando e accompagnando i cittadini verso le soluzioni più adatte ai loro bisogni.

Verranno anche erogati, in forma condivisa, servizi utili alla comunità.

SICUREZZA D’ARGENTO

Altro progetto estremamente innovativo è SICUREZZA D’ARGENTO, che si rivolge ad anziani soli in casa ed offre un servizio di assistenza a distanza non invasivo 24/7, in grado di evidenziare in modo preventivo l’evolversi di situazioni potenzialmente di pericolo e di allertare proattivamente i contatti di emergenza identificati insieme alla famiglia. Sicurezza d’Argento è costituito da un sistema tecnologico con software dedicato e sensori di rilevamento non invasivi, offre monitoraggio ambientale del domicilio per rilevare gli spostamenti della persona autosufficiente all’interno della propria unità abitativa. I dati di monitoraggio vengono analizzati da personale dedicato attraverso un software che individua i possibili comportamenti anomali, a fronte dei quali vengono informati i parenti e/o direttamente Punto Service. Nato da un concept innovativo presentato al contest InnovAging, lanciato dalla nostra Cooperativa nel 2015 con l’idea di trovare soluzioni all’avanguardia per estendere il parco dei servizi offerti, Sicurezza d’Argento ha poi vinto un bando emesso dal Comune di Milano e ha partecipato alla campagna di crowdfunding civico del Comune sul portale Eppela, riuscendo a raccogliere un importo che ha consentito di installare i sistemi previsti per la fase del test iniziale e raccogliere i primi feedback delle famiglie. Il progetto sta proseguendo nel 2018 con l’ampliamento dell’offerta, estesa a più città italiane.

Particolarmente interessante è stata la modalità operativa scelta per implementare il progetto Sicurezza d’Argento: per la prima volta è stato attivato un approccio lean, ovvero snello, che ha permesso alla Cooperativa di testare sul campo in tempi rapidissimi le proprie proposte, per verificarne l’attinenza ai bisogni concreti degli utenti e validarle sul mercato.

Partecipanti:

A chi si rivolge? Ad operatori e a manager del settore socio assistenziale, ai rappresentanti delle istituzioni

M 07: ore 11,45

Dalla NON contenzione alla Scontenzione – Storia di un percorso: l’esperienza di ValleVerde Pianoro
a cura della Fondazione Chronic-Care

Moderatori Fondazione Chronic-Care


La sicurezza e il benessere dell’ospite: l’importanza di un PAI “sartoriale”

Inf. Domenico Tonziello, FKT Elena Campedelli CRA Valleverde

Applicazione delle Linee di indirizzo Regionali: esperienza sul campo

Dott Luca Malavasi Cra Valleverde

Sintesi di un percorso virtuoso

Coordinatore CRA Valleverde Manuela Castaldi

Confronto interattivo ed eventuale presentazione di esperienze nelle strutture residenziali per anziani

CONCLUSIONI

L’importanza di formare: implementazione di un percorso di miglioramento delle competenze presso il Gruppo “Sereni Orizzonti”

Presidente Fondazione Chronic-Care

Obiettivo workshop

Obiettivo generale del simposio è discutere il tema dell’anziano non autosufficiente dal punto di vista sociale, legislativo e del welfare.

Per poter attuare un piano di contenzione occorre oltre alla prescrizione medica anche una documentata valutazione assistenziale e il consenso del paziente o di chi lo rappresenta. A tale scopo è necessario sapere e saper spiegare i rischi e i benefici del programma di contenzione che si intende mettere in atto. Tuttavia sono molteplici gli aspetti etici che l’operatore sanitario non dovrebbe mai dimenticare quando utilizza i sistemi di contenzione, in particolare non dovrebbe mai dimenticare il rispetto dell’autonomia del soggetto ed il suo benessere. Prima di ricorrere alla contenzione è necessario fare una valutazione di rischi e benefici e delle possibili alternative: solo in questo modo è possibile utilizzare la contenzione con responsabilità e costruire percorsi di “accompagnamento” che siano in grado di fornire informazioni e strumenti utili a favorire la gestione del caso ed offrire risposte, anche residenziali, costruite sui bisogni della singola persona. In questo scenario un valore aggiunto è rappresentato dalla cultura dell’accoglienza che sempre più viene implementata all’interno delle residenze protette.

Da qui la necessità di condividere percorsi di miglioramento delle competenze degli operatori all’interno di alcune strutture residenziali in un progetto pilota del FVG esportato sul territorio nazionale.

M 08: ore 11,45

PRIVACY (D.LGS. 196/2003 E REG. UE 67/2016) E SICUREZZA (D.LGS. 81/2008 E D.LGS. 231/2001): ASPETTI GESTIONALI SU DIPENDENTI ED UTENTI

Breve presentazione: “Spunti tecnici utili all’acquisizione di una coscienza lavorativa responsabile in osservanza di norme di legge per il rispetto della c.d. «accountability» intesa come l’obbligo per un soggetto di rendere conto delle proprie decisioni e di essere responsabile per i risultati conseguiti. Interconnessioni con i vari sistemi di gestione aziendale”.
 
RelatoriProf. Avv. Carlo Berti e Prof. Avv. Giuseppe Pellacani 

Moderatore: Avv. Paolo Di Matteo 
 

M 09: ore 11,45

IL PERSONALE NELLE RSA E NELLE STRUTTURE PER ANZIANI. ORGANIZZARE, GESTIRE E VALORIZZARE IL LAVORO SOCIO SANITARIO

Una brevissima presentazione del workshop e della conferenza e dei suoi obiettivi
In breve uscirà, a cura di Maggioli editore, la seconda edizione del volume, dallo stesso titolo del workshop, che partendo dall’aggiornamento dell’attuale scenario socio-politico e legislativo, affronta la cultura organizzativa e di gestione delle risorse umane, per poi arrivare al cuore del tema, offrendo una panoramica completa, sotto i più diversi punti di vista, di alcune tra le figure professionali di riferimento nei servizi socio sanitari alla persona. A partire dall’approfondimento della significativa risorsa dell’operatore di base del sistema assistenziale, si disegnano le linee lungo le quali costruire un management efficace, che garantisca un’efficiente allocazione delle risorse e dei risultati nei termini dell’effettivo miglioramento della qualità di vita della persona oggetto di cure. In particolare, viene dato risalto ad alcuni argomenti principali, quali le differenti posizioni di inquadramento contrattuale degli operatori del settore, che fanno capo a contratti diversi tra loro con una forte difformità dei trattamenti e dei relativi costi del lavoro; le forme di esternalizzazione più utilizzate nella produzione dei servizi; la figura centrale dell’OSS, elemento chiave nell’assistenza alla persona fragile, come integrata in forma multidisciplinare con le altre diverse professionalità che concorrono a realizzare il piano assistenziale individualizzato. Durante il workshop si tenterà di comporre la complessità dell’argomento trattato, offrendo punti di vista, interpretativi e promotori di buone prassi. Il volume fa parte della serie dedicata ai temi più importanti ed attuali del lavoro nelle strutture socio sanitarie per anziani, ideata dal comitato esecutivo dell’Ansdipp, l’associazione dei manager del sociale e del socio sanitario.

Programma

La presentazione generale del nuovo volume sarà a cura dell’autore dott. Franco Iurlaro, membro dell’esecutivo Ansdipp e Direttore Generale dell’IPAB Luigi Mariutto di Mirano (VE).

Seguirà l’intervento di approfondimento della dott.ssa Barbara Maiani, consulente del lavoro e Direttore risorse umane Arkigest srl / La Villa spa.

Il tema della qualità rigenerativa come proposta che consente di coniugare un’alta professionalità con la libertà di mettersi in gioco, anche creativamente, per restituire leggerezza al lavoro di cura, sarà trattato dalla dott.ssa Elisabetta Canton, esperta di qualità aziendale ed assistente sociale.

Destinatari

Coordinatori e responsabili di servizio, personale amministrativo degli uffici risorse umane, Operatori Socio-Sanitari, datori di lavoro e manager socio sanitari di società pubbliche, private e del terzo settore attivi nei servizi di cura alla persona, nonché organizzazioni sindacali e di categoria.

SESSIONE POMERIDIANA ore 14.30-18.30

M 11 ore: 14,30

UN UNIVERSO DA (RI)CONOSCERE. RICERCHE E PROPOSTE PER L’INNOVAZIONE DEI SERVIZI SOCIO-SANITARI PER LA POPOLAZIONE ANZIANA

Presentazione

L’individuazione di soluzioni innovative per gli anziani, alternative all’istituzionalizzazione, rappresenta una sfida di grande portata per i nostri giorni e più ancora, in prospettiva, per gli anni che verranno. Le attuali tendenze demografiche pongono il tema dell’invecchiamento della popolazione ai vertici dell’agenda pubblica; molteplici esperienze internazionali indicano come i modelli residenziali di tipo tradizionale non si qualifichino per efficienza, efficacia e qualità. È dunque evidente il bisogno di individuare soluzioni nuove, flessibili e in grado di rispondere con incisività alle esigenze di una parte importante della popolazione. Sui temi delle politiche per gli anziani si tratta di lanciare una “nuova cultura” che promuova l’invecchiamento attivo inteso come un percorso di inserimento positivo, pieno e partecipe delle persone anziane nella realtà sociale.

Relatori

Rita Cutini, Università per stranieri “Dante Alighieri” di Reggio Calabria

Giuseppe Liotta, Università Roma Tor Vergata

Maria Chiara Inzerilli, Comunità di Sant’Egidio

Olga Madaro, Regione Lazio

M 12 ore: 14,30

RISTORAZIONE PER LE PERSONE NELLE RESIDENZE PROTETTE: SOLO QUALE ASPETTO NUTRIZIONALE O ANCHE GRATIFICAZIONE, IDENTIFICAZIONE, RICORDO?

Workshop promosso da Casa Albergo per Anziani – Lendinara

Premessa:

Alimentarsi è un bisogno primario, ma le esigenze dei consumatori, in particolare dei soggetti fragili, richiede una attenzione ancora maggiore, che contempla molteplici figure/azioni, che tra loro devono essere coordinate e debbono coordinarsi in continuo.

Negli ultimi anni la Sanità Pubblica si è posta l’obiettivo, anche attraverso l’emanazione di specifiche “Linee d’indirizzo per la qualità della ristorazione nelle strutture extra ospedaliere”, di lottare contro i fenomeni di malnutrizione di qualsiasi tipo.

Si affrontano le problematiche sia in termini di quantità che di qualità. Tale obiettivo non può che essere perfettamente condivisibile.

Si osserva tuttavia che l’eccessiva “medicalizzazione” della situazione porta facilmente a considerare ogni persona “residente” nei Centri di Servizio come un paziente, col rischio concreto di ridurre la ristorazione a una mera erogazione di piatti standardizzati, banali, giustamente insipidi, incapaci di stimolare ricordi o suscitare emozioni.

Il rischio di definire un menu soltanto in funzione del bilanciamento nutritivo è reale (senza contare le esigenze di far quadrare il bilancio).

Quale deve essere allora il corretto approccio per offrire piatti che possano consentire la massima gratificazione da parte dell’utente? È corretto coinvolgere gli ospiti e i loro familiari nella definizione dei menu? Fino a che punto? Quale è il giusto compromesso?

E, di più: come ricreare le condizioni, anche attraverso questo servizio, per riproporre aspetti assai delicati, ma significativi, come l’identificazione ed il ricordo?

Obiettivi:

Favorire la riflessione per chi opera nel settore, sia con funzioni di responsabilità  che come operatore a diretto contatto con il destinatario, per garantire un servizio sempre più rispondente, sia in termini tecnici ed economici, sia come garanzia di risultato e soddisfazione.

Destinatari:

Responsabili servizi alla persona, operatori del settore, amministratori, logopedisti, operatori addetti all’assistenza, medici, infermieri, dietisti.

PROGRAMMA

Introduce e coordina:

Delio Fiordispina, Direttore RSA Villa Serena – Montaione

Relatori:

Luigi Tonellato, Esperto settore

Cristina Quaglio, Logopedista Casa Albergo Anziani – Lendinara

Annalisa Sivilia, Dietista CAMST

Elisa Perrone, Dir.RSA Giovanni XXIII Chieri – Coop. Anim. Valdocco Torino

Conclusioni:

Damiano Mantovani, Direttore Casa Albergo Anziani – Lendinara

M 13 ore: 14,30

PERCORSI DI ACCOMPAGNAMENTO ALLA CULTURA DELLA BIENTRAITANCE E ALLA PREVENZIONE DEI MALTRATTAMENTI NELLE CASE PER ANZIANI

Presentazione:

Nell’ambito del workshop verranno presentati il modello della bientraitance e i risultati di un progetto di ricerca-azione, sviluppato in alcune case per anziani ticinesi, finalizzato alla prevenzione dei maltrattamenti e alla promozione di una cultura fondata sull’autodeterminazione delle persone residenti e sull’empowerment di operatori, anziani e famiglie.

A partire dai risultati aggiornati della ricerca (che ha coinvolto al momento 25 case per anziani) si ragionerà sul modello, sulle condizioni individuate per la sua attivazione, sui fattori di rischio di maltrattamento individuati e sugli sviluppi del progetto.

Nell’ambito del workshop sono previsti momenti di lavoro in piccoli gruppi e  scambi di vissuti ed esperienze.

Relatori:

Luisa Lomazzi, Professore SUPSI in Management e valutazione della qualità nei servizi sociosanitari, Sociologa delle organizzazioni

Carla Sargenti, Docente-ricercatrice SUPSI, Infermiera specialista clinico in gerontologia e geriatria

Partecipanti:

Il workshop è rivolto a più figure professionali (medici, psicologi, assistenti sociali, educatori infermieri, ASA e OSS, fisioterapisti, direttori di RSA).

M 14E  ore: 14,30

VIETATO CADERE: NUOVE RACCOMANDAZIONI PER RIDURRE IL DANNO DERIVANTE DALLA CADUTA DEI PAZIENTI

Secondo la letteratura internazionale ed in particolare quella proveniente dagli Stati Uniti, i danni conseguenti a caduta rappresentano la causa più comune di morte accidentale negli ultra sessantacinquenni istituzionalizzati.

Dato che il tasso di caduta dei pazienti degenti è riconosciuto universalmente come un indicatore di qualità dell’assistenza erogata (nursing sensitive outcome, NSO), risulta importante ricordare che la sottostima nella registrazione delle cadute avvenute è evento possibile e frequente. Per questo motivo gli studi più recenti suggeriscono come indicatore di qualità maggiormente attendibile il dato di reporting riferito alle lesioni conseguenti alle cadute; tale tipo di registrazione, comunque, non è esente da criticità e difficoltà operative nella raccolta dei dati.

Alla luce di quanto sopra, risulta evidente come la prevenzione delle cadute e dei danni derivanti dalle cadute stesse continui ad essere una sfida importante all’interno dei contesti di cura e di assistenza. La sensibilità che da tempo gli operatori hanno sul tema deve essere rinforzata attraverso la conoscenza della normativa nazionale e regionale di riferimento e deve essere supportata dalla più recente Evidence Based Practice e da standard internazionali di qualità.

Gli sforzi delle organizzazioni e degli operatori dovranno essere tesi a sistematizzare, convalidare e adottare un approccio sistematico di gestione del rischio caduta con particolare attenzione alla scelta degli strumenti di valutazione del rischio, all’implementazione di misure preventive rivolte sia alla prevenzione della caduta stessa che alla riduzione dei danni conseguenti alle cadute e al monitoraggio dell’evento, comprese quelle conseguenze inattese che talvolta l’applicazione di misure preventive provoca nella persona assistita.

Tra queste misure, pur se non incoraggiata da alcuna evidenza scientifica, è da sottolineare l’uso e spesso l’abuso della contenzione che pone gli operatori di fronte a problematiche di carattere assistenziale, etico e legale che è necessario sappiano riconoscere e risolvere.

Inoltre va fatta una riflessione critica sull’uso ormai diffuso delle scale di screening e di valutazione in relazione alla riconosciuta scarsa sensibilità e specificità delle stesse ed alle dinamiche inattese che la loro introduzione ha determinato nella prassi.

OBIETTIVI DI APPRENDIMENTO

  • conoscere il fenomeno della caduta dei pazienti dal punto di vista epidemiologico
  • conoscere i riferimenti di letteratura a supporto delle pratiche basate sulle evidenze
  • saper gestire il rischio di cadere come fenomeno inerente la sicurezza del paziente ed esito sensibile alla cure infermieristiche
  • acquisire conoscenza del ruolo e delle responsabilità nella gestione del rischio di caduta del paziente
  • conoscere i principali indicatori di monitoraggio per poter misurare il cambiamento

Obiettivo sistema ECM

La sicurezza del paziente

Destinatari:

E’ destinato in modo particolare alle figure di infermiere, medico, fisioterapista; il workshop è aperto a operatori di supporto e studenti del corso di laurea in infermieristica.

Docenti

Dott. Filippo Di Carlo, dottore magistrale in scienze infermieristiche e ostetriche, Legale Rappresentante Studio DMR, si occupa di Qualità e Sicurezza dei Sistemi Sanitari, con forte expertise sulla sicurezza del

paziente. Collabora in numerosi progetti di Qualità e Sicurezza dei Pazienti in varie Regioni come consulente Progea e Joint Commission International

Dott. ssa Chiara Marnoni, Responsabile Scientifico dell’evento dottore magistrale in scienze infermieristiche e ostetriche, Responsabile Struttura Formativa Studio DMR; formatore e consulente esperto in ambito sanitario.

Programma

Il fenomeno caduta: terminologia, dati di letteratura e responsabilità professionale “Eppur si cade. Punti di forza e criticità dell’attuale gestione del rischio caduta” (Tavoli di lavoro)

Pausa

Valutazione multifattoriale e piano di assistenza multifattoriale Evidence Based

Come guidiamo il miglioramento. Scelta di indicatori di struttura, processo, esito (Tavoli di lavoro)

Condivisione e feedback

Il workshop è in via di accreditamento ECM per tutte le professioni sanitarie

M 15  ore: 14,30

NUOVI MODELLI DI SERVIZIO SOCIALE  NEI PERCORSI DI ACCOMPAGNAMENTO ALLA DISABILITÀ

Interventi

Il percorso di presa in carico della persona disabile dalla valutazione multidisciplinare alla presa in carico, gli assetti organizzativi che questa azienda sta ponendo in essere e la procedura aziendale dell’intero percorso assistenziale.

D.ssa Laura Brizzi, Direttore Dipartimento Servizio Sociale e disabilità USL  Nord Ovest Regione Toscana

Il contrasto alla violenza nelle strutture: lettura del fenomeno e metodi di intervento

Prof.ssa Cristina Galavotti, docente UNIPI

Le frontiere del Dopo di Noi: il Siblings, Fratelli Unici.

D.ssa Elisa Comandini, Assistente Sociale, Distretto Socio-Sanitario Rimini nord, Comune di Rimini, Servizio Disabili

Destinatari

Direttori dei Servizi Sociali, collaboratori Dipartimento Servizi Sociali Non Autosufficienza e Disabilità, Assistenti Sociali.

M 16E ore: 14,30

I BISOGNI NELLA PERSONA ANZIANA: TRA ESPERIENZA E PROGRESSO
In collaborazione con ANIN (Associazione Nazionale Infermieri Neuroscienze)

PROGRAMMA

Ore 14.30

Introduzione e presentazione

Moderatore: Meri Marin – Lucia Asinò

Ore 15.00

Sandra Ponta Il sistema ValGraf FVG: uno strumento multidimensionale di rilevazione dei bisogni

Ore 15.15

Romina Criscuolo e Daniele Roccon La capacità di auto-alimentarsi nell’anziano

Ore 15.30

Irene Bruno L’alimentazione dell’anziano (presentazione esperienza)

Ore 15.45

Romina Criscuolo  L’utilizzo di strumenti digitali (Fit-Bit) per il monitoraggio della qualità del sonno nell’anziano

Ore 16.30

Carla Paparotto Il bisogno di sicurezza e comfort nella persona anziana con demenza

Ore 16.45

Daniele Roccon Il bisogno di libertà. La contenzione

17.00 Question time

Ore 17.45 Test finale

Ore 18.00 Chiusura dei lavori

Comitato scientifico

Cristina Razzini, Presidente ANIN

Francesco Casile, Direttore Rivista NEU

Lucia Asino, Redattrice Rivista NEU referente Area Psicogeriatria

Stefania Infanti, Redattrice Rivista NEU referente Area Neurologica

Meri Marin, Servizio integrazione sociosanitaria Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia

Direzione centrale salute, integrazione sociosanitaria, politiche sociali e famiglia

Razionale

La letteratura dimostra che l’aumento dell’età nella popolazione italiana non corrisponde ad un parallelo miglioramento della qualità della vita; gli operatori sanitari si trovano, perciò, ad assistere spesso persone anziane non autosufficienti, con patologie croniche invalidanti.

Questa popolazione di pazienti richiede la valutazione e il soddisfacimento di numerosi bisogni assistenziali che non sempre riescono ad essere espressi in maniera diretta dalla persona.

Obiettivi

presentare un sistema di valutazione multidimensionale in uso nel Friuli Venezia Giulia, che consente di identificare e classificare i bisogni della persona anziana;

presentare uno studio condotto nel 2017 sulla capacità di auto-alimentazione delle persone ospiti delle strutture residenziali, sull’impatto che ha l’ambiente in cui vivono e le strategie messe in atto dagli operatori per conservare tale abilità;

presentare alcune esperienze dirette a proposito di alimentazione, capacità motorie e diritti delle persone anziane.

Questo workshop si configura quindi come uno spazio libero di confronto fra esperienze, sostenute dalla letteratura e dalla ricerca.

Il workshop è in via di accreditamento ECM per tutte le professioni sanitarie

M 17E ore: 14,30

LA DEMENZA NELLA SOCIETÀ DI OGGI: ESPERIENZE NELLE SCUOLE BOLOGNESI

La demenza può essere considerata il prototipo della malattia cronica invalidante e nel suo progredire in un lungo arco di tempo, pone in primo piano aspetti medico-sanitari, personali, sociali ed etici di grande rilevanza. Nei paesi occidentali rappresenta la quarta causa di morte degli ultrasessantacinquenni  e le previsioni sono di un trend in aumento. Questa condizione oltre ad essere pervasiva rispetto a tutte le sfere della vita privata e sociale, è oggetto anche di stigmatizzazione, sia per i malati che per i loro cari.

Partendo da queste basi è stato elaborato il progetto “Fare Rete per affrontare la Demenza”, finanziato con il supporto della Fondazione del Monte e realizzato grazie alla collaborazione tra IRCCS-ISNB AUSL di Bologna e ARAD ONLUS (Associazione Ricerca Assistenza Demenze, associazione di Volontariato per la tutela dei diritti dei malati di demenza e dei loro famigliari, Bologna).

Una delle principali azioni del progetto riguarda la sensibilizzazione e l’informazione della popolazione giovanile sul tema della demenza, proprio nell’ottica di contrastare lo stigma e le connotazioni negative che talora la persona con demenza può subire,  e di favorire una miglior conoscenza sul tema ed una inclusione sociale più adeguata.

Nel corso del workshop verranno presentate le diverse esperienze realizzate nelle scuole primarie di primo e secondo grado e nelle scuole secondarie. Si parlerà anche di  “Città Amica delle persone con demenza”, concetto che  sottolinea come questo progetto rappresenti un primo passo verso una maggiore partecipazione e integrazione tra le diverse fasce di età e le diverse componenti della società. Verrà inoltre descritto l’importante ruolo che il volontariato, nella figura di ARAD, ha avuto e continua ad avere nel favorire gli obiettivi sopra esposti.

Nel workshop verrà presentata una testimonianza sulle esperienze nelle scuole.

Seguirà una discussione interattiva con il pubblico fino a conclusione del tempo a disposizione.

Durata e scaletta del programma di Workshop:

14:30 Introduzione della giornata Modera Vanelli Coralli Mirco

 

14:45 La demenza nella società di oggi: dal  Progetto Fare Rete per affrontare le Demenze alla Città Amica delle persone con demenza D’Anastasio Clelia
15:30 Le esperienze nelle scuole: L’integrazione con il territorio e la sensibilizzazione della popolazione giovanile finalizzata a ridurre lo stigma sociale della Demenza Ferriani Elisa e Romano Luciano
16.15 Il ruolo del volontariato Ribani Valeria
17.00 Testimonianza
17.30 Discussione interattiva e conclusioni

A chi si rivolge

Professiosti del settore : medici (geriatri, neurologi ecc), psicologi , infermieri, assistenti sociali, OSS.

Familiari di persone affette da deterioramento cognitivo,  cittadini interessati, insegnanti

Il workshop è in via di accreditamento ECM per tutte le professioni sanitarie

M 18 ore: 14,30

FRAGILITÀ – COMUNICAZIONE – COMUNITA’

PARTE 1 – ORE 14.30-15.30

La comunicazione con l’anziano fragile.

La comunicazione è una condizione determinante per la formazione e lo sviluppo dell’individuo. “Noi siamo attraverso gli altri”, sostiene un proverbio africano, sottolineando la centralità della relazione, dell’esperienza.

Recenti studi di epigenetica hanno dimostrato che l’interazione con l’ambiente è in grado di modificare stabilmente, almeno fino alla terza generazione, l’espressione genica. In altri termini il comportamento e la comunicazione non verbale, implicita, fin dagli inizi sono regolati da modifiche epigenetiche in base a quanto viene sperimentato dall’individuo.

La comunicazione con individui fragili rappresenta un passaggio chiave nel declinare la parola “benessere”; non vi è nessun tipo di piacere nello stare insieme se non vi è comprensione, se non vi è comprensione non esiste risposta o soluzione, in altre parole il processo si blocca.

La comunicazione diventa la risorsa anche per la relazione con le persone con demenza, dove attraverso questa rendere possibile delle scelte che le persone attraverso la comunicazione non verbale esprimono, riadattando continuamente le  proprie modalità di interazione.

Il clima che gli staff vivono tra di loro attraverso la relazione è fondamentale per dare vita ad una armonia del processo di cura, fare manutenzione ai processi relazionali è fondamentale da parte di una organizzazione, nessun gesto di cura avrebbe lo stesso effetto senza entrare in relazione con l’altro.

Il seminario affronterà tutte le tematiche individuando degli strumenti per migliorare la comunicazione tra gli staff e la relazione di aiuto con gli utenti

Prof. C. Cristini, La Comunicazione e le qualità e le caratteristiche della relazione

E.P Marco Fumagalli, La relazione con il demente

Dott. F. Arrigoni, La comunicazione negli staff e le emozioni degli operatori”

Carlo Cristini, medico, specialista in Psichiatria, Geriatria e Gerontologia, è professore associato di Psicologia generale alla facoltà di Medicina dell’Università di Brescia. Numerose le sue pubblicazioni in ambito psicogerontologico

Fabrizio Arrigoni, E’ psicologo, pedagogista, counselor filosofico, docente di  Pedagogia e Antropologia e dei laboratori di Geriatria e della Comunicazione della Facoltà di Medicina e Chirurgia di Brescia, docente di Antropologia presso l’Università Pontificia Salesiana di Torino, coordinatore di nucleo presso l’Istituto Vismara de Petri , formatore e consulente psico-sociale dei  servizi di cura e delle organizzazioni

Marco Fumagalli è diplomato ISEF, Animatore Sociale, Operatore Validation I Livello e Operatore GentleCare. Docente di Metodologia del lavoro sociale, esperto in attività cognitive,  è consulente geriatrico per le demenze e si occupa dal 1995 di progetti ed interventi  legati alla metodologia protesica e agli interventi psico-sociali per l’anzianità fragile.

E’ promotore con lo Psicologo Fabrizio Arrigoni del progetto di formazione “Solo per un Giorno®: programmi per la demenza e gli staff di cura

Parte 2 – ORE 15,45-17,45

Il Welfare di comunità e la sfida alla fragilità degli anziani

Invecchiare significa incontrare l’opportunità di dare significato alla propria storia, ai legami e alle competenze acquisite nell’arco della vita. Un percorso spesso accompagnato da diverse figure, dedicate alla cura delle persone che si trovano ad affrontarlo tra limiti, sfide e opportunità. Per chi opera in questo settore o si trova a compiere scelte politiche e di indirizzo diventa sempre più importante approfondire la relazione con l’anziano, sviluppando legami con il suo intero spazio di vita: dalla famiglia e amici, alle realtà presenti nel territorio, alle opportunità offerte dal confronto con le nuove generazioni. Per questo motivo parlare di invecchiamento nel nuovo welfare significa valorizzare tutte queste risorse, facendole dialogare nella costruzione di percorsi comuni. Il workshop, inserendosi nel quadro appena delineato, offre l’opportunità per promuovere una riflessione attorno al tema dell’invecchiamento e del ruolo che la comunità può svolgere nel supportare e fornire valore a questo importante momento del ciclo di vita.

  • Emilio Tanzi (Direttore Generale dell’ASC Cremona Solidale) – “Verso il Welfare di comunità: presupposti teorici ed elementi caratterizzanti”
  • Roberta Barilli (Coordinatore Sociale dell’ASC Cremona Solidale) – “Il progetto E-Wall: viversi comunità oltre i muri. Logiche dell’intervento ed azioni intraprese”
  • Ariela Pagani (Assegnista di ricerca Università Cattolica di Milano) – “Il progetto E-Wall: viversi comunità oltre i muri. La dimensione professionale del lavoro di comunità”
  • Davide Boniforti (METODI Asscom & Aleph s.r.l. di Milano) – “Welfare di comunità e anziani: alcune mappe a partire dalle esperienze”

Coordinatore del workshop: Mauro Ferrari (METODI Asscom & Aleph s.r.l. di Milano)

M 19 ore: 14,30

IL MANUALE DEI CENTRI DIURNI PER ANZIANI  
Presentazione del libro a cura del Network Non Autosufficienza – NNA

Presentazione:

Il Centro diurno è una forma assistenziale di provata efficacia, che riscuote un elevato grado di soddisfazione da parte delle famiglie e che ha costi assai inferiori rispetto alle forme di assistenza residenziali. Il Centro Diurno si propone sia come intervento alternativo al ricovero in struttura residenziale sia come supporto ai nuclei familiari che si occupano quotidianamente dell’anziano fragile.

Il centro diurno per anziani non ha modelli organizzativi di riferimento. Ogni regione ha previsto una organizzazione diversa da quella delle altre regioni. Le differenze si registrano in tutti i campi: nelle tipologie dei centri, nell’orario di funzionamento, negli standard di personale assistenziale, nelle prestazioni erogate, nelle tariffe, ecc.  Forse proprio questa è una delle criticità più importanti perché l’assenza di modelli di riferimento finisce per indebolire la validità e l’efficacia del setting assistenziale semiresidenziale. Il volume che si presenta, proprio per questo, si pone l’obiettivo di contribuire a superare questa criticità fornendo e suggerendo buone prassi, standard, linee guida e documenti che delineano un modello definito e maturo di centro diurno per anziani non autosufficienti o con demenza a cui far riferimento.

Durata, scaletta e programma del workshop:

Introduce Dott. Giovanni Gelmuzzi – Fondazione Cenci Gallingani

Modera: Prof. Cristiano Gori – coordinatore NNA, Università di Trento

Dott. Franco Pesaresi – Direttore  ASP Ambito 9, Jesi (AN), NNA

”I Centri diurni per anziani: organizzazione e prospettive”

Dott. Antonio Guaita – NNA

“Gli interventi psicosociali nei centri diurni  Alzheimer”

Dott. Daniele Zaccaria – Fondazione Cenci Gallingani

“Un’esperienza nell’hinterland milanese”.

Partecipanti:

Il workshop è destinato alle figure professionali pubbliche, aziendali o del terzo settore che si occupano di gestire servizi per anziani (Dirigenti, Direttori, Coordinatori, infermieri, fisioterapisti, educatori, animatori, OSS) e che trovano una occasione di confronto e dibattito in merito alla organizzazione dei centri diurni per anziani.

 M 20 ore: 14,30

GDPR E “NUOVO” CODICE PRIVACY DOPO IL DECRETO N. 101/2018 (IN VIGORE DAL 19/9/2018)

Che cosa cambia per l’ambito socio-sanitario e qual è l’impatto operativo per le strutture sanitarie residenziali e domiciliari

Il seminario si propone di illustrare tutte le novità, per l’ambito socio-sanitario, introdotte dal recente DLgs n. 101/2018 che ha ampiamente modificato il Codice Privacy italiano.

Saranno evidenziati in particolare gli impatti sui dati “particolari” (già noti come dati “sensibili”) e portati alcuni esempi di come gestire al meglio gli adempimenti mediante strumenti informatizzati.

Relatori

Avv. Stefano Orlandi

Founder di Orlandi&Partners StudioLegale (www.orlandi.mobi), esperto di privacy, data protection e diritto delle nuove tecnologie; consulente di enti pubblici e privati; docente in seminari, convegni, eventi formativi, workshop; autore di libri ed articoli in materia; ideatore e partner del progetto UTOPIA (www.utopiathesoftware.com).

È Vice Direttore del Centro Studi PNT su Privacy e Nuove Tecnologie, Roma (www.centrostudipnt.org).

Ing. Andrea Salicetti

CRD Advenias (advenias.it), analista e sviluppatore full stack, platform engineer, esperto di strutture socio sanitarie, cartella sanitaria e nuove tecnologie

 M 21 ore: 14,30

PROGETTO ASSISTENZIALE INDIVIDUALIZZATO
Ricordando il passato non sprechiamo il presente nell’attesa del futuro

ABSTRACT
Decima edizione del Forum della NA, CBA ed ANOSS continuano la loro collaborazione sinergica per proporvi un tuffo nel passato, presente e futuro dello strumento di programmazione degli interventi assistenziali: Il PAI.

Argomento attempato? Ne siete davvero certi?

Il Progetto di Assistenza Individualizzato (PAI) è l’elaborazione di un progetto costruito intorno ai bisogni della persona, considerata nella sua globalità e si basa su un approccio multi-professionale.

Il PAI è uno strumento base all’interno dei servizi socio sanitari perché favorisce il passaggio da un’organizzazione del lavoro che affida agli operatori la semplice esecuzione delle mansioni (per compiti, per piani di lavoro) a un’organizzazione sistemica, operante per obiettivi, in grado di farsi carico dei bisogni delle persone in cura e dar un feedback positivo, efficace, attraverso il loro soddisfacimento. Tutto il nucleo operativo viene coinvolto, ognuno responsabilizzato per ciò che gli compete. Uno strumento di comunicazione organizzata fra tutti i membri dell’équipe assistenziale necessario all’attuazione di un’assistenza globale, individualizzata e ponderata orientata ad un approccio “Problem Solving”.

Anche i PAI, come altri strumenti, nel tempo ha subito modificazioni. Vi ricordate come venivano strutturati ieri i progetti assistenziali? Oggi cosa è cambiato? Quali maggior potenzialità ed efficacia rispetto al passato? Ma soprattutto come potrebbero essere domani? Curiosi? Beh allora ANOSS e CBA Group vi aspettiamo numerosi!

PROGRAMMA
Moderatore Valentina Ruffo

15.15–15.30               Introduzione – Valentina Andreatta (CBA) e Nicola Pisaroni (Anoss)

15.30-16.00                Il passato rivive ogni giorno perché non è passato…Come nasce e si sviluppa il PAI?
Donatella Garbi – Segretario Anoss

16.00-16.30                Qui ed ora, abbiamo iniziato. Il PAI oggi, dalla carta al file

Nicola Rosignoli – Project Manager CBA

16.30-17.00                Passato e presente: la chiave che apre la porta del futuro che sta bussando. Il PAI domani

Nicola Pisaroni- Presidente Anoss

17.00-17.30    Pronto PAI: una nuova idea informatica.

Giampaolo Armellin – Responsabile Ricerca e Innovazione

17.30- 17.45               Dibattito

17.45-18.00                Compilazione questionario

MODERATORE E RELATORI

Valentina Andreatta: Presidente CBA

Nicola Pisaroni: Presidente Anoss

Donatella Garbi: Segretario Anoss

Valentina Ruffo: Tesoriere Anoss

Nicola Rosignoli: Project Manager Cartella Socio Sanitaria CBA

Giampaolo Armellin – Responsabile Ricerca e Innovazione

 M 22 ore: 14,30

SPAZIO ANSDIPP

Parte 1  ORA 14.30 – 15.45

“Innovazione digitale, comunicazione e web marketing nei servizi alla persona”

Presentazione workshop e obiettivi:

La prima parte del workshop analizzerà lo stato dell’arte dell’innovazione tecnologica nelle Strutture Socio Sanitarie e nei servizi alla persona. In particolare le esperienze in corso in diverse RSA e le buone prassi derivanti dall’utilizzo delle nuove tecnologie.

Inoltre viene trattato il tema della comunicazione, del web-marketing come sistema di supporto e di sviluppo delle attività gestionali, tra cui la formazione del personale incaricato, i sistemi con gli indicatori utili all’implementazione dell’attrattiva da parte delle famiglie rispetto alle Strutture del territorio.

Programma:

Introduzione:

Sergio Sgubin:  Presidente Nazionale Ansdipp

Relatori:

Paola Casalino: Co-Founder Village Care

Village Care. Monitoraggio e liste di attesa in Rsa: aiuto alle famiglie e alle strutture.

Elisabetta Notarnicola e Giovanni Fosti:  Associate Professor of Practice CERGAS, SDA BOCCONI School of Management Government, Health and Non profit Division
“Innovazione digitale, statistiche e stato dei servizi”

 Parte 2 – ORA 16.00 – 17.30

Gestione risorse umane: ruoli e competenze del middle-management nel sistema socio sanitario”, progetti ed esperienze in corso.

Il workshop avrà come argomento le esperienze gestionali dei Coordinatori Socio Sanitari (middle-management) del gruppo formazione che Ansdipp ha messo e metterà in campo, e del ruolo di tali figure, all’interno delle Organizzazioni dei Servizi alla Persona.

Accanto alla Formazione continua o di aggiornamento abbiamo pensato a un percorso anche di prima formazione con la ricerca di una Laurea Breve/triennale specifica, con formazione successiva di Master/mini-master, al fine di strutturare tale figura chiave e creare un Albo parallelo a quello dei Direttori/Manager targato ANSDIPP.

Programma:

Introduzione e coordinamento:

Membro Direttivo Nazionale Ansdipp

Relatori:

Maria Assunta Pintus : Presidente ANSDIPP Regione Sardegna

“la Formazione del Coordinatore e lo sviluppo  professionale – formazione e buone prassi in corso”

Irene Bruno: Presidente Ansdipp Regione Emilia Romagna

Rapporti organizzativi ed esperienze tra Direzione, middle-management e Operatori socio sanitari”

Docente Ludes University di Lugano – UCM Malta:

formazione Universitaria per Coordinatori dei Servizi alla Persona

Partecipanti:

Direttori, Dirigenti, Coordinatori Socio Assistenziali, Coordinatori Infermieristici, altro personale come Responsabili di nucleo,  OSS, Infermieri, Educatori/Animatori,  Amministrativi e altro personale del welfare, Psicologi, Fisioterapisti.

 M 23 ore: 14,30

BEST PRACTICE IN DEMENTIA CARE©: UN MODELLO DI INTERVENTO EVIDENCE BASED PER LA FORMAZIONE DEL PERSONALE DEDICATO ALLA CURA DELL’ANZIANO CON DEMENZA IN LINEA CON IL PIANO NAZIONALE DEMENZE

Presentazione e obiettivi

Il Piano Nazionale Demenze afferma la necessità di adottare pratiche assistenziali, metodologie di lavoro e interventi psicosociali basati su evidenze scientifiche (evidence based) e di percorsi formativi e di aggiornamento per tutte le figure professionali che operano nei servizi sanitari e sociosanitari.

Nei contesti di cura (sia ospedali che strutture protette), questi obiettivi si devono tradurre in programmi di miglioramento che prevedano non solo l’acquisizione da parte del personale di cura di competenze tecniche e relazionali nella gestione dell’anziano con demenza, ma anche l’adozione di schemi e pratiche assistenziali più flessibili e più adatti a questa problematica. Circa il 70% degli anziani ospiti di RSA/CRA/Centri Servizi Anziani ha la demenza e il 50% delle ammissioni in Ospedale attraverso il Pronto Soccorso riguardano anziani con più di 65 anni con disturbi cognitivi, demenza o delirium: gli Enti Gestori non possono non investire sulla formazione di personale tecnicamente preparato sulla demenza, se vogliono continuare a essere competitivi e garantire una buona qualità assistenziale.

Raggiungere tali obiettivi all’interno di un servizio di cura e assistenza richiede non solo risorse economiche, ma anche modelli di intervento che supportino le figure di coordinamento a guidare il personale in tale cambiamento: quale approccio e modello adottare? qual metodologie e strumenti? Quali percorsi formativi seguire e come certificare la formazione?

L’intervento si pone l’obiettivo di presentare modelli di cura e di intervento evidence based (Person Centred Care), l’attività del centro di ricerca internazionale sulle demenze Dementia Services Development Center – DSDC, Università di Stirling e il percorso formativo Best Practice Dementia Care per il personale sanitario e socio assistenziale che opera nei servizi di cura e assistenza alla persona con demenza (strutture protette per anziani e ospedali), sviluppato dal DSDC e diffuso in numerosi Paesi al mondo (Cina, Stati Uniti, Australia) e da marzo 2018 anche in Italia in partnership con Focos Argento.

Il Best Practice Dementia Care è finalizzato all’acquisizione da parte del personale di cura di competenze e conoscenze specialistiche certificate per la presa in carico e assistenza delle persone con demenza, e a rafforzare i livelli di autoefficacia e di fiducia dell’operatore all’interno del proprio servizio; verranno presentati gli obiettivi, i contenuti, la metodologia innovativa e gli studi di valutazione del programma formativo.

Il programma ha ottenuto molteplici accreditamenti e certificazioni che evidenziano la sua efficacia nell’implementare pratiche di cura evidence-based per la persona con demenza. 

Programma

Per il workshop è prevista una durata di 3 ore, che include gli interventi dei relatori e un momento conclusivo per la discussione con i partecipanti dei temi trattati durante il workshop.

Modelli di cura e di intervento evidence based nella cura dell’anziano con demenza all’interno dei servizi

La formazione necessaria delle figure professionali sanitario e socio assistenziali per garantire la qualità di cura alla persona con demenza in ospedale e nelle strutture protette

Il Dementia Services Development Center: la mission, la sede dementia friendly (Irish Murdoch Building, la ricerca applicata, i servizi offerti, lo sviluppo del Best Practice in dementia Care

Il Best Practice Dementia Care: il modello e le pratiche di cura evidence based sui cui è costruito il percorso formativo, la struttura del percorso e la metodologia formativa innovativa, i risultati dello studio di valutazione.

Destinatari

Figure deputate alla gestione di Servizi Socio Sanitari Assistenziali (Direttori, Coordinatori dei servizi, Referenti infermieristici, Referenti di nucleo, Referenti dei servizi) e professionisti coinvolti nella cura delle persone con demenza (psicologi, educatori professionali, assistenti sociali, infermieri).

Relatori/moderatori:

Andrea Fabbo, geriatra, Direttore Struttura complessa di Geriatria – Disturbi Cognitivi e Demenze AUSL Modena

Giorgia Monetti, psicologa, fondatore e amministratore di Focos Argento – Hr Care Srl

Marta Zerbinati, psicologa, fondatore e amministratore di Focos Argento– Hr Care Srl

Giovedì 29 novembre

SESSIONE PLENARIA ore 9.00-11.00

PLENARIA P.02

ABITARE IL PRENDERSI CURA

Prendersi cura della persona fragile, dei suoi bisogni, desideri e spiritualità. Per aver cura della sua domiciliarità. A cura di La bottega del possibile

INTERVENGONO:

  • Don Luigi Ciotti, Presidente di LIBERA – Associazioni, nomi e numeri contro le mafie
  • Prof. Silvano Petrosino, Docente di Antropologia Filosofica – Università Cattolica Milano
  • Salvatore Rao, Presidente de “La Bottega del Possibile”

La centralità della persona nei percorsi così come nei servizi di cura è sempre evocata, ma spesso, troppo spesso, questa centralità è in capo all’organizzazione. Altresì, se c’è una cosa che bisognerebbe evitare di fare è parlare di persona in termini esclusivamente astratti, concettuali.

Perché “persona” non è solo una parola: è chi incontriamo, chi abbiamo incontrato. Ciascuna con un suo volto, un suo sguardo, un suo nome. Ciascuna con un’identità che non è solo quella desumibile dai documenti, dalle cartelle cliniche ma, prima di tutto, quella scaturita da una storia, da un “essere al mondo” animato da passioni, bisogni, speranze, desideri. Ecco quindi che il prendersi cura non può limitarsi alla cura del corpo e del vivere biologico, o limitarsi al custodire trascurando il coltivare e l’abitare sociale della persona. Anche per questo la cura deve estendersi al prendersi cura dell’Intero, dell’Interno e dell’Intorno della persona assunta nella sua globalità e domiciliarità.

La sessione plenaria sarà quindi centrato sulla necessità di rimettere al centro – in ogni luogo, percorso, intervento di cura – la persona con il suo abitare sociale e con la sua domiciliarità, per prendersi cura non solo dei suoi bisogni, ma anche dei suoi desideri e della sua spiritualità; sarà, altresì, un’occasione per riscoprire l’azione di cura come arte e non solo come prassi o scienza, in quanto in questa espressione troviamo tutta la creatività, l’amore e la bellezza dell’operatore nel realizzare quell’opera-azione del prendersi cura dell’Altro.

PROGRAMMA:

ABITARE IL PRENDERSI CURA

Prendersi cura della persona fragile, dei suoi bisogni, desideri e spiritualità. Per aver cura della sua domiciliarità.

G 01 ore: 11,30

IL MODELLO DI SOSTEGNO SPECIFICO NELL’AGONIA: “PROTOCOLLOUMANO”

Workshop promosso da Casa Albergo per Anziani – Lendinara

Modera e introduce:

Damiano Mantovani, Direttore Casa Albergo Anziani – Lendinara

Relatori: 

Laura Padmah Galantin, Psicoterapeuta – Consulente – Formatore

Lucia Natati, Tirocinante di Psicologia

Ilaria Lupi, Operatore “Casa Vento Rosa” (hospice extraospedaliero) Lendinara

Genni Malanchin, Inf. Prof. “Casa Vento Rosa” Lendinara

Premessa:

Le evidenze scientifiche, frutto della prima ricerca sull’agonia, su scala mondiale, descrivono la basilarità e l’efficacia del modello definito e utilizzato presso l’hospice extraospedaliero “Casa del Vento Rosa”, gestito dalla Casa Albergo per Anziani di Lendinara (Rovigo) per conto dell’Az. Ulss 5 Polesana di Rovigo. Gli elementi essenziali del modello, infatti, sono stati sottoposti ad analisi IPA e rispondono al criterio di significatività.
Il modello si compone di alcuni apporti fondamentali, che vanno dalla fisica e cosmologia alla Psicoterapia della Gestalt, dagli studi sulle NDE (esperienze di premorte) alle tecniche del racconto di vita.
La ricerca molto si è soffermata sulle caratteristiche fondamentali del tempo dell’agonia, sulle esperienze dei familiari come dei loro cari, e sul modello di intervento conseguente. La medesima permette, inoltre, la possibilità di aprire le porte ad altre esperienze di accompagnamento e condivisione per i familiari che stanno affrontando il difficile compito umano del superamento della perdita e del dolore.

Obiettivi:

Interrogarsi sul “tempo dell’agonia” risponde, si crede, a una imprescindibile esigenza, in funzione dell’accompagnamento delle persone e della condivisione con chi sta al loro fianco: quella di “esserci”, nel vero senso e pienezza della parola, di fronte al difficile contesto del lasciare, del dover superare la perdita, della elaborazione del lutto.

Destinatari:

I destinatari non sono solo coloro che operano nell’ambito dei servizi alla persona, siano essi amministratori o dipendenti o soggetti con altri ruoli, ma anche i familiari interessati, nonché quanti sentono l’importanza di momenti di ricerca e speranza, di percorsi di vita autentica e condivisa.

G 02 ore: 11,45

“MENTE LOCALE”: UNA SFIDA POSSIBILE

A cura di: AIMA BIELLA e Opera Pia A.E. Cerino Zegna – BIELLA – in collaborazione con Fondazione Cassa di Risparmio di Biella

“Ci sarà un momento in cui avrò bisogno di maggior assistenza ma fino a che non arriverà quel giorno, lasciatemi fare tutto quello che riesco”. Harry Urban 

Il progetto prende spunto da un più vasto progetto europeo denominato “MEETINGDEM” (Adaptive Implementation and Vailidation of the positively evaluated Meeting Centers Support Programme for people with dementia and their carers in Europe), coordinato dalla Prof.dr. Rose-Marie Droes dell’Università di Amsterdam e al quale partecipano l’Università di Bologna, il Comune di Milano tramite la Fondazione Don Gnocchi, l’università di Wroclaw in Polonia e l’Università di Worchester per il Regno Unito.

Obiettivo del progetto è di intervenire in maniera precoce sulla malattia di Alzheimer e sui disturbi neurocognitivi in fase iniziale in modo da ritardarne l’esordio e rallentarne il declino. In questo modo è possibile garantire alle persone e alle loro famiglie una qualità di vita soddisfacente.

Occorre cambiare il tipo di approccio, pensando che la persona non è la sua malattia e che non bisogna essere malati per provare a capire come ci si senta. E’ difficile infatti vivere una “normalità” all’interno della patologia, non essere considerato malato già all’insorgere dei primi sintomi, ma siamo convinti che, con una corretta e adeguata informazione e sensibilizzazione, sia una sfida possibile.

Presentazione

Mente Locale nasce dalle recenti osservazioni scientifiche secondo le quali le funzioni cognitive possono essere preservate, potenziate e mantenute attraverso una alimentazione equilibrata, l’esercizio fisico, la stimolazione cognitiva e una vita sociale attiva. L’intervento precoce aiuta a favorire un “invecchiamento di successo”.

Il Centro si pone come luogo in cui è possibile intervenire prima della manifestazione conclamata di malattia e che copre un vuoto dell’assistenza socio-sanitaria.  In un certo senso è una “zona franca” dove i partecipanti possono essere se stessi.

Mente Locale offre alle persone che iniziano ad avere le prime difficoltà a livello cognitivo e a chi sta loro vicino (partner, familiari, amici), un luogo dove sentirsi a proprio agio. E’ aperto a tutte le persone over 65 che vogliono condividere il proprio tempo e mantenersi “attivi”.

Le attività proposte spaziano dall’area cognitiva/motoria a quella artistica, ai laboratori occupazionali, a momenti ludici, culturali e di aggregazione. E’ compito del personale promuovere e incentivare la partecipazione ad eventi formativi/informativi, stimolare l’autodeterminazione valorizzando le competenze e le abilità di ognuno. L’équipe si propone l’obiettivo di accogliere, ascoltare, analizzare le necessità,  individuare i bisogni del singolo o della famiglia e di proporre ed eventualmente indirizzare un intervento congruo alle esigenze e  si occupa inoltre di creare una rete di collegamento con il territorio, diventando in questo modo una risorsa per l’individuo.

Il Centro Mente Locale non è legato a una struttura socio-sanitaria come i centri diurni o i centri di cura e assistenza. Mente Locale pone al centro la qualità della vita, non la malattia: lavora nell’ottica di dare significato alla persona tenendo conto di ciascuna specifica situazione.

Obiettivi del workshop

  • Riflettere sull’evoluzione del concetto di malattia: la persona non è la sua malattia
  • Promuovere il tema della prevenzione nell’ottica di un invecchiamento attivo in cui la persona è ancora protagonista della propria vita
  • Sensibilizzare le figure professionali e le istituzioni ad approcciarsi in maniera differente alla parola Alzheimer/demenza

Destinatari

Il workshop si rivolge a tutte le figure professionali che lavorano sia nell’ambito socio sanitario e della relazione di aiuto (Direttori Responsabili di struttura, Direttori Comunità socio sanitarie, Direttori Sanitari, Assistenti Sociali, Medici e Psicologi, Presidenti di Cooperative), sia quadri dirigenziali della Pubblica Amministrazione (Sindaci, Assessori, Dirigenti di enti locali)

Metodologia

Dopo un’introduzione generale sull’argomento e la visione di un breve filmato di presentazione delle attività di “ Mente Locale”, ciascun relatore approfondirà la propria area tematica.

Scaletta e relatori

Ore 11:45 Saluti ed introduzione

Paola Garbella (VicePresidente Fondazione Cassa di Risparmio di Biella e Direttore Generale Ente Opera Pia Cerino Zegna Onlus Biella)

Ore 11:50 La ristrutturazione di Villa Boffo (immobile sede di Mente Locale)

Dr. Alberto Maggia (Responsabile Gestione Immobili Fondazione Cassa di Risparmio di Biella)

Ore 12:10 Il progetto “Mente Locale”

Franco Ferlisi (Presidente Associazione AIMA BIELLA –Associazione Italiana Malati Alzheimer Biella)

Ore 12:40 Le attività di “Mente Locale”

L’equipe di Mente Locale: (dr.ssa Roberta De Martis- psicologa/psicoterapeuta e Coordinatrice attività Mente Locale – dr.ssa Stefania Caneparo – psicologa e Coordinatrice attività terapie non farmacologiche MenteLocale – Patrizia Bonino Coordinatrice attività Mente Locale)

Ore 13:00 conclusione Workshop

G 03E ore: 11,45

RIDURRE LO STRESS DEI CURANTI ATTRAVERSO UNA TERAPIA NON FARMACOLOGICA: STUDIO DI EFFICACIA DELLA DOLL THERAPY

Presentazione:

Nell’ambito del seminario verrà presentato uno studio innovativo che intende valutare l’efficacia di un intervento non farmacologico di Doll Therapy in persone affette da demenza di grado medio–avanzato che presentano disturbi del comportamento (aggressività, ansia…), residenti presso diverse Case per Anziani del Canton Ticino.

Lo studio ha il merito di indagare per la prima volta quali caratteristiche soggettive concernenti lo stile di attaccamento delle persone coinvolte favoriscono un’ottimale adesione a questa terapia non farmacologica, al fine di ottimizzarne l’applicazione.

Verrà approfondito il ruolo che l’intervento di Doll Therapy ha rispetto alla riduzione dello stress percepito dai curanti in relazione ai problemi comportamentali nella demenza misurato con una scala validata a livello internazionale (NPI-NH).

Verranno presentati i primi dati della ricerca e discusso il coinvolgimento dell’équipe di cura nella terapia non farmacologica a partire dalla formazione preliminare, dall’acquisizione di una metodologia specifica e di competenze di valutazione, dalle supervisioni nel corso del tempo. Verranno inoltre presentati aspetti qualitativi dei focus group conclusivi al periodo di studio.

Programma:

Intervengono

Luisa Lomazzi, Professore SUPSI in Management e valutazione della qualità nei servizi sociosanitari, Sociologa delle organizzazioni

Rita Pezzati, Professore SUPSI, psicologa /psicoterapeuta

Valentina Molteni, Ricercatore SUSPI, psicologa /psicoterapeuta

Partecipanti:

Il workshop è rivolto a più figure professionali (medici, psicologi, assistenti sociali, educatori, infermieri, ASA e OSS, fisioterapisti, direttori di RSA), associazioni e ricercatori.

Il workshop è in via di accreditamento ECM per tutte le professioni sanitarie

G 04: ore 11,45

EPERSONAM: IL GESTIONALE CHE TI ASCOLTA

Come cambiano i sistemi informativi gestionali nell’era di internet delle cose (IoT) e della intelligenza artificiale (AI). La partnership strategica con Google.

Il seminario si propone di illustrare alcune esperienze di applicazione e novità tecnologiche che saranno le linee guida nello sviluppo nei prossimi anni. L’integrazione strategica con gli strumenti di G-Suite: come l’utilizzo di un gestionale avanzato aiuta l’organizzazione in due grandi realtà che stanno facendo fronte al cambiamento normativo e di mercato e ai nuovi adempimenti richiesti.

Relatori

ING. PAOLO SEMPRINI

CSO Advenias

DOTT. MAURO TOMASI

Area Manager Noovle, Premier partner Google

DOTT. FABIO STIRPE

Direttore Medico, Provincia Romana Camilliani

DOTT. RAFFAELE BENAGLIO

Direzione Organizzazione e Responsabile Medico Innovazione, Fondazione Don Carlo Gnocchi Onlus

G 05: ore 11,45

LA FATTURAZIONE ELETTRONICA : IL SISTEMA AUTOMATICO DI EMISSIONE, TRASMISSIONE, RICEZIONE E CONSERVAZIONE DELLE FATTURE ELETTRONICHE
a cura di Sys-Dat Sanità

Relatore:

Gianfranco Mattalia

Breve presentazione del workshop:

Dal 1 gennaio 2019 diventerà obbligatorio per tutti l’emissione, la trasmissione, la ricezione e la conservazione delle fatture in formato
elettronico, abbandonando per sempre il supporto cartaceo e tutti i relativi costi di stampa, spedizione e conservazione.
Il workshop ha lo scopo di spiegare ed approfondire:

  • Le caratteristiche e i requisiti che dovrà avere la Fatturazione Elettronica
  • Il Sistema di Interscambio: cos’è e come funziona
  • Gli obblighi per la conservazione della Fatturazione Elettronica

G 06: ore 11,45

LA TECNOLOGIA AL SERVIZIO DEL WELFARE E DEI SOGGETTI FRAGILI

Il filo conduttore è l’innovazione, attraverso la tecnologia, al servizio delle fragilità, siano esse relative a soggetti fragili a domicilio, sia alla comunità intera, con strumenti di Welfare.

Verranno presentati due progetti veramente innovativi in questo senso, sia per i contenuti, sia per le modalità con le quali sono stati organizzati.

WE MI

Il progetto innovativo di welfare vuole offrire a tutti la possibilità di accedere in maniera semplice all’offerta del nuovo sistema dei servizi domiciliari della Città di Milano.

Nuovi strumenti per orientare i cittadini verso servizi di qualità garantiti dal Comune di Milano, in partnership con nuovi interlocutori come Punto Service, come ad esempio: educatori per aiutare i ragazzi e le ragazze nella loro crescita e supportare i genitori, assistenti familiari certificati per la cura di chi non è autosufficiente, baby-sitter, servizi per la cura e la manutenzione della casa e tutto ciò che può servire per conciliare al meglio le esigenze di cura e di lavoro o, semplicemente, per rendere più facile la gestione dei tanti impegni quotidiani. Con la tranquillità di affidarsi a personale formato e di qualità.

E’ stato creato un portale dedicato e spazi appositi, tra cui quello messo a disposizione della Cooperativa

dove, grazie a operatori specializzati, vengono fatti conoscere i nuovi servizi, orientando e accompagnando i cittadini verso le soluzioni più adatte ai loro bisogni.

Verranno anche erogati, in forma condivisa, servizi utili alla comunità.

SICUREZZA D’ARGENTO

Altro progetto estremamente innovativo è SICUREZZA D’ARGENTO, che si rivolge ad anziani soli in casa ed offre un servizio di assistenza a distanza non invasivo 24/7, in grado di evidenziare in modo preventivo l’evolversi di situazioni potenzialmente di pericolo e di allertare proattivamente i contatti di emergenza identificati insieme alla famiglia. Sicurezza d’Argento è costituito da un sistema tecnologico con software dedicato e sensori di rilevamento non invasivi, offre monitoraggio ambientale del domicilio per rilevare gli spostamenti della persona autosufficiente all’interno della propria unità abitativa. I dati di monitoraggio vengono analizzati da personale dedicato attraverso un software che individua i possibili comportamenti anomali, a fronte dei quali vengono informati i parenti e/o direttamente Punto Service. Nato da un concept innovativo presentato al contest InnovAging, lanciato dalla nostra Cooperativa nel 2015 con l’idea di trovare soluzioni all’avanguardia per estendere il parco dei servizi offerti, Sicurezza d’Argento ha poi vinto un bando emesso dal Comune di Milano e ha partecipato alla campagna di crowdfunding civico del Comune sul portale Eppela, riuscendo a raccogliere un importo che ha consentito di installare i sistemi previsti per la fase del test iniziale e raccogliere i primi feedback delle famiglie. Il progetto sta proseguendo nel 2018 con l’ampliamento dell’offerta, estesa a più città italiane.

Particolarmente interessante è stata la modalità operativa scelta per implementare il progetto Sicurezza d’Argento: per la prima volta è stato attivato un approccio lean, ovvero snello, che ha permesso alla Cooperativa di testare sul campo in tempi rapidissimi le proprie proposte, per verificarne l’attinenza ai bisogni concreti degli utenti e validarle sul mercato.

Partecipanti:

A chi si rivolge? Ad operatori e a manager del settore socio assistenziale, ai rappresentanti delle istituzioni

G 07: ore 11,45

CHIAVI DI LETTURA PER LA GESTIONE DEL COMPORTAMENTO AGGRESSIVO NELLA PERSONA DISABILE

Presentazione del workshop e degli obiettivi: Il problema del comportamento delle persone disabili adulte è un’area esemplare di complessità, sia per la natura della domanda, sia per il livello di articolazione connessa ad una risposta competente. Il termine aggressività, a livello semantico include un ampio insieme di idee e una vasta gamma di fenomeni che a loro volta riflettono gli orientamenti, talvolta contrastanti dei vari ricercatori. Definirla come mero comportamento caratterizzato da azioni verbali, non verbali o fisiche che causano un danno a un’altra persona, all’ambiente o a sé, è quindi riduttivo poiché non considera i fattori casuali, emozionali e intenzionali che rendono tanto peculiari, ognuna di queste condotte. Quali possono essere le cause del comportamento aggressivo nelle persone disabili adulte? L’interrogativo da cui prende il via l’analisi in oggetto, si propone di individuare una tassonomia di comportamenti etero-aggressivi, indicando strumenti di lettura e rilevazione, per definire le strategie di intervento più adeguate. Nel corso del workshop l’equipe presenterà diversi casi di studio, affinché partendo dalle singole osservazioni e con le successive raccolte dati, si possano individuare quelle linee comuni o diversificate, di atteggiamenti e modi d’agire riscontrabili nei gruppi che mostrano le sopraindicate difficoltà.

Relatore:  Simonetta Botti, Responsabile Area e coordinatrice pedagogica Ancora servizi Soc.coop.soc.

G 08: ore 11,45

IL CORPO NELLA DEMENZA: LA TERAPIA ESPRESSIVO CORPOREA INTEGRATA (METODO TECI)  NELLA MALATTIA DI ALZHEIMER O ALTRE DEMENZE

a cura di Elena Sodano

Quando viene diagnosticata la demenza, il corpo dei pazienti subisce una sorta di evanescenza. Ogni attenzione, principalmente da un punto di vista farmacologico, viene rivolta all’organo cervello che piano piano è destinato alla sua atrofizzazione. Le terapie che vengono proposte ai pazienti sono nella maggior parte di tipo cognitivo ma, con l’avanzare della malattia, le persone con malattia di Alzheimer o altre demenze, avvertono un profondo senso d’inadeguatezza e di frustrazione in presenza di compiti divenuti, per loro troppo difficili da eseguire.

Seguendo le strade della ragione, dei soli farmaci, delle terapie usuali, nelle demenze, non si arriva da nessuna parte. Il pensiero dei pazienti percorre una strada contraria a ogni nostra logica e, con il pensiero, anche il loro corpo esterna comportamenti spesso bizzarri e inaccettabili. L’eruzione emotiva dei pazienti che si esterna attraverso il loro corpo e che è meglio conosciuto come disturbo del comportamento, spesso viene imbrigliata o meglio “sedata”, proprio perché non è capita, codificata, accettata.

Il metodo Teci si rivolge principalmente al corpo di chi con-vive con l’Alzheimer e con le demenze; corpi lenti, persi, vuoti, silenziosi che, nel momento della diagnosi, non vengono più tenuti in considerazione; la malattia all’improvviso stacca ogni contatto fisico, emozionale, affettivo. Ma il metodo si rivolge anche al corpo del terapeuta che diviene lo strumento terapeutico a disposizione dell’operatore sia per entrare in una più profonda relazione terapeutico-emozionale con il paziente, sia per arrivare ad avere una maggiore consapevolezza dei propri confini personali e corporei.

La TECI, grazie ad una relazione terapeutica che avviene corpo-corpo, mente-mente, spirito-spirito, tra terapeuta e paziente con demenza, ricerca le storie personali di ogni persona e la sua vita esperienziale accompagnandola gradualmente verso spazi e tempi dove riemergono ricordi del passato e dove si sperimenta anche il presente come spazio e tempo di vita anziché di rinuncia e di attesa.

L’obiettivo è quello di far conoscere ai presenti il metodo, dando agli operatori la possibilità di poter tentare d’instaurare una comunicazione possibile, che passa non solo attraverso il corpo dei pazienti ma principalmente attraverso l’esperienza corporea dei terapeuti, e che produce quella consapevolezza necessaria a creare ponti di comprensione e comunicazione possibili per i malati di Alzheimer o altre demenze.

La TECI, applicata da 10 anni all’interno dell’unico Centro Diurno per le demenze presente e autorizzato in Calabria, rappresenta uno strumento operativo unico nel suo genere presente in Italia tra le terapie non farmacologiche e a-tipiche utilizzate per le demenze, perché utilizza un’integrazione tra l’aspetto espressivo-corporeo e quello cognitivo

Partecipanti:

Il seminario si rivolge a tutti gli operatori della cura che vivono nella loro quotidianità una relazione con le persone affette da malattia dementigena: OSS, educatori, psicologi, logopedisti, fisioterapisti, terapeuti occupazionali, infermieri ma anche medici generici, neurologi, psichiatri, fisiatri.

Programma:

A cura di Elena Sodano responsabile Spazio Al.Pa.De. Alzheimer, Parkinson e Demenze, Catanzaro, ideatrice del metodo Teci.

Ore 11,45 – 13.00

WORKSHOP INTRODUTTIVO

Una relazione intervallata da alcuni spezzoni di video e da un dibattito finale che rappresenta non solo un feedback per il relatore ma anche un momento di incontro e di confronto su quelli che sono i principali limiti che ogni operatore incontra nella relazione con il paziente con demenza.

G 09: ore 11,45

L’APPLICAZIONE DEL GDPR NEI SERVIZI SOCIOSANITARI

L’assistenza sanitaria e sociosanitaria e la tutela della riservatezza dei dati personali potrebbero essere considerati due mondi lontani tra loro, le cui orbite magari si intersecano ma che rimangono sistemi ben distinti.

Così non è, e lo si può ben comprendere anche attraverso una rilettura della genesi delle rispettive normative di riferimento in relazione allo scenario socio economico in cui si sono inserite.

Il seminario si propone di sintetizzare i punti fondamentali necessari a contestualizzare l’attuale situazione italiana in tema di tutela della riservatezza dei dati personali all’interno del sistema dei servizi sociosanitari, con la consapevolezza che le realtà coinvolte nel processo (il settore salute, il settore tecnologico e il settore normativo) viaggiano a velocità diverse, spesso difficilmente conciliabili tra loro.

Il tema dell’assistenza sociosanitaria trova infatti la sua origine in relazione all’evoluzione ed ai cambiamenti che si sono registrati nella popolazione dei Paesi cosiddetti sviluppati nel corso degli ultimi decenni ed al conseguente mutamento dei bisogni che ne è derivato sotto il profilo della tipologia dei servizi necessari a garantire il benessere delle persone.

Allo stesso modo, l’evoluzione della tutela della riservatezza dei dati personali, comunemente nota come privacy, ha subìto prepotentemente i cambiamenti demografici, l’introduzione di diritti fondamentali dell’Unione Europea quali la libera circolazione di persone, beni e servizi e, soprattutto, lo sviluppo e l’innovazione tecnologica.

Da un lato, quindi, abbiamo un sistema che ha la necessità di trasformarsi per rispondere alla domanda di assistenza della popolazione, dall’altro lato troviamo una serie si possibilità offerte dalle nuove tecnologie che potenzialmente potrebbero essere in grado di risolvere innumerevoli problemi legati alla presa in carico di soggetti fragili con bisogno sempre più complessi, ma che necessitano di un sistema di regole e tutele in quanto divengono sempre più pervasive e dirompenti.

Intervengono

Luca Degani, Avvocato cassazionista, membro del Consiglio Nazionale del Terzo Settore

Andrea Lopez, Avvocato esperto in legislazione sociosanitaria

Salvatore Familiari, Abogado, Master en acceso a la Abogacía, DPO, perfezionato in “Data protection e computer forensics”, cultore della materia alla cattedra di Informatica Giuridica Avanzata dell’Università degli studi di Milano

SESSIONE POMERIDIANA ore 14.30-18.30

G 11 ore: 14,30

NUOVE SFIDE SULLA VALUTAZIONE MULTIDIMENSIONALE E LA PRESA IN CARICO DELLE PERSONE NON AUTOSUFFICIENTI 

 A cura di Synergia srl – SVAM-Network

Avere a disposizione modelli di valutazione integrata socio-sanitaria delle persone non autosufficienti è ormai una necessità consolidata per le Regioni italiane e la definizione di un efficace progetto di presa in carico si accompagna obbligatoriamente all’adozione di strumenti che consentono modalità uniformi di valutazione su tutto il territorio regionale. Tra gli strumenti in uso da parte delle Regioni italiane si ha la prevalenza di due strumenti introdotti ormai da tempo e diffusi dalla Regione Veneto, ovvero la Scheda di valutazione multidimensionale dell’anziano (SVaMA) e la Scheda di valutazione multidimensionale del disabile (SVaMDi). In ogni caso, ad oggi, è impossibile prescindere dall’adozione di strumenti ICF-based per la valutazione multidimensionale di anziani e disabili non autosufficienti e sempre più, ormai, il legislatore cerca di orientare le Regioni in questa direzione: basti pensare alle misure relative a disabili gravissimi e a disabili gravi di cui al fondo per le non autosufficienze, le misure attuative della L.112/2016 sul Dopo di Noi, ecc. che richiedono l’attivazione di processi di valutazione multidimensionale del bisogno con strumenti ispirati all’ICF. Ma una eccessiva frammentazione di misure e iniziative e la proliferazione delle richieste di valutazione multidimensionale e di progetti individuali di assistenza, può però portare al rischio di sovraccarico delle équipe socio-sanitarie. Diventa pertanto strategico a livello locale, con l’auspicabile supporto del livello regionale, riuscire a organizzare e razionalizzare tali processi.

Così come nelle precedenti edizioni, il presente Workshop vuole contribuire a fare il punto della situazione sullo stato di diffusione degli strumenti SVaMA, SVaMDi e ICF nelle Regioni e nei territori italiani, e di creare le condizioni per una più ampia e sistematica condivisione fra le stesse delle esperienze, buone pratiche e innovazioni sviluppate, con la prospettiva di medio e lungo termine di dare sempre più struttura e continuità a occasioni di confronto e dialogo.

In particolare, l’edizione 2018 del Workshop intende affrontare alcuni temi cruciali a livello locale in relazione alle forte pressioni sopra menzionate, rispetto a tre aspetti fondamentali: processi, strumenti e formazione.

Il presente Workshop ha pertanto l’intento di analizzare i possibili scenari organizzativi rispetto alla valutazione e alla progettazione multidimensionale. Il fine ultimo rimane la condivisione di esperienze, buone pratiche e innovazioni sviluppate negli ultimi anni, con la prospettiva di creare sempre più occasioni di confronto e di dialogo fra Regioni e territori interessati sugli strumenti per la valutazione multidimensionale.

A chi si rivolge?

Il workshop è rivolto ai referenti regionali per la programmazione dei servizi socio-sanitari, agli operatori del comparto socio-sanitario distrettuale e degli Enti Locali (Ambiti sociali e Comuni) impegnati nei processi di valutazione multidimensionale: Operatori coinvolti nelle Unità di Valutazione Multidimensionale, Responsabili di Distretto, Medici di Medicina Generale, Assistenti Sociali.

Programma provvisorio

PREMESSA: La crescente spinta alla valutazione e progettazione multidimensionale dei bisogni e degli interventi: i riflessi a livello regionale e locale. Presentazione del tema e dibattito.

PROCESSI: Come facilitare dialogo e la collaborazione tra sociale e sanitario a livello territoriale per razionalizzare le valutazioni multidimensionali? Presentazione del tema e dibattito.

STRUMENTI: Come organizzare l’archivio delle valutazioni multidimensionali per evitare la proliferazione di valutazioni e adempiere agli obblighi informativi (SIUSS, FAR/SIAD)? Presentazione del tema e dibattito.

FORMAZIONE: Come alfabetizzare il personale all’uso di ICF come risposta alle nuove richieste sulla valutazione rispetto alle nuove misure per la disabilità? Presentazione del tema e dibattito.

G 12 ore: 14,00

IMMAGINA UNA CARTELLA SOCIO SANITARIA CHE TI PARLA
Un’innovativa soluzione che consente una visione globale dell’utente e la continuità della presa in carico.

La quarantennale esperienza di CBA nell’ambito gestionale medico-assistenziale ha condotto alla realizzazione di una soluzione realmente semplice che guida ogni passo nella quotidianità di ogni figura professionale, pochi click ed una estrema intuitività hanno ripercussioni favorevoli sul lavoro d’equipe e sull’assistito che beneficia di servizi di qualità.

Uno strumento plasmato sui bisogni dei professionisti che risponde alle specifiche necessità organizzative della singola struttura e di ogni operatore.

Numerosi i vantaggi

– Percorsi terapeutici guidati ed automatizzati
– Mai più di 3 click
– Rischio clinico a zero
– In regola con le normative: GDPR 2016/679 e digitalizzazione
– Sempre a portata di mano
– Facile da usare
– Massima personalizzazione

PARTECIPANTI

Presidenti, Direttori, Direttori sanitari, Professioni mediche,  coordinatori infermieristici, infermieri, Oss

RELATORI

Nicola Rosignoli: Product owner Cartella socio sanitaria CBA Group

Dott.ssa Marta Zerbinati: HR Care

Lavoro di équipe e comunicazione in struttura. Il modello di cura e organizzativo Person Centered: conoscenza della persona e personalizzazione dell’assistenza.

G 13: ore 14,30

SPAZIO PROPOSTE  

PARTE1

Ore 14.30 – 15.30

 Il Paese Ritrovato: un luogo ricco di passato che guarda al futuro

Il 25 giugno 2018 ha aperto i battenti il Paese Ritrovato, prima esperienza italiana di villaggio Alzheimer per persone con diagnosi di demenza. Si tratta di un punto di arrivo per la riflessione e lo studio che in questi anni La Cooperativa Sociale La Meridiana ha sviluppato sul tema della fragilità cognitiva, ma è anche un punto di partenza.

Un luogo di studio, di sperimentazione di nuovi linguaggi, di più moderni approcci, di apertura e confronto con La società per abbattere lo stigma intono a questa malattia.

Il workshop, oltre a presentare l’esperienza, presenterà i primi dati relativi a questo primo periodo di apertura

Programma:

Dott.ssa Mariella Zanetti – Medico Geriatra Coop. La Meridiana

“Perché un paese? Demenza e luoghi di cura”

Dott.Alessandra Ravasio – Psicologa Coop. La Meridiana

“ I residenti del Paese, tra biografia, stimolazione e benessere”

Prof. Marco Fumagalli – Animatore Sociale – Coop. La Meridiana

“ Una tranquilla giornata al Paese: la quotidianità è straordinaria “

Il workshop è aperto a tutte le figure professionali, dai Dirigenti di struttura ai coordinatori dei servizi, educatori, psicologi, medici, educatori, fisioterapisti, operatori sanitari.

PARTE2

UNA TERAPIA NON FARMACOLOGICA: LO SHIATSU

Presentazione di uno studio clinico con malati di Alzheimer

Breve descrizione:

Le terapie non farmacologiche (musico-terapia, pet therapy, tecniche di riabilitazione e stimolazione cognitiva, arte terapia, shiatsu…) trovano sempre più spazio in ambiti di cura realizzando la loro natura di integrarsi al/nel processo di guarigione piuttosto che porsi come alternative alla medicina tradizionale. Questa integrazione risulta più matura e sviluppata in quegli ambiti medico/sanitari centrati sulla persona e non sulla la malattia, ossia dove, oltre ad occuparsi della ‘cura’ della patologia, ci si ‘prende cura’ dello stato psicofisico e della qualità della vita del paziente.

Proponiamo questo incontro per sostenere l’integrazione fra la medicina (e più in generale le figure sanitarie, socio-sanitarie, assistenziali) e le discipline non farmacologiche presentando il Progetto ‘Shiatsu&Alzheimer’ che si svolge da novembre 2015 presso la Residenza Protetta ‘Non ti scordar di me’ di Castel Giorgio (TR) grazie al sostegno dell’Associazione Alzheimer Orvieto Onlus. Nei i tre anni di esperienza e di pratica dello Shiatsu su pazienti ad uno stadio medio-grave di malattia sono stati raccolti dati ed è stato elaborato uno studio clinico che mostra interessanti e incoraggianti risultati. Lo Shiatsu ha infatti dimostrato di essere una pratica che aiuta anche il malato di Alzheimer a rilassarsi ma, cosa più importante, rappresenta uno stimolo importante di comunicazione non verbale.

Obiettivi:

Sensibilizzare le figure medico/sanitarie alle terapie non farmacologiche; sempre più persone si affidano alle CAM (Complemetary and Alternative Medi-cine) ed è auspicabile che si crei una collaborazione finalizzata all’integrazione per rispondere a 360° ai bisogni dei pazienti.

Mostrare lo studio clinico realizzato all’interno del Progetto ‘Shiatsu&Alzheimer’ svolto nella Residenza Protetta ‘Non ti scordar di me’ di Castel Giorgio (TR)

Scaletta:

  • Breve presentazione delle relatrici e scambio con i partecipanti e le partecipanti su interessi rispetto al tema
  • Introduzione alle terapie non farmacologiche: cosa sono, quali sono, caratteristiche….

a cura di: Brigida Modesti (Psicologa) / durata 10 minuti

  • Presentazione dello studio clinico realizzato all’interno del Progetto ‘Shiatsu&Alzheimer’

a cura di: Daniela Piola (Operatrice e Insegnate Shiatsu) / durata 20 minuti

  • Una sessione pratica

a cura di: Daniela Piola e Brigida Modesti  durata 15 minuti

  • Spazio alle domande e alla condivisione

Partecipanti:

L’incontro è aperto a tutti coloro (medici, sanitari, figure sanitarie e sociale) che sono interessati al mondo delle terapie non farmacologiche e/o che le praticano nel loro lavoro.

G 14: ore 14,30

SPAZIO CARE GIVER

  • Parte 1

A cura di  S.N.M.S. Cesare Pozzo

Ore 14,30-15.30

Il caregiver come risorsa per la famiglia, l’impresa, la società.

Azioni e strumenti in aiuto ai figli con genitori non autosufficienti. La partnership tra Mutua sanitaria Cesare Pozzo e Village Care”

  • Parte 2

Ore 15,45-17,00

A cura di  Cooperativa sociale Anziani e non solo

Caregiver familiari bisogni, riconoscimento, politiche di sostegno

Con il termine “caregiver familiare” si intende colui o colei che volontariamente e in modo gratuito viene in aiuto di un proprio familiare o di una persona amica non in grado di prendersi cura di sé perché malata o disabile. Si stima che in Italia siano 7.293.000, di cui 2.146.000 con un impegno settimanale superiore alle 20 ore, le persone con responsabilità di cura familiare verso persone anziane o disabili. (ISTAT 2015).

Nell’incontro verranno richiamati gli elementi, le problematiche, i bisogni che caratterizzano diversi profili di caregiver, i principali obiettivi che caratterizzano il movimento europeo dei caregiver familiari e lo stato di riconoscimento giuridico in Italia con particolare approfondimento sulla normativa della Regione Emilia Romagna in quanto la prima ad essere varata in Italia.

Un focus particolare verrà dedicato ai giovani caregiver ( caregiver con età compresa tra i 15 ed i 24) : ben 391.000 in Italia, di cui 45.000 con un impegno assistenziale che supera le 20 ore settimanali.

Il workshop si rivolge alle associazioni professionali e di volontariato, agli operatori dei servizi che più frequentemente incontrano caregiver familiari: assistenti sociali, operatori socio sanitari, psicologi, educatori professionali che operano nell’ambito della disabilità e della non autosufficienza.

Programma:

I caregiver familiari : bisogni,  riconoscimento,  politiche di sostegno

Loredana Ligabue, Ricercatrice sociale, Anziani e non solo soc. coop.

Le voci  e le problematiche dei giovani caregiver

Licia Boccaletti, Ricercatrice sociale, Anziani e non solo soc. coop.

G 15: ore 14,30

SPAZIO PROPOSTE  

PARTE 1

Ore 14,30-15.30

VULNERABILITA’ E INDEBITAMENTO DELLA FAMIGLIA

Reti e strumenti di sostegno al reddito

Presentazione

L’incidenza della crisi economica pervasiva ed aggressiva ha aumentato notevolmente il numero delle famiglie impoverite e indebitate: parliamo perciò oggi di di ‘nuovi poveri’ e di ‘lavoratori poveri’, soggetti fino ad ora sconosciuti sia ai servizi sociali sia alla società più in generale.

Si parla anche di ‘invisibili’, di famiglie che, pur cadute in condizione di indebitamento, continuano a condurre (apparentemente) la vita ‘di prima’ fino a che arrivano a sperimentare una condizione di ‘urgenza’, che richiede un intervento, a volte, in una situazione già gravemente compromessa.

L’impoverimento e l’indebitamento sono  perciò da considerarsi come un problema complesso (composto da elementi diversi collegati tra loro in modo diverso e con un differente peso per ogni famiglia), che va affrontato  con un intervento razionale e coordinato sull’intero sistema famiglia e/o impresa.

Si tratta, in sintesi, di saper utilizzare leve e modalità diverse e adattate alle diverse situazioni e di organizzare dei ‘luoghi’, in cui si possa parlare del problema e individuare dei percorsi per  le “composizioni” del debito e per altri interventi di ‘aiuto’, che possono risultare efficaci se operano per il ripristino di una vita sufficientemente serena e progettualmente viva.

La reale e concreta efficacia degli strumenti normativi oggi a disposizione deriverà perciò dall’integrazione tra servizi, enti interessati, associazioni territoriali e professionisti.

Argomenti dell’incontro:

  1. Elementi statistici e sociologici per la comprensione del fenomeno dell’impoverimento e delle sue conseguenze sulla vita reale delle persone
  2. Strumenti attuali e necessari per affrontare il problema: nuove modalità di intervento e nuove competenze per intervenire con maggior efficacia il problema della famiglia indebitata
  3. L’intervento complesso e sistemico: costruire luoghi, reti e strumenti per affrontare vulnerabilità e impoverimento

Chi può essere maggiormente interessato all’incontro:

  • Assistenti sociali che operano in servizi territoriali e/o in strutture di assistenza (RSA, ecc.)
  • Professionisti e/o rappresentanti di Ordini Professionali (Assistenti Sociali, Psicologi, Avvocati, Commercialisti, ecc.)
  • Associazioni che operano sul territorio
  • Operatori ASL (in particolare, operatori SERD)

Relatori:

Dott. Maurizio Fiasco – Sociologo, docente in tema di sicurezza pubblica; consulente Consulta Nazionale Antiusura

Dott.ssa Franca Mora – Psicologa e Terapeuta Sistemico Relazionale; Esperta Reti Welfare

PARTE 2

Ore 15,45-17,15

Il disagio psichico dopo Basaglia (Una vita possibile)

La Società Italiana di Psichiatria prevede che, fra poco più di dieci anni, le malattie mentali, tra vecchi e nuovi disagi, supereranno di gran lunga le patologie cardiovascolari, piazzandosi pertanto  al primo posto fra le malattie più ricorrenti.

In Italia, attualmente, sono circa 800.000 le persone che ogni anno si rivolgono ai servizi dei Dipartimenti di Salute Mentale. La Società Scientifica, e non solo, gli addetti ai lavori tutti, non possono, non devono, farsi trovare impreparati per affrontare questa nuova sfida, questa nuova “emergenza socio sanitaria”.

La proposta del “Il disagio psichico dopo Basaglia (Una vita possibile)”, intende fare, a 40 anni dalla legge Basaglia, il punto sulla situazione attuale, come è andata, che cosa funziona, che cosa non va, che cosa non ha funzionato; si rivolge a Associazioni di categoria, a Infermieri, Educatori, Operatori Socio Sanitari e a Associazioni di familiari.

La proposta del “Il disagio psichico dopo Basaglia (Una vita possibile)”, è articolata in due parti;una prima parte dove si affrontano in specifico le tematiche del disagio psichico, una seconda parte dove verranno illustrate le proposte dell’Associazione OSS2.0

Moderatori

Italia Ragnanese – Presidente Oss 2.0

15.45 – 16.30   “Il disagio psichico dopo Basaglia (Una vita possibile)”

Franco Fontanelli VicePresidente

16.30 – 17.15    L’Operatore Socio Sanitario del futuro.

Franco Fontanelli  VicePresidente

17.15 – 17.30 – Dibattito

G 16: ore 14,30

LA “PRESA IN CARICO” DEL CITTADINO DA PARTE DEL SERVIZIO SANITARIO REGIONALE
acura della SPISA
Scuola di Specializzazione in Studi sull’Amministrazione Pubblica

Presiede: prof.ssa Marcella Gola, Direttore del Master in Diritto Sanitario

Introduce: prof. Carlo Bottari, Ordinario di Diritto Sanitario, Università Bologna

Relazione introduttiva: Dott. Fosco Foglietta, già Direttore Generale Asl

Relatori:
Dott.ssa Carmen Agnello, “L’esperienza della sanità meridionale”
Dott. Paolo De Angelis, “Le case della salute nell’organizzazione emiliano-romagnola”
Dott. Federico Laus, “La recente normativa lombarda”
Dott. Luca Dimasi, “La legislazione veneta”
Avv. Boris Vitiello, “La componente medica e paramedica”

Il tema della “presa in carico” del cittadino da parte del Servizio sanitario regionale
è molto attuale e, in questi mesi, viene affrontato in vario modo da tutte le Regioni;
verranno presentate le modalità normative e operative già attuate in Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna.
Il delicato argomento – in un contesto di rivendicazioni di maggiore autonomia oggi all’esame degli organi politici – verrà poi messo in relazione con il dibattito sulle nuove metodologie di finanziamento

G 17: ore 14,30

L’ANZIANO E IL SUO BENESSERE

Parte 1 (14.30)

Un aspetto trascurato ma fondamentale: l’igiene orale in RSA

Il nostro sorriso è il nostro biglietto da visita.

Stessa cosa vale per chi al posto dei denti naturali porta una protesi dentaria e sono milioni gli  italiani “over 65”  che portano una protesi dentaria: è dunque statisticamente probabile che più di una volta nella propria vita lavorativa, un infermiere, un Operatore socio sanitario (OSS), un addetto all’assistenza, debba trovarsi a gestirne una.

C’è un’aggravante, però, e cioè che chi ha in bocca  una protesi (quella che gergalmente viene chiamata dentiera ) forse si sente già a disagio a parlare, mangiare e ridere in presenza di altre persone. Magari sta soffrendo anche di problemi legati all’adattamento della protesi come dolori, difficoltà a muovere la bocca, a masticare, secchezza della mucosa orale, ecc.

Occuparsi dell’igiene delle protesi dentarie di un assistito vuol dire quindi non solo garantire che la sua bocca sia sana e funzionale, ma anche curare un fattore che contribuisce al suo stato di benessere psico-fisico.

SCALETTA

  • PROTESI DENTARIE: TIPOLOGIE DI DENTIERA
  • ACCETTAZIONE DEL PAZIENTE E CONSERVAZIONE DELLA PROTESI DENTARIA
  • PULIZIA DELLA PROTESI DENTARIA, PROCEDURA PER L’IGIENE DELLE DENTIERE
  • UTILIZZO DI PASTIGLIE EFFERVESCENTI SPECIFICHE
  • CARIE E ALTRE PROBLEMATICHE SPECIFICHE
  • L’IGIENE ORALE IL PAZIENTE NON AUTOSUFFICIENTE
  • PAZIENTE PARZIALMENTE DIPENDENTE
  • PAZIENTE TOTALMENTE DIPENDENTE

Relatore

Simone Lenzi, odontoiatra libero professionista a Bologna, formatore, consigliere Prom.o servizi, docente in numerosi corsi per assistenti alla poltrona odontoiatrica.

Destinatari:

Tutti i professionisti dell’assistenza

Direttori di RSA, CRA, case di riposo, strutture residenziali

Parte 2 (15.45-17.30)

IRBIS: Insomnia Risk Biazzi Italian Scale

Presentazione

Dopo aver ricevuto diversi importantissimi encomi dal mondo scientifico negli ultimi anni verrà presentata la quarta versione della IRBIS, prima scala italiana di valutazione del sonno. Sarà un momento di riflessione, condivisione e dibattito nel quale verranno discusse le diverse fasi di sviluppo dello strumento di valutazione in studio per la sua validazione. Istituto Emilio Biazzi di Castelvetro e Corso di Laurea in Infermieristica di Roma Tor Vergata, da anni in sinergia impegnati in questo ambizioso progetto, illustreranno la nascita della scala, la sua revisione e la sperimentazione.

Perdita di continuità del sonno la notte, ricadute sulle performance diurne, compromissione della salute, conseguenti difficoltà per gli operatori nello svolgimento delle attività assistenziali, sono un problema oggettivo? Si? Allora vi aspettiamo numerosi!

PROGRAMMA

Modera e introduce Nino Morocutti, Dirigente Medico UO Neurologia OSE Asl Roma

L’importanza della ricerca in Italia

15.45 – 16.00

I disturbi del sonno, le ricadute sulla salute e assistenziali. Dormire rende tutto più semplice

Donatella Garbi, Responsabile Attività Sanitarie Istituto E. Biazzi – Castelvetro P.no

16.00 – 16.20

La nascita della Scala Biazzi. Pensa, credi, osa

Maria Negri, Responsabile Attività Assistenziali Istituto E. Biazzi – Castelvetro P.no

16.20 – 16.40

Le revisioni nel tempo. Per migliorare bisogna cambiare

Nicola Pisaroni, Coordinatore Responsabile di Struttura Istituto E. Biazzi–Castelvetro P.no

16.40 – 17.00

IRBIS oggi. I dati rilevati. Tra studio, ombre e luce futura

Laura Gatta, Coordinatore Corso di Laurea In Infermieristica Roma Tor Vergata

17.00 – 17.20

IRBIS domani. Consapevolezza e determinazione

Simona Ricci, Direttore Corso di Laurea In Infermieristica Roma Tor Vergata

17.20 – 17.30

Dibattito

G 18E ore: 14,30-17.30

L’APPROCCIO DELLE CURE PALLIATIVE TRA CRONICITÀ E TERMINALITÀ

Obiettivo:

Il workshop intende affrontare il tema delle Cure Palliative, con particolare attenzione all’approccio globale che lo caratterizza e alle figure professionali che compongono le équipe di lavoro.

Il confronto tra gli esperti presenti al tavolo dovrebbe consentire di fare chiarezza sul tema, di diffondere la cultura delle CP e delineare ruoli e funzioni che in questo ambito assumono le diverse professioni (medico, infermiere, psicologo, assistente sociale, fisioterapista, oss).

Di sicuro interesse per il forum, essendo limitrofo al tema centrale dello stesso, si rivolge a professionisti che già operano nell’ambito di riferimento, a operatori in formazione e a cultori della materia.

Destinatari:

medici, infermieri, assistenti sociali, psicologi, fisioterapisti, sociologi, operatori socio-sanitari, altri professionisti interessati al tema (circa 30 persone).

Format: Tavola rotonda interattiva con discussione finale

Durata: 3 ore

Programma

Introduce e modera:

Annamaria Perino, sociologa, Dipartimento di Sociologia e Ricerca Sociale – Università degli Studi di Trento

Interventi:

  • Ruolo e funzioni del medico palliativista nelle équipe di Cure Palliative

Gino Gobber, medico palliativista, Direttore Servizio Cure Palliative Azienda Provinciale per i Servizi Sanitari (APSS), Trento

  • Ruolo e funzioni dell’infermiere nelle équipe di Cure Palliative

Michela Guarda, dirigente Infermieristico Unità di cure palliative Hospice S. Marco, Latina

  • Ruolo e funzioni dell’assistente sociale nelle équipe di Cure Palliative

Tiziana Mondin, assistente sociale, Referente Triveneto Rete Nazionale Assistenti Sociali Cure Palliative

  • Ruolo e funzioni dello psicologo nelle équipe di Cure Palliative

Silvia Varani, psicologa, Responsabile Nazionale U.O. Formazione e Aggiornamento Scientifico Fondazione ANT Italia ONLUS

  • Ruolo e funzioni del fisioterapista nelle équipe di Cure Palliative

Luigi Treccani, fisioterapista, Casa di Cura Domus Salutis, Brescia

  • Ruolo e funzioni dell’operatore socio-sanitario nelle équipe di Cure Palliative

Paolo Bortolotti, operatore socio-sanitario, Fondazione Hospice MT. Chiantore Seràgnoli, Bologna

Il workshop è in via di accreditamento ECM per tutte le professioni sanitarie

G 19 ore: 14,30

IL CORPO NELLA DEMENZA: LA TERAPIA ESPRESSIVO CORPOREA INTEGRATA (METODO TECI)  NELLA MALATTIA DI ALZHEIMER O ALTRE DEMENZE

a cura di Elena Sodano

Quando viene diagnosticata la demenza, il corpo dei pazienti subisce una sorta di evanescenza. Ogni attenzione, principalmente da un punto di vista farmacologico, viene rivolta all’organo cervello che piano piano è destinato alla sua atrofizzazione. Le terapie che vengono proposte ai pazienti sono nella maggior parte di tipo cognitivo ma, con l’avanzare della malattia, le persone con malattia di Alzheimer o altre demenze, avvertono un profondo senso d’inadeguatezza e di frustrazione in presenza di compiti divenuti, per loro troppo difficili da eseguire.

Seguendo le strade della ragione, dei soli farmaci, delle terapie usuali, nelle demenze, non si arriva da nessuna parte. Il pensiero dei pazienti percorre una strada contraria a ogni nostra logica e, con il pensiero, anche il loro corpo esterna comportamenti spesso bizzarri e inaccettabili. L’eruzione emotiva dei pazienti che si esterna attraverso il loro corpo e che è meglio conosciuto come disturbo del comportamento, spesso viene imbrigliata o meglio “sedata”, proprio perché non è capita, codificata, accettata.

Il metodo Teci si rivolge principalmente al corpo di chi con-vive con l’Alzheimer e con le demenze; corpi lenti, persi, vuoti, silenziosi che, nel momento della diagnosi, non vengono più tenuti in considerazione; la malattia all’improvviso stacca ogni contatto fisico, emozionale, affettivo. Ma il metodo si rivolge anche al corpo del terapeuta che diviene lo strumento terapeutico a disposizione dell’operatore sia per entrare in una più profonda relazione terapeutico-emozionale con il paziente, sia per arrivare ad avere una maggiore consapevolezza dei propri confini personali e corporei.

La TECI, grazie ad una relazione terapeutica che avviene corpo-corpo, mente-mente, spirito-spirito, tra terapeuta e paziente con demenza, ricerca le storie personali di ogni persona e la sua vita esperienziale accompagnandola gradualmente verso spazi e tempi dove riemergono ricordi del passato e dove si sperimenta anche il presente come spazio e tempo di vita anziché di rinuncia e di attesa.

L’obiettivo è quello di far conoscere ai presenti il metodo, dando agli operatori la possibilità di poter tentare d’instaurare una comunicazione possibile, che passa non solo attraverso il corpo dei pazienti ma principalmente attraverso l’esperienza corporea dei terapeuti, e che produce quella consapevolezza necessaria a creare ponti di comprensione e comunicazione possibili per i malati di Alzheimer o altre demenze.

La TECI, applicata da 10 anni all’interno dell’unico Centro Diurno per le demenze presente e autorizzato in Calabria, rappresenta uno strumento operativo unico nel suo genere presente in Italia tra le terapie non farmacologiche e a-tipiche utilizzate per le demenze, perché utilizza un’integrazione tra l’aspetto espressivo-corporeo e quello cognitivo

Partecipanti

Il seminario si rivolge a tutti gli operatori della cura che vivono nella loro quotidianità una relazione con le persone affette da malattia dementigena: OSS, educatori, psicologi, logopedisti, fisioterapisti, terapeuti occupazionali, infermieri ma anche medici generici, neurologi, psichiatri, fisiatri.

PROGRAMMA

A cura di Elena Sodano responsabile Spazio Al.Pa.De. Alzheimer, Parkinson e Demenze, Catanzaro, ideatrice del metodo Teci.

Ore 14,30-17.30

WORKSHOP POMERIDIANO – LABORATORIO

Essendo TECI una Terapia Espressivo Corporea si prevede inoltre anche un laboratorio pomeridiano esperienziale di 3 ore.

Ai partecipanti al laboratorio esperienziale verranno consegnati dei materiali necessari per l’esecuzione delle attività che saranno portati direttamente dall’esperta: palline di gommapiuma, foulard, elastici, cannucce, palloncini, teli, djembè ecc.

IMPORTANTE:

  • I partecipanti al laboratorio dovranno indossare un abbigliamento molto comodo e a strati come ad esempio una tuta e una maglietta a maniche corte e calzini antiscivolo. Sarebbe preferibile lavorare a piedi nudi se il pavimento lo consente.
  • I partecipanti al laboratorio dovranno dotarsi di asciugamano, acqua, eventuale ricambio.

G 20 ore: 14,30

GLI ESITI DELLE RIFORME SOCIALI E SANITARIE SUI PERCORSI DI PRESA IN CARICO DELLE PERSONE ANZIANE FRAGILI: LOMBARDIA E VENETO A CONFRONTO

Presentazione:

La legge n. 328/2000 ha segnato una svolta epocale in materia di welfare e in particolare ha sancito anche l’evoluzione delle Istituzioni Pubbliche di Assistenza e Beneficenza (IPAB), nelle quali trovavano e trovano tuttora un inquadramento giuridico la maggior parte delle strutture residenziali e semiresidenziali rivolte alle persone anziane.

Tuttavia, non tutte le Regioni italiane hanno recepito e hanno legiferato in materia. La Regione Lombardia, con la L.R. n. 1/2003 è stata una tra le prime a definire il percorso di trasformazione delle IPAB, mentre il vicino Veneto è ancora in attesa dell’emanazione di una norma regionale.

Il workshop si propone di fare un’analisi, a distanza di 18 anni, di come le RSA in Lombardia e i Centri Servizi per Anziani in Veneto hanno risposto (e intendono rispondere per il futuro) all’evoluzione della domanda di assistenza, dopo aver affrontato una profonda crisi economica nazionale e tutte le riforme che si sono succedute, nelle rispettive Regioni, in materia socio-sanitaria fino ad arrivare alla recente riforma del terzo settore.

Il Prof. Antonio Sebastiano – Direttore dell’Osservatorio Settoriale sulle RSA dell’Università Cattaneo (LIUC) di Castellanza (VA) – introdurrà lo scenario del mondo delle persone anziane fragili in Italia e sui parallelismi e rispettive differenze della Lombardia e del Veneto, mentre il Dr. Roberto Volpe – Presidente dell’Unione Regionale Istituzioni Pubbliche e Private di Assistenza agli Anziani (URIPA) del Veneto – spiegherà come i Centri Servizi per Anziani si sono evoluti in assenza di una vera e propria legge di riforma.

Il focus degli interventi si sposterà poi in un’analisi di due casi concreti: il Dr. Daniele Borroni, Direttore della Fondazione Ferrario di Vanzato (MI) parlerà dell’esperienza e degli effetti di trasformazione da IPAB a organismo di diritto privato, mentre la Dr.ssa Adelaide Biondaro, Direttore dell’Istituto Assistenza Anziani di Verona presenterà quali sono i pregi e le criticità di gestione di un’IPAB, nell’ambito della Pubblica Amministrazione.

La parte finale del workshop sarà dedicata ai possibili risvolti futuri che potranno avere RSA e Centri Servizi per Anziani, nell’ambito della riforma del terzo settore con una trattazione anche sui risvolti fiscali degli organismi di diritto privato e di diritto pubblico.

Programma:

  • Ore 14.30-15.00 Prof. Antonio Sebastiano “Lo scenario dell’offerta di servizi alle persona anziani fragili in Lombardia e in Veneto”
  • Ore 15.00-15.30 Dr. Roberto Volpe “L’evoluzione normativa In Veneto in materia socio-sanitaria”
  • Ore 15.30-16.00 Dr. Daniele Borroni “L’esperienza di trasformazione della Fondazione Ferrario di Vanzato (MI)”
  • Ore 16.00-16.30 Dr.ssa Adelaide Biondaro “Pubblico o privato? L’esperienza dell’Istituto Assistenza Anziani di Verona”
  • Ore 16.30-17.00 Avv. Luca Degani “La riforma del Terzo Settore: risvolti per gli organismi che offrono servizi per persone anziane fragili”
  • Ore 17.00-17.30 Dr. Marco Petrillo “La fiscalità per gli organismi pubblici e privati che offrono servizi per persone anziane fragili”

G 21 ore: 14,30

“IO SONO COME TE”

Itinerario alla (ri)scoperta dei diritti della persona disabile

Presentazione:

L’intervento affronta il tema della disabilità in un percorso sintetico e completo alla (ri)scoperta dei diritti delle persone diversamente abili e delle loro famiglie.

Il tema sarà affrontato con l’ausilio della Guida informativa “IO SONO COME TE”, rivolta alle persone disabili e alle loro famiglie, edita da Maggioli. Uno strumento utile e di facile consultazione sia per il cittadino, che per la prima volta si trova nella necessità di reperire informazioni, che per l’operatore che può disporre di un vademecum sintetico e completo. La guida è composta da schede tematiche sintetiche nei contenuti e scritte con un linguaggio semplice e di immediata comprensione.

Gli obiettivi perseguitI sono quelli di:

favorire la conoscenza dei diritti della persona disabile in ogni settore della vita;

promuovere l’informazione al fine della esigibilità dei diritti di ciascuno;

dotare gli operatori (pubblici e privati) di uno strumento informativo compatto e completo.

Programma:

Ore 14.30-16.00

Temi trattati:

Schede tematiche inerenti la disabilità: certificazione, tutela economica e agevolazioni, istruzione, lavoro, mobilità, abitare, servizi socio-assistenziali e socio-sanitari, le forme di tutela.

Relatore:

Pacini Carmen è laureata in Sociologia e lavora da oltre venta’anni presso il Comune di Gradara (PU) come Responsabile del Settore Servizi al Cittadino.

Collabora con Anusca e alcuni editori occupandosi della formazione in materia di servizi sociali ed educativi.

Ha coordinato numerosi progetti in campo sociale ed educativo e curato le relative pubblicazioni degli atti.

Saranno utilizzate dal relatore slide

Destinatari:

Assistenti sociali

Operatori nel settore sociale e sanitario pubblico e privato.

Associazioni del terzo settore. Singoli e famiglie.

G 22 ore: 14,30

POVERTA’ E POLITICHE DI CONTRASTO IN ITALIA
Presentazione e discussione del Rapporto 2018 di Caritas Italiana

G 23 ore: 14,30

MONDO SNOEZELEN©: INTERVENTI A 360° NELLA FORMAZIONE DEL PERSONALE PER IL TRATTAMENTO DELLE PERSONE CON DEMENZA E DISABILITA’ , E
NELLA PROGETTAZIONE DEGLI AMBIENTI ATTRAVERSO IL MONDO DELLO SNOEZELEN

Presentazione e obiettivi:

Gli interventi psicosociali basati su evidenze scientifiche (evidence based) sono oggi fondamentali per garantire qualità di cura/appropriatezza della cure per persone con una forma di disabilità. E’ pertanto prioritario investire nell’aggiornamento di tutte le figure professionali, per integrare tali interventi nella cura di tutte le figure professionali che operano nei servizi a contatto minori, adulti, anziani in condizioni di fragilità o disabilità.

L’approccio Snoezelen è un intervento terapeutico, nato in Olanda negli anni‘70, finalizzato alla promozione del benessere della persona fragile, attraverso la stimolazione controllata dei cinque sensi.

I trattamenti multisensoriali vengono prevalentemente condotti all’interno di un ambiente strutturato (Snoezelen Room), positivo e non stressante, utilizzando effetti luminosi, colori, suoni, musiche, profumi ecc.

Le ricerche internazionali ne hanno dimostrato l’efficacia per diverse tipologie di utenti e patologie: bambini e adulti con diagnosi di ADHD, autismo, disabilità intellettiva, pluridisabilità; adulti con disturbi psichiatrici; anziani con demenza e manifestazioni comportamentali di difficile gestione.

L’obiettivo primario del nostro gruppo di lavoro composto da Focos Argento e dai professionisti ASP Comuni Modenesi area Nord è divulgare la cultura dello Snoezelen attraverso la formazione e la progettazione di mondi Snoezelen esclusivi, cioè ambienti Snoezelen che si integrino concretamente nelle pratiche assistenziali e nell’organizzazione del servizio di cura.

Per raggiungere questo obiettivo la nostra progettazione (sia della formazione che degli ambienti) è svolta coralmente da professionisti esperti nell’applicazione dell’approccio Snoezelen e del modello di cura bio psicosociale Person Centred e da architetti progettisti.

Abbiamo ad oggi formato in Italia oltre 950 tra professionisti ed operatori e aiutato decine di strutture ad individuare la corretta implementazione dello Snoezelen nella propria realtà, sia essa un centro diurno o una struttura residenziale.

Programma:

Per il workshop è prevista una durata di 2 ore, che include gli interventi dei relatori e un momento conclusivo per la discussione con i partecipanti dei temi trattati durante il workshop.

Orientamenti a livello internazionale nel campo della qualità di vita della persona con demenza: la metodologia Snoezelen.

La stimolazione multisensoriale e gli approcci psicosociali nei nuclei specialistici per persone con demenza: implicazioni nella cura e nella assistenza quotidiana

La progettazione degli ambienti Snoezelen e la loro realizzazione

l’implementazione di un modello di cura Person Centred e dell’approccio Snoezelen nei nuclei demenze di casa della Serenità di Lovere (BG)

L’implementazione della metodologia Snoezelen in un Comunità per Adulti con disabilità – l’esperienza della Cooperativa Primavera 85 ( VI)

Destinatari:

Figure deputate alla gestione di Servizi Socio Sanitari Assistenziali (Direttori, Coordinatori dei servizi, Referenti infermieristici, Referenti di nucleo, Referenti dei servizi) e professionisti coinvolti nella cura delle persone con demenza e Disabilità (psicologi, educatori professionali, assistenti sociali, infermieri).

Relatori/moderatori:

Marina Turci, Medico Geriatra AUSL di Modena, Esperta in approcci eco-bio-psicosociali per la gestione della persona con demenza

Annalisa Bonora, Psicologa e RAA nucleo Demenze CISA ASP Comuni Modenesi Area Nord

Giacomo Menabue, Terapista della Riabilitazione Psichiatra, ASP Comuni Modenesi Area Nord

Marta Zerbinati, psicologa, fondatore e amministratore di Focos Argento– Hr Care Srl

Il Programma offre un ricco numero di convegni e workshop con argomenti dedicati ai vari ambiti operativi, con materie interessanti, concrete e attuali che certamente forniscono contributi, approfondimenti e soluzioni di immediata utilità nell’operare quotidiano.

La sessione convegnistica è strutturata in sessioni plenarie e workshop.

Le sessioni plenarie trattano gli argomenti emergenti e le novità sui temi legati alla “non autosufficienza e all’integrazione socio-sanitaria, dando voce ai massimi esperti a livello nazionale.

I Workshop di approfondimento permettono ad ogni partecipante, in base alla professione svolta, di spaziare tra argomenti molto diversi tra loro scegliendo di approfondire un’unica tematica vista da più prospettive.

Archivio

Scarica il programma dell’edizione: 2017 | 2016 | 2015 | 2014 | 2013 | 2012 | 2011 | 20102009

Percorsi tematici

Prossimamente, i nuovi percorsi tematici 2018

Workshop ECM

Date

Mercoledì 28 novembre 2018, mattina

Mercoledì 28 novembre 2018, pomeriggio

Giovedì 29 novembre 2018, mattina

Giovedì 29 novembre 2018, pomeriggio